Tre amici arrivarono una sera ad una piccola osteria di campagna e
fecero una cena frugale. Poscia, prima di andare a letto, dissero
all'oste, che la dimane, prima di ripartire, volevano far colezione.
L'oste gli rispose, rincrescergli molto di doverli prevenire, che la
cosa era impossibile; perchè, oltre quello che aveva loro dato, non
gli avanzava in casa se non un quarto di tacchina, un piccolo panetto
ed il vino, che vedevano, nella bottiglia, poco più di un bicchiere.
Gli amici si trovarono male. Ma, decisi di consumare quel poco, che vi
era, e se non tutti uno almeno mangiare, fissarono, che colui fra di
essi, che nella nottata avesse fatto il sogno più bello o più brutto,
avrebbe fatta colezione la dimane e gli altri sarebbero rimasti senza.
Così venne combinata la scommessa in presenza dell'oste, che nominarono
giudice de' sogni, che avrebber fatto. E se ne andarono a riposare.
Uno di essi, svegliatosi la mattina all'alba e sentendo appetito, andò
in cucina; e, preso dall'armadio il pane, la tacchina ed il vino,
mangiò e bevve tutto. Alzatisi gli altri, il trovarono con l'oste,
che fecero sedere in un vecchio _caregone_, perchè decidesse della
qualità e del merito de' sogni di ciascuno. Il primo narrò, di aver
sognato di ascendere in paradiso e di godervi tutti i piaceri della
beatitudine, i quali eran tali e tanti, da non potersi da umano labbro
raccontare; e concluse non potersi fare un più bel sogno. L'altro
disse, d'aver sognato di precipitare nello inferno, sottostandovi a
tali e tanti patimenti, e soffrendo tale e tanto spavento, da rimaner
tuttora sbigottito. L'oste osservò al primo:—«È innegabile, il vostro
sogno esser bellissimo.»—E volgendosi al secondo gli diceva:—«È del
pari innegabile, il vostro sogno esser orrendo. Ora sentiamo il
terzo.»—Ed il terzo, calmo e ridente, raccontò, che aveva sognato,
essere i suoi due poveri compagni morti, assunto l'uno in Paradiso,
e precipitato l'altro all'Inferno. Che, pe' dogmi della nostra santa
religione, da que' luoghi, o bene o male che vi si stia, non si ritorna
in questo mondo; e difatti di quanti son partiti per andarvi, nessuno
è mai tornato. Persuaso quindi, nessuno de' due aver più bisogno di
colezione, si era alzato; e, credendo di dover partir solo, avea
mangiato quanto vi era e beuto il poco vino avanzato. L'oste rise di
cuore dello ingegnoso trovato; e decise, che, per quanto bello il sogno
del primo degli ospiti ed orrendo quello del secondo, il più logico
era però il terzo: e che non v'era da ridire sul fatto. E condannò
i due digiuni a pagar tutta la spesa nella sua locanda. I perdenti
trovaron giusta la sentenza e l'accettarono; e, saldato il conto, si
licenziarono, proseguendo il viaggio con l'intenzione di fermarsi alla
prima taverna per istrada e mangiarvi a sazietà, come fecero.