C'era un padre, che aveva tre figli; e nessuno di questi figli cercava
moglie. Quest'omo, essendo vecchio, disse un giorno:—«Com'ho da fare
essendo vecchio e avendo tre figli, che nessuno cerca moglie? È meglio
ch'io collochi questi figli e trovi un mezzo per farli sposare.»—E gli
diede tre palle e li portò sur una piazza e gli disse, che l'avessero
buttate per l'aria: dove cascava queste palle avrebbero preso moglie.
Una cascò sopra una bottega d'un bottegajo; una sur una bottega d'un
macellajo; ed una sur una vasca. Il maggiore era quello d'i' bottegajo;
i' secondo quello d'i' macellajo; ed i' terzo quello della vasca, che
si chiamava Checchino, i' più piccino. I' padre, perchè non c'entrasse
gelosia fra fratello e fratello, disse: Quella sposa che faceva meglio
i' lavoro sarebbe stata la prima sposa che entrava in casa. Gli diede
una camicia per uno a cucire ai figli, che la portasse ciascuno alla
sua sposa; e quella, che la cuciva meglio, sarebbe stata la prima sposa
a entrare in casa. Dunque ognuno la portava. E quello della vasca, che
andiede alla vasca, non c'era che una rana.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino[2], che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E uscì un pesce dalla vasca, e prendeva questo fagottino in bocca e
rientrava nella vasca: e dentro c'era scritto un polizzino:—«Quindici
giorni a cucire questa camicia.»—E dopo quindici giorni tornava
Checchino a prender la camicia e richiamava la solita rana.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E risortiva i' solito pesce cor[3] i' fagottino della camicia in bocca;
fatta benissimo, preciso, molto meglio che quelle delle altre due. E
poi i' padre, naturale, vede che quella lì era cucita meglio, ma non
ostante, non persuaso, gli diede ancora una libbra di lino a filare per
uno ai suoi figli, che ciascuno la portasse alla sua sposa, chè chi
l'avesse filata meglio sarebbe stata la prima sposa a entrare in casa,
perchè voleva che tra loro non c'entrasse gelosia. E gli dà i' tempo
quindici giorni. Checchino andiede alla vasca.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E uscì i' solito pesce dalla vasca; e prendeva questo lino in bocca, e
dentro c'era un polizzino, scritto:—«Quindici giorni a filare questo
lino.»—E dopo quindici giorni Checchino tornava alla vasca a dimandare.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E gli riportò la libbra d'i' lino, bell'e sigillato in un rinvoltino,
filato, com'avrebbe potuto fare una signora, perchè questa era una
principessa, confinata in quella vasca perchè era fatata. Questo era
burlato dai fratelli, che gli dicevan sempre:—«Eh, sposerai una rana,
un pesce![4]»—E questo era sempre malinconico, di cattivo umore.
Allora, quando gli ebbon riportato questa libbra di lino, i' padre
volle provare, non persuaso ancora, perchè non voleva che ci fosse
gelosia fra loro. Assegnò a ciascuno un piano della casa e disse, che
chi avrebbe montato i' suo appartamento, spazio di quindici giorni, con
miglior gusto, sarebbe stata la prima sposa a entrare in casa. Quello
della rana, andiede alla vasca.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà,
Quando bella mi vedrà.»—
E sortiva i' solito pesce. Checchino gli diede a portare i' suo
biglietto alla sposa, che in capo a quindici giorni i' quartiere
doveva essere tutto mobiliato, doveva portare in casa letti, tende,
poltrone, tutto. Dopo, quando andiedono a vedere i quartieri, quello
della bottegaja era ammobiliato che non c'era male; quello della
macellaja era persino sporco di sangue; e quello della rana era i'
meglio quartiere di tutti, c'eran persin le tende di seta. Allora i'
padre fissò, che i' piccino fussi quello, che fosse i' primo a essere
sposo. La mattina fissorno le carrozze per andare a prendere la sposa,
e gli altri fratelli ridevano, perchè dicevano:—«Andiamo a prendere un
pesce!»—Figuratevi come lo burlavano! E va alla vasca.
—«Rana, Rana!»—
—«Chi è, che mi chiama?»—
—«Checchino, che poco t'ama.»—
—«M'amerà, m'amerà, Quando bella mi vedrà.»—
E sortì dalla vasca una bellissima Principessa, che era la Rana, con
sei carrozze, con tutte dame vestite da corte, e vanno a sposare. I
fratelli ridevano e lo burlavano, credendo che fosse una rana: quando
videro uscire una bella signora, rimasero stupefatti. Dopo pochi giorni
fissorno lo sposalizio degli altri due fratelli e che quelle altre due
dovessero servire di cameriste alla prima sposa. I' padre, che aveva
fatto tanto perchè non c'entrasse gelosia fra fratello e fratello,
mancò di prudenza: si sa, le cognate non si potevan dar pace di servire
alla sposa di Checchino. Dopo, lei ebbe una figlia, la Principessa; e
la consegnarono alla prima camerista, come per governante; la doveva
tenere come una sua figlia, per bene; la consegnarono a lei, che
n'avesse tenuto di conto. Un giorno, andando a spasso per un paese,
avendo questa figlia, e la vendiede a un marinaro, perchè era gelosa. E
lei non sapeva più come fare a tornare a casa dopo. Andiede a gira' per
i' mondo, perchè temeva, che se tornasse a casa l'avrebbero ammazzata.
E la prese per cameriera un signore distante una cinquantina di miglia.
Cadde ammalata. Essendo ammalata, confessò i' suo delitto, che aveva
commesso. Questo signore, avendo saputo che era stata smarrita questa
figlia (avevon mandata la circolare) pensò di scrivere che aveva
trovato quella, che aveva commesso questo delitto. La bottegaja guarì e
fu consegnata a i' padre di questa figlia, che era divenuto Re, perchè
aveva sposata la Rana. La presono, la feciono ricercare della figlia
e a chi l'aveva venduta; e la murarono in un muro, lasciato fuori i'
busto solo. E tutti i giorni doveva andare a portargli da mangiare la
sua nipote di lei che l'aveva venduta (e che l'avevano ritrovata) per
ricordargli i' suo delitto. E campò quattro anni e poi morì.
_Stretta la foglia e larga la via,
Dite la vostra, chè ho detto la mia._