SCENA V

PASQUELLA fante, sola.

Uh trista a me! Io ho avuta sí fatta la paura ch'io son uscita fuor di

casa. E so che, s'io non vi dicessi di che, donne mie, voi nol sapreste.

A voi lo vo' dire; e non a questi uominacci che se ne farebben le belle

risa. Que' due vecchi pecoroni dicevan pur che quel giovinetto era

donna; e rinserroronlo in camera con Isabella mia padrona; e a me dieder

la chiave. Io vòlsi entrar dentro e veder quel che facevano: e trovai

che s'abbraciavano e si baciavano insieme. Io ebbi voglia di chiarirmi

se era o maschio o femina. Avendolo la padrona disteso in sul letto, e

chiamandomi ch'io l'aiutasse mentre ch'ella gli teneva le mani, egli si

lasciava vincere. Lo sciolsi dinanzi: e, a un tratto, mi sentii

percuotere non so che cosa in su le mani; né cognobbi se gli era un

pestaglio o una carota o pur quell'altra cosa. Ma, sia quel che si

vuole, e' non è cosa che abbia sentita la grandine. Come io la viddi

cosí fatta, fugge, sorelle, e serra l'uscio! E so che, per me, non ve

tornarei sola; e, se qualcuna di voi non mel crede e voglia chiarirsene,

io gli prestarò la chiave. Ma ecco Giglio. Io vo' vedere s'io posso far

tanto ch'io gli cavi di man quella corona e uccellarlo; perché si tengon

tanto accorti, questi spagnuoli, che non si credon ch'altri si truovi al

mondo che loro che tanto ne sappi.

Gl'ingannati degli accademici intronati di Siena Commedie del Cinquecento · 第 36 / 54 题