— Ah! no? — esclamò il brigante, balzando in piedi; — ora vedremo. —
E poi ai due compagni, con piglio risoluto: — Costui andava a portar
qualche ordine per farci coglier nel covo. Abbiamo perduto anche troppo
tempo. Facciamolo sputare.
— Facciamolo sputare, — risposero gli altri, alzandosi.
Il carabiniere si scosse, e alzò la testa in atto di chi dice: — Son
preparato. — I tre briganti gli si piantarono dinanzi. Chi avesse
osservato, in quel momento, il giovane che stava alla vedetta, lo
avrebbe visto tremar come una foglia e voltarsi indietro, per non farsi
scorgere, a poco a poco, col viso bianco dal terrore. Il capobanda se
n'accorse, e gli accennò con un gesto imperioso che badasse al dover
suo: quegli riprese l'atteggiamento di prima.
— Dunque, — prese poi a dire il capo, rivolgendosi al carabiniere, con
un accento che non ammetteva più indugi, — di dove venivi? —
Il prigioniero corrugò le sopracciglia e fissò il brigante con uno
sguardo profondo che annunziava una volontà più risoluta della sua, e
non rispose.
Il brigante, senza dir altro, gli menò un così violento pugno sotto il
mento, che s'intese uno scroscio come se gli avesse spezzati i denti. —
Risponderai ora? —
Il carabiniere abbassò la testa, lasciò colare il sangue che gli
empiva la bocca; poi, rialzando gli occhi in viso al brigante, con
un'espressione d'imperturbata alterezza, fece cenno di no.
Il brigante si morse le labbra, ricambiò coi due compagni un sorriso
forzato; poi, con tutta calma, pose la mano in tasca, trasse un
coltello, l'aperse, sbottonò la camicia al carabiniere, e gli mise la
punta della lama sotto la fontanella della gola. La vittima fece un
movimento convulso come se la lama fosse già entrata. — Nessuna paura,
— mormorò il brigante; — e fece scorrere il coltello, lentamente e
leggermente, dal collo fino alla cintura, come avrebbe fatto sopra una
tavola per tracciarvi una linea. Sul petto dello sventurato apparve
una lunga riga rossa, somigliante a un taglio di rasoio, che subito
disparve sotto le goccie di sangue che ne spicciarono fuori; e le
goccie filarono giù, come lagrime, sotto i panni e sopra, sino a terrà.
— Ah! ah! — gridò con voce bestiale il capo; — lo cominci a vedere, eh?
— Guarda come corre! — disse l'altro.
Il giovane brigante si coperse il viso colle mani.
— Parli ora? — ridomandò il capo.
Il carabiniere guardò sgocciolare il sangue, poi alzò la testa, fissò
gli occhi in viso al brigante, e colla medesima espressione di prima
fece cenno di no.
I tre aguzzini si guardarono in viso con un'aria più di stupore che
d'ira.
— Ma vuoi dunque morire, imbecille? — urlò improvvisamente il
capobanda, mettendo il suo viso contro quello del carabiniere, in modo
quasi da toccarlo, e scotendo una mano aperta accanto alla guancia
di lui. — Non vedi che sei qui, nelle nostre mani, solo, e che ti
possiamo sventrar come un cane? Cosa speri? Che ti vengano a liberare?
Dì qualche cosa! Fa sentire la tua voce! Metti fuori almeno una
parola! —
Il carabiniere rimase muto.
Preso da un accesso di rabbia, uno dei briganti alzò il coltello; ma
il capobanda gli trattenne il braccio, dicendo: — No, il coltello!
— e afferrò un fucile: — Questo bisogna che provi! — e alzata
l'arma da terra, gliela battè con tanta forza sui piedi, che l'ossa
scricchiolarono, il misero gettò un acutissimo lamento, e si contrasse
tutto come preso da epilessia. Ma quasi nello stesso punto, traendo
forza dal dolore, battè il piede offeso in terra, alzò la testa, e
gridò con un ruggito: — No! —
I briganti lo afferrarono tutti e tre insieme pel collo, e stavan
per fargli schizzar gli occhi dal capo, quando il giovane che faceva
da sentinella, reso audace dall'orrore che non potea più vincere,
gridò con voce e viso di forsennato: — Eh, ammazzatelo una volta,
per dio! Tirategli una fucilata nella testa! Che serve farlo tanto
patire? —
I tre briganti, colpiti più dalla sua audacia che dalle sue parole,
si voltarono a guardarlo in atto di stupore; ma fu un breve stupore.
Il capo si slanciò sul giovane temerario, e con un pugno nella nuca
gli fece battere la testa sul macigno. Il giovane, sbalordito, riprese
senza far parola l'atteggiamento di prima; ma nel punto stesso che
gettava lo sguardo giù pel fianco del monte, fece un leggero atto di
meraviglia, si sporse più innanzi, e restò immobile, cogli occhi fissi.
Il capo dei briganti non se ne accorse, e tornò verso la vittima.
Era livido, digrignava i denti e tremava; i suoi stessi compagni lo
guardavano con trepidazione. Pose una delle sue grosse mani sul capo
del carabiniere, alzò l'altra con l'indice teso in atto di minaccia, e
guardandolo di sbieco cogli occhi iniettati di sangue, mormorò con voce
strozzata:
— Senti... In mal'ora t'è venuta l'idea di fare il cocciuto con me...
Tu non sai chi sono... Io ho fatto rizzare i capelli sulla testa a
gente che aveva più fegato di te.... Tu non hai idea di quello che son
capace di farti soffrire... Io son capace di pugnalarti fino a domani
senza toglierti la vita.... di ridurti a non aver più figura d'uomo....
di strapparti gli occhi dal capo.... Sai quello che è seguito agli
altri.... non mi mettere al cimento.... di' quello che devi, prima che
mi monti il sangue alla testa....
Dicendo le ultime parole, gli levò la mano dal capo, — la guardò, —
c'eran dei capelli. Indispettito, glieli buttò nel viso e gli rimasero
attaccati alla bocca. Il carabiniere, per liberarsene, sputò. I
briganti presero quell'atto come uno spregio, e non si contennero
più. Gettando tutti e tre insieme un grido di rabbia, chinando il
capo, torcendo gli occhi, gli si slanciarono addosso come tre fiere,
e cominciarono colle punte dei pugnali, coll'unghie, coi denti, colle
ginocchia, coi piedi, a torturarlo, in fretta e in silenzio; or l'uno
or l'altro sostando un momento per riprender fiato; dicendosi l'un
l'altro: — Adagio! — per avvertirsi di non ucciderlo; e pestavano,
punzecchiavano, mordevano, e cadevano in terra stille di sangue, brani
di camicia, ciocche di capelli; e non s'udiva che il respiro affannoso
dei tre carnefici, e il rumor dei pugnali che s'urtavano, e il singulto
secco della vittima; erano accecati, ebbri, imbestialiti; non parevano
più tre uomini, ma un mostro di tre corpi avviticchiato ad un uomo:
presentavano tutto quello che posson avere insieme di orribile la
demenza, la viltà e la ferocia.
— Non lo uccidete ancora! — ricominciò a gridare il giovane con
grande affanno, voltandosi e rivoltandosi rapidissimamente ora verso
i briganti, ora verso la campagna, e alzando a grado a grado la
voce come se volesse coprire un rumore che s'avvicinava. — Non lo
uccidete ancora! Aspettate! Dirà tutto! Se lo uccidete, non saprete
nulla! Provate ancora una volta! Ha fatto segno che vuol parlare! Lo
ucciderete poi! Gli darò io una pugnalata nel cuore, se non gliela
darete voi! Mettete giù i pugnali! Picchiate solamente coi pugni! Non
vedete che muore? —
Senza cessar di gridare lanciò un'occhiata fuori, vicino, al piede
del baluardo; poi balzò in mezzo al recinto, e mutando tutto ad un
tratto viso e intonazione di voce, gridò con un accento d'inesprimibile
disprezzo:
— Ah! vigliacchi! Tre contro un moribondo!
— Dannazione! — urlò il capo dei briganti, slanciandosi col pugnale
alzato contro di lui.
— È tardi! — questi rispose con un fremito di gioia, e accennando la
porta, gridò: — Guarda! —
Nel punto stesso che gli altri due briganti, avvertiti dalle parole
del giovane, gettavano in fretta e in furia un ampio mantello addosso
alla vittima, e mentre il capo afferrava il fucile per gettarsi contro
il nemico misterioso che s'avanzava, scoppiò uno strepito d'armi, di
passi, di voci, balenarono baionette e canne di fucile dinanzi alla
porta, sopra i macigni, sull'alto della rupe; e irruppe dentro uno
stuolo di carabinieri, che in un baleno circondò, oppresse, disarmò
e buttò a terra quanti trovò nel recinto. Seguirono alcuni momenti
di silenzio, durante i quali non si udiva che il respirar grosso e
frequente dei carabinieri trafelati.
— Soccorrete il moribondo! — gridò all'improvviso il giovane brigante,
che stava inginocchiato anche lui, come gli altri, colle mani
appoggiate in terra, sotto la baionetta d'un carabiniere.
— Qual moribondo? — domandò il capitano, facendosi innanzi, polveroso
ed ansante.
— Là! nell'angolo! — rispose il giovane, accennando.
Tutti si voltarono a guardare: nessuno scopriva nulla.
— Sotto il mantello! ripetè il brigante.
Il capitano, seguìto dagli sguardi di tutti, s'avvicinò alla capanna,
afferrò il mantello e lo buttò in terra. Un grido generale d'orrore
risonò alla vista di quell'orrenda cosa. L'infelice prigioniero,
inginocchiato in terra, colle braccia ritorte indietro, e il capo
spenzolante sul petto, era tutto lividi e piaghe e sangue, che parea
scorticato; e faceva uno sforzo per alzare la testa.
— Slegatelo subito! — gridò il capitano. — Dategli da bere! —
Tre carabinieri accorsero, lo slegarono, lo posero a sedere, e
cominciarono ad esaminar le ferite; gli altri, acciecati dall'ira,
percotevano i briganti col calcio del fucile.
— Giù le armi! — gridò il capitano. E poi, voltosi verso il giovane
brigante: — Parla tu! —
Il carabiniere che lo teneva gli permise d'alzarsi in piedi.
— Quando fu preso quell'uomo? — domandò il capitano; — di' la verità
prima di morire.
— Quell'uomo — cominciò il giovane con voce affannosa, tremando
ancora d'orrore e di spavento... — quel carabiniere... l'hanno preso
stamani... l'hanno condotto qui... l'hanno legato... volevano che
parlasse... lui non voleva... non parlò... gli saltarono addosso... Io
ho veduto! Mio Dio! Mio Dio!
— Ma tu chi sei? — gridò il capitano, strappandogli il cappello.
Tutti si voltarono ed esclamarono: — Una donna!
— Sì! — gridò questa come una forsennata; — sono una donna... m'hanno
rubata... son quindici giorni... mi misero il coltello alla gola...
m'hanno condotta con loro... Ma io non mi sono macchiata le mani
di sangue, no! lo giuro! io li accompagnava soltanto perchè non
m'uccidessero! Io sono di San Severo... sono una povera contadina...
— Perchè non hai tirato una fucilata nella testa a uno di costoro?
— Non ho avuto coraggio... mi avrebbero messa alla tortura... Bisogna
vedere quello che fanno... Credevo di diventar pazza... Se aveste
visto... Ma lui (e accennava il ferito), lui è stato un Dio... ha
sofferto tutto... non ha detto una parola! non una parola!
— Trascinate questi vigliacchi ai piedi della loro vittima! — gridò il
capitano.
I carabinieri trascinarono i tre briganti dinanzi al ferito, a cui era
stata fasciata la testa con una pezzuola che gli cuopriva il viso.
— Son qui io! — gridò il capitano, chinandosi verso l'infelice, che
cominciava a ridar segni di conoscenza; — sei salvo! sei in mezzo
ai tuoi compagni! fatti coraggio! guarda! i tuoi assassini sono
inginocchiati davanti a te! —
Il carabiniere alzò lentamente la testa e si scosse tutto. Poi stese
una mano, la posò sulla testa del capo dei briganti, la ritrasse,
sorrise colla bocca insanguinnata — sporse il capo innanzi — e gli
sputò sulla faccia.
— Cos'è questo? — dimandò il capitano, raccogliendo un non so
che bianco e molle che gli era parso veder cadere dalla bocca del
disgraziato.
— ... La... risposta... al colonnello... — rispose il ferito con un
filo di voce.
— Al colonnello di San Severo? La mia risposta? Quella che t'ho data
questa mattina? —
Il carabiniere accennò di sì.
Il capitano si slanciò su di lui, gli mise un braccio intorno al collo
e lo baciò sulla fronte; poi balzò in piedi e gridò ai suoi soldati:
— Inchinatevi davanti a questo valoroso, figliuoli! Egli portava al
colonnello la mia lettera che annunziava la nostra partenza, l'ora
e dove andavamo; se i briganti la leggevano, eran salvi; la mise in
bocca, e non parlò per non tradirsi, e sopportò i tormenti in silenzio!
È un eroe! È un martire! È un'anima grande!
— Sì! — gridarono tutti i carabinieri insieme, con una voce che veniva
dal più profondo dell'anima.
— Baciategli i piedi, vigliacchi! — gridò il capitano ai briganti.
L'uno dopo l'altro, strisciando in terra come serpi, baciarono i piedi
al ferito.
— Capitano! — gridò allora la donna, fissandolo con due occhi di pazza;
— io potevo dar l'avviso, quando voi venivate... non lo diedi, vi
lasciai venire... Fatemi una grazia in compenso... Io sono una donna
perduta... Io non posso più tornare a casa... Fatemi fucilare con
costoro!
— No! — gridò con un estremo sforzo il ferito.
Tutti si voltarono.
— Voi... — continuò l'infelice con voce fioca, tendendo una mano
sanguinosa verso la donna, — dovete fare un'opera di misericordia...
— Quale? dite! Dio mio! Io ve lo domando per carità! — gridò la donna,
gettandoglisi ai piedi colle mani giunte.
— ... Accompagnarmi... — mormorò l'infelice.
— Dove? — domandò là donna.
— Da per tutto! —
Tutti si guardarono meravigliati.
— Cosa volete dire? — ridomandò la donna.
— Voi non le avete viste tutte... le mie ferite... — rispose il
carabiniere; — Guardate! —
E sollevò il fazzoletto che gli copriva la fronte. Tutti s'avvicinarono
ansiosi, guardarono, e gettarono un grido straziante di orrore e di
pietà. Lo sventurato era cieco.
— Alla morte! — urlarono allora tutti i soldati, percotendo i briganti
coi fucili e coi piedi. — Alla morte! — La voce del capitano non riuscì
a dominare il tumulto; i carabinieri si slanciarono fuori, travolgendo
gli assassini nella corsa precipitosa.
— Farete... quest'opera... di misericordia? — domandò il ferito alla
donna, quando furono soli.