Prefazione
Il Busto d’Acerenza
Introduzione
La vita di Giuliano
La discordia nel Cristianesimo
Il Neoplatonismo
L’atteggiamento di Giuliano
L’azione di Giuliano contro il Cristianesimo
Il disinganno di Giuliano
Il principe e l’uomo
Conclusione
Indice della materia
_PREFAZIONE_
_Nel presentare questo nuovo mio libro ai miei pochi ma cortesi lettori,
io vorrei rinnovare l’espressione di un desiderio, già manifestato nei
miei volumi antecedenti. Io vorrei che essi fossero persuasi che non
c’è, nel mio pensiero, neppur l’ombra di un’inclinazione tendenziosa.
Per me la storia non ha interesse, se non è trattata con uno spirito e
con un metodo rigorosamente oggettivo. Se lo scrittore si giova della
storia per dare sfogo alle sue preconcette preferenze, se vuol forzare i
fatti alla giustificazione delle sue teorie, potrà scrivere un’opera
interessante ed eloquente, potrà scagliare un libello od imaginare un
romanzo, ma non scriverà una storia._
_Tale concetto deve applicarsi alla storia delle religioni, come a
quella di qualsiasi altro fenomeno dello spirito umano. Lo studio, la
narrazione di un episodio religioso non dev’essere nè un’apologia nè un
attacco; dev’essere un’imparziale, serena, diligente esposizione degli
avvenimenti e delle cause che li hanno prodotti._ _Questo metodo di
critica perfettamente oggettiva non deve offendere nessuna coscienza,
per quanto delicata, poichè una religione, quale sia l’origine sua,
viene pure a contatto con gli uomini, ed è quindi necessariamente
perturbata, oscurata dall’elemento umano, e soggetta a tutte le
vicissitudini che quell’elemento subisce col passar dei secoli. Anche
l’acqua di un fiume sgorga limpida come un cristallo dalla vena montana,
ma poi, scorrendo sul fondo della valle, serpeggiando per la fertile
pianura, attraversando le popolose città, s’intorbida e s’inquina pei
detriti impuri che le cadono in seno. Risalga alle scaturigini genuine
chi vuol confortarsi coi suoi salutari lavacri._
_Generalmente la storia dei fatti religiosi si fossilizza o
nell’ammirazione irragionevole di tutto, anche di ciò che non può esser
ammirabile, perchè è il prodotto dell’azione disturbatrice che l’uomo vi
ha esercitata, od in un’avversione non meno irragionevole anche di ciò
che dev’essere rispettato, perchè è l’espressione genuina
dell’irresistibile aspirazione dell’anima umana all’infinito. Quanto più
in un paese è scarsa la coltura e mancante il senso critico, tanto più è
prevalente questo modo esclusivo e falso di giudicare gli avvenimenti
nella loro attinenza col fenomeno religioso. E, in conseguenza di questa
ristrettezza di giudizio, non è più possibile lo studio oggettivo del
processo di azione e reazione per cui passa lo spirito umano nei suoi
successivi adattamenti alla forma religiosa. È la faccia umana del
fenomeno religioso, è l’osservazione delle alterazioni che il sentimento
religioso subisce nell’ambiente intellettuale e storico da cui è
circondato che esercita una singolare attrattiva sullo studioso delle
leggi che determinano l’evoluzione dell’uomo e della società. Chi riesce
ad applicare alla coscienza umana, nei suoi rapporti col fatto
religioso, una lente che non sia colorita da nessun pregiudizio di
affermazione o di negazione, riesce, insieme, a scoprirne le più intime
fibre, ad isolarne i tessuti più profondi e delicati._
_L’essere razionale si distingue dal bruto perchè, potendo assorgere,
mercè le sue facoltà di astrazione e di riflessione, al concetto di
causa, pone davanti a sè due problemi dalla cui soluzione dovrebbe
scaturire la spiegazione e la ragione dell’universo, il problema della
morte ed il problema dell’esistenza del male. Le religioni antiche
davano una soluzione vaga ed incerta del primo, e non ne davano alcuna
del secondo. Prometeo che osava agitare questo problema era un ribelle
che Giove inchiodava sul Caucaso. Le religioni antiche, ispirandosi ad
una tendenza essenzialmente ottimista, attenuavano il problema del male,
non ne sentivano tutta la portata e la tragica difficoltà. Ben le vide e
le sentì il Cristianesimo, che fu la religione della sventura e del
dolore. Ma il Cristianesimo non lasciò l’uomo piangente e sgomentato
davanti all’esistenza del male, poichè, scrutando il problema della
morte, vide nella morte il processo di redenzione dal male. Quest’idea,
in cui era la chiave del mistero del mondo, parve divina all’umanità
assetata d’ideale, afflitta ed oppressa dalla prepotenza e dall’iniquità
trionfante. Quest’idea ha dato al Cristianesimo una vittoria che sembra
senza ragione a chi non sa comprendere che la ragione si trova nella
rispondenza del Cristianesimo con le più profonde esigenze dell’umana
coscienza. Ma quest’idea, ottenuta che ebbe la vittoria sulle religioni
e sulle dottrine dominanti nel mondo antico, divenuta, a sua volta,
dominatrice, non ha potuto conservarsi nella purità della sua
ispirazione genuina e dovette adattarsi al mondo che l’aveva
abbracciata, lasciando oscurare quella virtù redentrice che ne aveva
fatta la forza e le aveva guadagnato il cuore umano._
_Lo studio che qui si presenta prende il Cristianesimo appunto nel
momento in cui, dalle angustie di segreti ed isolati recessi, esce e si
allarga come un fiume regale sul campo immenso dell’impero romano.
Distendendosi su terreni isteriliti, di nuovo li fertilizza con le sue
acque fecondanti, ma prende e trascina con sè una parte delle brutture
da cui erano contaminati._
_Era naturale che in questo momento, in cui ancora non era scomparso del
tutto quel complesso di forze su cui si innalzava l’antica civiltà,
questa tentasse di dare l’ultimo guizzo ed, approfittando del
traviamento a cui il Cristianesimo, divenuto un istituto mondano,
cominciava ad essere in preda, volesse rinnovare il combattimento, nella
fiducia di riuscirne vincitrice._
_Questo movimento dello spirito antico che resiste un’ultima volta
all’invasione del Cristianesimo e ridesta gli antichi ideali si è
personificato in un curioso ed enigmatico personaggio, l’imperatore
Giuliano. Ora è una grande fortuna per lo storico il trovar concentrate
nel foco di una sola persona tutte le passioni che hanno determinato
l’indirizzo, provocato l’atteggiamento dell’anima umana, in un dato
momento della sua evoluzione. La storia non è viva, non è chiara, non è
sicura se non quando può esercitarsi intorno all’individuo e può
cogliere nella sua coscienza il riflesso diretto degli avvenimenti e
delle idee diffuse nel mondo._ _La storia che vaga da astrazione in
astrazione, che incede nell’aria rarefatta di principî e di generali
affermazioni, che è una scienza di concezioni aprioristiche, crea, come
la metafisica, dei grandi edifici che, appena sorti, svaniscono, simili
a quelle figure fantastiche di cui scorgiamo, talvolta, il profilo nelle
nuvole spinte dal vento sull’azzurro del cielo. Tutta la scienza ormai
la scienza dell’uomo come quella della natura, è la scienza dei fatti.
L’ipotesi non vale se non come una preparazione alla scoperta del fatto,
e la teoria deve seguire, non precedere il fatto. La storia, anch’essa,
deve essere, sopratutto, una ricerca di fatti ed un’analisi psicologica
dell’uomo. Noi dobbiamo ricreare, quanto più è possibile, nella storia,
il dramma umano, rivivere nel pensiero, nel sentimento, nelle passioni
della persona umana in un punto determinato del tempo, in un determinato
conflitto di speranze e di timori, d’ire e di affetti, d’illusioni e di
realtà._
_È ciò, appunto, che io ho tentato di fare col personaggio tanto curioso
ed interessante dell’imperatore Giuliano. Non ebbi per lui nessun
preconcetto di simpatia o di esecrazione. Ho cercato esclusivamente di
comprenderlo, scrutando i moventi che lo avevano spinto al suo folle
tentativo, ricreando l’ambiente in cui era vissuto, riguardando, infine,
il mondo che lo circondava, attraverso l’atmosfera di quegli stessi
pregiudizî in cui era cresciuto. Da uno studio siffatto balza fuori una
figura vivente e si apre uno spiraglio da cui si scopre un lembo di
realtà._
_Nello scrivere questo libro io non ebbi altro scopo, fuor di questo
puramente oggettivo, e ci vorrebbe una larga dose di buona, dirò meglio,
di cattiva volontà, per vedercene un altro._ _Chi ha un temperamento
critico sa guardare i fenomeni morali con quello stesso disinteresse
speculativo con cui guarda i fenomeni fisici, con quella stessa
necessaria imparzialità con cui il chimico analizza una sostanza e
l’astronomo determina l’orbita di un corpo celeste. Una cosa è il
sentimento ed un’altra la ragione. La causa vera del disordine che
perturba i giudizî umani è che gli uomini portano il sentimento là dove
non dovrebbero portare che la ragione. Errore funesto, ma non più
funesto dell’errore di quei pensatori i quali credono che la ragione
esaurisca l’universo e non s’accorgono, per la brevità del loro sguardo,
che essa lascia pur sempre una larga striscia d’ignoto, dove il
sentimento regna assoluto ed invincibile dominatore._
_Aprile 1901._
_G. Negri._
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GIULIANO
nel busto d’Acerenza