Ti sfiorasti, o giovine rosa, nella terra della primavera eterna, in
mezzo ai giardini deliziosi! Nè potevi più vivere, dacchè le ore del
passato, nell’involarsi quali auree farfalle, t’avean lasciato nel seno
il verme della rimembranza.
Verso settentrione scintillano le costellazioni della Polonia....
Perchè tanti astri splendono in quella parte dell’etra? Forse il tuo
sguardo fiammante pria di estinguersi nel sepolcro lasciò in cielo
quegli eterni segni sfavillanti?
O Pollacca! Io pure morrò qui, in solitario lutto. Possa la mano
dell’amicizia spargere sulle mie ossa un pugno di terra.
Spesso i viandanti confavellan fra loro presso alla tua tomba; il suono
del patrio idioma mi desterà dal sonno della morte, e forse un poeta
pensando a te e vedendo il mio sasso vicino, scioglierà un inno anche
alla mia memoria.