Del resto, anche se la situazione militare fosse più incerta che non
è, noi avremmo bisogno di credere che la guerra terminerà a questo
modo. Si potrebbe dire che è necessario che così termini, se si vuole
che l’Europa possa godere di una pace lunga, feconda, non agitata ogni
giorno da improvvisi spaventi, non insidiata di continuo da oscure
ambizioni. Di questa pace — non giova illudersi su questo punto —
l’Europa non godrà per parecchie generazioni, se lo spirito tedesco
potrà continuare, anzi con più forza, perchè esaltato da una strepitosa
vittoria, a compiere quello che da un secolo sembra esser stato il
suo speciale ufficio nel mondo. Noi non neghiamo punto che il popolo
tedesco sia dotato di grandi qualità: ma ci par purtroppo anche vero
che di queste qualità ha fatto sovente un uso pericoloso per i suoi
vicini, prendendo agli altri popoli certi principî di civiltà da quelli
creati ed esagerandoli sino a convertirli in tormenti e pericoli. La
milizia, per esempio. Che il servizio militare sia un dovere di ogni
cittadino è principio classico e antico, che la Rivoluzione francese
aveva rinnovato applicandolo con discrezione. Ma i tedeschi, riducendo
la ferma e accrescendo il numero dei soldati quanto più era possibile,
hanno con quel principio creato e imposto all’Europa l’esercito moderno
che è tutto il popolo in armi: l’esercito immenso, dispendiosissimo,
lento, che ha fatto della guerra una calamità, a paragone della quale
tutti i flagelli che sinora hanno afflitto l’umanità erano piccoli
inconvenienti! L’industria moderna — noi l’abbiamo veduto — si sforza
di accrescere la quantità a scapito della qualità. Tuttavia la Francia
e l’Inghilterra avevano applicato questo principio con una certa
misura e non oltrepassando certi limiti. Sopraggiunge la Germania e
che fa? Che cosa è la _pacotille_ tedesca, di cui tanto si è parlato?
L’esagerazione di quel principio. La Germania ha applicato quel
principio sino a empire il mondo di ogni sorta di falsificazioni. Non
c’è ordinamento sociale, che possa sussistere senza adoperare in una
certa misura la forza. Anche la forza è dunque, in una certa misura,
un fattore di bene e un elemento di progresso. Tutti i tempi e tutti
i popoli hanno riconosciuto e praticato questo principio, che solo
pochi mistici negano. Ma da questa verità elementare, semplice, vitale
i tedeschi hanno ricavate le teorie del Clausevitz, del Nietzsche e
del Bernardi; le pose prepotenti di Bismarck, che è da quarant’anni
il cattivo esempio di tutti gli uomini di Stato dell’Europa; e infine
la guerra europea, con le stragi, gli incendi, le devastazioni, il
deliberato proposito di non riconoscere nella guerra nessuna legge o
regola o norma.
È troppo. L’Europa ha bisogno di ritornare sotto la guida e la autorità
di popoli più vecchi, più maturi, più ponderati. Non pochi sono coloro
i quali credono che la guerra durerà ancora qualche mese; poi si terrà
un Congresso della Pace e si firmerà un gran trattato; in seguito al
quale ripiglieremo la vita al punto ove la lasciammo quella fatale
mattina del 25 luglio, in cui leggemmo le torbide minaccie dell’Austria
alla Serbia. Ma è purtroppo una illusione. Quando, ristabilita la
pace, noi tenteremo di ripigliar la vita che avevamo condotta sino
al 25 luglio, noi ci accorgeremo che la corrente della storia si è a
quel punto inabissata in una voragine, per riapparire più lontano con
aspetto e direzione mutata. Non c’è più modo di risalirla. Troppe cose
saranno irrevocabilmente mutate e troppe dovranno esser rifatte sopra
un piano nuovo, se non si vuole che tanto sangue sia stato versato
invano e che questa catastrofe sia il principio non di un ordine nuovo
e migliore, ma di una rovina più terribile ancora di quella a cui
assistiamo. E tutte queste cose non potranno esser rifatte e questa
rovina risparmiata all’Europa, se l’Europa non ritroverà nel pensiero
e nell’azione quella misura che aveva negli ultimi cinquanta anni
perduta. A questa prova la storia aspetta la nostra generazione; e in
questa prova si vedrà quel che noi veramente siamo capaci di fare, per
il vero progresso del mondo.