I.

La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere.

Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare

luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace

presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa

riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di

granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un

incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori

e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo

fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le

case dei Radusani.

Volgevano dalle strade alla piazza gruppi d'uomini e di femmine

vociferando e gesticolando. In tutti li animi il terrore superstizioso

ingigantiva rapidamente; da tutte quelle fantasie incolte mille imagini

terribili di castigo divino si levavano; i commenti, le contestazioni

ardenti, le scongiurazioni lamentevoli, i racconti sconnessi, le

preghiere, le grida si mescevano in un romorío cupo d'uragano presso ad

irrompere. Già da più giorni quei rossori sanguigni indugiavano nel

cielo dopo il tramonto, invadevano le tranquillità della notte,

illuminavano tragicamente i sonni delle campagne, suscitavano li urli

dei cani.

"Giacobbe! Giacobbe!" gridavano, agitando le braccia, alcuni che fin

allora avevano parlato a voce bassa, innanzi alla chiesa, stretti in

torno a un pilastro del vestibolo. "Giacobbe!"

Usciva dalla porta madre e si accostava alli appellanti un uomo lungo e

macilento che pareva infermo di febbre etica, calvo su la sommità del

cranio e coronato alle tempie e alla nuca di certi lunghi capelli

rossicci. I suoi piccoli occhi cavi erano animati come dall'ardore di

una passione profonda, un po' convergenti verso la radice del naso, d'un

colore incerto. La mancanza dei due denti d'avanti nella mascella

superiore dava all'atto della sua bocca nel profferire le parole e al

moto del mento aguzzo sparso di peli una singolare apparenza di senilità

faunesca. Tutto il resto del corpo era una miserabile architettura di

ossa mal celata nei panni; e su le mani, su i polsi, su 'l riverso delle

braccia, su 'l petto la cute era piena di segni turchini, di incisioni

fatte a punta di spillo e a polvere d'indaco, in memoria de' santuari

visitati, delle grazie ricevute, dei voti sciolti.

Come il fanatico giunse presso al gruppo del pilastro, una confusione di

domande si levò da quelli uomini ansiosi. -- Dunque? Che aveva detto Don

Cònsolo? Facevano uscire soltanto il braccio d'argento? E tutto il busto

non era meglio? Quando tornava Pallura con le candele? Erano cento

libbre di cera? Soltanto cento libbre? E quando cominciavano le campane

a sonare? Dunque? Dunque? --

I clamori aumentarono in torno a Giacobbe; i più lontani si strinsero

verso la chiesa; da tutte le strade la gente si riversò su la piazza e

la riempì. E Giacobbe rispondeva alli interroganti, parlava a voce

bassa, come se rivelasse dei segreti terribili, come se apportasse delle

profezie da lontano. Egli aveva veduto nell'alto, in mezzo al sangue,

una mano minacciosa, e poi un velo nero, o poi una spada e una

tromba....

"Racconta! racconta!" incitavano li altri, guardandosi in faccia, presi

da una strana avidità di ascoltare cose meravigliose; mentre la favola

di bocca in bocca si spandeva rapidamente per la moltitudine assembrata.

San Pantaleone · 第 5 / 64 题