V.

Se dovessimo dire tutto quanto nella Divina Commedia è attinto dalla

Bibbia non la finiremmo così presto.

Il primo verso allude al concetto de' Salmi, che l'umana vita è in media

di anni 70 (Salmi XC, v. 10) e già nel suo Convito, come osserva

giustamente il Camerini « Dante stabilisce che il mezzo della vita degli

uomini _perfettamente maturati è nel trentacinquesimo anno_. Di tale mezza

età dee qui intendersi ed egli deve averla scelta per questo viaggio,

allusivamente alle parole del Re Ezechia » (Isaia 38 v. 10).

L'immagine delle tre fiere, anima e vita del primo Canto dell'_Inferno_, è

completamente biblica.

Stando al De Benedetti [8], l'Alighieri avrebbe attinto da Geremia.

« Dante, egli scrive a pag. 22, è arrestato in suo cammino da tre fiere,

una lonza, un leone ed una lupa nelle quali gl'interpreti videro nel senso

morale, lussuria (altri invidia), superbia e avarizia, impedimenti a

virtù, e nel politico Fiorenza guelfa, Francia, la Curia romana. Or quelle

fiere sono indicate da Geremia (cap. V, v. 6) quali strumenti del gastigo

divino, contro i grandi che avevano rotto il giogo ».

Più fedele dipintura trovasi, secondo noi, in Daniele, cap. 7, in Daniele

che come Dante, raffigurò in tre fiere tre nazioni diverse. Perfino nei

particolari l'orsa e la lupa di Dante è copiata dal profeta ebreo il quale

la dipinge con tre costole in bocca fra i denti e che le venisse gridato

(v. 5): « _Sorgi e mangia molta carne_ ». E Dante: « _Che mai non empie la

bramosa voglia E dopo il pasto ha più fame che pria_ ».

Le tre fiere rappresentanti tre nazioni trovano dunque perfetto riscontro

nelle sacre carte e da esse — non altrove — attinse Dante il suo concetto

allegorico. Il poeta finse una visione veramente profetica,

sovrannaturale, una visione al tutto biblica: « Tanto era pien di sonno in

su quel punto » egli scrive in sul principio, proprio come i profeti della

Bibbia che al momento del vaticinio erano presi da sonno profondo, poi le

tre fiere di cui dicemmo, poi l'apparizione di Virgilio come a Daniele

stesso e ad altri profeti si presentò ora un uomo d'altissimo ingegno, ora

un essere immortale a squarciare i veli del futuro.

In tutte parti impera e quivi regge,

Quivi è la sua cittade e l'alto seggio

o felice colui cui ivi elegge!

sono frasi de' Salmi (103 v. 19; 65 v. 5).

_Come persona che per forza è desta_ è in Zaccaria cap. 4, v. 1; il _colà

dove si puote ciò che si vuole_ è pure nei Salmi (115 v. 4); _il sette

volte cerchiato d'alte mura_ è imitazione delle mura di Gerico e via

dicendo.

E come mai non ravvisare la conoscenza di qualche frase ebraica nel famoso

verso composto tutto di parole ebraiche:

Pape Satan, pape Satan aleppe?

‪פה פה שטן פה פה שטן אלוף‬

Il Paggi lo traduce e con ragione così: « Qui qui Satan, qui qui Satan è

principe » nè altra cosa voglion significar quelle parole leggendole con

qualche lieve alterazione. Pluto con tale esclamazione volea vietare ai

poeti il passar oltre senza il permesso superiore di messer Satanasso.

Ora è egli possibile che Dante sapesse tanto dell'ebraica lingua (ed altri

esempii daremo tra breve) senza che l'amico Immanuel glie l'avesse

suggerito? Può egli immaginarsi che Immanuel abbia imitato Dante o non

diremo piuttosto che le cose sian procedute tutto al contrario? Questa

gloria al poeta ebreo (di Dante tanto amico che Bosone da Gubbio nel

sonetto (V. Appendice II): « Due lumi son di nuovo spenti al mondo »

scriveva annunciando all'Immanuel la morte dell'Alighieri « Et pianga

dunque Manuel Giudeo ») niuno glie la potrà mai contrastare e non è

entusiasmo che ci fa velo all'intelletto [9], ma secondo noi conghiettura

critica che tra le mille può tenere suo posto.

Dante e gli Ebrei: Studio · 第 11 / 25 题