Una mattina babbo Brighi mi mandò a chiamare in fretta, pregandomi di
andare alla cascina; si era messo a una finestra per vedermi arrivare,
e appena mi vide, mi salutò colla mano, poi scese e mi venne incontro.
Non ci era nessuno ammalato, ed egli, per farsi perdonare di avermi
disturbato, mi disse:
— Mi tocchi il polso, è come se avessi la febbre, ma non ho nulla, e
in casa stanno bene tutti; mi scusi, dottore, ho tante faccende, non ho
potuto venire io da lei, e non vi era tempo da perdere.
— Che cosa è stato?
— Legga.
Mi porse una lettera, che veniva da Milano.
— È di mio fratello — mi disse babbo Brighi mentre io cercava la
sottoscrizione... — Legga.
— Del babbo di Concettina?
— Proprio di lui... legga...
— Indovino — dissi — vorrà a casa la ragazza...
— Peggio, peggio... legga, legga forte.
Lessi.
«Carissimo fratello. Ho bisogno di consiglio, perciò ricorro al tuo
affetto ed al tuo senno.»
Io m’interruppi un momentino, non potendo lasciar passare quest’ultima
parola grossa senza guardare alla sfuggita il testone di babbo Brighi;
ma egli insistè: «Vada avanti... legga...»
«... al tuo senno, ripetei, per un consiglio. Dopo la morte di nostro
padre buon’anima, tu sei stato per me più che un fratello maggiore, sei
stato un padre ed un amico.»
Questa volta avrei voluto vedere che smorfia faceva babbo Brighi, ma mi
feci forza e non alzai gli occhi dal foglio.
«Si tratta di mia figlia. Concettina è in età da prendere marito, e
bisogna pensarvi seriamente, perchè noi ci facciamo vecchi, Giovanni
mio, e non potremo esserle sempre al fianco per proteggerla...»
Pigliai fiato e guardai in faccia babbo Brighi. Era propriamente
sconfortato, e trovò appena la forza di ripetere: «Legga...»
«Non so se tu abbia mai visto nel mio studio un certo Ambrogio Nespoli,
mediatore di seta, col quale ho delle relazioni commerciali; non è
più di primo pelo, ma è giovane ancora: ha 34 anni. Non so come lo
giudicheranno le ragazze di diciotto: a me non dispiace; alla mia Rita
neppure. Egli mi ha fatto intendere che vorrebbe ammogliarsi; non ha
mai visto la nostra Concettina, ma ne ha inteso dire un gran bene, ed è
disposto a pigliarsela ad occhi chiusi, se essa lo vuole.
«Tu comprenderai che questo modo di maritare la mia ragazza non mi
conviene: ho detto al Nespoli: vada a Pasturo, si presenti a mio
fratello con qualche pretesto, cominci a vedere mia figlia, mi parlerà
del resto in seguito.
«Egli ha accettato il consiglio e si propone di partire quanto prima.
Ora tocca a te, fratello mio. Si tratta di leggere nel cuore di
Concettina, di vedere se questo matrimonio non le repugna, e alla
occorrenza di prepararvela. Ambrogio Nespoli è un buon partito, ma io
non ho nessuna fretta di sbarazzarmi di mia figlia; una ragazza come
Concettina può aspettare al sicuro, se l’amor proprio di padre non
m’inganna. Ambrogio Nespoli non mi ha detto quando verrà da te; solo mi
ha raccomandato di non isvelarti i suoi disegni, perchè egli è un uomo
accorto e non si fida degli _altri mediatori_; ti dico quello che mi
ha detto lui. Rita ed io però abbiamo creduto conveniente che tu sappia
ogni cosa; lascio te giudice se convenga avvertire Concettina; io sono
d’opinione che non le si dica nulla...»
— Anch’io! — esclamai con sicurezza.
— Anch’io — ripetè babbo Brighi: ma la sua voce velata non era che
l’eco indebolita del suo grosso organo catarroso.
Babbo Brighi stette un poco in silenzio, cogli occhi fissi a guardare
in terra lo stranissimo balocco che egli aveva avuto l’impudenza di
architettare per proprio uso. Guardai anch’io al suolo, e parve a me
pure di vederlo quello strano balocco. — Ahi! com’era ridotto! Che
poteva ora farne il senno di babbo Brighi? Nient’altro che calpestarlo,
ridendo, e disperderne i frantumi al vento. Così fece.
— Ecco qua — esclamò a un tratto allegramente — ecco che cosa vuol
dire aver otto anni di più o di meno! perchè lei deve sapere, dottore,
che io non ho che otto anni di più di Stanislao, mio fratello; sicuro,
egli ne ha quaranta, è dell’anno.... aspetti... non importa, dicevo...
che cosa dicevo? Ah! che Stanislao mi considera come suo padre, ed io
quasi, quasi...
Rise forte.
— Quasi quasi, mi sposavo la sua ragazza...
Rise ancora più forte, poi gli scappò detto senza pensarci: «Povera
Concettina!» al che io feci eco ingenuamente: Povera Concettina!
— Siamo pure i gran minchioni, noi altri uomini — proseguì
infervorandosi — e si parla e si scrive del senno dell’età matura! una
ragazza di sedici anni, quando vuole, ci fa commettere più di sedici
corbellerie...
Continuò così un pezzo a calpestare il suo balocco infranto, poi si
rifece serio per dirmi che egli aveva voluto celiare, che, come io
sapeva benissimo, ad una certa età certe corbellerie si dicono e non
si fanno; ma ogni tanto, venendogli fra i piedi un frammento del suo
trastullo, gli avventava un calcio per levarselo dagli occhi, e rideva.
— Ha inteso? — mi domandò alla fine, ridiventando per davvero il re
degli stracchini di Valsassina.
Avevo inteso benissimo: Ambrogio Nespoli poteva venire da un momento
all’altro e pigliarsi Concettina. E che cosa diverrebbe la casa di
babbo Brighi senza il suo raggio di sole? Bisognava far la guerra a
quel mediatore, mandargli a male il negozio, impedirgli di giungere
fino a Concettina.
Quest’ultima era un’idea di babbo Brighi.
— Quando il signor Nespoli viene — diceva lui — me ne impadronisco, e
non lo lascio più: gli faccio visitare la cascina, i prati, i pascoli,
le vacche; lo affido a mio figlio, perchè lo trascini sulla Grigna....
— Tutto è vano — dissi — lei non potrà già impedirgli di vedere
la ragazza, non vorrà dire a Concettina di starsene in camera o di
fingersi ammalata, perchè il signor Ambrogio non la veda e non se ne
innamori.
— È vero — disse babbo Brighi scoraggiato. — E allora?
— Allora non ci è altro rimedio che costringere Orazio...
— Ordinare a mio figlio di sposare Concettina? — esclamò babbo Brighi —
anche ordinarglielo?
— Non è questo — dissi — bisogna costringerlo ad innamorarsene, e non
mi sembra difficile. Scommetto che, appena sa delle intenzioni del sor
Ambrogio Nespoli, pianta il contrabasso per correre a Concettina, che
non dirà di no.
— Non se lo merita — brontolò babbo Brighi — ma è proprio così. Lei,
dottore, mi deve dare una mano in questa faccenda.
— Gliene do due — e gliele presentai ridendo.
Egli le prese, e non mi punì della mia imprudenza, non me le strinse
quasi.