Difatti, (Canto XIV, 8.) Adone

...Perchè da la fame è spinto a forza

E da la sete a desiar ristoro,

Tosto de l'aurea noce apre la scorza,

E credenza gli appar d'alto lavoro;

E la sete e la fame in un gli ammorza

Vasellamento di cristallo e d'oro,

Pien di quanto la terra e 'l mar dispensa;

E non ha servi et è servito a mensa.

[3] Nell'Adone del Cavalier Marino (Canto XII, stanze CCLXX—CCLXXII),

l'Idonea promette in nome della Falsirena al protagonista il dono di

una moneta,

Che, sempre, a chi la spende, indietro riede.

Se la spendessi mille volte il giorno,

Mille volte in tua man farà ritorno.

Una sua borsa ancor vo', ch'abbi appresso,

La cui virtù meravigliosa è molto:

Dentro vi cresce ognor ciò, che v'è messo,

E rende al doppio più, che non n'è tolto.

Vedrai, se l'apri, tosto, da sè stesso

Moltiplicarsi quel, che v'è raccolto:

Se poi vota la lassi e d'oro scarca,

Ve ne ritrovi almen sempre una marca.

La lucertola avrai da le due code,

Perchè, giocando, a guadagnar ti serva, ecc.—

Fra le _Novelle Morali_ del Chierico Regolare Somasco FRANCESCO SOAVE

ce n'è una, intitolata _Alimék o la Felicità, Novella Araba_, il cui

protagonista possiede una borsa, ch'è piena d'oro, qualora egli vuole.]

[4] _De' cavalli e delle armi_. Sarebbe più italiano: _armi e cavalli_.

[5] Racconta Tommaso Costo, nella prima delle _Otto giornate_ del

_Fuggilozio_:—«Un certo messer Nazario, milanese, avendo ire a Genova

per un suo negozio, non sapeva come farsi, a lasciar la moglie sola

e sicura: e perchè essendo giovane e bella, come geloso dell'onore,

ne stava grandemente in sospetto; e massime ch'ella era un poco

leggeretta. Alla fine, essendo pur costretto a partirsi, le lasciò

quest'ordine, che a qualunque persona la richiedesse di qualche

servizio, dovesse dir di no. Ciò intendendo un suo vicino, uomo in far

delle truffe diligentissimo, andatosene dalla buona donnicciuola, sì

le disse: _Madonna Pierina_, (così aveva nome) _se io vi facessi quel

servigio_ (e glielo dichiarò) _ve l'avreste voi a male?_—_No_, rispose

la galante femmina, ricordandosi dell'ordine del marito. E così furono

d'accordo e 'l povero di messer Nazario per la sua sciocca avvertenza

rimase burlato; e debitamente, perchè il poco accorto marito suole

talvolta esser cagione dell'errore della semplice moglie.»—

[6] In questa novella abbiamo oggetti incantati. Affine a questo

genere di finzione sono i viaggi fantastici, per paesi meravigliosi,

dove si trovano cose impossibili e stupende, de' quali abbiamo anche

esempli greci, e mi basterà citare la _Storia vera_ del samosatense,

ed i quali diresti scritti per mettere in caricatura i viaggiatori

bugiardi. Rifiorì quindi questa maniera di favole nel cinquecento; e

piace sempre, come testimonia la popolarità de' _Viaggi del Gulliver_.

Non so resistere alla tentazione di offrirne uno esempio, ricavato da

un antico libro e dimenticato, che s'intitola: _Opera Nuova, molto

utile et piacevole, ove si contiene quattro dialogi, composti per

l'eccellentissimo dottor delle Arte (sic) et medico aureato (sic)

Messer Angelo de Forte MDXXXII_ (com'è detto in fine: _Stampata in

Vinegia per Nicolo (sic) d'Aristotile detto Zoppino nel mese di Agosto

MDXXXII_). In essa narrazione si troverà una descrizione del paese

favoloso, che poi, sotto nome di _paese di Cuccagna_, doveva essere

celebrato dal Folengo, dal padre Quirico Rossi e da tanti altri, con

più o meno spirito.

_In questo Dialogo si introduce Piacevolezza, felice Peregrino, hauer

cercato il mare tutto, dentro et di fuora, la terra et lo aere per fino

al cielo, et in questo visto et fatto cose degne di memoria, di grandi

et notabili significati, quali narra a Desio, suo amico:_

DESIO. S'io non erro, ecco il mio amico, qual tanto desiderato ho,

già sono hormai molti anni et ciascheduno fermamente crede, che sia

morto. Questo, che uedo, non è sogno: son par uigilante. Sia quel,

che esser può, uo salutarlo. Dio te salui, amico mio; et doue sei tu

tanto tempo stato, ouero da quali lontani a noi te transferisci, con

spettacolo de habiti tanto strani?

PIACEVOLEZZA. La longa peregrinatione me ha fatto così da uoi alieno.

DESIO. Dunque, tu ai peregrinato?

PIACEVOLEZZA. Non te l'ho ditto io?

DESIO. Et in che paesi?

PIACEVOLEZZA. Tutta la terra, il mare, de fore e dentro, l'aere

anchora e il concavo (cioè la parte intrinseca) del continente cielo;

e ho trouato in questi, li paesi della mirabilità.

DESIO. Et che uuol dire, che io non intesi mai nominarli?

PIACEVOLEZZA. Perchè non se ha memoria d'altro, che me, della nostra

regione, in quelli hauer peruenuto.

DESIO. Dunque tu hai trouato nuoui paesi?

PIACEVOLEZZA. Certamente nuoui.

DESIO. Et che in quelli uisto hai?

PIACEVOLEZZA. Mirabile cose.

DESIO. Mirabile?

PIACEVOLEZZA. Sì; e, per tanto, regione de mirabilitate le chiamai.

DESIO. Et che mirabil cose sono queste?

PIACEVOLEZZA. Tanto che ogni credenza humana trapassano.

DESIO. Dì, te prego; e non mi lasciar pendente nel tuo parlare.

PIACEVOLEZZA. Forse non le crederai.

DESIO. E como non uoglio credere io un tanto amico, quando afferma

hauer uisto e toccato?

PIACEVOLEZZA. Sì, e con giuramento anchora, quanto più santamente me

sera possibile. Dunque, ascolta. Che io te giuro per tutti li nulli e

la lor potentissima deità; e per la congregatione delli nienti, e li

compagni, matre e fratelli, cosa che ognuno teme e abborre; anchora

te giuro per la deità e summo potere de uano: che tutto quello dico,

ho cercato; e tanto è uero, quanto la equal pianura è monte, o quanto

il gambaro, elefante, ouero la mosca, grua e sparuiero. Stante el

giuramento, me potrai tu credere.

DESIO. Fermamente.

PIACEVOLEZZA. Sono già dodice anni passati, che io, cupido di sapere

delle nouitade e cose mirabile, se trouano nelle insule sparse per

lo ampio mare occeano, preparai una grande e buona naue, con tutte

cose conueniente a mia nauigatione; e, quando me parse tempo, con

uento felice, dal sino persico, demo a uenti le ampie uele, uerso

la parte meridionale, tuttauia sgionfe. E per spatio de quindeci

giorni sulcate le liquide onde, allhora che nel oriente splendido di

raggi, dal mare in alto si elleva il sole, peruenimo in la insula

Miracolosa. Nella qual preso porto desiderato, li compagni nostri,

con uarij giovenil esercitij in la nuoua terra se dauano piacer, e

festa, quando uedemo uer de noi uenire gente in battaglione, con

ordini et signi de cruda e mortale guerra fare. Spauentati dunque

di tanta nouità, gli facemo assapere nostri affari et conditione,

quali intesa amicheuolmente receuettero noi. Così allegri l'una e

l'altra parte, de molte cose hauessemo a ragionare: ultimo ne fecero

certi, come da una insula lì uicina, ueniuano huomini mirabili,

audacissimi e crudeli, quali Ferulari chiamano, perchè da ferule

marauigliosamente edificati sono, e poi temprati con suco de

sferracavallo, impedimento certo d'ogni pungente ferro, o che taglia,

smacca e seca. E spesso spesso solleuano la insula, molestando

predare: e che eran ritornati in Ferulara (perchè così la insula se

appella) a refrescar del magico suco la dura tempratura, e siccata

li giorni passati dalli caldi raggi del potente sole; e in quel tempo

espettavano il rabbioso stuolo devere, refattosi, lì retornare.

Noi, de tanta novitade fatti attoniti, suspensi alquanto, perchè

natando sulcauano le acque presti e leggieri, e non potean da alcun

tormento per acuto o graue, che fosse, esser dannegiati, pensamo

inusitato modo, de superare questi peruersi, iniqui e scelerati.

Demo buon animo dunque alli nuoui amici, promettemoli uittoria; e

certificamo lor salute. Ascolta, amico mio, cosa mirabile e de che

maniera. Fessemo una rete, larga de passi pur assai, e longhezza

tanta, che la insula tutta circondaua, de mistura ottima, che

abrusia dentro l'acqua e conferua ogni liquore, de solfore dico,

salnitrio, bitumine, oglio de sasso, camphora, rasa, oglio de lino,

e simigliante cose. Non tanto presto la rete fo distesa, che ecco

per le onde, equalmente natando uenia la mala gente, con impeto de

ululi, e squassar nell'acqua con le bracce, testa, gambe e piedi.

Spumaua il mare, l'aere deuenne nubilo, la terra tutta incominciò

tremare. Spauentaronsi li nostri hospiti. Ma noi, sicurati dall'arte,

demo segno de uittoria. Finalmente gionti al lito uniti e in fretta,

tutti in poco d'hora se insaccaro nella rete. Li ministri, che ciò

aspettauano, impicciato il foco per ogni parte, in uno istante la

materia atta seguì suo potere: per la qual cosa in fiamma, fummo e

cenere, si conuertì ogni magico e infesto lauoro. Allegri dunque li

acquistati amici, a merauiglia ferno festa con suoni e canti, giuochi

anchor diuersi, secondo lor costume. Noi, per spatio de quindeci

giorni, se dilettamo tra costoro: ma la natural uolontà del sapere,

pongendo, spronaua accelerar in altra parte nostro camino. Fornimosi

dunque de quello bisognaua et delle mirabilitate, dal paese fessemo

partita.

DESIO. No te rencresca narrar alcune degne cose.

PIACEVOLEZZA. Te uoglio compiacere. Tollessemo molti uccelli, quali

due uolte il dì, (cioè mattina e sera ordinariamente) in aere se

elevando, suolano; e con la bocca aperta, receueno le nebule, uento

e fumo, cibo proprio de simili animali, con li quali se nutricano,

crescino, e ingravidano poi. E lor parto è oue, che, poste in mare,

con il moto delle spesse onde, la dura scorza nel lito limano.

Finalmente rotta, produceno tauri bianchi e piccolini, quanto un

porco de mezza statura ciascuno. Questi se notricano de nebule,

fumo e uento anchora; e, con le corne, la soda terra rompeno e

sulcando arano; nelli quali solchi il superfluo, che de lor uentre

esse, nascondino; e, in termino di sei mesi, preduce arbori, che

fruttifican meloni, de grandezza d'una botte ognuno; nutrimento

buono, come da noi si fa del pane. Ma delle seme ascolta marauiglia!

le poneuano in acqua, che li radiaua il sole; e, per spatio de una

reuolution lunare, sgionfauano; finchè, non possendo più la scorza

estendere, se rompea; della quale sorgeuan arditi polledri, e,

passato l'anno, eran apreciati corsieri.

DESIO. Tu non hai ditto come si chiamano, e in che maniera stan

formati.

PIACEVOLEZZA. Li pretermessi per esser più breue; ma, perchè te

piace, ciò non mi chiami auaro, li uccelli son chiamati nefilophagi

da Greci, li Itali nebuliuore appellano. Hanno questi testa e

collo de gambello, de elephante il corpo, le suspendente ale a

notule somigliano, piedi han quattro, con le ongie adunche, come li

auoltori, la coda de anguilla, leue e nuda, eccetto che in cima, con

la ponta reuolta, acuta, dura e uenenosa, coperta de minuto pelo,

de color uario ciascuna piuma; tardi con li pedi, ma uelocissimi

nel uolo. Le oue sono de grandezza, in longo e lato, d'un braccio

e mezzo l'uno, di color uerde, con alcune giocce rosse maculati, e

chiamanosi questi Van—estima. Li Tauri seguino, e sono bianchi come

ho nominato, grassi e belli, con corne grandi, e piccolini, pur assai

movino quelli, come della orecchia fanno, perchè sola una oprano,

sotto el barbazale: uentre amplo e nella summità arculato, piedi come

gli altri e coda simile, ma la ponta de fece priua e abbonda in molti

corti et sottili peli. Chiamanosi questi Limmati, per uera ragione.

Lo superfluo del uentre, che produce arbori de meloni, Heremati, per

le orecchie trascorrendo, suona, e assomiglian le fugace, che nelle

uille (per la Grecia) fanno. Li meloni e li arbori sono in colore

d'oro, lustri e trasparenti da ogni parte; hanno grandezza gli arbori

de ampilo e spesso platano: hor l'uno e l'altro Matticole chiamano.

La seme, che in ultimo polledri produce, de Pupillimachi assume il

nome.

DESIO. Della insula e habitatori nulla ditto hai.

PIACEVOLEZZA. La insula Vericona ho inteso menzonare, e li abitatori,

Verincole se appellano. Fannovi de gli altri frutti, come castagne

e pomi de virtù miranda et inopinata, quali proficui forno molto al

nostro nauigare.

DESIO. In che maniera?

PIACEVOLEZZA. Et anche questo te faro palese. Li pomi sono bianchi,

de uerde uirgolati, de longhezza de uno passo, la larghezza tre

braccia; scorza han dura e leue. Ma quello dentro è come de citro,

odorifero, dolce et buono. E se gli fa un buso de che grandezza, che

altrui uuole, e poi il foco impizza con legne; nella opposita parte

dal quale, se soffia, como sente caldo, uento buono per il nauigare;

e dura così cocendo per spatio d'uno anno, a qualunque naue che lo

adopra; dopo cotto è cibo perfetto a nauiganti, de sapore de torte de

marzapani. Le castagne sono de color aurato, de grandezza ciascuna de

uno di pomi, durissime de scorza, e lor sustentia è stiptica e amara.

Fasse anchor in quelle il buso e il foco come nelli pomi; quale,

scaldate, mandano fora uento furioso, da summergere ogni gran naue.

DESIO. Tu dici cose, che mai da altri audito, ouer in scrittura se

ritrouano. Ma segui te prego oltra el tuo nauigare.

PIACEVOLEZZA. Fessemo uela dalla insula Vericona, e per spatio de

giorni sette, trouamo in la parte meridiana la insula chiamata

Nominanza, da Giganti habitata, et abonda in ricchezze e marauiglie.

Sono questi giganti di braccia dodece per longo ciascuno, e tre

per largo il corpo. Sei piedi hanno: li primi sono d'huomo, li

secondi di leone, li terzi all'asinina. Ma della testa, occhi,

bracce e mano,..........[i] non te so ben dire, perchè le imprestano

l'un l'altro, e alcuni li uendono, e non pochi li furano, ouer

uiolentemente se gli assumeno; altri poi per amor gli accomodano. Et

pochissimi li danno per amor di dio. Hor quello tra essi è il più

degno et honorato, che de più teste, occhi, bracci e mano abbonda: e

così li gradi sono locati per il più e meno de queste cose. Ma, se tu

intendi come nascono, stupido restarai a marauiglia.

DESIO. Per altro che mirabile cose udire non espetto io.

PIACEVOLEZZA. Questo ancora te serà palese. Sappi, quando la terra

trema, se everge e sfende, in molti luochi. Nel tempo poi che

la tempesta[ii] giù per l'aer descende, se empino tutte quelle

aperture. Lui defensi che 'l sole non può come gli altri consumare,

superuenendo la notte, insieme con la terra se adunano; et nel

giorno sequente fongi grandi, et rossi de colore, se retrouano.

Così operando la uirtù lunare, le intrinseche parte uigoranse; e

in pochi giorni receuino sustantia anemata. Qual, per spatio d'uno

anno, si rompeno la spoglia, de fongi in giganti si trasmutano, e

per la regione habitano. Sono questi della terra mirabili cultori;

e come tra noi del grano, meglio, faue, pizoli e simigliante seme

fanno gli uillani, non altramente essi le monete d'oro e d'argento,

le perle e ogni gemma pretiosa, seminano, cultiuano et finalmente

recoglieno e conseruano in le fosse, case e magazeni. Ascolta anchora

piu alta marauiglia! Quelli fili, che lo insidioso ragno, per le

stolide mosche prepara e nell'aere tesse, rotte dal uento, come in

terra plicano e sorben del humido, se ingrossano e diuentan anguille,

grasse e grande quanto un porco, de longhezza quanto che si estende

il filo, e così nel lago uicino se ne uanno. Iui poi li pescano

questi giganti; e della lor polpe, con uino e faue in poluere,

missidando impastano; con la quale informano imagine de donne,

secondo che a lor piace; e, in termino de giorni sette, poste al

sole, surgen uiue femine, perfette ad ogni proua[iii]. Questi Giganti

non le adopran molto, ma se dilettano della effigie bella videlicet

placida scultura, uendinoli, imprestano e donano a qualunque

a piacere. Vanno queste nude, con centure e corone de uarij e

traspiranti fiori, sopra delle bionde trezze de seta fatti, temprati

con suco, de bel apparere; et li ammaestrano a seruitij e piaceri de

peregrinanti. Anchor così nude di fiori adorne ordinatamente, una

uolta la settimana per fermo, e alcune altre più, circondan tutta la

città; e è lecito a qualunque forastiero ellegerse quella de esse,

che più gli ua in fantasia, e conducerla seco per uintiquattro hore

a sollacciare. Noi in questo loco per un integro mese a nostro buon

parere dimorammo, e così ricchi de zoglie e monete, accompagnati

de belle e gratiose donne, li Giganti lasciamo e lor paese; e, con

lo aiuto del pomo e fuoco, empite le stese uele de felice uento,

per sopra le inquiete onde, sulcò la naue giorni diece. E ecco, nel

undecimo, pigliamo porto in la placida insula del Conuiuare, mirabile

certo, de cose buone, mai più intese.

DESIO. Anchora queste me farai sapere.

PIACEVOLEZZA. Vicin del porto è una ampla pianura, de uerdeggiante

herbicelle adorna, de uarij e allegri fiori. Hor per qualunque parte

che alcuno uuole sedere, quelle gratiose uerdure fiorite se uniscono

et fanno sedia, secondo conuiene alla persona. Dauanti poi la simile

materia, se intessendo elleua e prepara la mensa, de longhezza

opportuna. Noi, stupidi de tal apparato, l'un l'altro mirauamo

uacillando. Et ecco uarie sorte d'uccelli con le piume lustre, de

bianco uerde e rosse maculate, in uoce humana salutarne e dire:—«Non

state più sospesi, così è proprio de nostri paesi. Qui se onoran

tutte le persone. Sappiate oltra, che la insula abonda in cose da

mangiare e in tutto quello, che se beue, o altramente li occhi e naso

diletta, secondo li appetiti uarij. Discorreti dunque e dilettatiue

senza sospetto alcuno: chiami pur ciò che alcun uole e ogni cosa li

uenirà dauanti.»—

DESIO. Questa me ua ben per la fantasia, gionta con le prime. O che

gli fusse stato io!

PIACEVOLEZZA. Vedeui, amico mio, per la mensa, quando se domadaua,

pauoni, pernice, fasiani, colombini, caponi, starne, beccafiche,

tordi, lepori, cerui, latanti uitelli, capretti, castroni, oue

fresche, figatelli, latte tremante e calde puine, con acqua rosa

inzucherate, butiro, formaggi di qualunque modo, carpioni, sturioni,

trute, orate, triglie, cephali, barboni, rosti, lessi, fritti, e

di ciaschedun altro buon sapore; Vernacce, Maluasie, moscatelle,

nostice, romanie, uinigrechi e tibidraghi, con quelli del mortar:

anchor d'ogni altra specie, buoni, di odore, di gusto e colore

delettabile; perfette ceruisie ueniano di ogni qualitate, fin la

bosa, beuanda turchesca, qual alcuni de riso e altri de miglio fanno;

sapori e saporetti, de marasche e de uua, salsa con menta fatta,

petroselino, cannella, zafrano, con pane rosto, acqua rosa, zuccaro

e aceto, suco de agresta fresca, anchor de l'antiquata, mostarda e

piperata, e de mandole peste anchora con petti de gallina, acqua

rosa, zuccaro e cannella; sapor d'aglio fatto con noce e oglio dolce,

ben pestate, uolti e reuolti, in fin bianco come neue; sapor fatto

de rossi d'oui e pan grattato, con suco de agresta, ouer limoni,

acqua rosa, con cannella, e zafrano. Ultimo uenne certa strania

compositione, chiamata solo da uno de' compagni, e fo nel brodo de

capone o uitello, formaggio grattato, grani de uua bianchi e negri,

mollica de pane, butiro, grasso de porco, persutto ben tagliato,

porri e ceuolette, mele, uino, aceto, con spetie forte inzafranate.

DESIO. O che uaria mistura!

PIACEVOLEZZA. Anchora de altre molto più strane; ma io uoglio narrar

delle salatucce. Vedeui alcune fatte de latuche tenerelle, de bianche

endiuie, appio, petrosellino, menta e finocchio, sol un poco,

oglio de mandole, aceto con zucchero e acqua rosa. Altre uariauan

con nasturcio e sinapo, ramponzoli e pulegio, nepita, finocchio e

petrosellino. Molti eran contenti nella bugiossa e non pochi della

cicorea feuan stima. Alcuni nel fior della boragine, ben condíta,

si satisfacean, ouero de altri simiglianti fiori. Chi nelle cappare

daua il sapore; assai eran che nelle sardelle, persutto, formaggio

e caviaro. Alcun con la sappa poi le confacea, torte de marzapani,

pignocati, pistachie, mandole confette, de quelle damaschine,

coriandoli, picichini moscati, citroni, naranci[iv], limoni, zenzeri

uerdi, noce, peri moscatelli, aringhi, e ogni candito, de zuccaro

coperto. E se gli altri tutti io te dicesse, stupido resteresti a

tanta impresa.

DESIO. O mia sorte! e perche teco non uenne io? Segui, te prego,

almanco odendo mi uo satisfare.

PIACEVOLEZZA. Quiui propinquo una alta montagna si elleua, de pasta

tutta fatta de bianca e sottil farina, acqua rosa, musco, e ambracan,

fulta de arbori, con selue grande. Le foglie delle quale son lasagne;

li pampani uermicelli et macaroni; li fiori crostole et crispelle. Ma

li frutti sono uariati secondo il sito della regione. E per tanto,

uerso la parte, che se leua il sole, produce fugace ogni mattina,

bianche, molle et ben leuate. Nella meridionale, buciolati, con

tortani, grandi e piccolini, dolci et forti, odoriferi, et d'ogni

altra buona mistura, secondo che più et meno si elleuano dal tronco,

uerso la cima. In quella d'occidente biscotelli liggieri, frangibili

et de buon sapore. Nel settentrione, biscotti de qualunque sorte et

natura. Nella summità poi tutte produceno fritole piene de mandole

con acqua rosa et muschio inzuccherate. Segue a questa un'altra

montagna de carne, per grandezza non minore che la prima, folta de

selue et d'arbori, che han simile natura. Per fiori nelli quali son

figatelli; le foglie, grasso et songia; ma li frutti sono d'ogni

maniera d'animali. Alcuni d'essi produceno caponi senza penne, grossi

et grassi, che per la lingua pendino; de pauoni li altri, con simile

conditioni; de colombini; poi pernice, starne et fasani, quaglie,

tordi, tortore et becafiche; galline piene d'oui; galetti gravidi de

buona mistura, de peri dico moscatelli, susini et marasche, oliue,

oue sbattute, mandole peste, zuccaro, petrosellino, canella, peuere

et zafrano; lepori non pochi, conigli, ceruotti et cerui, capretti,

castroni et uitelli, porcelletti et porchi domestichi et seluaggi.

De pessi seguino gli arbori a questi non lontano; de ostreghe, ricci

anchora, granceuoli, cappe, dattoli, pantalene et quanto mai se

ponno trouare per il mare tutto, per li fiumi et dentro le lacune.

È uero, che la mattina fino all'hora de mangiare, tutti sono lessi,

a mezzogiorno rosti, soffritti la sera, et la mezza notte de molti

et quasi infiniti gusteuoli sapori. La terza montagna è de recotta

marauigliosa, con boschi et selue d'arbori senza foglie, ma frutta

tutti, secondo la uaria stagione, perchè la mattina son puine calde

et tenerelle, cauo de latte et gioncade; nel mezzo giorno, formaggi

dolci et formagietti, e de quelli longhi, anchora degli altri, che

chiamano teane; la sera son duri et salati. Quando se sfende la

scorza per leuante corre botiro; uerso il ponente, latte; et nel

tronco, in forma de fongi, tutti produceno eccellenti rafioli.

Nella estate, odoran d'acqua rosa et uiole, nell'inuerno son tutte

moscate. La quarta montagna, che dapò per ordine se colloca, è de

zuccaro tutta, de herbe coperta, de boschi et selue, poco minore

delle prime; et son confetti li frutti, li fiori. Le scorze, li

tronchi et le radice anchora hanno mirabile proprietà: se la scorza

intacchi o sfendi, como siropo distilla gioso, abondante de sapor

buono et uario nel colore, perchè odora del legno da doue descende.

Iui tu uedi le selue de canella, de zenzero uerde, et quella de noce

moscata, de gariofili, et del balsamo li arbustelli, de tutte le

specie, ancor de mirabolani citroni, limoni, naranci et pomi adami,

peri moscatelli, et tutti altri ancora, mandole et noce, persichi et

susini, ceriese con marasche, zucche, cucumeri, citruli et meloni. Tu

non potrai tanto diligentemente immaginare tra le cose tutte, che in

quella non troui de più e de migliore. La quinta montagna, larga e

spatiosa, che tra l'oriente e mezzo giorno segue, de uerde ellera è

coperta, et produce per fiori gotti, tazze, ingestare e altri belli

uasi per beuere. E, da poi beuuto, se mangiano, de sapore del uino,

anchora tenti del proprio colore. E pullula per tutto territufoli

in molta quantità, che parono edifici adorni d'ellera, grandi como

case; ma quando, o per tempo o per artificio, se sfendino, buttan

uino in modo de fiumara, di qualunque sapore, odorante et buono; e

discorrendo giuso in la pianura, fanno de uino un gran lago, che par

mare, tra le onde del qual monstri assai notano, de effigie certo

marauigliosa. Representan queste bestie faccia humana, non in tutto,

perchè han pochi denti, il mostaccio acuto, come musciolini le ale;

uanno intorno in forma de rota, non correspondenti in alcun uolere,

il uentre hanno de porco, mozzo il busto senza coda, spinoso tutto,

come riccio marino. Ecco, può questi, uno alto monte, che tocchi in

cielo, con fontane, riuoli e fiumicelli, de traspirante acque et

ogli d'odor soaui, laghi anchor assai de zibetto e altri unguenti

pretiosi, grotte e cauerne quasi infinite, de terra che par musco ad

ogni proua, e non pochi de ambracan, monti di belzuin e di storace,

selue, boschetti, intorno e in cima, de ligno aloe, e simile piante,

d'odor suaue, ch'io non dico. Verso la parte de oriente, sta una gran

pianura habitata di ragni, grandi come boui. Niente differissen dagli

altri, dico de colori uariati, eccetto nel uolto, che par a quello

d'huomo se assomigli. Questi filano e tessino panni e tele de lino,

lana e seta, de qualunque finezza e degno colore. Frequentano la

insula tutti li circunuicini, ma non ui abitano molto tempo, perche

quel'aere, a qualunque molto ui dimora, produce pedocchi grandi e

rabbiosi, che tutto lo stracciano, magnano, e finalmente con la

miseria lo uccide.

DESIO. O fortunati quelli, che a questa finitimi stanno! O sorte, e

perchè non son io lì uicino habitatore! O beato te, Piaceuolezza, che

de tante buone cose hai fatto proua!

PIACEVOLEZZA. Noi del eminente pericolo aduertiti, de ciò, che era

bisogno, condutto in naue, il terzo giorno, lasciati da parte li

conuiuali liti, uerso oriente drizzauamo il camino, tuttauia con lo

pomo e fuoco, a nostro uolere faceuamo la uela sgionfa. Così per

giorni quindeci ne conuenne le onde sole e il cielo uedere, fin

che una mattina al leuar del sole, uedemo un pesse de grandezza

tale, che li occhi soli pareano due montagne, eleuate oltra mesura,

lustri, scintillanti, e per entro se uedeano campagne, monti, con

cittate, gli huomini anchora, e ogni loro opra. Tutti gli altri

membri a questi correspondeano. Con la bocca aperta espettaua noi per

ingiottirne con tutta la naue.

DESIO. Et che facesti uoi?

PIACEVOLEZZA. Voltata in la destra parte la prora, con lo aiuto

del pomo, come prima, e le castagne con il foco per nostro riparo

uoltamo al pesse, e li facemo gran fortuna, exasperando le spumose

onde in alto, che pareano toccar al cielo, fin tanto che della

uista nostra fu occultato: quieti d'animo nauigando, lasciamo ogni

paura. Finalmente, nel uigesimo giorno, si trouamo in un dilettante

et ameno loco; ma, perchè la regione incognita era, da longi fece

firmar nostra naue, et scandagliando l'acque nostro gubernatore,

s'accorge, che dalla montagna emimente et sublime, lì uicino, nimbo

descendea gliomerante, con strepito e furioso. Impauriti dunque

tutti, abbassamo li arbori, et con pegola et stoppe serrata ogni

perta, così ascosi e timidi dentro aspettauamo nostra uentura. O

mirabilità del mondo! come serò creduto io de cosa tanto inaudita

e noua? Il nimbo uenne: l'onde del mare bolliuano, rompironse le

porte, che con le tenace ancore il legno sosteneuano. In un subito

(ascolta marauiglia) quanto che 'l nimbo bagnò della naue, in pesce

fo conuertito, la prora con il castello capo deuenne, il resto corpo,

in longa coda nostro bon timone. De ligno dunque in acquatile animal

trasmutato, discorreua il mare, di sopra, per mezzo, al fondo, et in

ciascun loco, così nella superfice. Vedeuamo insule assai, grande,

piccole et mediane, ferme, natante, alcune altre s'occultauano, e non

poche sorgendo nasceuan da dentro il mare. Tutta uia, scontrauamo

pesci di sopra, di sotto et di qualunque lato, de corpi et figure

tanto strani, che la mente teme lor memoria. Montagne eran nel

basso, pianure, con ualle, arbori, boschi, uille, castella et città,

habitation prima d'huomini. Arbori de coralli in altre parte, rossi,

bianchi et neri; gemme assai, oro, argento, e ogni altro minerale;

fonti d'acqua dolce che sorgean, grosse fiumare disperse per tutto,

come qui di sopra.

DESIO. Per donde uedeui tu tante cose?

PIACEVOLEZZA. Eran certe uie artificiate, con gradi in modo de scala,

da noi fatte, per le qual si ascendea nell'ultimo concauo delli occhi

del pesce, da doue discerneuamo ogni cosa.

DESIO. Segui, te prego; che uedesti anchora?

PIACEVOLEZZA. Li pesci ne eran molesti per ogni lato, conoscendo

noi dentro gli occhi caminare; ma il nostro, che di ciò se accorse,

mordeali e stratiaua con denti, feriua con le spine, et sbattea hor

questo, hor quello con squassi del mustazzo, ale, e coda, de maniera,

che piccoli e grandi nel geno marino odiauano noi. Ma un giorno, tra

gli molti, (discorso il mare, può la mirabile trasformatione, sette

fiate) infestaronlo quasi infiniti pesci potenti e marauigliosi, di

sopra, di sotto, e d'ogni parte, di modo che per li affanni tanti non

potea più far defensa. E per tanto, rilassate le ampie ale, e piegata

la affannata testa, finalmente abbandonata la gubernatrice coda, se

remesse. Pensa, amico, se eramo gionti à mal partito! Uniti dunque

tutti li compagni, se consigliamo far l'ultimo potere: e così ponamo

a segno tutte l'artelarie, schioppi, archibusi et bombarde, parte per

la bocca, aperta con forza de legnami, et parte per sotto della coda,

da doue il superfluo se espurga. Quando ne parse tempo, dessemo foco.

Li tuoni forno grandi, il uento multiplice et il fumo. Bolliua il

mare, per ogni parte se uedean le gran ferute, altri moriuan subito,

alcuni alla morte uicini, stropiaronsi molti, e non pochi, storditi

dal romore e nouità, fuggirono: de maniera che libero da tanti

affanni restò il nostro, per le onde bellamente prendendo riposo.

Quando, nel meglio della nostra quiete, un mirabil pesce, de potere

oltra misura, inuilito forse per l'aspra guerra e bombardare (cosa

inusitata, e da quello mai più compresa) pose il mostaccio e tutta la

testa, sotto il uentre del nostro, che dormia, et con gran prestezza

dall'acqua in aere sbalzando eleuollo. Questo, compreso e dal dormir

remesso, le ampie ale stende, l'accorto hospite sostiense in quelle,

et retarda suo peso, che cala, non in mare ma in terra, senza

incommodo de corpo, lontano assai del lito. Priuo dunque del sussidio

marino, piegò la testa, sotto del gran uentre, poi quella coperse

tutta delle ale, e intorno colla coda circongirolla. Trascorsino

li giorni, e, per il caldo del sole, desiccosse il grosso corio e

diuenne scorza dura. Il caldo dentro uigorato fece sua opra, e, come

gionse la luna nel destro trino, sfessesi per longo nella parte

suprema, per la qual drago alato, grande e fulminante fora cacciosse.

Così con piedi per la terra, con le estense ale per aere, ad ogni

suo piacere (audace e forte sopra tutte cose) non restaua da parte

in parte il mondo cercare. Vn giorno, discorrendo, nelle montagne

e spelonche di dragoni peruenne. Questa è una regione, Dragonara

appellata, perchè li draghi (e non altri) iui stanno, grandi e

superbi, molto rabidi e insidiosi. Quando l'han uisto, uniti tutti

a gran furore il nostro insultano, con sibili orrendi, crudi morsi

e dispietato sgrafognar de ongie, ma non che restassero aspramente

battere anchora con le code. Defesesi, con audacia e potere, il

nostro buon compagno, hospite fido, e curioso capitano. Questo

et quell'altro sbattendo, hor con morsi uigorosi squassaua, hor

stracciaua con le adunche e dure ongie, e aspramente feria anchora

esso con la coda. Così, per spatio di tre giorni, durò l'aspra e

marauigliosa guerra. Ma essendo solo e la moltitudine unita, che

tutta uia li sopragiongea, remirando, se tirò da parte, disperato a

l'ultima difesa. Noi, che per entro gli occhi uedeuamo ogni cosa,

mettemo in ponto nostre artelarie; et con grossi e longhi legni la

gran bocca li tenemo aperta. Il simile anchora quella uscita, che è

dopo il uentre e tra la coda. Apri e serra, così in un tratto con

il foco scrocamo le artellarie per ogni parte. Il romor fo mirabile

e stupendo, multiplicosse la poluere e il gran fumo per tutta la

mala regione. Li draghi feriti e morti forono assai, stropiati non

pochi, e altri, perterriti dal nouo caso, fuggirono. Noi, conseguendo

la incominciata uittoria, non mancamo con bombarde, fulminare per

le selue tutte, spelonche e alte montagne. Per la qual cosa nelli

folti boschi il foco fiammegiaua, e con l'aiuto de nostre castagne,

spengemo il uento molto furioso, intorno girando, fin che de draghi

ne parse hauer sufficiente la uendetta. Finita dunque, il nostro

triumphalmente abbandonò la mala, iniqua e pessima regione; e, per

molti miglia allontanato, se ritronò in la prouincia della Verità.

Questa in alto sopragiace de una elleuata montagna, piana tutta e

circulare, intorno ui stanno ombrosi boschi, de spineti assai; non

è molto ampla, ma abbonda de marauiglie. In mezzo della qual sorge

un uiuo fonte, de uirtù miranda, perchè qualunque di quella limpida

e chiara onde beue, conosce, sa e intende ciò, che tacitamente le

pietre parlano, li metalli, le herbe, gli arbori e tutti li animali.

Vacillaua per il primo nostra mente; poi, fatti usi, prendeuamo

piacere. Iui se odiuano tutte quelle cose, che fanno de una in un

altra effigie trasmutare: di uecchi gioueni, belli e uigorosi: de

poueri, ricchi: de infelici, fortunati: de matti, temprati: de

ignari, sapienti: de pigri, ueloci e liggieri: de uili e eietti

signori nominati: de muti, eloquenti: de sterili, fecundi: de brutti,

belli; e simile marauiglie, con soaue e diletteuol melodia.

DESIO. O felice peregrino, che anchora serui tanto accortamente la

memoria de tutte queste cose, non te rincresca memorar qualche bel

detto.

PIACEVOLEZZA. Volentieri, aponto de questa pietra, che ho qui meco,

dentro la scarsella, qual notte e giorno simil uersi canta:

Io fo passar l'huomo invisibile

Et d'ogni nocumento il do securo.

Con mente allegra e corpo impassibile.

Dall'hora in qua intendemo il uoler del drago e esso il nostro

anchora.

DESIO. Recogliesti uoi de tante degne cose?

PIACEVOLEZZA. De tutte. E poi fessemo partita. Così, in pochi giorni,

discorrendo e con il uolo, conuenimo nel Regno della infirmità.

Questo è amplo e spatioso tanto, che non basteria una età caminarlo;

con alte montagne, cauerne, vore, e precipitij infiniti, e sopra

tutti quelli, stan signori proprij, sudditi alla potente Regina,

per recogliere la seme delle lesione, molestie e impedimenti, alli

corpi animati. Dalle uore profonde, il uiolente morbo nasce; dalle

alte montagne, le seme della febre; della podagra nel piano morbida

se annida; della rogna in grebani quiesce e così proportionatamente

ciascuna.

DESIO. Come facesti con tali signori?

PIACEVOLEZZA. Bene, perchè eramo securi, a dirti il uero, con le

tante uirtù de herbe, gemme e metalli, che erano con noi.

DESIO. Ho sempre inteso le mirande uirtù nelle herbe e pietre esser,

anchor nelle parole.

PIACEVOLEZZA. Questa ultima se troua in Ferulara insula. Ma perchè

iui habitano le inique e false persone, de quelle, dico, che con le

rete e fuoco fessemo gran strage, pretermessi. E per tanto, drizzato

nostro camino in la insula Nominanza, dalli giganti habitata,

acquistamo gemme e monete d'oro e argento, quale superan tutte le

cose del mondo, che se fanno e reggino.

DESIO. Et che poter hanno li signori prenominati, sudditi alla

tremenda Regina?

PIACEVOLEZZA. Obedissen a quelli tutte le seme; e, doue a lor piace,

mandanle, quando soffia il uento; e secondo, le legge se li impone,

fanno. Sappi, che de tutte recogliessimo noi entro le scatole e

sacchi e molte casse anchora.

DESIO. Et perchè?

PIACEVOLEZZA. Per mandarle doue, che ne fosse di piacere.

DESIO. Obediuano poi?

PIACEVOLEZZA. Come a lor proprij signori. Finalmente, abbandonati

li penosi luochi, capitassimo in uno altro Regno, molto più

stupendo delle marauiglie prime. Edificio, gran signor, quello

gubernia, compartito in sette parte principali: la prima tutta è

de castelli, campanili e torre, habitata: la seconda, de pallazzi,

ampli e sublimi: la terza de case d'ogni qualitate: la quarta de

muri semplici e colonne: la quinta de fenestre uariate: la sesta de

scale, de qualunque maniera: nella settima e ultima del Regno, le

uessate e stridente porte stanno. Il paese è piano tutto, de belle

campagne. Parlano questi in lor linguaggio come noi, se maritano e

fan figliuoli, peregrinano e contrattano faccende, fanno guerre e

inimicansi, mangiano e beuino, uestino, dormino, uigilano, e fanno

delle altre cose; ma, sopra tutto, li castelli, torre, e campanili,

sono musichi e eccellenti cantori. Anchora, in molti luochi di questo

Regno, ascolta marauiglia! longo tempo bandiscono la morte, con ditto

manifesto, che ciascuno intende! Di fuori son tutti felici. Ma se tu

uedessi dentro! de quanti incommodi, sinestri e mali repleti stanno,

de sorzi, toppi ciechi che cauano la terra, de orsi, che con le

adunche ongie, sotto di quelli le cauerne preparano, anchor de uolpe,

conigli e formiche: piangeresti della gran pietate. Noi dunque, pieni

de cordoglio, a molti prestamo rimedio.

DESIO. Et che poteuase per quelle fare?

PIACEVOLEZZA. Snodamo molti sacchi et scatole delle seme della

infirmità, in quelli dentro per ogni luoco. Secondo le legge della

tremenda Regina; a qualunque se annidasse per li lor confini,

strettamente abbraccino.

DESIO. Che seme forno?

PIACEVOLEZZA. Della rogna primo, e d'ogni spetie di dolori, di

febbre, uomiti, flussi, sospiri, gemiti, uertigine, podagra, ciragra,

grauezza e curuità nelle suddite spalle, fame, sete e uigilie,

terrori subiti, e d'ogni altra spetie, che offende gli animali

nelli castelli, torre, e campanili. Questo fatto, lasciamo da parte

ogni lor marauiglia. Tuttauia in questo e in quell'altro luoco

peregrinando procedeamo (e per breuemente dirti in conclusione)

fin che la terra tutta da noi fo cercata, le uille, le castella e

le cittade, le prouintie, montagne e monti, ualle con pianure, e

ciascuno altro accessibil luoco. Questo ti basta fin qui del sodo

haver inteso, ascolta un poco dell'aere e haverai piacere. Cercata la

terra, volando in aere se elleva il drago, per vedere; e nel primo,

scontramo le strighe, li demoni tutti, le fantasme, le furie, con le

pene; altre anchora figure horrende, de nebule o fumo impastate,

che mai in una preseruano, anci quanto più le sguardi, se scambiano,

e fanno altrui qui dal basso uacillare, quando in montagne, boschi,

case, castella e cittade, teste de bestie terrene e de pesci uarij,

navigi efferati: e in summa quanto mai alcuno si puote immaginare,

quiui è la sua sedie e principal imperio.

DESIO. Hai tu uisto la pioggia, le grandine e neue, li tuoni e

fulgori, da doue cascano? e perchè soffian li venti tanto uarij?

PIACEVOLEZZA. Si bene. Et hauerai piacere, se tu le intendi. Nota,

prima che altro io dica: queste cose tante, che da qui giù se

uede nel aere, delle strighe e fantasme paventose, sono suggette

uariatamente a proprî signori, che li esercitan doue a lor piace. Et

per tanto, alcuno di essi, con sacchi de tela de ragno, come nebule

fatti, uanno dentro al mare; e, pieni d'acqua, nell'aere poi le

portan suso. Così delli fiumi, rivoli e fontane. Altri nelli deserti

uanno per siccita; per il freddo, alcuni, nelle gelate parte; molti

nelle torride, per il caldo e fuoco; e non pochi, dalle caverne e

tra monti li venti eccitando, con li udri sorbino. Variano questi,

secondo che a lor patroni segue il dominio, in una o in un'altra

parte. Nell'aere gionti poi, quando che hanno fretta, quelli delli

sacchi e questi con li udri, strengensi, comprimendo l'un l'altro:

e di quel ui è dentro, per forza in gioccie convertito, esce, e giù

precipitando per l'aere discende, uince la moltitudine e quella

appare. Ma la neue sottilmente la taglian a sfogli, e così distesa la

tengono in parte, l'un sopra l'altro liggiermente stivati, e quando

è il conflitto dalla parte settentrionale, se rompono in pezzetti:

e qui più gravando cascano. Le grandine sono cristallo dal freddo

anchor non confirmato, gravan nell'aere e discenden gioso. Li folgori

intervengono, con li tuoni, quando battaglian questi gran signori

tra loro; li serui in quello stretti l'un l'altro furiosamente batte

e percote; infiammase l'aere per la fretta, e giù da noi risplende,

le botte per il vacuo intonano, e ui fan tanto stupidi mirare. Li

udri si rompono per il forte sorbire; fugge il uento, che iui se

aprende, e discorre per le parte qui da noi. Sappi più oltra, che

l'aere, così spatioso, è tutto abitato de cose uarie, quanto cape

la terra e mare. Dall'in giù le seme descendino; fruttifican poi,

secondo son locate. Più che circonda sta lo antiquo drago, qual tutto

de occhi scintillanti suo corpo adorno riueste, gionge la testa con

la coda, li piedi ambi, e tutto couerze con le ale. Vno occhio solo

ha in fronte, grande, lustro, claro e bello. Vn altro può in la

ponta della coda, qual uoglie et riuoglie spesso e l'affatica. Con

questi e con li altri, anchor con quelli, che da qui non si uedeno,

mira nell'aere, nella terra e nel mare: così a suo modo le regge e

diletta. Quando questo antiquo, uicini esser ne comprese, sdegnato

forte sguardò nell'aere e tutto il commosse. Per fuggir dunque, il

nostro Duce, in questo et in quell'altro lato uolgendo giraua, ma

non potea oltra passare, perchè il tutto intra sè abbraccia. Hor in

tal maniera da parte in parte per l'aere uagando, ostacoli parati

troua, guerra continua, e pugna; che non manca iui gli affanni, e

le gran fatiche; iui abbondan li sudori sanguinolenti; iui la morte

ogni ora era palese. Finalmente, retornati in noi, con le herbe,

con li metalli e con le gemme anchora, mitigamo li obstaculi e quel

antiquo drago; e per la uirtù intrinseca, che non manca, se fessemo

conoscere, et esso conoscemo noi. Per la qual cosa, de terore in

piacer tutti reuolti, tornamo in giù, e te primo che altro ho qui

ueduto.

[i] Alle quattro parole, alle quali ho sostituito puntini, vedi un

riscontro nel _Verville_, _Moyen de parvenir_. (LVI. _Théorème_) dove

parla degli abitanti di Lubecca.

[ii] _Tempesta_, qui val gragnuola, alla lombarda.

[iii] Cf. BASILE, _Pentamerone_. _Pintosmauto_.

[iv] _Naranci_. Vedi, pagina 309, postilla i.

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 133 / 292 题