Fu una volta un bel giovanetto in Garfagnana, detto Nanni, il quale,
per la sua mendicità, dormiva in una capanna da fieno. Quivi essendo
egli un giorno per riposarsi e ripararsi dal caldo, si messe a pigliare
mosche: e ne aveva ammazzate sette, quando comparve quivi una bella
fata e gli disse, che, se le donava quelle sette mosche per cibare
una sua passera, l'avrebbe fatto ricco. Gliele concesse egli più che
volentieri; ond'ella, innamorata di questa sua cortese prontezza, lo
prese per la mano e lo condusse alla sua caverna, dove, rivestitolo
e datogli danari ed armi, gli pose in testa un elmo o berretta,
in cui era scritto a lettere d'oro: _Ammazzasette_; e lo mandò al
campo de' Pisani, i quali, in quel tempo, con l'ajuto de' Francesi
guerreggiavano co' Fiorentini. Arrivato Nanni a detto campo, chiese
soldo a' Pisani; e domandandogli del nome rispose:—«Io mi chiamo Nanni;
e, per avere io solo in un giorno ammazzato sette, ho per soprannome
_Ammazzasette_.»—Fu per questo e per esser anche ben formato, con
buon soldo e con non minore stima accettato. E, sendo poi fra pochi
giorni in una scaramuccia morto il capo delle truppe francesi, e
volendone essi fare un altro, erano fra di loro in gran differenza,
perchè, essendone proposti diversi, coloro a' quali non piacevano i
soggetti proposti, gridavano _Nanì, Nanì_. Onde i soldati Italiani,
che credettero che dicessero _Nanni Nanni_ e che avessero creato lui,
cominciarono a gridar _Nanni, Nanni, iva Nanni_; e così, a voce di
popolo, Nanni detto l'_Ammazzasette_ restò eletto capo di dette truppe;
e divenne ricco, siccome gli aveva promesso la Fata.