SCENA I

VIRGINIO, STRAGUALCIA, SCATIZZA, GHERARDO e PEDANTE.

VIRGINIO. Venite con me quanti voi sète. Stragualcia, vien tu ancora.

STRAGUALCIA. Con l'arme o senza? Io non ho arme.

VIRGINIO. Tolle costí, in casa dell'oste, qualche arme.

SCATIZZA. Padrone, con targone bisognarebbe una lancia.

VIRGINIO. Non mi curo piú di lancia. Mi basta questo.

SCATIZZA. Questa rotella sarebbe piú galante per voi, essendo in

giubbone.

VIRGINIO. No; questa copre meglio. Oh! Par che questo montone m'abbia

trovato a furare. Ho paura che 'l non abbia amazzata quella povera

figliuola.

STRAGUALCIA. Questa è buona arme, padrone. Io lo voglio infilzare con

questo spedone come un beccafico.

SCATIZZA. Oh! Che vuoi tu far dell'arrosto?

STRAGUALCIA. Son pratico in campo; e so che, la prima cosa, bisogna far

provision di vettovaglia.

SCATIZZA. Oh! Cotesto fiasco perché?

STRAGUALCIA. Per rinfrescare i soldati, se alla prima battaglia fusser

ributtati indrieto.

SCATIZZA. Questo mi piace; ché ei avverrá.

STRAGUALCIA. Volete che, insieme insieme, infilzi il vecchio e la

figliuola, i famegli, la casa e tutti come fegatelli? Al vecchio

cacciarò lo spedone in culo e faroglielo uscir per gli occhi; gli altri

tutti a traverso come tordi.

VIRGINIO. La casa è aperta. Costoro aran fatto qualche imboscata.

STRAGUALCIA. Imboscata? Mal va. Io ho piú paura del legname che delle

spade. Ma ecco il maestro che esce fuora.

PEDANTE. Lasciate fare a me, ch'io vi do la cosa per acconcia, messer

Gherardo.

STRAGUALCIA. Guardatevi, padrone: ché questo maestro si potrebbe essere

ribellato e accordato coi nimici; ché pochi si trovan de' suo' pari che

tenghino il fermo. Volete ch'io cominci a infilzarlo e ch'io dica «e

uno»?

PEDANTE. Messer Virginio, padrone, perché queste arme?

STRAGUALCIA. Ah! ah! Non tel dissi io?

VIRGINIO. Che è della mia figliuola? Díemela, ch'io la vo' menare a casa

mia. E voi avete trovato Fabrizio?

PEDANTE. Sí, ho.

VIRGINIO. Dov'è?

PEDANTE. Qui dentro, che ha tolto una bellissima moglie, se ne sète

contento.

VIRGINIO. Moglie, eh? e chi?

STRAGUALCIA. Molto presto! Ricco, ricco!

PEDANTE. Questa bella e gentil figliuola di Gherardo.

VIRGINIO. Oh! Gherardo, testé, mi voleva amazzare.

PEDANTE. Rem omnem a principio audies. Entriamo in casa, ché saprete il

tutto. Messer Gherardo, venite fuora.

GHERARDO. O Virginio, il piú strano caso che fusse mai al mondo! Entra.

STRAGUALCIA. Infilzolo? Ma gli è carne da tinello.

GHERARDO. Fa' metter giú queste arme, ché gli è cosa da ridere.

VIRGINIO. Follo sicuramente?

PEDANTE. Sicuramente, sopra di me.

VIRGINIO. Orsú! Andate a casa, voi altri, e ponete giú l'armi e

portatemi la mia veste.

PEDANTE. Fabrizio, viene a conoscer tuo padre.

VIRGINIO. Oh! Questa non è Lelia?

PEDANTE. No; questo è Fabrizio.

VIRGINIO. O figliuol mio!

FABRIZIO. O padre, tanto da me desiderato!

VIRGINIO. Figliuol mio, quanto t'ho pianto!

GHERARDO. In casa, in casa, ché tu sappia il tutto. E piú ti dico, che

tua figliuola è in casa di Clemenzia sua balia.

VIRGINIO. O Dio, quante grazie ti rendo!

Gl'ingannati degli accademici intronati di Siena Commedie del Cinquecento · 第 42 / 54 题