Nel quale si fa la spiegazione del proverbio "chi cerca trova".
Maria non aveva risposto nulla a quel discorso di Lorenzo, rimanendo
un tratto impensierita, con le mani in mano, in quella che Lorenzo
s'era messo a passeggiare su e giù per la camera, a passi concitati,
come era sua consuetudine quando i tristi pensieri gli giravano per la
fantasia.
Era quella la prima volta che Lorenzo parlava a Maria di un'altra
donna, e le dava in qualche modo contezza di ciò che egli faceva fuori
di casa.
Chi era la signora del palchetto, accanto alla quale stava seduto
Lorenzo? Che dimestichezza era quella, di cui Lorenzo non le aveva mai
fatto parola? E perchè, poi, ricordando quella signora, egli metteva
fuori tanta amarezza di accento? Questi erano i pensieri della
giovinetta, e il cipiglio di Lorenzo non era certamente fatto per
discacciarli.
Che cosa, infine, doveva importarne a lei? Essa non lo sapeva, non si
fermava a indagarne le ragioni; ma intanto il racconto del giovane
l'aveva ferita nel cuore, destandovi arcani dolori non mai sentiti
dapprima. Ahimè! proprio dal dolore ci accorgiamo di vivere.
Lorenzo non s'era addato di nulla; passeggiando su e giù per la
camera, egli andava in quella vece dicendo a sè stesso:
--Buona fanciulla! Ella s'illude sempre di liete fantasie! E perchè
dovrei io beffarmi delle sue illusioni? Forse non ne ho avute io pure
di grandissime, l'ambizione, l'amore?... Oh, chi mi terrà conto di
quello che soffro, di quello che rispingo a fatica e seppellisco nel
profondo del cuore? Ella non si strugge de' miei desiderii smodati e
fatali; ella non ama nessuno. Beata lei! L'amore è la suprema
dannazione degli sciagurati. Non basta a questa vilissima creta aver
fame, pugnare con tutte le necessità quotidiane della vita; bisogna
pure che essa ami! L'amore! Che cos'è l'amore? La poesia dei sensi!
Arnese di gala! Ma s'ha a farla finita; s'ha a mettervi rimedio,
perdio!...
--Lorenzo!--disse finalmente Maria, con piglio amorevole;--che fate
voi ora? Non vi perdete di animo in questo modo! Il vostro dramma sarà
applaudito....
--Applaudito! Sì, sta bene;--rispose Lorenzo, ricondotto al suo primo
pensiero;--ma oro ci vuole! Qui, dinanzi al mio tavolino, avevo
bisogno di fede e di speranza, perchè si trasfondessero nell'opera mia
e vi soffiassero dentro l'alito della vita. Ora il mio manoscritto è
finito e suggellato, e mi occorre ben altro. Ma perchè sto io qui a
rattristarvi colle mie malinconie? Me ne andrò, perdonatemi, buona
sorella!...
--Sì, andate, Lorenzo. Un po' d'aria vi leverà dal capo tanti brutti
pensieri. Andate a salutare l'Assereto; ieri è venuto a cercarvi, e si
lagna di non avervi più veduto da tre giorni.
--È vero; sono proprio un orso, come voi mi chiamate qualche volta.
Andrò a cercarlo a' Banchi. Povero amico! Anch'egli ci ha le sue, di
molestie, e trova sempre il buon umore per consolare i compagni.--
Poco stante, Lorenzo usci, e dopo Lorenzo uscì Michele, per andare col
manoscritto al banco delle Messaggerie. Nè l'uno, nè l'altro,
scendendo le scale, badarono all'uscio del secondo piano, che era
socchiuso, e a due occhi che li avevano spiati da quella breve
apertura. Erano gli occhi scerpellini del nostro Don Giovanni da
dozzina, del biondo Arturo Ceretti, il quale stava aspettando la
partenza del Salvani, per correr su dalla bella Maria.
Quel giorno poi gli cascava addirittura il cacio sui maccheroni.
Lorenzo usciva, e gli teneva dietro il servitore. La fanciulla era
dunque sola, solissima, e il nostro Arturo poteva spiattellarle
l'animo suo.
Corse allo specchio; si ravviò i capegli, si affilettò i baffi, si
acconciò per bene le pieghe della cravatta, e, sicuro del fatto suo,
infilò speditamente le quattro scale che c'erano tra i suoi penati ed
il quartierino dell'ultimo piano. Giunto lassù, tirò discretamente la
corda del campanello. La fanciulla venne ad aprir l'uscio, e vedendo
il padrone della casa, fece un gesto d'ingrata meraviglia, che a lui
non doveva riuscir nuovo, poichè non ebbe aria di addarsene.
--Signora Maria!--balbettò egli.--Domando mille perdoni....
--Entri, signore;--disse Maria; e richiuso l'uscio, precedette il
Ceretti verso il salottino.
--No, no;--soggiunse il biondo Arturo,--andiamo pure nella sua camera
da lavoro; non s'incomodi per cagion mia.--
Maria non tenne l'invito, ed entrò risoluta nel salottino, dove, come
al solito, gli additò il canapè, ponendosi ella a sedere su d'una
scranna lì presso. Ciò fatto, la giovinetta incominciò arditamente il
discorso:
--Ella è venuta per la pigione?...
--Sì.... no....--rispose il Ceretti, perdendo la tramontana.--Sono
venuto anzitutto per riverirla. A dir vero, il signor Salvani si
dimentica un poco di noi, e mio padre da un pezzo aveva ordinato al
nostro procuratore di far le pratiche pel pignoramento. Oh, ma non
dubiti, io mi sono opposto, e fino a tanto ch'io non tolga il divieto
non si farà nulla di nulla.
--Grazie, signor Ceretti, della cortesia che ci usa!--disse Maria,
stendendogli la mano.--Ella ha un cuore ben fatto.
--Oh, le pare? Farei ben altro per ottenere la sua benevolenza. Se
ardissi dirle....
--Che cosa?
--Che Ella è molto bella, signora Maria, troppo bella, e mi fa dar
volta al cervello.--
Come avrebbe dovuto diportarsi la fanciulla a quelle parole? Il
piangere, il venir meno, e tutti gli altri accorgimenti della donna
impacciata, non erano nelle consuetudini di quella nobilissima
giovinetta. Colta così alla sprovveduta, amò meglio simulare una
grande serenità di mente: epperò fu pronta a rispondergli, tra adirata
e gioconda:
--Eh via, signor Ceretti! Ella vuole pigliarsi spasso de' fatti miei.
Per carità, non si faccia beffe di me! Io le son grata della cortesia
che Ella pone ad aspettarci ancora un tratto per la pigione. Che vuole
di più? Non guasti il benefizio con le sue celie.
--Non parlo per celia;--gridò il biondo Arturo, senza voler capire che
l'accorta giovinetta gli aveva con quelle generose parole offerta
un'uscita onorevole;--non ischerzo, in fede mia! Son cotto fradicio di
Lei, e per andarle a genio, son pronto ad ogni sacrifizio.
--Non avrà a farne di molti;--interruppe Maria con accento
turbato.--Io parlerò oggi al signor Lorenzo, perchè non tardi più
oltre a pagare il suo debito.
--Sì, gliene parli pure a quel mobile! O dove l'ha a prendere il
denaro, quello spiantato?
--Signor Ceretti!...--esclamò Maria.
--Oh, mi lasci proseguire, poichè ho cominciato. Il bel signorino le
fa patire carestia d'ogni cosa. Io so che Ella lavora dì e notte per
sostentare la famiglia, e il suo servitore va a vendere i suoi bei
ricami qua e là. Le pare strano che io sappia questi segreti? Le
voglio un gran bene; perciò ho tenuto dietro al servitore.
Probabilmente gli altri non se ne daranno un pensiero al mondo, di
queste cose; intenti come sono a fare da cavalier servente e da
paladino alle signore d'alto affare.--
Il colpo di messer Arturo andava diritto; senonchè. Maria era d'indole
altiera e non voleva lasciar trapelare d'esser toccata sul vivo.
--Orbene?--soggiunse ella, increspando le sopracciglia.--Che male c'è?
Il signor Lorenzo fa quello che gli aggrada. Poichè Ella sa che non è
mio fratello, consenta che io le aggiunga che egli è libero de' fatti
suoi.
--Sì, sì!--incalzò il Don Giovanni,--ma intanto lascia lei nelle
angustie. L'altro giorno, probabilmente perchè Ella non aveva ricami
da mandare a vendere, in casa non s'è mangiato altro che pane. Oh, io
so tutto; sto attento a tutto; dò un colpo al cerchio e l'altro alla
botte. E infatti so che, mentre Ella si affinava la vista sul telaio,
mettendo punti su punti, e lagrime su lagrime, egli era là dalle parti
dell'Acquasola, con una bella signora bionda.... bella, cioè,
intendiamoci! La dicono bella, e non è. Certo io non mi muoverei di
qui per andarla a cercare, anche sapendo che dovesse cascarmi poi
nelle braccia.--
Arrossì la povera Maria al vedere come quell'uomo sapesse ogni cosa, e
rimase a capo chino, pensando a quella dama di cui udiva accennare già
due volte nello spazio di un'ora. Certo la signora di cui parlava
Arturo Ceretti era quella medesima ricordata pur dianzi nel suo
discorso da Lorenzo. Il cuore di rado s'inganna ne' suoi
presentimenti. E Maria, stando seduta, col capo chino, in gran tumulto
di pensieri, non si avvide neppure che il Don Giovanni le afferrava la
mano, recandosela alle labbra con molta dimestichezza. E come non si
avvide della mano, non udì nemmeno il cominciamento del nuovo discorso
che le faceva il Ceretti.
--Veda, signora Maria. I suoi begli occhi non sono fatti per piangere,
nè per guastarsi sul telaio. Non rovini la sua gioventù per un uomo
come quello, che la nutre di malinconia, e che fra pochi giorni, solo
che io voglia, sarà senza tetto e senza letto. Io non lo odio se non
per il male che egli le fa; del resto son pronto anche a condonargli
il fitto di casa. Faccia a modo mio; lo mandi a quel paese! Io sono
giovane come lui, e non fo per dire, ma ci ho le mie quattrocento mila
lire al sole, e v'ha chi afferma, non senza ragione, che ce ne siano
altrettante all'ombra, nei forzieri di mio padre, di cui sono io
l'unico erede. Che cosa ne dice?
--Di che cosa?--domandò la fanciulla, rientrando in sè medesima.
--Della mia proposta. Non le pare uno zucchero, al paragone della vita
che fa con quel figuro? Andremo a viaggiare; ci daremo bel tempo....
--Signor Ceretti!--esclamò Maria, strappando la mano dalle strette del
Don Giovanni e balzando in piedi con aria di sdegno.--Io non la
intendo....--
E gli stette dinanzi, guardandolo, smorta nel viso, ma con gli occhi
che mandavano lampi.
Il biondo Arturo rimase un tratto dubbioso, ma non sbigottito da quel
piglio. Quella era una donna, finalmente, e nessun altri era in casa.
--Dunque non accetta?--chiese egli sogghignando.--vuol farmi la
schizzinosa, signora Maria!
--Esca di qui!--gridò la fanciulla.--E benedica la sua fortuna di aver
trovato qui solamente una donna.
--Sì, sì!--rispose l'altro, sempre con la stessa aria, ma con la
schiuma alle labbra.--E nemmeno una santa innocentina, in fede
mia....--
Disse proprio: in fede mia? Non metterei pegno che egli pronunciasse
la frase intiera; perchè mentre parlava ed era per avvicinarsi a lei,
si sentì una mano ferrea pesar sulle spalle, un'altra agguantarlo alla
nuca, senza alcuna misericordia pei solini insaldati che gli
adornavano il collo.
Il giovine Ceretti, colto in quel modo alla tagliuola, si diede, come
gli consentiva la stretta dell'ignoto, a gridare:
--Tradimento! tradimento!--
E mentre gridava, si faceva pavonazzo nel volto: gli occhi pareano
volergli schizzare dalle orbite sanguigne, e le braccia gli si
dimenavano pazzamente in aria come quelle di un antico telegrafo.
--Lasciatemi andare!--disse allora con voce più
supplichevole.--Lasciatemi andare!--
Ma quella mano stringeva sempre, e gli dava per giunta certi scrolli a
dritta e a mancina, che gli facevano scricchiolare tutte le giunture.
Ci fu un momento in cui il mal capitato Don Giovanni non vide più
altro che bagliori rossastri, e pensò che la fosse finita per lui.
Infatti era ad un pelo di morir soffocato, allorquando intese la voce
di Maria che gridava:
--Lasciatelo stare! Non vedete com'è diventato?...--La preghiera di
Maria fu esaudita, ma soltanto a mezzo.
Il biondo Arturo sentì allentarsi un tratto quelle morse di ferro, e
gli parve di tornare da morte a vita. Ma ad un tentativo che egli fece
per disvincolarsi del tutto, si accorse che il padrone del suo collo
non era punto disposto a lasciarlo andare. Infatti, come a
confermazione della stretta, il prigioniero udì queste parole:
--No, padroncina! Non le sappia male se la disobbedisco. Questo
pendaglio da forca si ha da buttar ginocchioni a' suoi piedi per
dimandarle scusa dell'ingiuria che ha fatto alla più virtuosa delle
donne. In ginocchio in ginocchio!
--No!--rispose furibondo il Ceretti, che aveva riconosciuta la voce di
Michele.--Voi mi avete còlto a tradimento, è una vigliaccheria!...
--Ah! così tu parli?--gridò Michele, dandogli superbamente del
tu.--Va! Eccoti libero!--
E con una spinta gagliarda lo sbalestrò contro la parete. Poi,
incrociando le braccia sul petto, ripetè:
--In ginocchio, mascalzone! In ginocchio!
--Io?--gridò il Ceretti, a cui la recuperata libertà e la rabbia
profonda facevano credere che avrebbe potuto lottare con
quell'uomo.--Io inginocchiarmi?...--
E inarcando le spalle come una tigre, si scagliò contro il suo
avversario.
Ma Michele sapeva il fatto suo. Un veterano di America, marinaio e
soldato, non aveva a lasciarsi sopraffare da quel bellimbusto del
Ceretti. Innanzi che questi si fosse avventato, una improvvisa e
maestra pedata lo colse a mezzo lo stomaco; di guisa che, dopo aver
barcollato un tratto, andò a ruzzolare da capo sul pavimento.
Michele era sempre ritto al suo posto, con le braccia incrociate sul
petto, come Napoleone il grande.
Il Ceretti quella volta non tornò all'assalto. Aveva avuto il suo
resto; tutto indolenzito e pesto com'era, non aveva più forza di
muoversi.
--Michele!--disse allora la fanciulla con aria di rimprovero al
domestico,--avete fatto assai male.
--Male, io, padroncina? La non m'entra. Ho dunque a sentirle dire
delle impertinenze e star cheto? Delle impertinenze alla signorina
Maria! Ah cane! ah briccone! ah villano rifatto!...--
E giù una dozzina di questi epiteti. Come ebbe snocciolato la sua
coroncina, proseguì, volgendo il discorso a Maria:
--Quando si dice il destino! Tornavo di là, dove mi ha mandato il
signor Lorenzo, ed ecco m'imbatto in un vecchio compagnone, il quale
m'invita ad andare insieme con lui per centellarne un bicchierino di
quello che pizzica. Il diascolo mi tentava; ma mi ricordo che per non
recarle molestia avevo preso la chiave di casa, e che Ella avrebbe
potuto accorgersi che la non c'era più nella toppa. Dico di no, e
corro difilato a casa. Entro appena in sala, odo parlare nel
salottino, e mi pare di riconoscere la voce di questo signore. Non per
ispiare, veh! ma perchè, tant'è, non l'ho mai avuto in buon concetto,
mi avvicino all'uscio, e per l'anima di.... non lo sento a dirle
villania?... In ginocchio, triste furfante! Insultare una santa!...
--Michele!
--Sì, mi lasci dire, padroncina; una santa! E costui ha l'ardimento di
dire.... di credere.... che.... Insomma, o ch'io non mi chiamo più per
nome Michele, o ch'io l'ho a fare a pezzetti, come uno spezzatino di
vitello!--
Ed era per far venire i fatti dopo le parole, quando Maria
s'intromesse, e accennando con la mano al fiero Michele che stesse
cheto, disse con accento deliberato al Ceretti:
--Se ne vada di qua!
--Sì, me ne vado;--rispose il biondo Arturo, mentre cercava di
racconciarsi alla meglio le vestimenta sgualcite,--me ne vado.... Ma
costerà salata! Se quest'oggi non entra in casa la pigione, andranno
presto a dormire su d'una strada. Ah, signori miei, sanno il
proverbio: chi cerca trova.
--Sicuro;--disse di rimando Michele.--Chi cerca trova.... e qualche
volta anche quello che non aveva cercato! Intanto La cerchi il suo
cappello, che è rotolato sotto la sedia.--
Il Don Giovanni, turbato com'era, si chinò a raccattare il cappello, e
col capo basso, i pugni chiusi, e i denti stretti, passò in mezzo a
quei due. Se gli antichi Romani non fossero gente da rispettarsi,
anche nella sconfitta, diremmo che egli pareva un Romano il quale
passasse sotto le forche Caudine.
Appena fu giunto all'uscio, si volse e con un gesto di minaccia
ripetè:
--Vi costerà salata!
--Sì, sì! Aspetta a me!--gridò Michele, in atto di scagliarsi sul
fuggente. Ma la fanciulla lo trattenne da capo.
--Michele, per amor mio, fermatevi! Ora bisognerà fare avvisato d'ogni
cosa Lorenzo.
--No, padroncina! Ci pensi due volte, innanzi di farlo. Egli è così
latino delle mani....
--E voi!--interruppe Maria.
--Io? Gli è un altro paio di maniche. Io posso dar liberamente due
golini a quel figuro, senza che alcuno ci trovi a ridire. Il signor
Lorenzo non potrebbe cavarsene il ruzzo, senza aver pagato prima la
pigione. La gente potrebbe dire che egli mena le mani per pagare i
debiti. Io me ne intendo un poco, delle leggi della cavallerizza!--
Michele voleva dire cavalleria; ma è già noto ai nostri lettori che
Michele, in materia di lingua, pigliava spesso dei granchi.
--Sta bene,--disse sorridendo la fanciulla,--ma appunto per questo
negozio della pigione bisognerà parlargliene.
--No, no, padroncina! Lasci fare a me!
--E che cosa potreste far voi, mio povero Michele?
--Io? La non mi conosce ancora. Ci ho un disegno in capo, e chi sa che
non n'abbia a venir fuori un costrutto! Ella mi prometta di non dir
nulla fino a domattina....
--Ve lo prometto, e il cielo vi assista!