SCENA VI

CRIVELLO, SCATIZZA, LELIA da ragazzo e ISABELLA.

CRIVELLO. Or hai inteso; e, se tu vuoi venire, mi basta l'animo di

trovarne una per te ancora.

SCATIZZA. Fa' un poco di pratica, ch'io ti prometto che, se tu trovi

qualche fantesca che mi piaccia, che noi ci daremo il piú bel tempo del

mondo. Io ho la chiave del granaio, della cantina, della dispensa, delle

legna; e, s'io avesse dove poter scaricar le some a piano, mi bastarebbe

l'animo che noi faremmo una vita da signori. In ogni modo, da questi

padroni non se ne cava altro.

CRIVELLO. Io t'ho detto: io 'l vo' dire a Bita, che ti provegga di

qualche cittona acciò che tutti a quattro insieme possiam darci buon

tempo in questo carnovale.

SCATIZZA. Oh! Noi siamo all'ultimo.

CRIVELLO. Daremcelo questa quaresima, mentre ch'i padroni saranno alla

predica a vagheggiare. Ma sta', ché l'uscio di Gherardo s'apre. Tirate

un poco piú qua.

SCATIZZA. Perché?

CRIVELLO. Oh! Per buon rispetto.

LELIA. Orsú, Isabella! Non vi dimenticate di quanto m'avete promesso.

ISABELLA. E voi non vi dimenticate di venirmi a vedere. Ascoltate una

parola.

CRIVELLO. S'io fusse in questa fregágnuola, so che 'l padrone mi

perdonarebbe!

SCATIZZA. Mangiaresti i polli per te, eh?

CRIVELLO. Che ne credi?

LELIA. Or volete altro?

ISABELLA. Udite un poco.

LELIA. Eccomi.

ISABELLA. Ècci nissun costí fuora?

LELIA. Non si vede anima nata.

CRIVELLO. Che diavol vòl colei?

SCATIZZA. Questa dimestichezza è troppa.

CRIVELLO. Sta' a vedere.

ISABELLA. Udite una parola.

CRIVELLO. Costor s'accostan molto.

SCATIZZA. Che sí! che sí!

ISABELLA. Sapete? Vorrei...

LELIA. Che vorreste?

ISABELLA. Vorrei... Accostatevi.

SCATIZZA. Accostati, salvaticaccio!

ISABELLA. Mirate se v'è niuno.

LELIA. Non ve l'ho detto? Non si vede persona.

ISABELLA. Oh! Io vorrei che voi tornasse dopo disinare quando mio padre

sará fuora.

LELIA. Lo farò; ma, come passa il mio padron di qui, di grazia, fuggite

e serrategli la finestra in fronte.

ISABELLA. S'io non lo fo, non mi vogliate piú bene.

SCATIZZA. Dove diavol gli tien la man, colei?

CRIVELLO. Oh povero padrone! Che sí, che sí, ch'io sarò indivino!

LELIA. Addio.

ISABELLA. Udite: vi volete partire?

SCATIZZA. Basciala, che ti venga il cancaro!

CRIVELLO. L'ha paura di non esser veduta.

LELIA. Orsú! Tornatevi in casa.

ISABELLA. Voglio una grazia da voi.

LELIA. Quale?

ISABELLA. Entrate un poco dentro a l'uscio.

SCATIZZA. La cosa è fatta.

ISABELLA. Oh! Voi sète salvatico!

LELIA. Noi sarem veduti.

CRIVELLO. Oimè! oimè! O seccareccio, altrettanto a me.

SCATIZZA. Non ti diss'io che la baciarebbe?

CRIVELLO. Or ben ti dico ch'io non vorrei aver guadagnato cento scudi e

non aver veduto questo bacio.

SCATIZZA. Il veggio. Cosí fusse tócco a me!

CRIVELLO. Oh! Che fará il padrone, come egli 'l sappia?

SCATIZZA. Oh diavol! Non si vòl dirglielo.

ISABELLA. Perdonatemi. La vostra troppa bellezza e 'l troppo amar ch'io

vi porto è cagion ch'io fo quello che forse voi giudicarete esser di

poca onesta fanciulla. Ma Dio lo sa ch'io non me ne son potuta tenere.

LELIA. Non fate queste scuse con me, signora; ché so ancor io come io

sto e quel che, per troppo amore, mi son messo a fare.

ISABELLA. E che cosa?

LELIA. Oh! Che? A ingannare il mio signore, che non sta però bene.

ISABELLA. Il malan che Dio gli dia!

CRIVELLO. Vatti po' fida di bagasce! Ben gli sta. Non è maraveglia che

'l fegatello confortava il padrone a lasciar questo amore.

SCATIZZA. Ogni gallina ruspa a sé. In fine, tutte le donne son fatte a

un modo.

LELIA. L'ora è giá tarda ed io ho da trovare il padrone. Rimanete in

pace.

ISABELLA. Udite.

CRIVELLO. Ohi! e due! Che ti si secchi, che ti faccia il mal pro!

SCATIZZA. Al corpo di Dio, che m'è infiata una gamba che par che la

voglia recere.

LELIA. Serrate. Addio.

ISABELLA. Mi vi dono.

LELIA. Son vostro. Io ho, da un canto, la piú bella pastura del mondo di

costei che si crede pur ch'io sia maschio; dall'altro, vorrei uscir di

questa briga e non so come mi fare. Veggio che costei è giá venuta al

bacio; e verrá, la prima volta, piú avanti; e trovarommi aver perduta

ogni cosa: tal che forza è ch'e' si scuopra la ragia. Voglio andare a

trovar Clemenzia di quanto gli par ch'io faccia. Ma ecco Flamminio.

CRIVELLO. Scatizza, il padrone mi disse aspettarmi al banco de' Porrini.

Vo' dargli questa buona nuova. Caso non mi creda, fa' che non mi facci

parer bugiardo.

SCATIZZA. Io non ti posso mancare. Ma, facendo a mio modo, te ne starai

queto e arai sempre questo calcio in gola a Fabio per poterlo far fare a

tuo modo.

CRIVELLO. Dico ch'io gli vo' male, ché m'ha rovinato.

SCATIZZA. Governatene come ti piace.

Gl'ingannati degli accademici intronati di Siena Commedie del Cinquecento · 第 20 / 54 题