LA MAESTRA.[1]

C'era una volta marito e moglie che avevan due bambine. Ma eran

figliole d'un'altra moglie che quest'omo aveva avuta prima e che era

morta. Le mandavano a scola: sapete bene, i ragazzi! Suo padre andava

a accompagnarle e a riprenderle queste bambine. La maestra gli piaceva

quest'omo, il padre delle bambine, di molto, ma di molto; ne era

innamorata proprio. Figuratevi le carezze e il bene, che la voleva a

queste bambine. Le bambine:—«Sai che si pagherebbe, perchè fosse la

nostra mamma Lei! La ci vuol tanto bene!»—«Eh»—dice—«bambine mie, che

volete? L'avete la mamma, io non posso essere la vostra mamma.»—Tutti

i giorni le dicevan così:—«Che si pagherebbe, che la fosse la nostra

mamma!»—Lei la dice un giorno:—«Gua', se volete che io fossi[2] la

vostra mamma, il rimedio ci sarebbe. Quando la mamma vi dà la merenda

la mattina, che la la mette in una cassina, buttate lo sportello sopra;

la riman morta. E così io sposerò vostro padre!»—Disegnò bene! Eccoti

una mattina le bambine, quando la madre gli dà la merenda, le gli

buttan sopra lo sportello, e la riman morta; le rimane il ferro dello

sportello confitto nel capo. Scappan dalla maestra:—«Sora Maestra,

l'è bell'e fatto! l'è bell'e morta la nostra madrigna!»—Le sapevan

di molto la birbonata le piccine. Torna il marito, va di là e trova

questa povera donna morta, gua'. Ahn, che ti fa? corre subito dalla

sua maestra, dalle bambine:—«Oh cosa gli è questo? Si vede proprio,

poera donna, si chinava nella cassa, gli è cascato addosso lo sportello

e gli è rimasta morta!»—Le bambine si mettono a piangere; la maestra

l'istesso.—«Ah! poerina, che disgrazia!»—Figuaravano. Quest'omo le

porta a casa le bambine, fa sotterrare la moglie. Che volete! era

morta! Piangi ch'io piango: quest'omo piangeva davvero perchè la gli

dispiacque. La Maestra dice alle ragazze:—«Sapete?»—dice,—«vostro

padre, quando vo' vedete che piange, vo' gli avete a dire: _La non

pianga, via, signor padre! non c'è rimedio. Perchè la non isposa la

signora maestra?_»—Eccoti, quand'egli è in casa, piangeva quest'omo

sempre e rammentava la sua moglie:—«Babbo! la non pianga! non c'è

rimedio! Perchè la non piglia la signora Maestra che la ci vol tanto

bene?»—«Bisogna vedere se la signora Maestra la mi vorrà. Io ho due

figliole, vojaltre, sapete; non è facile.»—«E»—dicono—«gli si dirà

noi; gli si dirà noi alla signora Maestra.»—Eccoti la mattina le

vanno a scola.—«Così, cosa disse?»—«_Chi sa se la signora Maestra

la vorrà prender me?_ E noi gli si disse: _Si dirà noi alla Signora

Maestra; si sentirà quel che la dice_.»—Dice la Maestra:—«Quando

stasera egli vi domanda, voi gli avete da dire: _Se gli è contento

lui, io son contenta_.»—Eccoti la sera ritornano:—«Cosa gli ha detto

la Signora Maestra?»—Dicono:—«Ha detto: se gli è contento Lei, lei

è contenta.»—«Bene»—dice—«vol dire che domani io verrò là e si

discorrerà i nostri affari.»—Eccoti la mattina va là e si principia a

discorrere:—«Io son contento.»—«Io son contenta.»—Facendo il discorso

corto, in poco tempo furono sposi. Dopo che furono stati sposi, dopo

sette o otto giorni, la principiò a strapazzare queste bambine; la gli

tirava, la non le poteva soffrire. Le bambine, quando tornava suo

padre:—«Babbo»—dicevano—«quanto la ci strapazza, la signora Maestra.

Quanto ci tira! La ci voleva tanto bene!»—«Eh!»—dice il padre—«voi

sarete cattive, però....»—Un giorno torna a desinare. La gli dice

lei:—«Assolutamente, o fori le bambine, o vado fori io. Io non ce le

voglio.»—«Ma come!»—dice.—«Io devo mandar via le bambine? Dove voi tu,

che io porti le mie bambine?»—«Ah tant'è! Io voglio così[3].»—Dunque,

un giorno, il padre gli dice:—«Oh bambine, oggi, quando si sarà

mangiato, s'ha andare a fare una passeggiata.»—La maggiorina la si

veste; e, nella tasca, gli viene una idea, la si mette tutta crusca. La

fa un bucolino alla tasca e ci mette la crusca. La perdeva; a camminare

andava via. Eccoti, la moglie, la gli dice, a quest'omo:—«Portatele

fori; quando siete fori, a un posto, gli avete a dire d'andare ad

orinare e lasciarle.»—Così quest'omo, il giorno, va via con le sue

bambine, tutto dolente, pover'omo, con un dispiacere da non credersi.

Cammina, cammina, cammina e gli fa fare... chi sa le miglia? Non si sa,

di molte. E poi gli dice, che aveva voglia di orinare[4]:—«Aspettatemi

qui»—gli dice; e va via. Lui va a casa; e le bambine aspetta aspetta,

si mettono a piangere; non avevan più il suo babbo e non sapevan dove

le avevan da venire. Quella maggiorina dice alla sorella:—«Stai zitta!

Guarda, guarda si anderà dietro alla crusca, ch'io ho presa; così si

troverà la strada.»—Eccoti, dietro dietro alla crusca; e arrivano

all'uscio di casa e picchiano. Picchiano. Picchiano, s'affaccia la

maestra:—«Ah!»—dice,—«son le bambine! Ah quanto tu sei scellerato!»—Le

salgon su e le dicano:—«Babbo, perchè non L'è venuto più a pigliarci?

perchè La ci ha lasciate?»—«Ho trovato un mio amico; e così mi sono

scordato di voi.»—La moglie insisteva:—«Non avete inteso, che non

ce le voglio? O via io, o via loro!»—«Sapete!»—dice suo padre un

giorno.—«Oggi v'avete a vestire e si fa una bella passeggiata.»—«Sì!

e poi ci lascia!...»—«Eh! non c'è pericolo; non c'è pericolo! Non vi

lascio; non vi lascio! Non avete paura!»—Le bambine, le si vestono; ma

non si mette crusca quella maggiorina; la non se ne ricorda, o non ce

ne avea da essere in casa. Cammina, cammina, il padre le fece camminare

centomila volte più della prima volta.—«Sapete»—dice—«bambine; io ho

una gran voglia di orinare.»—«Ecco, già, e poi La ci lascia.»—«Non vi

lascio, no; quand'io vi dico!...»—E va via suo padre: le bambine lo

aspettano ancora. E si fece notte scura. Piangendo, non sapevano dove

andare. Cammina, cammina; le vedono un lumicino lontano, ma lontano!

Le van sempre appresso a questa luce, loro, gua'! Si avvicinano a

questo lume e veggono una porta e picchiano. L'era la casa dell'Orco.

Eccoti l'Orchessa (non c'era l'Orco) la tira la corda e vede queste due

bambine.—«Oh poerine!»—dice. Eh! le fanno tutto il racconto.—«Il babbo

ci ha lasciate»—e le fanno tutto il racconto.—«Poerine»—dice—«v'avete

combinato male, perchè l'Orco vi mangia, sapete? appena, che[5]

torna.»—La gli dà da mangiare, questa donna, qualcosa, perchè le

si accomodino un po' lo stomaco; poerine! le avevan fatto tutte

quelle miglia, senza mangiare; e le mette sotto un orcio, dopo che

le hanno mangiato. Eccoti l'Orco, che torna a casa.—«Mucci, mucci,

che[6] sito di cristianucci; o ce n'è o ce n'è stati, o ce n'è degli

impiattati.»—«Eh, chetatevi!»—dice l'Orchessa—«Venite a cena, che

si vada a letto! Sempre delle buffonate!»—Eccoti l'Orco mangia e

va a letto. E la mattina va via, perchè lui andava via presto. Dice

l'Orchessa a queste ragazze:—«Poerine»—dice—«io vi do da mangiare; ma

salve non vi fo, perchè, se torna, vi mangia. Non vi sarebbe altro vi

mettessi su quel tetto, perchè su codesto tetto lui non ci va.»—L'Orco

non ci poteva andare. Te le fa andare e mettere sur un tetto. Eccoti

l'Orco, che torna; si volta in su:—«Ah briccone, or'ora voi siete mie!

Lo diceva, che ci erano i cristianucci!»—Dunque va a casa e rimprovera

la moglie. Dice:—«Che so io di bambini? Che conosco io le case degli

altri? In casa mia non v'erano»—dice la moglie. Eccoti l'Orco va

e picchia a tutte le case, perchè gli aprissero; voleva andare a

prendere le figliole. Nessuno gli rispondeva: eh! che eran minchioni,

che volevano aprire all'Orco? Lui va a casa e prende tutti i fiaschi,

fiaschi voti[7]; e principia a fare una scala, avete inteso? con

questi fiaschi e diceva:—«Ora le chiappo!»—Quando gli ha fatto tutta

questa scala, si mette a salire. Figuratevi co' fiaschi questa scala!

Quando gli è neppure a metà, gli vien di sotto e riman morto. Allora

l'Orchessa, la va a prendere le bambine e la le tiene per sue figliole

proprio, veramente; e ricche le erano. Quando le furono grandi, lei le

maritò e stiedero sempre bene e sempre in pace con questa donna. Morto

che fu l'Orco, ci ebbero la sorte; e del padre non se ne ragiona più.

_Stretta la foglia e larga la via;

Dite la vostra, chè ho detto la mia._

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 98 / 292 题