NOTE:

[1] Il cavaliere don Paolo dei Pelliccioni fu famosissimo bandito di

cotesti tempi: le sue avventure e il suo fine sono tali, da formare

argomento di tremenda tragedia.

[2] Filippo il Macedone avendo ricevuto in un giorno stesso le notizie

della nascita del figliuol suo Alessandro, della vittoria dei suoi

cavalli nei giuochi olimpici, e della rotta data da Parmenione

agl'Illirii, esclamò: «O Giove! dopo tre grandi contentezze piacciati

mandarmi qualche disgrazia leggiera». _Plutarco_ in Alessandro.

[3] Che la passione veemente dell'anima faccia forza al corpo impedito

ed ostruito non pure per caso, ma per natura altresì, la storia ce ne

somministra nobilissimo esempio nel figliuolo di Creso; il quale,

quantunque muto per natura, vedendo un soldato di Ciro in procinto di

ammazzare suo padre, recuperò ad un tratto la favella, e disse: «Ferma,

soldato, tu uccidi Creso». _Erodoto, Storie, Lib. I, 85._

[4] Riccardo Cuore-di-leone, quando fu morto suo padre Enrico II, che lo

aveva maledetto, si fece a contemplarne il cadavere. Giuntogli appresso

gli scoperse la faccia, e s'inginocchiò accanto al letto per recitargli

sue preci; senonchè appena ebbe appoggiata la testa ai lenzuoli si levò

in piedi, uscì precipitoso dalla stanza e non comparve più. _Thierry,

Storia della conquista dei Normanni tom. 3. p. 170._

[5] Questa fu sentenza di Cristoforo Colombo; e mentre così diceva non

iscopriva l'America.

[6] Nell'alchimia gli esperimentatori proponevansi due fini: quello di

trovare l'oro, e l'altro di rinvenirlo potabile, il quale avesse virtù

di ringiovanire e prolungare la vita. Il fatto del vaccaio di Sicilia,

che ai tempi del re Guglielmo trovò sotto terra un fiasco di oro

potabile, e bevutolo tornò giovane, viene referito da Rogero Bacone.

_Opus maius_, p. 409. I Templari si proponevano simbolicamente la

ricerca del _graal_, o coppa di oro, che raccolse il sangue di Gesù

Cristo, la quale aveva due singolari virtù: di prolungare di 500 anni la

vita a coloro che la guardavano, e di far morire quelli che vi si

accostavano, meno i fanciulli. _Michelet, Storia dì Francia, tom. 3.

pag. 130._

[7] Intorno all'arguzia di esercitarsi a sostenere il tormento della

corda per non confessare il delitto leggasi il seguente curiosissimo

caso, accaduto nel secolo stesso in cui cadde il fatto dei Marchesi

Massimi; anzi pure in questa, medesima via Ghibellina, dov'è posto il

Carcere delle Murate; dentro il quale, mercè il senno e la bontà altrui

da parecchi anni dimoro: «Intorno all'anno 1570 viveva in Firenze un

nostro concittadino chiamato Vincenzo di Zanobi Sarselli in apparenza

buona persona, benchè come dimostrò la esperienza nutrisse nell'ànimo

pensieri diabolici; dissi in apparenza buona persona, perchè udii già

dire da un vecchio detto Giulio Ruoti, che circa 25 anni sono morì di

età di più di 80 anni, che lo haveva molto ben conosciuto, frequentava

le compagnie particolarmente quella di San Niccolò, detta del Ceppo,

nella quale (per quanto diceva il medesimo Ruoti) il Sarselli mai non

entrava se non si poneva in ginocchioni a ginocchi nudi, siccome nelle

pubbliche processioni voleva essere quello, che portava il crocifisso;

insomma faceva ogni estrinseca, et apparente divozione di pietà, et anco

ho sentito da persone degne di fede, ch'egli da giovine si trattenesse

in bottega di un mercante d'arte della lana nella quale s'impiegavano in

quei tempi le persone civili, e ben nate. Con tale occasione

s'intrinsecò familiarmente in una stretta amicizia con un giovane

parimente lanaiolo chiamato Matteo di Bartolommeo Santini persona

civile, e di buona gente. A questa coppia si aggiunse per terzo un

homaccetto di bassa estrazione, il nome e cognome del quale non ho

potuto rinvenire, ma persona di mezza tacca, come dire donzello, o

servente di uno dei nostri magistrati, o simile; e però dovendolo io più

volte nominare nel progresso di questo discorso lo chiamerò lo

Incognito. Trovandosi dunque del continuo insieme questo terzetto di

amici a cene, a giuochi, in casa di femmine e altrove, sì come in tutte

le allegrie di spesa, che essendo eglino poveri compagni non solo con

tenue patrimonio, ma piuttosto di quelli, che vivevano con la propria

fatica, et industria: questo modo di vivere gli messe nella necessità

dopo qualche tempo di pensare, non avendo essi come potessero fare, a

valersi di quello di altri per continuare nella loro dissoluta vita.

Onde il Sarselli, ch'era tra loro il più vecchio, e di maggiore

autorità, una volta, che uno di loro si lamentava di non havere denari

disse: a chi ha cervello non mancano mai denari, a me non ne sono mai

mancati, e non ne mancheranno ancora a voi, se farete a mio consiglio,

et interrogato da loro del modo di trovare con tanta facilità, con la

qualità dei discorsi si aperse loro liberamente essere già un tempo, che

egli quando in un modo, quando in un altro, industriosamente involando

ad altri quello, che gli bisognava non solo per la necessità, ma per le

voglie, e capricci ancora, e per mostrare, che ciò non fosse errore, o

almeno molto leggero, come quello, ch'era un bel parlatore e pronto di

lingua aggiunse a loro il seguente discorso: — Iddio e la natura che

fanno ogni cosa bene, e niente operano indarno hanno messo in questo

mondo per benefizio, e comodo del genere umano questi bene detti di

fortuna perchè chi si ha di bisogno se ne pigli, e quelli, che si hanno

più di noi non gli hanno per altro, se non perchè essendo stati più

valenti uomini degli altri si sono presi la loro parte, e la nostra, di

maniera, che il privarli di qualche particella non è torre loro, ma egli

è bene il modo di tornare a riavere qualche cosa del nostro. — Con

questi et altri discorsi mettendosi la cattività in ischerno fece a poco

a poco sdrucciolare nella infamia et in un mare di scelleraggini quei

due poveri giovani, i quali perduto in tutto e per tutto la faccia, e la

vergogna assuefacendosi a poco a poco a torre quello degli altri, e

passando dalle bagatelle alle cose grandi, e dalle grandi alle maggiori,

divennero i più fini ladri del mondo, nella quale perfidia, e mal modo

di vivere imperversarono tanto, che tutti alfine, chi in un modo, chi in

un altro, si ruppero finalmente il collo. Era il Sarselli tristo, e come

tale, considerato quello, che a lungo andare gli poteva intervenire, per

armarsi ad ogni colpo di avversa fortuna fece un giorno ai suoi compagni

il seguente ragionamento: — Non è dubbio, fratelli, che se i birri non

guastassero, quello che abbiamo tra le mani non sarebbe il più bel

mestiere del mondo, ma perchè tanto va la gatta al lardo, che ci lascia

lo zampino; io stimo necessario per regola di buon governo lo andarci

preparando a tutti quei travagli, che noi possiamo verosimilmente

incontrare per poterci in ogni caso schermire dai pericoli, che portano

seco quell'imprese, che noi giornalmente intraprendiamo, e per

dichiararmi meglio voglio dire, che non sarebbe gran fatto, che una

volta, o alcuno di noi desse nella rete, o parlasse in prigione; in

questo caso bisogna darci ad intendere di avere ad essere trattati con

quei rigori, che è solita la Giustizia con i delinquenti, e perchè ho

sentito dire, che la corda è la regina dei tormenti, et il più comune et

usato mezzo del quale la Giustizia si serve per cavarne dei rei la

confessione dei loro delitti, sarei di parere, che noi sperimentassimo

una volta in noi medesimi questa sorta di patimento per potere poi in

ogni caso resistere, e salvarci, e quando a voi paja di applicare a

questo consiglio, e di metterlo ad esecuzione, io ho un luogo assai

comodo e facile in casa mia dove se io non voglio non può entrare altri,

che me: qui di notte tempo entreremo provvisti degli ordigni necessari,

e senza che nessuno possi osservarci eserciteremo le nostre persone in

questo cimento. — Piacque questo consiglio al Santini et allo Incognito

et non andò molto tempo, che lo misero in pratica, perchè adunati una

notte in casa del Sarselli, che abitava in quel tempo in _via

Ghibellina_ in una casetta (credo di certo Menchi) posta quasi allo

incontro di via Buonfanti ove era una cantina assai solitaria separata

dall'abitato della casa, ov'egli aveva accomodato una carrucola con il

suo canape ad una campanella di essa volta, e quindi ritirati loro tre

soli a qualche ora stravagante della notte spartirono le cariche facendo

uno da Giudice esaminatore, uno da reo, e l'altro faceva da famiglio, e

tirava su e teneva il canape al quale il reo era attaccato e sospeso, e

così cangiando ogni sera ciascuno di loro lo uffizio toccava una volta

per uno a fare tutte le sue parti. Questo esercizio ebbe per alcuno di

loro un fine molto diverso di quello, che essi supponevano, perchè

osservando il Sarselli, che lo Incognito non reggeva al cimento con la

medesima forza, che reggevano gli altri, gridò una notte per la

impazienza del dolore mentr'egli lo teneva sospeso per la corda: —

calatemi, che io lo dirò — il Sarselli mentre, che a poco a poco lo

calava dato di occhio al Santini, il quale faceva da esaminatore, posto

che fu lo Incognito in terra fingendo sciorgli le mani dalla fune

gliel'avvolse al collo, e con lo aiuto del Santini lo strangolò, e lo

avvolsero in un pezzo di rascia, e postolo uno di loro sopra le spalle,

e l'altro facendogli scorta, camminarono di buon passo per la via dei

Buonfanti, e lo portarono nei chiostri di Santa Croce, ch'è tra la

chiesa, e il convento, e corrisponde alle scalere, giacchè la porta di

quel chiostro stava in quel tempo tutta la notte aperta, e quivi entrati

posero quel cadavere così involto in una delle sepolture, che sono nel

medesimo cimitero, e poi serrata la detta sepoltura se ne tornarono alla

casa loro con la medesima quiete come se fossero tornati da una cena

etc. etc. Arrestati per sospetto, e torturati, Sarselli tenne fermo,

Santini confessò, allora anche il primo dopo avere patito nuove torture

palesò ogni cosa; — furono impiccati ec.» _Morbio, Storia del Municipii

Italiani_ — Firenze — pag. 29 e segg.

[8] Gl'Inglesi avevano già incominciato ad usare di questa bevanda,

chiamata _acquavite_ o _acqua arzente_, nella guerra dei Paesi Bassi nel

1581, dandola ai soldati per infondere loro coraggio, e confortarli dai

fastidii e dai danni ch'essi pativano a cagione della umidità.

[9] Il mal caduco, o epilessia, chiamavasi in cotesti tempi _benedetto_,

ed anche _mal comitale_.

[10] _Descuret_ nella _Medicina delle passioni_, al Titolo delle

passioni dominanti, narra di uno avaro caduto in frenesia, guarito da

Celso mediante lo annunzio di molte successioni ereditate; — _e di una

avara caduta in letargia rinvenuta per virtù di uno scudo nuovo messole

in mano_; — finalmente di uno avaro in istato di _coma_ da ventiquattro

ore, rinvenuto udendo il rumore della scrivania aperta dai figliuoli,

onde trarne danaro per le spese.

[11] Coll'opera di una moltitudine di schiavi fecero a forza voltare il

corso del _Busentino_, piccolo fiume che bagna le mura di Cosenza. Nel

letto vuoto scavarono il sepolcro reale, empiendolo con le splendide

spoglie e i trofei di Roma: quindi si fecero tornare le acque nel nativo

canale e restò per sempre celato il segreto posto in cui fu depositato

il cadavere di Alarico con la inumana strage degli schiavi che si erano

impiegati nello eseguire questa opera. — _Giornandes, De reb. Getic. c.

30 p. 634_, citato da _Gibbon, Storia della decadenza dello Impero

Romano_.

[12] Questo esempio di tremenda ipocrisia non è solo nella storia degli

uomini. Giovanni senza paura, duca di Borgogna, fece ammazzare a

tradimento il duca di Orleans; ed alle sue esequie teneva un lembo del

tappeto mortuario, e piangeva con gli altri. — _Michelet, Storia di

Francia, tom. 4. pag. 160._

[13] In Livorno fu un pinzochero ignorante, il quale confortava il padre

moribondo con queste parole: «Lei, signor padre, pensi a morire, che io

penserò a mandarla in paradiso.» Infatti egli logorò il suo patrimonio

in messe e funerali, e morì povero lasciando i figliuoli mendichi. — È

nota in Toscana la storia dello Ammannato, celebre scultore fiorentino,

il quale, facendo il calcolo di vivere fino ad una certa età, si serbò

tanto da campare da par suo, e l'altro suo avere donò ai reverendi Padri

Gesuiti. Ora i suoi calcoli andarono falliti, ed egli si trovò a vivere

oltre la previsione. I Padri donatarii non aborrirono, secondo l'antico

loro costume, di lasciarlo andare mendicando per le strade, dove levava

una voce di lamento, che diceva: «_Date un quattrino al povero Ammannato

— A cui mancò la roba, e crebbe il fiato._»

[14] Anche di recente lessi sopra i giornali casi di ustione spontanea

per ebbrezza. _Lavi, Monografia ec._ racconta il seguente fatto. — Nel

1828, a istanza del Commissario di Polizia, visita nella sua qualità di

medico una vecchia di 65 anni, perdutissima a bere liquori spiritosi. La

stanza esalava fetore empireumatico, i vetri delle finestre erano di un

colore più o meno rossastro, i muri coperti d'acqua crassa; — il

cadavere era ridotto ad una massa informe carbonizzata, come un pane da

quattro libbre; il petto e l'addome erano spariti, l'estremità eransi

appressate alla testa, la quale toccata appena andò in cenere; la cuffia

era intatta. Cotesta femmina soleva bere un litro di acquavite, e due

bottiglie di vino al giorno; e non era troppo. — Il subito trapasso da

un'alta ad una bassa temperatura è motivo di subitaneo sviluppo della

combustione.

[15] Questa ultima parte di predica udii io stesso; e non può negarsi

che il buon frate non adoperasse lo epiteto di _pentita_ alla mano, con

più sagacia del Minzoni nel sonetto «Quando Gesù con l'ultimo lamento»

(famoso _nelle scuole dei reverendi Padri Gesuiti_) là dove dice: «Con

la _pentita_ man fe' strazio ed onte». — Rincresce veramente nel vedere

come quel grande intelletto di Ugo Foscolo si confonda a criticare la

_pentita man_ del povero Minzoni: pare Domiziano, che si sollazzi ad

uccidere le mosche col romano pugnale.

[16] Questa lettera, e le sette che seguono, mancano nell'originale

della data.

[17] Nell'originale la lettera manca della data; ma sopra di essa vi è

il bollo dell'ufficio postale di Firenze, in data del 14 settembre 1859.

La vendetta paterna · 第 63 / 69 题