Il 26 infatti Sir E. Grey diede corso alla proposta ventilata il
giorno prima con l’ambasciatore tedesco, e propose in forma ufficiale
ai Gabinetti di Roma, di Parigi e di Berlino che gli ambasciatori
d’Italia, di Francia e di Germania si unissero con lui a conferenza,
per cercar di mettere d’accordo Austria e Russia, chiedendo intanto a
Serbi, Russi ed Austriaci di astenersi dalle armi finchè la conferenza
sedesse (_G. B._, 36). Lo stesso giorno il Sazonoff tentava di venir di
nuovo a trattato con il conte Berchtold; e telegrafava all’ambasciatore
dello Czar a Vienna (_L. Arancio_, 25):
«Ho avuto oggi un lungo e amichevole colloquio con l’ambasciatore
d’Austria-Ungheria. Dopo avere esaminate con lui le dieci richieste
fatte alla Serbia, gli ho dimostrato che parecchie sono addirittura
impossibili, anche se il Governo serbo dichiarasse di accettarle.
Così, per esempio, le richieste 1 e 2 non potrebbero essere
soddisfatte se le leggi serbe sulla stampa e sulle associazioni
non fossero rimaneggiate: il che non sarà facile ottenere dalla
Scupcina. Quanto alle richieste 4 e 5, potrebbero avere conseguenze
pericolosissime e perfino dar luogo ad atti di terrorismo contro
i membri della Real Casa e contro Pasich, ciò che non è certo
nell’intenzione dell’Austria. Per quel che riguarda gli altri
punti, mi sembra che con qualche mutamento non sarebbe difficile
trovare un terreno d’intesa, se le accuse si dimostrassero
confermate da prove sufficienti.
«Nell’interesse della pace, che, a detta di Szapary, sta a cuore
all’Austria non meno che a tutte le Potenze, sarebbe necessario
metter fine il più presto possibile alla lotta odierna. A
questo scopo mi sembrerebbe molto utile che l’ambasciatore
d’Austria-Ungheria fosse autorizzato a trattar con me privatamente
per rimaneggiare insieme alcuni articoli della «nota» austriaca
del 10 (23) luglio. Ci riuscirà forse a questo modo di trovare una
formula che la Serbia potrebbe accettare, pur dando soddisfazione
all’Austria quanto alla sostanza delle sue richieste. Pregovi avere
una spiegazione prudente e amichevole col ministro degli affari
esteri».
(Comunicato agli ambasciatori in Germania, in Francia, in
Inghilterra e in Italia).
Inghilterra e Russia si adoperavano dunque per la pace.
Disgraziatamente il Grey non si era ingannato prevedendo che la
rottura diplomatica tra Serbia e Austria sarebbe seguita da rapidi
apparecchi militari nell’impero austriaco e nell’impero russo. Il 26
l’Austria-Ungheria incomincia a chiamare sotto le bandiere una parte
delle sue riserve (_L. Arancio_, 24); e la Russia prende le prime
disposizioni per essere pronta a mobilizzare sui confini austriaci (_L.
Bianco_, 23). Che fa intanto la Germania? Si affretta ad approvare
le proposte del Governo inglese, come il Grey aveva chiesto con così
viva istanza, e come in quello stesso giorno fece l’Italia? (_G.
B._, 35). No. Essa continua tutto il giorno 26 a ripetere che vuol
la pace e che il suo amore della pace non è offuscato neppure dalle
prime vaghe notizie intorno alla mobilitazione russa, che durante la
giornata giungono a Berlino (_L. Bianco_, 6, 7, 8): lavora anche a pro
della pace ma per una via molto diversa da quella che l’Inghilterra
aveva consigliata, sforzandosi di convincere il Governo francese, il
Governo inglese e il Governo russo che, avendo l’Austria dichiarato
di non adocchiare territori serbi, la Russia non ha più ragione di
intervenire. «Sazonoff ha dichiarato che la Russia non può permettere
che la Serbia sia mutilata; ma l’Austria non ci pensa neppure;
dunque...» ragiona e conchiude il 26 lo Zimmermann, sottosegretario al
Ministero degli esteri, parlando con l’incaricato di affari inglese
a Berlino (_G. B._, 33). E il Cancelliere dell’impero incaricava in
quel medesimo giorno gli ambasciatori a Parigi e a Londra di tenere lo
stesso discorso al Governo francese e all’inglese (_L. Bianco_, 10; _L.
Giallo_, 56).
«Oggi l’ambasciatore di Germania — telegrafa il 26 da Parigi
l’incaricato d’affari russo — ha fatto al reggente il Ministero
degli affari esteri le seguenti dichiarazioni:
«L’Austria ha dichiarato alla Russia ch’essa non aspira a territori
e che non minaccia l’integrità della Serbia. Essa vuol solo
assicurare la propria tranquillità. Quindi la pace e la guerra
sono nelle mani della Russia. La Germania come la Francia vuole
mantenere la pace e spera fermamente che la Francia si varrà della
propria influenza a Pietroburgo per dare consigli di moderazione.
«Il ministro rispose che la Germania avrebbe potuto dal canto
suo fare qualche passo analogo a Vienna, sopratutto considerando
che la Serbia ha dato prova di molto spirito di conciliazione.
L’ambasciatore rispose che la Germania non poteva far questo passo,
avendo deliberato di non intromettersi nel conflitto austro-serbo.
Allora il ministro chiese se le quattro Potenze — Inghilterra,
Germania, Italia, Francia — non avrebbero potuto tentar qualche
passo a Pietroburgo e a Vienna.... L’ambasciatore allegò di non
avere istruzioni. Alla fine il ministro rifiutò di aderire alla
proposta tedesca».
La Germania, insomma, voleva che la Francia si incaricasse di spiegare
e di raccomandare alla Russia questo suo modo di vedere. Nel tempo
stesso essa faceva fare dal suo ambasciatore un passo a Pietroburgo: un
passo, di cui ci dà chiara notizia non il _Libro Bianco_, ma il _Libro
Rosso_ nel dispaccio 28, spedito dall’ambasciatore d’Austria in Russia
al conte Berchtold, il quale incomincia così — trascrivo la traduzione
italiana ufficiale, per quanto non molto buona:
«Pietroburgo, 26 luglio 1914.
«Correndo voce che la Russia prepari la mobilitazione, il conte
Pourtalès ha reso avvertito il ministro russo nel modo più
esplicito, che il servirsi di preparativi militari come di mezzi di
pressione diplomatica è oggigiorno pericolosissimo, giacchè in tal
caso viene a prevalere il punto di vista puramente militare degli
stati maggiori e se in Germania si tocca una volta il tasto, la
cosa non si lascia più arrestare...».
È chiaro, dunque: la Germania amava così svisceratamente la pace
del mondo, che era pronta a farne pagare anche questa volta tutte le
spese dalla Russia. Che cosa chiedeva essa infatti con tanta bonarietà
il 26, a Londra, a Parigi e a Pietroburgo, se non la capitolazione
totale della Russia, come nel 1909? Il Grey pensava a ragione che il
principale, anzi il tutto, per conservare la pace, era che la Germania
si intromettesse imparziale tra l’Austria e la Russia, invece di porsi
a fianco dell’alleata per sostenerne a ogni costo tutte le ragioni
buone o cattive; perchè solo a questo modo i Governi di Francia e
d’Inghilterra potrebbero a lor volta adoperarsi a Pietroburgo come
amici più della pace che della Russia. Ma era chiaro pur troppo che
l’atteggiarsi imparziale era cosa difficile alla Germania, quali ne
fossero le ragioni. Già il 24 essa aveva fatto balenare contro la
Russia e a pro dell’Austria la minaccia degli «effetti incalcolabili»;
il 25 aveva sembrato distaccarsi un po’ dal fianco dell’alleata; ma
il 26 ritornava a mettersele accanto, per aiutarla a vincere il punto
suo, sia pur cercando di avvolger l’aiuto nei veli — ahimè, troppo
trasparenti! — di un disinteressato amore della pace. La mossa tedesca
fallì. Londra e Parigi rimandarono la Germania a dar consigli di
saggezza a Vienna (_G. B._, 46; _L. Arancio_, 28; _L. Giallo_, 56).
Il Governo russo dichiarò chiaro ed esplicito all’ambasciatore tedesco
che la Russia non aveva ancora chiamato sotto le armi neppure un uomo
della riserva; che non avrebbe mai mobilizzato sulle frontiere della
Germania; ma che se l’Austria avesse dichiarata la guerra alla Serbia,
avrebbe indetta la mobilitazione nei distretti di Kiew, di Odessa,
di Mosca e di Kazan (_L. Rosso_, 28; _L. Bianco_, 11). Ma intanto
la proposta inglese, e cioè la sola speranza di accordo, pendeva
sospesa, mancando l’adesione della Germania; e, quel che è peggio, i
propositi mostrati nella giornata non lasciavano grandi speranze che
la Germania fosse disposta ad aderire. La giornata del 26 si chiuse tra
l’incertezza e l’ansietà.