La Novella del signor Donato? Io non la vo' dire, bisogna, che mi
preghiate. Se mi pregate di molto, ve la dirò[2]. C'era una volta
marito e moglie, che avevano la serva. Dunque, la padrona andava di
fori: sapete bene, quando c'è la serva. Nel mentre che lei faceva le
faccende, un topo sale sul prosciutto del padrone e gnene rodeva.
La prende il gatto, perchè lo mangi questo topo:—«Oh»—dice—«che fai
tu, che non lo mangi?»—Il gatto gli era rimasto attaccato a il topo,
proprio attaccato, non veniva più via. Grida la serva:—«Eh, vien
via!»—Lo acchiappa per la coda e rimane attaccata anche lei. Siccome
questo prosciutto rimaneva sur una terrazza, che dalla strada si
vedeva, torna a casa la padrona, e di quì si volta e vede la serva
e gli dice:—«Oh che stai tu qui a fare, grulla, invece di fare le
faccende?»—«Ah! signora padrona!...»—«Animo, animo!»—La vien su;
l'apre;—«Vien via!»—la gli dice; la scuote; e rimane attaccata anche
lei. Eccoti torna il signor Donato e vede quelle donne:—«Che state a
fare quassù?»—dice.—«Abbi da sapere,»—dice la moglie—«che la serva l'ha
visto mangiare il prosciutto da un topo. L'ha messo il gatto e l'è
rimasto attaccato. La lo gridava: _Vien via!_ l'è rimasta attaccata
anche lei. Io son torna; dicendo: _Vien via!_ son rimasta attaccata
anch'io. Vedi, veh!»—«Animo, sciocche!»—dice il signor Donato; le
scote e rimane attaccato anche lui[3]. Eccoti il tempo che il topo gli
vien voglia di fare il suo bisogno. La fa, con rispetto, in bocca a il
gatto. Il gatto la fa in bocca alla serva. La serva la fece in bocca
alla padrona. La padrona la fece in bocca a il signor Donato. E il
signor Donato? In bocca a chi m'ha pregato. La novella dice così: io
non ci ho colpa.