La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere.
Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare
luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace
presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa
riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di
granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un
incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori
e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo
fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le
case dei Radusani.
Volgevano dalle strade alla piazza gruppi d'uomini e di femmine
vociferando e gesticolando. In tutti li animi il terrore superstizioso
ingigantiva rapidamente; da tutte quelle fantasie incolte mille imagini
terribili di castigo divino si levavano; i commenti, le contestazioni
ardenti, le scongiurazioni lamentevoli, i racconti sconnessi, le
preghiere, le grida si mescevano in un romorío cupo d'uragano presso ad
irrompere. Già da più giorni quei rossori sanguigni indugiavano nel
cielo dopo il tramonto, invadevano le tranquillità della notte,
illuminavano tragicamente i sonni delle campagne, suscitavano li urli
dei cani.
"Giacobbe! Giacobbe!" gridavano, agitando le braccia, alcuni che fin
allora avevano parlato a voce bassa, innanzi alla chiesa, stretti in
torno a un pilastro del vestibolo. "Giacobbe!"
Usciva dalla porta madre e si accostava alli appellanti un uomo lungo e
macilento che pareva infermo di febbre etica, calvo su la sommità del
cranio e coronato alle tempie e alla nuca di certi lunghi capelli
rossicci. I suoi piccoli occhi cavi erano animati come dall'ardore di
una passione profonda, un po' convergenti verso la radice del naso, d'un
colore incerto. La mancanza dei due denti d'avanti nella mascella
superiore dava all'atto della sua bocca nel profferire le parole e al
moto del mento aguzzo sparso di peli una singolare apparenza di senilità
faunesca. Tutto il resto del corpo era una miserabile architettura di
ossa mal celata nei panni; e su le mani, su i polsi, su 'l riverso delle
braccia, su 'l petto la cute era piena di segni turchini, di incisioni
fatte a punta di spillo e a polvere d'indaco, in memoria de' santuari
visitati, delle grazie ricevute, dei voti sciolti.
Come il fanatico giunse presso al gruppo del pilastro, una confusione di
domande si levò da quelli uomini ansiosi. -- Dunque? Che aveva detto Don
Cònsolo? Facevano uscire soltanto il braccio d'argento? E tutto il busto
non era meglio? Quando tornava Pallura con le candele? Erano cento
libbre di cera? Soltanto cento libbre? E quando cominciavano le campane
a sonare? Dunque? Dunque? --
I clamori aumentarono in torno a Giacobbe; i più lontani si strinsero
verso la chiesa; da tutte le strade la gente si riversò su la piazza e
la riempì. E Giacobbe rispondeva alli interroganti, parlava a voce
bassa, come se rivelasse dei segreti terribili, come se apportasse delle
profezie da lontano. Egli aveva veduto nell'alto, in mezzo al sangue,
una mano minacciosa, e poi un velo nero, o poi una spada e una
tromba....
"Racconta! racconta!" incitavano li altri, guardandosi in faccia, presi
da una strana avidità di ascoltare cose meravigliose; mentre la favola
di bocca in bocca si spandeva rapidamente per la moltitudine assembrata.