C'era una volta marito e moglie che avevan due bambine. Ma eran
figliole d'un'altra moglie che quest'omo aveva avuta prima e che era
morta. Le mandavano a scola: sapete bene, i ragazzi! Suo padre andava
a accompagnarle e a riprenderle queste bambine. La maestra gli piaceva
quest'omo, il padre delle bambine, di molto, ma di molto; ne era
innamorata proprio. Figuratevi le carezze e il bene, che la voleva a
queste bambine. Le bambine:—«Sai che si pagherebbe, perchè fosse la
nostra mamma Lei! La ci vuol tanto bene!»—«Eh»—dice—«bambine mie, che
volete? L'avete la mamma, io non posso essere la vostra mamma.»—Tutti
i giorni le dicevan così:—«Che si pagherebbe, che la fosse la nostra
mamma!»—Lei la dice un giorno:—«Gua', se volete che io fossi[2] la
vostra mamma, il rimedio ci sarebbe. Quando la mamma vi dà la merenda
la mattina, che la la mette in una cassina, buttate lo sportello sopra;
la riman morta. E così io sposerò vostro padre!»—Disegnò bene! Eccoti
una mattina le bambine, quando la madre gli dà la merenda, le gli
buttan sopra lo sportello, e la riman morta; le rimane il ferro dello
sportello confitto nel capo. Scappan dalla maestra:—«Sora Maestra,
l'è bell'e fatto! l'è bell'e morta la nostra madrigna!»—Le sapevan
di molto la birbonata le piccine. Torna il marito, va di là e trova
questa povera donna morta, gua'. Ahn, che ti fa? corre subito dalla
sua maestra, dalle bambine:—«Oh cosa gli è questo? Si vede proprio,
poera donna, si chinava nella cassa, gli è cascato addosso lo sportello
e gli è rimasta morta!»—Le bambine si mettono a piangere; la maestra
l'istesso.—«Ah! poerina, che disgrazia!»—Figuaravano. Quest'omo le
porta a casa le bambine, fa sotterrare la moglie. Che volete! era
morta! Piangi ch'io piango: quest'omo piangeva davvero perchè la gli
dispiacque. La Maestra dice alle ragazze:—«Sapete?»—dice,—«vostro
padre, quando vo' vedete che piange, vo' gli avete a dire: _La non
pianga, via, signor padre! non c'è rimedio. Perchè la non isposa la
signora maestra?_»—Eccoti, quand'egli è in casa, piangeva quest'omo
sempre e rammentava la sua moglie:—«Babbo! la non pianga! non c'è
rimedio! Perchè la non piglia la signora Maestra che la ci vol tanto
bene?»—«Bisogna vedere se la signora Maestra la mi vorrà. Io ho due
figliole, vojaltre, sapete; non è facile.»—«E»—dicono—«gli si dirà
noi; gli si dirà noi alla signora Maestra.»—Eccoti la mattina le
vanno a scola.—«Così, cosa disse?»—«_Chi sa se la signora Maestra
la vorrà prender me?_ E noi gli si disse: _Si dirà noi alla Signora
Maestra; si sentirà quel che la dice_.»—Dice la Maestra:—«Quando
stasera egli vi domanda, voi gli avete da dire: _Se gli è contento
lui, io son contenta_.»—Eccoti la sera ritornano:—«Cosa gli ha detto
la Signora Maestra?»—Dicono:—«Ha detto: se gli è contento Lei, lei
è contenta.»—«Bene»—dice—«vol dire che domani io verrò là e si
discorrerà i nostri affari.»—Eccoti la mattina va là e si principia a
discorrere:—«Io son contento.»—«Io son contenta.»—Facendo il discorso
corto, in poco tempo furono sposi. Dopo che furono stati sposi, dopo
sette o otto giorni, la principiò a strapazzare queste bambine; la gli
tirava, la non le poteva soffrire. Le bambine, quando tornava suo
padre:—«Babbo»—dicevano—«quanto la ci strapazza, la signora Maestra.
Quanto ci tira! La ci voleva tanto bene!»—«Eh!»—dice il padre—«voi
sarete cattive, però....»—Un giorno torna a desinare. La gli dice
lei:—«Assolutamente, o fori le bambine, o vado fori io. Io non ce le
voglio.»—«Ma come!»—dice.—«Io devo mandar via le bambine? Dove voi tu,
che io porti le mie bambine?»—«Ah tant'è! Io voglio così[3].»—Dunque,
un giorno, il padre gli dice:—«Oh bambine, oggi, quando si sarà
mangiato, s'ha andare a fare una passeggiata.»—La maggiorina la si
veste; e, nella tasca, gli viene una idea, la si mette tutta crusca. La
fa un bucolino alla tasca e ci mette la crusca. La perdeva; a camminare
andava via. Eccoti, la moglie, la gli dice, a quest'omo:—«Portatele
fori; quando siete fori, a un posto, gli avete a dire d'andare ad
orinare e lasciarle.»—Così quest'omo, il giorno, va via con le sue
bambine, tutto dolente, pover'omo, con un dispiacere da non credersi.
Cammina, cammina, cammina e gli fa fare... chi sa le miglia? Non si sa,
di molte. E poi gli dice, che aveva voglia di orinare[4]:—«Aspettatemi
qui»—gli dice; e va via. Lui va a casa; e le bambine aspetta aspetta,
si mettono a piangere; non avevan più il suo babbo e non sapevan dove
le avevan da venire. Quella maggiorina dice alla sorella:—«Stai zitta!
Guarda, guarda si anderà dietro alla crusca, ch'io ho presa; così si
troverà la strada.»—Eccoti, dietro dietro alla crusca; e arrivano
all'uscio di casa e picchiano. Picchiano. Picchiano, s'affaccia la
maestra:—«Ah!»—dice,—«son le bambine! Ah quanto tu sei scellerato!»—Le
salgon su e le dicano:—«Babbo, perchè non L'è venuto più a pigliarci?
perchè La ci ha lasciate?»—«Ho trovato un mio amico; e così mi sono
scordato di voi.»—La moglie insisteva:—«Non avete inteso, che non
ce le voglio? O via io, o via loro!»—«Sapete!»—dice suo padre un
giorno.—«Oggi v'avete a vestire e si fa una bella passeggiata.»—«Sì!
e poi ci lascia!...»—«Eh! non c'è pericolo; non c'è pericolo! Non vi
lascio; non vi lascio! Non avete paura!»—Le bambine, le si vestono; ma
non si mette crusca quella maggiorina; la non se ne ricorda, o non ce
ne avea da essere in casa. Cammina, cammina, il padre le fece camminare
centomila volte più della prima volta.—«Sapete»—dice—«bambine; io ho
una gran voglia di orinare.»—«Ecco, già, e poi La ci lascia.»—«Non vi
lascio, no; quand'io vi dico!...»—E va via suo padre: le bambine lo
aspettano ancora. E si fece notte scura. Piangendo, non sapevano dove
andare. Cammina, cammina; le vedono un lumicino lontano, ma lontano!
Le van sempre appresso a questa luce, loro, gua'! Si avvicinano a
questo lume e veggono una porta e picchiano. L'era la casa dell'Orco.
Eccoti l'Orchessa (non c'era l'Orco) la tira la corda e vede queste due
bambine.—«Oh poerine!»—dice. Eh! le fanno tutto il racconto.—«Il babbo
ci ha lasciate»—e le fanno tutto il racconto.—«Poerine»—dice—«v'avete
combinato male, perchè l'Orco vi mangia, sapete? appena, che[5]
torna.»—La gli dà da mangiare, questa donna, qualcosa, perchè le
si accomodino un po' lo stomaco; poerine! le avevan fatto tutte
quelle miglia, senza mangiare; e le mette sotto un orcio, dopo che
le hanno mangiato. Eccoti l'Orco, che torna a casa.—«Mucci, mucci,
che[6] sito di cristianucci; o ce n'è o ce n'è stati, o ce n'è degli
impiattati.»—«Eh, chetatevi!»—dice l'Orchessa—«Venite a cena, che
si vada a letto! Sempre delle buffonate!»—Eccoti l'Orco mangia e
va a letto. E la mattina va via, perchè lui andava via presto. Dice
l'Orchessa a queste ragazze:—«Poerine»—dice—«io vi do da mangiare; ma
salve non vi fo, perchè, se torna, vi mangia. Non vi sarebbe altro vi
mettessi su quel tetto, perchè su codesto tetto lui non ci va.»—L'Orco
non ci poteva andare. Te le fa andare e mettere sur un tetto. Eccoti
l'Orco, che torna; si volta in su:—«Ah briccone, or'ora voi siete mie!
Lo diceva, che ci erano i cristianucci!»—Dunque va a casa e rimprovera
la moglie. Dice:—«Che so io di bambini? Che conosco io le case degli
altri? In casa mia non v'erano»—dice la moglie. Eccoti l'Orco va
e picchia a tutte le case, perchè gli aprissero; voleva andare a
prendere le figliole. Nessuno gli rispondeva: eh! che eran minchioni,
che volevano aprire all'Orco? Lui va a casa e prende tutti i fiaschi,
fiaschi voti[7]; e principia a fare una scala, avete inteso? con
questi fiaschi e diceva:—«Ora le chiappo!»—Quando gli ha fatto tutta
questa scala, si mette a salire. Figuratevi co' fiaschi questa scala!
Quando gli è neppure a metà, gli vien di sotto e riman morto. Allora
l'Orchessa, la va a prendere le bambine e la le tiene per sue figliole
proprio, veramente; e ricche le erano. Quando le furono grandi, lei le
maritò e stiedero sempre bene e sempre in pace con questa donna. Morto
che fu l'Orco, ci ebbero la sorte; e del padre non se ne ragiona più.
_Stretta la foglia e larga la via;
Dite la vostra, chè ho detto la mia._