DA SCILLA A CARIDDI? IL PERICOLO RUSSO

Ma un dubbio potrebbe nascere a questo punto: se non sia piuttosto da

temere che la sconfitta esasperi la Germania e quindi lasci infiniti

semi di nuove guerre; o che la vittoria rinfocoli in Francia, in

Inghilterra, in Russia lo spirito bellicoso e le ambizioni d’impero,

cosicchè l’Europa guadagnerebbe per un verso quel che perderebbe per un

altro. Molti temono che, per schivare il pericolo tedesco, l’Europa non

incorra nel pericolo russo.

Una guerra disgraziata lascerà certamente un lungo strascico di

rancori e di rammarici in Germania. Un popolo che per mezzo secolo

si è illuso di essere invincibile, non apre volentieri gli occhi alla

verità; non si rassegna allegramente a riconoscere di essere soggetto

in guerra alla legge comune, che Napoleone enunciò così bene sul campo

di battaglia di Marengo: _battu battant, c’est le sort des batailles_.

Tuttavia, almeno se la pace toglierà alla Germania soltanto quel che

essa tolse agli altri con la forza e tenne con ingiustizia, lasciandole

quel che è suo per diritto storico e nazionale, queste collere

dovrebbero placarsi a poco a poco. Intanto per molti anni la Germania,

come le altre nazioni, dovrà attendere a curare le sue ferite. Chi

potrebbe pensare che una tal guerra possa essere ricominciata di qui

a qualche anno? E col tempo il naturale risentimento della delusione

dovrebbe cedere, nei vecchi e nei giovani, se non alla ragione almeno

alla necessità, che nella vita è poi sempre il supremo argomento. La

pace non è una aspirazione di filantropi e di idealisti, ma un bisogno

vitale dei nostri tempi: anche i tedeschi dovranno pure accorgersene

un giorno, come se ne sono accorti a un certo punto della loro storia

i francesi. Quale popolo ha combattuto negli ultimi due secoli tante

e così grandi guerre quante i francesi? Non sono essi stati maestri

dell’arte della guerra a tutta Europa ed anche ai tedeschi, i quali in

fatto d’armi hanno imparato dai loro odierni nemici molto più di quanto

non sembrano aver loro insegnato? Anche dei francesi l’Europa non aveva

per lungo tempo temuto che quel demonio della guerra da cui parevano

invasi, non potesse calmarsi; che la Francia e il suo spirito guerresco

non avrebbero lasciato mai riposare l’Europa? Invece anche la Francia,

dopo aver tanto combattuto, aveva ringuainato la spada; e non l’ha

tratta nell’agosto del 1914, se non perchè fu costretta dall’altrui

aggressione.

Perchè lo stesso mutamento non dovrebbe avvenir nei tedeschi, in

condizioni e sotto l’azione di circostanze analoghe? La guerra e la

pace non dipendono oggi in Europa dal temperamento dei popoli, ma dalle

situazioni storiche e politiche. La Francia fu, dopo la Rivoluzione,

bellicosa, finchè i Governi per reggersi furono costretti a esaltare

e perciò ogni tanto a soddisfare la passione popolare della gloria

militare, generata dalle grandi guerre del secolo XVII, del secolo

XVIII, della Rivoluzione e dell’Impero. La Germania ha minacciata per

tanti anni e infine ha intimata la guerra a mezza l’Europa, perchè

l’aristocrazia e le dinastie non potevano governarla a loro modo,

se non inebriandola con i ricordi delle vittorie passate e con le

promesse di una straordinaria grandezza futura. La Francia ha imparato

ad amare la pace, quando fu retta da un Governo — la Repubblica — cui

non fu più necessario minacciare i vicini e inquietare l’Europa, per

durare. È legittimo dunque supporre che anche la Germania perturberà

meno facilmente la pace del mondo, quando sarà governata da classi e

partiti, che non avendo più tanti privilegi da difendere, avranno minor

bisogno di prestigio militare.

E con ragioni di questo stesso ordine noi possiamo rispondere alla

seconda questione e rassicurarci che la Francia e l’Inghilterra non

muteranno con la vittoria l’umore pacifico in aggressivo. Queste

due nazioni volevano pace: non pensavano di aggredire nessuno Stato

nè di far conquiste in Europa, già prima di questa guerra, perchè

i loro Governi non avevano bisogno, per reggersi, di fare sfoggio

ad ogni momento della propria forza. Si rafforzerebbero, dopo una

vittoria, come sempre avviene, di nuovo prestigio dentro e fuori dei

confini; e se già prima della guerra non avevano bisogno per reggersi

di inquietare e molestare il mondo, lo lasceranno più sicuramente

tranquillo, quando la vittoria li avrà fatti anche più autorevoli. Le

popolazioni, se amavano la pace prima, più l’ameranno dopo, quando

potranno godere più sicuramente, senza le ansietà che la hanno

avvelenata negli ultimi anni.

Non bisogna inoltre dimenticare che la Francia e l’Inghilterra sono

nazioni di spirito più misurato che la Germania; ambedue esenti da

quella esagerazione tumultuosa e da quell’orgoglio, che così spesso

trascina i tedeschi, per la smania di far sempre cose più grandi,

a tentar l’impossibile. Vogliono rafforzarsi e durare nell’alta

situazione storica, a cui sono giunte con secoli di lavoro e di lotta,

e che è tale da accontentarsene, almeno per due popoli saggi. Perciò

non vinceranno solo per sè, ma anche per gli altri e per tutti i

popoli.

Non ripeteremo insomma mai quanto basti — perchè è punto di sommo

rilievo — che la pace e la guerra dipendono oggi in Europa dalle

istituzioni politiche. La Germania ha dichiarata la guerra all’Europa,

perchè è governata da una aristocrazia e da una monarchia militare. La

Francia invece, governata dalle classi a cui la guerra è più funesta,

sarebbe contenta della sua condizione presente, il giorno in cui avesse

recuperata l’Alsazia e la Lorena; e perciò il giorno dopo la vittoria

non desidererà che di dichiarare la pace all’Europa, come aveva

previsto Michelet. Chi suppone che essa ricomincerà ad ambire conquiste

in Europa, si inganna come si ingannavano quanti pensavano che

avrebbe buttate le armi, all’avvicinarsi dei tedeschi. In Inghilterra

l’aristocrazia e l’alta borghesia possono assai più nello Stato che

in Francia, e il popolo invece può meno: ma in compenso il popolo è

più pacifico che in Francia. Da secoli il popolo inglese, si può dire,

non combatte, poichè adopera per le sue guerre eserciti di mercenari:

non può quindi avere la tradizione, l’esperienza e neppure la passione

della guerra, come il popolo francese che ha versato il suo sangue, in

cento guerre.

Senonchè proprio per questa ragione, perchè la guerra e la pace

dipendono dalla natura e dallo spirito dei regimi politici, molti

sono inquieti per la Russia. E dicono: sta bene, la Francia è, e

l’Inghilterra è quasi, una democrazia; perciò si può confidare che,

anche fatte più grandi e potenti, non molesteranno l’Europa; ma e

la Russia? Non è la Russia un impero militare, come la Germania, e

per giunta poco meno che autocratico ed assoluto? Non è da credere

che in questa autocrazia guerresca, mal controllata da un Parlamento

fanciullo, inesperto, timido, senza autorità, la vittoria risvegli

quell’orgoglio, quell’audacia, quello spirito aggressivo che ora

minaccia l’Europa dalla Germania? E se il pericolo passasse da Berlino

a Pietroburgo?

I giornali austriaci e tedeschi, i partiti e i giornali fautori della

causa tedesca nei paesi neutri non si stancano infatti, dal principio

della guerra, di annunciare all’Europa l’imminente _pericolo slavo_.

Sul principio anzi lo stesso Governo di Berlino aveva annunciato al

popolo che la guerra sarebbe proprio una guerra nazionale di difesa

contro la «barbarie russa»; e i socialisti di Germania e d’Austria

hanno creduto di difendere il loro atteggiamento bellicoso, protestando

che non potevano aprire le porte della Germania e dell’Austria ai

Cosacchi. La futura potenza e prepotenza della Russia è uno degli

argomenti preferiti in Italia dai superstiti fautori della Triplice

alleanza; i quali ogni mattina vedono già la Russia arbitra dell’Europa

continentale, Santa Sofia riconsacrata dallo Czar al culto cristiano,

le navi da guerra russe scorrazzanti per il Mediterraneo e i Cosacchi

in via per l’Adriatico....

L’avvenire siede sulle ginocchia di Giove, dicevano gli antichi. Sta

nelle mani di Dio, dicono ora i Cristiani. Io non mi sento il coraggio

di profetare l’avvenire dell’Impero moscovita. Ma se ci contentiamo

di argomentare quel che può accadere di qui a poco da quel che ora

succede, sembra lecito affermare che la egemonia russa in Europa è un

vano fantasma, e per parecchie ragioni. Prima, una ragione di ordine

geografico. A dominare con le armi e il prestigio un vasto continente,

è necessario che un popolo tenga una posizione centrale, così da

poter minacciare e al caso colpire su punti diversi, a nord, a sud, ad

est, ad ovest. Per questa ragione l’Italia antica potè, per secoli,

dominare in tutto il bacino mediterraneo dalla Gallia e dalla Spagna

all’Egitto e alla Siria, dall’Africa del Nord alla Penisola balcanica.

Per questa ragione la Francia e la Germania hanno potuto ambire, a più

riprese, l’egemonia dell’Europa; ma non hanno potuto mai ambirla nè

l’Inghilterra nè l’Italia, collocate sul fianco o all’estremità del

continente. E per questa stessa ragione non potrà neppure ambirla la

Russia.

La stessa presente guerra, del resto, lo prova. La Russia è un colosso.

Ha il più numeroso esercito del mondo; e soldati che non la cedono ai

soldati di nessun altro paese di Europa per valore. Eppure chi non vede

che, sola, non potrebbe vincere l’Austria e la Germania, le quali pure

anche unite hanno popolazione ed eserciti minori? E per quale ragione?

Perchè essa deve oggi combattere ad un capo del suo vastissimo Impero,

verso l’Europa, come dieci anni fa dovè combattere all’altro capo,

contro il Giappone. La grandezza sua le è d’impaccio a guerreggiare.

Potenze più piccole ma più agili; e perciò dovrebbe essere ragione

non di inquietudine ma di tranquillità a quanti temono l’egemonia

della Russia vittoriosa. L’autorità di una Potenza in pace si misura

all’ingrosso dalla forza che essa eserciterebbe — o si presume potrebbe

esercitare — in tempo di guerra.

Nè basta. La Russia è un immenso impero, metà europeo, metà asiatico;

che confina con la Svezia, con la Germania, con l’Austria, con la

Rumenia, con la Turchia, con la Persia, con la China, con il Giappone.

Ciascuna di queste frontiere l’impegna in una politica particolare,

che deve curare certi interessi, proporsi certi fini e adoperare certi

mezzi. Il Governo russo, se deve tener d’occhio le faccende europee,

non può trascurare le cose balcaniche, le cose turche, gli affari

dell’Estremo Oriente. Ma appunto perchè ha tante frontiere, tanti

interessi e tanti impegni diversi a cui badare, la Russia non potrà

mai puntare con tutte le forze nella sola politica europea. Gli altri

interessi suoi la distrarranno ogni tanto dalle faccende europee, come

è successo tante volte in passato.

Non aveva la Russia, dopo il 1895, trascurati gli affari balcanici, che

sono uno dei suoi maggiori impegni ed interessi in Europa, perchè era

stata troppo attirata dall’Estremo Oriente? I Serbi, i Montenegrini,

i Bulgari se ne lagnavano assai vivamente; e non a torto, perchè

mentre la Russia, già così vasta, si allargava anche di più in Asia,

gli Slavi dei Balcani restavano in balìa dell’Austria e quindi della

Germania, alleata dell’Austria. A sua volta la Germania ha cercato

sempre di spingere la Russia verso l’Estremo Oriente, per allontanarla

dall’Europa, adoperando a questo scopo perfino l’amicizia intima che

fino allo scoppio della guerra intercedeva tra l’imperatore di Germania

e l’imperatore di Russia, e l’ascendente che Guglielmo II, uomo

ardito, invadente, un po’ fantastico, aveva acquistato sullo spirito

più timido e chiuso di Nicola II. Io so, perchè me l’ha detto uno dei

funzionari della Corte di Pietroburgo che stanno più vicino allo Czar,

che l’imperatore di Germania non tralasciava mai, quando si trovava

con l’imperatore di Russia, di incoraggiarlo ad ampliare il suo Impero

asiatico. L’imperatore di Germania spronava Nicola II ad impegnarsi in

vaste conquiste in Cina e contro il Giappone, sapendo che non c’era per

la Germania mezzo più efficace e sicuro di indebolire l’alleanza della

Francia e della Russia in Europa.

Si potrebbe, anzi, dire addirittura che la politica russa sia una

specie di pendolo, oscillante tra l’Asia e l’Europa. Tra il 1895

e il 1905 la Russia fu, per dir così, presente in Asia e assente

dall’Europa. Disinteressandosi quanto poteva dagli affari d’Europa, si

tenne facilmente in buoni rapporti con l’Austria e con la Germania.

Ma la guerra contro il Giappone risospinge di nuovo la Russia verso

l’Europa. Dopo il 1905 la Russia ripiglia in mano, amplia, rinforza

l’alleanza con la Francia; conchiude l’_entente_ con l’Inghilterra;

riprende a vigilare le faccende balcaniche e i piccoli popoli slavi,

tanto trascurati nel decennio precedente; conchiude una intesa anche

con il Giappone, acconsentendo a mantenere in Estremo Oriente le

cose nel loro stato presente. Ma ben presto si guasta con l’Austria

e con la Germania, dopochè i Giovani Turchi fanno la rivoluzione in

Turchia. L’Austria annette la Bosnia-Erzegovina; la Russia è obbligata

a cedere alla minaccia tedesca; si inasprisce tra Russia e Germania

la discussione intorno al trattato di commercio, che la Germania vuol

rinnovato tale quale e la Russia invece vuol ritoccare in ogni parte;

si esaspera a Costantinopoli la rivalità tra la Russia e la Germania;

scoppia la guerra Balcanica, e infine la guerra tra l’Austria e la

Serbia, principio della guerra europea.

La guerra europea è la crisi decisiva della nuova politica europea,

incominciata dalla Russia dopo il 1905. Terminata la guerra europea

il pendolo dovrebbe dunque discendere di nuovo verso l’opposta parte;

e la Russia per un certo tempo dileguare di nuovo dall’Europa,

sprofondandosi nella sacra immensità dell’Asia. Appunto perchè la

Russia non è nè Potenza tutta europea nè Potenza tutta asiatica, non

potrà mai dominare nè l’Europa nè l’Asia; ma incomberà invece sui due

continenti, come una forza immane e lenta, più regolatrice che egemone.

C’è infine un’ultima ragione per la quale non si deve temere che una

vittoria della coalizione anglo-franco-russa alteri l’equilibrio

politico dell’Europa, come l’altererebbe certamente la vittoria

dell’alleanza austro-germanica. Abbiamo già veduto che questa alleanza

è così possente, perchè l’Impero tedesco e l’Impero austriaco sono

contigui. Si aggiunga che hanno la medesima lingua ufficiale e

istituzioni politiche affini. Nella coalizione franco-anglo-russa

invece, se la Francia e l’Inghilterra si possono considerare contigue,

non ostante gli impedimenti non piccoli, che un braccio di mare, anche

corto, interpone, tra la Russia, invece e i suoi alleati di Occidente

sta la mole dei due Imperi nemici. Inoltre la lingua e le istituzioni

politiche di queste tre Potenze sono molto diverse. Ne segue che la

vittoria potrebbe fare dell’alleanza austro-germanica, ma non della

coalizione anglo-franco-russa, un tutto unico. La posizione geografica,

la diversità delle lingue delle istituzioni e degli ordini sociali, la

molteplicità degli interessi, terranno sempre tutte e tre le Potenze

alleate ad una certa distanza e come in un certo isolamento. Lo

dimostra la debolezza di cui per molti anni la Triplice Intesa ha fatto

prova; e la parziale impreparazione in cui fu sorpresa dall’attacco

germanico.

Per tutte queste ragioni la vittoria della Triplice Intesa sembra

legittimare maggiori e migliori speranze per il mondo, il quale a

giusta ragione vuole che a questa guerra possa tener dietro una lunga

e sicura pace. La moltitudine l’ha intuito in tutti i paesi; e perciò

apertamente parteggia per la Francia, per l’Inghilterra e la Russia.

Nelle classi alte, nel mondo intellettuale, tra gli uomini politici ci

sono dei dispareri; nelle masse no. Anzi, le masse in Europa sperano

addirittura che con questa guerra, se la coalizione anglo-franco-russa

trionferà, tutte le guerre finiranno, il militarismo cadrà per sempre

e incomincerà la pace universale ed eterna. Gli uomini l’hanno sempre

sognata, questa pace inalterabile del mondo e dei secoli; tutti gli

imperi e tutte le religioni l’hanno annunciata, sfidando l’ostinata

esperienza di tante generazioni: non è dunque meraviglia se tale

speranza rinasce, come un conforto, in mezzo agli orrori della più

terribile delle guerre. Potrebbe il mondo sostenere oggi la prova,

se non sperasse che le stragi e le rovine presenti serviranno almeno

a risparmiare ai nostri figli e ai nostri nipoti una simigliante

sciagura?

Senonchè la speranza spiana sovente troppo facilmente le difficoltà.

Che la vittoria della Francia, della Russia e dell’Inghilterra, possa

assicurare all’Europa la pace per qualche tempo, sembra cosa certa.

Incerto è invece che possa, non dirò toglier di mezzo il militarismo,

ma moderare quel mostruoso accrescimento degli eserciti che negli

ultimi trent’anni ha così profondamente perturbata l’Europa, e alla

fine generato il gran soqquadro di questi tempi. La vittoria dei tre

Imperi alleati potrebbe generare anche questo effetto: ma solo se fosse

seguita da un profondo rivolgimento dello spirito pubblico, che sarebbe

poco meno che un nuovo indirizzo della civiltà.

Quale è questo rivolgimento dello spirito pubblico? Questo nuovo

indirizzo della civiltà? Lo vedremo conchiudendo questi studî.

La guerra europea · 第 46 / 82 题