IL RE CHE ANDAVA A CACCIA.[1]

Il Re che si divertiva alla caccia, un giorno, mentre era alla caccia,

si fa un temporale di fulmini, di tutto. Loro (il Re e i suoi signori,

che vanno insieme) scappano chi di qua chi di là. Nello scappare

inciampa in un mazzo di chiavi. Prova qui, prova qua, sur una piazza

si trovorono, non apriva che un bel palazzo. Loro aprono e vanno su e

domandano:—«Si pole?»—Uh, nessun risponde. Trovano, gira, gira, una

bella stanza con una tavola apparecchiata, ma imbandita per trenta

persone. Chiama chiama, nessuno risponde. Si mettono a mangiare, gua',

se nessuno rispondeva! Dopo che gli hanno mangiato, principiano a

girare il palazzo; e vedono da lontano tutto una quantità di lumi,

tutto un chiarore: si vedeva bene che c'era una illuminazione, gua'.

Vanno in là, entrano in questa stanza e vedono un catafalco alto, con

una donna morta, una bella giovine morta. Maestà dice:—«Guardiamo

se la si porta giù.»—a que' signori. La portan giù per vedere se la

non era morta, la mettono sur un sofà e il Re comincia a fare:—«Ah

che peccato, questa bella giovane, che sia morta! guardate che be'

capelli!»—Nel far così, nel lisciarla, gli sente un bozzolino in

capo; gnene tira via e la risuscita. Gli era uno spillo ficcato,

uno spillo tanto lungo.—«Ah!»—dice la giovine. L'apre gli occhi e

dice:—«Dove sono?»—«In che maniera»—gli dice il Re—«questa cosa?»—«Una

fata maligna, per astio»—dice—«che io era bella, fece questa cosa:

ficcò lo spillo e m'ammazzò.[2]»—«Poerina!»—dice il Re.—«Ora non

abbiate paura. Ora»—dice—«sarete con noi; non ci sarà paura di questa

briccona.»—Eccoti, dopo il suo tempo, il Re va via e gli lascia tutto

preparato, da mangiare quel che ci era e gli prende una damigella per

compagnia. Invece d'andare una volta o due la settimana a caccia,

ci andava ogni giorno, perchè gli premeva d'andare da lei, gua'.

Lui gli dice:—«Sentite, io vi voglio sposare, voglio che siate per

mia moglie.»—«Oh»—dice lei—«per me, sia un Re, sia un altro, è la

medesima.»—Gli era figliola d'un Re anche lei. Eccoti che si sposano;

e dopo poco, lei riman gravida. Allora sì che il Re più che mai spesso

l'andava alla caccia: sempre gli era là. La madre s'insospettisce e

la dice a uno dei soi:—«Quando mio figlio va alla caccia, andategli

dietro, e guardate»—dice—«dove va.»—Dunque il figliolo è tornato.

Quando gli è il giorno che va alla caccia, questo signore gli va dietro

alla lontana, e vede che entra in questo palazzo. Questo signore

domanda:—«Chi ci sta in questo palazzo?»—Dice:—«Una Regina ci sta. Per

la quale»—dice—«sarà stata sposa. Non sarà neppure nove mesi che l'ha

sposata un Re. Anzi ora»—dice—«l'è per partorire.»—Dunque, a tornare

addietro, lui torna al palazzo e gli racconta tutto alla Regina madre.

La Regina partorisce e fa un bambino. Dopo che lei ha partorito, il Re

si trattiene un pezzo da lei; e poi torna dalla madre a il palazzo.

Quando gli è tavola:—«Oh Rosa e Fiore, tu m'hai trafitto il cuore.»—E

respira e dice codeste parole. La madre figura di non intendere. E

sempre questi sospiri:—«Rosa e Fiore, tu m'hai trafitto il core!»—Gli

era la moglie e il figliolo. Eccoti lui va via e figura d'andare a

caccia e torna dalla Regina, e la Regina l'era un'altra volta incinta.

Viene e partorisce e fa una bambina. Si trattiene qualche giorno e poi

ritorna a il palazzo da sua madre, lui. E a tavola diceva:—«Rosa, Fiore

e Candida, tu m'hai trafitta l'anima; Candida, Rosa e Fiore, tu m'hai

trafitto il core.»—E sempre così a tutta la tavola, sospira e queste

parole. Che ti fa la vecchia? Scrive una lettera fulminante[3] a questa

Regina, dicendogli che lei in tempo di sei giorni gli facesse tanto

piacere di mandargli i suoi bambini per quattro a sei giorni. La manda

per l'istesso signore che andiede addietro a il Re, questa lettera.

Eccoti arriva lassù dalla Regina, gli fa leggere questa lettera. La

legge e sente che la socera la bramava tanto questi bambini. Lei la lo

crede, la crede che la dica il vero, la li prepara tutti per bene e la

li manda per questo signore. E li porta alla Regina vecchia; questo

signore la gnene porta questi bambini. La vecchia, manda a chiamare il

coco:—«Questi bambini, ammazzali e falli arrosto.»—Quest'omo, invece

d'ammazzarli, scappa dalla moglie e gli dice:—«Tienimi conto di questi

bambini: poi tu saprai perchè.»—Eccoti va in mercato il cuoco e compra

due porcellini, due porcellini piccoli, avete inteso? Gli leva il capo

e le gambe e li fa arrosto. Venghiamo all'ora del pranzo:—«Oh Rosa,

Fiore e Candida, tu m'hai trafitta l'anima; Candida, Rosa e Fiore,

tu m'hai trafitto il core.»—Sempre così, dice il Re.—«Eh!»—la gli fa

la madre; la gli dice a il figliolo:—«Eh!» mangiate e bevete, che

dinanzi Fiore e Candida avete.»—La crede che siano i figlioli quelli

che sono fatti arrosto. A tornare un passo addietro, il Re gli aveva

donato una sonagliera alla sposa lassù, una sonagliera d'oro. E gli

disse:—«In qualunque bisogno tu abbi di me, sona questa sonagliera e

io ti apparisco a tutte l'ore.»—Eccoti in questo tempo un suo parente

gl'impone guerra; ed ebbe appena tempo di scrivere la lettera alla

sposa e andar via. Dice addio alla madre, che figura di piangere; e

alla sposa figuratevi che lettera gli manda! La madre, che sa che il

figlio l'è alla guerra, scrive una lettera alla nora e dice: che la

vedesse i suoi bambini, non li riconoscerebbe quanto sono avvenuti

belli, e che a tutte le maniere lei la venga qua nel palazzo, che

lei la sta aspettandola a braccia aperte. Eccoti la Regina riceve la

lettera e sente queste cose: subito lei la si prepara per vedere i suoi

bambini:—«Intanto»—dice—«starò con la sòcera.»—Eccoti la si mette in

viaggio e arriva a il palazzo. La Regina vecchia aveva già dato ordine

che il forno fosse scaldato, ma scaldato proprio da bono, da cocere.

Arriva al palazzo, credendo d'essere ricevuta per bene:—«Oh»—dice—«dove

sono i miei bambini?»—«Ah briccona!»—dice la vecchia—«ora vedrai dove

sono i toi bambini. Tu avevi sposato il mio figlio!»—dice.—«Qual'è

stata l'audacia di sposare il mio figlio? ora vedrai la vendetta che

io farò, io.»—La conduce là nella stanza del forno.—«Vedi? quella ha

da esser la tua morte; hai da andar lì dentro[4].»—«Se io»—dice—«devo

fare la morte così, almeno imploro la grazia che mi dia un'ora di tempo

prima di morire, da me, segregata, in una stanza segregata.»—«Ebbene,

sia concesso»—dice la vecchia. La mette in questa stanza. Lei si

ricorda della sonagliera, che il marito gli disse:—«In qualunque

bisogno, sonala; ed io ti apparirò.»—Principia a sonare, sodo, sodo,

sodo. Eccoti il Re che gli apparisce alla sposa. E gli dice lei:—«Vedi

quelle fiamme, le son per me, per via di tua madre.»—Eccoti, apron

l'uscio per portarla nelle fiamme e vede la vecchia che ci è il suo

figlio. Che ti fa, lui? Prende in collo la madre di peso e la mette

in forno e serra. Ordina a tutti i servitori che nessuno aprisse il

forno; lasciassero bruciare come l'andava. Eccoti il coco che sente

che ci è il Re; scappa a casa dalla moglie, prende i bambini e li

porta a palazzo:—«Maestà»—dice—«Maestà, questi sono i soi figli che la

sua signora Madre mi aveva detto che li ammazzassi e li cocessi per

Lei. E, invece di cocerli, li portai alla mia moglie e comperai due

porcellini, gnene cossi e Lei li mangiò.»—«Ah traditora! Maraviglia che

diceva: _Mangiate e bevete, che dinanzi Fiore e Candida avete!_»—Chiama

la Regina: la vien di qua e la vede i soi bambini. Figuratevi questa

donna, la sua contentezza, non si pò spiegare, gua'! a vedere i

soi bambini! La dice:—«Qui va compensato quest'omo.»—«Saprò il mio

dovere»—dice il Re. Il Re gli dice che vada a casa, prenda la sua

moglie e venga a palazzo, che sarà lui il maggiordomo e sua moglie la

prima dama della Corte. E così se ne vissero e se ne godettero, e a me

nulla mi dettero.

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 88 / 292 题