VIRGINIO, GHERARDO e FABRIZIO giovinetto.
VIRGINIO. Addio, buona fanciulla. Parti che questo sia abito conveniente
a una tua pari? Questo è l'onor che tu fai alla casa tua? Questo è il
contento che tu dái a questo povero vecchio? Almen fuss'io morto quando
io t'ingenerai! ché non sei nata se non per disonorarmi, per sotterarmi
vivo. Oh Gherardo! Che ti par della tua sposa? parti ch'ella ci facci
onore?
GHERARDO. Cotesto non dich'io. Sposa, eh?
VIRGINIO. Ribalda, scelerata! Come ti starebbe bene che costui non ti
volesse piú per moglie e non trovasse piú partito! Ma ei non guardará
alle tue pazzie; e ti vuol pigliare.
GHERARDO. Adagio!
VIRGINIO. Entra costí in casa, sciaurata! che fu ben maladetto il latte
che tua madre ti porse il dí ch'io t'ingenerai.
FABRIZIO. O buon vecchio, avete voi figliuoli, parenti o amici in questa
terra a' quali appartenga aver cura di voi?
VIRGINIO. Guarda che risposta! Perché dici cotesto?
FABRIZIO. Perché mi maraviglio che, avendo voi tanto bisogno di medico,
vi lascino uscir di casa; ché, in ogni altro luogo che voi fusse, vi
terreben legato.
VIRGINIO. Legata dovevo io tener te, che mi vien voglia di scannarti!
Portami un coltello.
FABRIZIO. Vecchio, voi non mi conoscete bene; e ditemi villania, forse
pensando ch'io sia forestiero. Ed io son cosí ben da Modana come voi e
figliuol di sí buon padre e di sí buona casa come voi.
GHERARDO. Gli è bella, in fine. Se non c'è altro errore che quanto si
vede, io la vo' pigliare.
VIRGINIO. E perché ti sei partita da tuo padre e dal luogo dove io
t'avevo raccomandata?
FABRIZIO. Me non raccommandaste voi mai, ch'io sappia; ma il partir mi
fu forza.
VIRGINIO. Forza, eh? e chi ti sforzò?
FABRIZIO. Gli spagnuoli.
VIRGINIO. E adesso donde vieni?
FABRIZIO. Di campo.
VIRGINIO. Di campo?
FABRIZIO. Di campo, sí.
GHERARDO. Non ne sia fatto nulla.
VIRGINIO. Oh sventurata a te!
FABRIZIO. Questo sia sopra di voi.
VIRGINIO. Gherardo, di grazia, mettiamola in casa tua, ch'ella non sia
veduta cosí.
GHERARDO. Non farò. Menala pure alla tua.
VIRGINIO. Per mio amore, fa' un poco aprire l'uscio.
GHERARDO. Non, dico.
VIRGINIO. Ascolta un poco. E voi aviate cura che costei non vada
altrove.
FABRIZIO. Io ho conosciuti molti modanesi pazzi li quali non contarei
per nome; ma pazzi come questo vecchio, che non stesse o legato o
rinchiuso, non viddi alcuno mai. Guarda che bello umore! È impazzato in
questo, per quanto mi sono accorto: che i gioveni gli paion donne. Oh!
Questa è molto piú bella pazzia che quella che il Molza disse della
donna sanese che gli pareva essere una vettina: essendo piú propio delle
donne aver poco cervello che de' vecchi che, per mille ragioni, deveno
essere savissimi. E non vorrei per cento scudi non poter contar questa
pazzia alle veglie, al tempo dei carnovali. Or vengono in qua. Vediamo
quel che dicono.
GHERARDO. Io ti dirò il vero. Da un canto, mi pare; dall'altro, no.
Pure, se gli può domandare un poco meglio.
VIRGINIO. Vien qua.
FABRIZIO. Che volete, buon vecchio?
VIRGINIO. Tu sei ben trista, tu.
FABRIZIO. Non mi dite villania, ch'io non comportarò.
VIRGINIO. Sfacciata!
FABRIZIO. Oh! oh! oh! oh! oh! oh! oh!
GHERARDO. Lascial dire: non vedi che gli è scorrucciato? Fa' a suo modo.
FABRIZIO. Che vuol da me? che ho da far né con voi né con lui?
VIRGINIO. Ancor hai ardir di parlare? Di chi sei figliuola, tu?
FABRIZIO. Di Virginio Bellenzini.
VIRGINIO. Volesse Dio che tu non fusse! ché tu mi farai morir innanzi
tempo.
FABRIZIO. Innanzi tempo muore un vecchio di sessant'anni? Tanto vivesse
ognuno! Morite a vostra posta, ché sète vissuto troppo.
VIRGINIO. Tua colpa, ribalda!
GHERARDO. Eh! Lasciate queste parole. Figliuola mia e sorella mia, non
si risponde cosí al padre.
FABRIZIO. Lascia andare i colombi, e' s'appaiano. Tutt'a due questi
peccano d'un medesimo umore. E che bel caso! Ah! ah! ah! ah! ah!
VIRGINIO. Ancor ridi?
GHERARDO. Questo è un mal segno, a farsi beffe del padre.
FABRIZIO. Che padre? che madre? Io non ebbi mai altro padre che Virginio
né altra madre che Giovanna. Voi mi parete una bestia. Che vi credete,
forse, ch'io non abbi alcun per me?
GHERARDO. Virginio, sai che dubito? che, per maninconia, non abbi a
questa povera giovane dato volta il cervello.
VIRGINIO. Trist'a me! ch'io me n'accorsi fino al principio, quando vidi
che con sí poca pazienzia mi venne innanzi.
GHERARDO. No: questo poteva proceder da altro.
VIRGINIO. E da che?
GHERARDO. Com'una donna ha perduto l'onore, tutto 'l mondo è suo.
VIRGINIO. Io dico che l'ha qualche pazzia nel capo.
GHERARDO. Pur, si ricorda del padre e della madre; mentre par che non ti
conosca.
VIRGINIO. Faciamola entrare in casa tua, poi che gli è qui vicina, ché
alla mia non la potrei far condurre senza farmi scorgere a tutta la
terra.
FABRIZIO. Che se consegliano quei rimbambiti, fratelli di Melchisedec?
VIRGINIO. Facciamo in prima con le buone tanto che noi la conduciamo
dentro; poi, per forza, la serraremo in camara con tua figliuola.
GHERARDO. Che si faccia.
VIRGINIO. Orsú, figliuola mia! Io non voglio star teco piú in còlora. Ti
perdono ogni cosa, pur che attendi a viver bene.
FABRIZIO. Vi ringrazio.
GHERARDO. Cosí fanno le buone figliuole.
FABRIZIO. Ecco l'altro rosto fresco.
GHERARDO. Orsú! Non v'è onore esser visti ragionar fuore in questo
abito. Entratevene in casa. Pasquella, apre l'uscio.
VIRGINIO. Entra, figliuola mia.
FABRIZIO. Cotesto non farò io.
GHERARDO. Perché?
FABRIZIO. Perché non voglio entrar per le case d'altri.
GHERARDO. Costei sará una Penelope, beato a me!
VIRGINIO. Non diss'io che la mia figliuola era bella e buona?
GHERARDO. L'abito 'l mostra.
VIRGINIO. Ti vo' dir solamente una parola.
FABRIZIO. Ditela di fuore.
GHERARDO. Eh che non sta bene! Questa casa è la tua; tu hai da esser la
mia moglie.
FABRIZIO. Che moglie? Vecchio bugia... bugiardo!
GHERARDO. Tuo padre mi t'ha pur promessa.
FABRIZIO. Che pensate ch'io sia forse qualche bagascia che si faccia,
eh?...
VIRGINIO. Orsú! Non la far corrucciar. Odi, figliuola mia. Io non vo'
far se non quel tanto che tu vorrai.
FABRIZIO. Eh, vecchio! Mi conoscete male.
VIRGINIO. Ode una parola qui dentro.
FABRIZIO. Dieci, non tanto una: ho forse paura di voi?
VIRGINIO. Gherardo, ora che voi l'avete qui drento, ordiniamo di
serrarla in camara con tua figliuola fino a tanto che si rimanda pei
suoi panni.
GHERARDO. Ciò che tu vuoi, Virginio. Pasquella, porta la chiave della
camera da basso e chiama Isabella che venga giú.