SCENA I

PEDANTE e STRAGUALCIA.

PEDANTE. Egli ti starebbe molto bene ch'egli ti desse cinquanta

bastonate per insegnarti, quando e' va fuore, a fargli compagnia e non

t'imbriacasse e poi dormire, come hai fatto, e lasciarlo andar solo.

STRAGUALCIA. E voi doveria far caricar di scope, di solfo, di pece, di

polvere e darvi fuoco per insegnarvi a non esser quel che voi sète.

PEDANTE. Imbriaco! imbriaco!

STRAGUALCIA. Pedante! pedante!

PEDANTE. Lassa ch'io trovi il padrone!...

STRAGUALCIA. Lasciate ch'io truovi suo padre!...

PEDANTE. Oh! A suo padre che puoi dir di me?

STRAGUALCIA. E voi che potete dir di me?

PEDANTE. Che tu sei un gaglioffo, un manigoldo, un infingardo, un

poltrone, un pazzo, uno imbriaco, posso dire.

STRAGUALCIA. E io che voi sète un ladro, un giocatore, una mala lingua,

un barro, un mariuolo, un frappatore, un vantatore, un capo grosso, uno

sfacciato, uno ignorante, un traditore, un sodomito, un tristo, posso

dire.

PEDANTE. Noi siamo conosciuti.

STRAGUALCIA. Voi dite 'l vero.

PEDANTE. Basta: non piú parole. Non mi vo' metter con un par tuo, ché

non m'è onore.

STRAGUALCIA. Sí, per Dio! Tutta la nobilitá della Maremma è in voi!

Sareste mai altro che figliuol d'un mulattiere? Non son io nato meglio

di voi? Pare onesto a questo furfante, poi che sa dir «_cuius

masculini_», di tener ognun sotto i piei.

PEDANTE. «Povera e nuda vai, filosofia». In bocca di chi son venute le

povere lettere? D'uno asino.

STRAGUALCIA. L'asino sarete voi, se non parlate altrimenti; ché vi

caricarò di legname.

PEDANTE. Sai che ti ricordo? Furor fit laesa saepius sapientia. Tu mi

farai, un tratto, uscir del manico, Stragualcia. Lasciami stare,

famegliaccio di stalla, poltrone, arcipoltrone!

STRAGUALCIA. Doh pedante, arcipedante, pedante, pedantissimo! Puossi dir

peggio che pedante? trovasi la peggior genia? ècci la maggior canaglia?

trovasi esercizio peggiore? Forse che non vanno gonfiati perché altri

gli chiama «messer tale» e «maestro quale»? e che non rispondono con

riputazione a una sbirettata discosto un miglio? Comanda, messer caca,

messer stronzo, maestro squaquara, messer merda?

PEDANTE. Tractant fabrilia fabri. Tu parli propio da quel che sei.

STRAGUALCIA. Parlo di quel che vi piace.

PEDANTE. Vòimiti levar dinanzi?

STRAGUALCIA. Io non vi ci fui mai dinanzi: benché non è restato da voi.

PEDANTE. Al corpo di...

STRAGUALCIA. Al corpo ci... Guarda chi mi vuol dir villania! Sa che non

fece mai tristizia ch'io non sappia e che, s'io volesse, il potrei fare

ardere, e pur mi sta a rompere il culo.

PEDANTE. Ti menti per la gola, ch'io non son uomo da ciò.

STRAGUALCIA. Sarebbe forse il primo.

PEDANTE. Ho deliberato, Stragualcia, o che tu non starai in casa o ch'io

non ci starò io.

STRAGUALCIA. È forse la prima volta che l'avete detto? Voi non ve ne

partiresti, se altri ve ne cacciasse con le granate. Ditemi un poco: chi

trovareste voi che vi tenesse a tavola seco, nello studio seco, a

dormire seco, se non questo giovinetto che è meglio del pane?

PEDANTE. Per Dio, sí, mi mancarebbeno i partiti, quando io gli volesse!

Ho tal che mi prega.

STRAGUALCIA. Oh la buona robba! Passate, passate.

PEDANTE. Vogliam far poche parole; e farai bene. Tórnatene a l'ostaria

ed abbi cura alle robbe del padrone. Poi faremo conto insieme.

STRAGUALCIA. All'ostaria tornarò io volentieri e conto farò io a vostra

posta; ma pensate d'avere a pagar voi. S'io non facesse qualche volta il

viso dell'arme a questo sciagurato, non potrei viver con lui. Egli è piú

vil ch'un coniglio. Com'io lo bravo, non fa parola; ma, s'io me gli

mettesse sotto, mi squartarebbe, sí gross'ha la discrezione! Buon per me

che lo conosco!

PEDANTE. Il Frulla m'ha detto che Fabrizio sará in verso piazza. E però

sará buono ch'io pigli di qua.

Gl'ingannati degli accademici intronati di Siena Commedie del Cinquecento · 第 32 / 54 题