— Quello non si suiciderà — disse il medico con voce quasi solenne.
— Sapete invece cosa farà? Da qui a un anno poco più, forse meno,
prenderà una seconda moglie.
Egli fu interrotto da un coro di oh! oh! indignati.
— Scommettiamo?...
— Bisognerà, se mai, che vada molto lontano a cercarsi la sposa! —
esclamò una bella signora che passava per molto ardita.
La padrona di casa le gettò un'occhiata cattiva e mormorò con la sua
vicina.
— Che sfacciata! Non pensa nemmeno che quelle bambine ascoltano.
E la prudente madre fece un cenno al dottore perchè troncasse
quell'argomento.
Ma questi non vide o fece le viste di non vedere. Aveva pronto un
discorsetto crudino, tagliente, e non era uomo da sacrificarlo; si
accontentò di abbassare la voce.
— Perchè dovrebbe andar lontano? Che necessità ci vede lei? Tutti gli
uomini, specialmente gli ammogliati sanno per esperienza che Morandini
non è peggiore degli altri.... È stato imprudente, tanto più si può
credere che sarà prudente un'altra volta. Le signore poi, le madri
sanno benissimo tutto quello che sanno gli uomini, e più ancora sanno
che i buoni partiti sono rari, sempre più rari.... E Morandini è un
buon partito!
— Basta, dottore! — ordinò la padrona di casa. — Basta! — supplicò con
più dolcezza — le bambine taciono!...
— Non taciono — osservò il dottore, — ma io obbedisco egualmente. Del
resto, non abbiano alcuna pena, signore mie, anche se mi hanno inteso,
non mi avranno capito: sono tanto candide!
— Questo dottore è un gran cinico — mormorò il giovine serio che aveva
parlato di suicidio. — Non capisco perchè la signora Margherita gli sia
amica.
— Sarà forse per riconoscenza.... È da molti anni che si conoscono!...
sospirò con adorabile ingenuità la delicata biondina.
— Che vipera! — pensò il giovine, e la guardò fisso in aria
interrogativa; ma ella serbava nel viso, come nella voce, la più
innocente espressione.
Intanto le fanciulle strette in un gruppo discorrevano fra di loro
sommessamente.
Il dottore aveva ragione, non ascoltavano i «grandi»: non ve n'era
bisogno. Claudina conosceva la storia della povera Bianca e la
raccontava.
Avevano la stessa età; erano state in collegio assieme e avevano fatto
il loro ingresso in società l'anno precedente, tutte e due la stessa
sera, vestite uguali come due sorelle.
— Ma Bianca era una bellezza — notò Claudina senza rancore — e aveva
una dote di mezzo milione: perciò fece furore, mentre io passai
inosservata. Camillo Morandini incominciò subito a farle la corte ed
ella fu subito presa. Andando a casa mi disse: o lui, o nessuno. Era
così impetuosa, così ardente.
«Povera Bianca! tutto andò come sapete. Ma noi ci si era fatta una
promessa fin dal collegio: quella che prendeva marito prima, avrebbe
raccontate tutte le sue impressioni all'altra.
«Queste promesse si fanno spesso, ma raramente si mantengono. Quando
la povera Bianca tornò dal suo brevissimo viaggio di nozze, malata a
quel modo, io andai subito a trovarla di nascosto della mamma che non
voleva.
— E che ti disse?... — domandò una bambina di quindici anni che
ascoltava con le orecchie rosse.
— Sta zitta! — impose una giovinotta seria e calma che non mostrava
alcuna curiosità.
— Mi si buttò fra le braccia e si mise a piangere — continuò a
raccontare Claudina. Io piangevo con lei. Finalmente, mi disse che era
avvelenata e che sarebbe morta.
— Avvelenata! — esclamò quasi ad alta voce la quindicenne. — Dunque fu
un assassinio!
La sua vicina le diede uno spintone perchè tacesse: alcune risero.
— «Un assassinio.... involontario, — completò Claudina.
«Vi ricordate che si è parlato molto, sebbene molto sommessamente
davanti a noi, di una gran cena di addio offerta da Morandini ai suoi
amici, come suggello della sua vita di scapolo.
Quasi tutte se ne ricordavano.
— Si disse che vi fossero invitate anche delle donne.... di quelle — vi
ricordate?...
Due o tre accennarono di sì.
— Qualche giornale ne parlò: Bianca seppe qualche cosa; si procurò uno
di quei giornali e lo si lesse insieme. L'articolo pareva scritto da un
nemico di Camillo; e lui deve essersi giustificato con poca fatica. La
stessa sera ella bruciò il giornale e l'indomani fu sposa.
«Ebbene! era tutto vero!
«— Ma lui non ci ha colpa — diceva la povera Bianca piangendo sulla
mia spalla: — lo hanno ubbriacato per fargli una burla.... e poi.... —
ripigliava asciugandosi gli occhi — fanno tutti così, sai! —»
Le ragazze più grandi tacevano atterrite.
— Non capisco bene — disse la bimba quindicenne alla sua vicina.
— Non importa; ci hai tempo!
*
* *
Le signore si alzarono per andarsene: era tardi.
E dame e cavalieri cominciarono i saluti con un chiacchierio affettuoso
e gaio; il doloroso episodio era dimenticato.
Anche le fanciulle si levarono, ma senza rumore, senza gaiezza per
quella sera, pallide e pensose.
Una delle meno acerbe, una ragazza di ventiquattr'anni che si forzava a
parerne diciotto, disse a Claudina baciandola:
— Meglio non maritarsi... ti pare?...
Ma Claudina scrollò il capo e rispose:
— No, cara! Bisogna maritarsi in qualunque modo. Le maritate almeno,
nel peggior caso, quando non hanno altri compensi, sono compiante: le
ragazze che invecchiano nella soggezione, fantasticando e desiderando,
non sono che ridicole nella nostra società!...
— È vero!... È vero!... mormorarono le amiche, mentre si abbracciavano,
sospirando sommessamente.