E questo nome diventò in pochi giorni celeberrimo. Ma dietro Spadarella
era la lotteria e la lotteria non era da meno di Spadarella. Bisognava
elevare alla stessa grida e l'una e l'altra; adeguarle nella curiosità
e nell'attenzione della gente.
La fucina del baccano, guidata e alimentata da Tempestoni, non aveva
mai riposo. Bisognava porre ad effetto una trovata dietro l'altra e
tutte dovevano essere originalissime.
Una volta, il nostro Asdrubale, raccolse tutti i poveri caratteristici
del paese: _Magnamosch_ (Mangiamosche); _e' matt d' Batèla_ (il
matto di Batella); la _Margusòna_ (la Moccolona); _e' Zìvul_ (il
Cefalo); _Cipolini_; _e' Gièvul_ (il Diavolo); _Parpàia_ (Farfalla);
_e' Parsutên_ (il Prosciuttino) ecc. ecc. Li divise in tante coppie:
un uomo e una donna. Vestì le donne da giovani spose con tanto di
ghirlanda di zàgare intorno al velo nuziale; ingolfò gli uomini in
grandi _frack_ dai bottoni d'oro; ficcò loro sulla testa una tuba;
dispose tante vetture quante erano le coppie degli sposi. Formò, così,
un corteo di dodici vetture tutte quante infiorate e addobbate con veli
bianchi. Fece precedere il corteo da quattro uomini a cavallo, vestiti
da valletti, col tricorno e la parrucca. Questi paggi recavano le
trombe egiziane che avevano servito alla rappresentazione dell'_Aida_,
e vi soffiavano dentro a più non posso. In ciascuna vettura poi,
gli sposi, reggevano una stanga, in cima alla quale era affisso un
cartiglio che recava una dicitura. La prima diceva: