..... Ancora nessuno nel salotto. Ma vaga tuttavia un profumo sottile,
indefinibile, fatto di tutte le essenze e di nessuna. Il fuoco è
spento, e dalla finestra spalancata il sole entra in un’ondata d’oro,
abbagliando mobili, stoffe, cose, che rivivono folli e gioconde nella
luce logorante. Sulla lastra d’uno specchio sono state incise due
iniziali col diamante, e dalle anfore, dai vasi, dalle coppe, tutt’una
fioritura d’un sol fiore: di rosa thea; una delle quali giace vizza
sul divano largo, di damasco, insieme a un piccolo pettine di tartaruga
ambrata. Accanto all’arpa, un violino, e un foglio di musica: un canto
mesto, largo, ma d’una passione quasi trionfale; accanto alla poltrona
prediletta, sul tavolino, non c’è più che una sola fotografia in cui
sorridono accostate due giovani teste: l’una virile, bruna; bionda
l’altra, e della femminilità più soave. Fra il volumetto di versi è
rimasto dimenticato un fiore; dalla cestellina esce un nastro azzurro
in cui si sta ricamando una data, un numero: prosa volgare o poesia
sublime; — nel libriccino di appunti si legge un verso di De Musset
scritto due volte da mano diversa:
«Comment vis-tu toi qui n’as pas d’amour?»
E la testa bruna, virile, si delinea sulla tela del cavalletto, e sulla
scrivanìa fra i foglietti lucidi, bianchi, fa capolino una lettera di
cui non si leggono che due ultime parole: Ora e sempre.
Tutt’un tripudio, un’ebbrezza delle cose in quel lieve disordine,
nell’onda di sole che irrompe gloriosa, pennelleggiando, raddoppiando
la vita, consumando come una fiamma...