IL RE PORCO[1].

C'era una volta una Regina che era gravida e stava lì al terrazzino a

prendere il fresco. Passa una poera donna e gli chiede la limosina.

Dice:—«Andate via, vecchia porca!»—Ma che son maniere quelle?

Risponde la poera vecchia:—«Lei, la facesse un porco!»—Giusto era

gravida. La partorisce e fa un porco! Figuratevi che bisbiglìo nel

palazzo che ci fu: non si poteva spiegare. La Regina non faceva che

piangere ricordandosi della parola detta:—«Eh!»—diceva—«Iddio mi ha

castigata!»—Il porco cresce e lo mettono nel giardino. Che volete farne

nella casa? Ma sotto questo pelo di porco era un giovinotto, un omo,

aveva sentimenti come noi. Lì vicino c'era marito e moglie che avevan

tre ragazze. Il porco vede queste belle ragazze e se ne innamora: pur

che ne abbia una! E non dava pace di sè; urla; mugolìo[2]; non voleva

mangiare; si spiegava che accennava in là; s'avvidero che voleva una

di quelle ragazze. Andiedero a dire ai suoi genitori che una delle

figliole bisognava che la prendesse questo porco, che li facevan

ricchi. La minore dice:—«Io non lo voglio.»—La seconda l'istesso. La

maggiore dice:—«Lo prenderò io per far felici il babbo e la mamma;

io non guardo, io mi accordo.»—Che volete? lì non si fa sposalizio;

altro che la sera andava a letto con questo porco senza andare a fare

le cerimonie: se era una bestia! Quando gli è in camera, il porco

serra e gli viene un bellissimo giovinotto. Lei urla che la voleva

il porco, non voleva quello:—«Ah no! no! io ho sposato il porco; voi

non vi conosco.»—«Ah»—gli dice—«abbi da sapere, sono io il porco, che

per la superbia di mia madre mi trovo in questo stato. Promettimi di

non dir niente alla signora madre, altrimenti ti costa caro!»—Lei gli

promette; ma dopo otto o dieci giorni chiede di parlare alla Regina.

Dice:—«Ho una cosa da confidarvi, ma in secreto: mi raccomando che

nessuno ci senta!»—«Venite pure»—dice la Regina—«nelle mie stanze.»—La

ordina alla servitù che nessuno entri.—«Venga chissisia, la Regina non

c'è.»—E dice alla nora:—«Dite pure, dite.»—Serra tutti gli scuri per

paura che nessun la sentisse.—«Abbia da sapere, la sera il suo figlio,

vedesse il bel giovinotto che egli è!»—«Ah!»—la fa la madre.—«Ma per

amore di dio la prego a non palesarlo. Altrimenti, mi ha detto che la

pagherò.»—«Ah!»—dice la madre—«La mia superbia è stata! e questo è il

mio castigo.»—E vanno ognuna nel suo quartiere ed è finita: perchè

lui, essendo fatato, sentì tutto. La sera va nella camera per andare

dalla sposa e gli dice:—«Briccona, son queste le promesse?»—«Ah! ma

io....»—dice.—«Chètati, insolente!»—Prende un ago calamitato[3] e

l'ammazza. La more che non si distingue che è stata uccisa. Venghiamo

alla mattina. La Regina non c'è, non s'alza, non chiama. I servitori

giran la gruccia, vanno là e la vedon morta. Urli per il palazzo:—«Si

vede che il porco l'ha soffocata!»—Credono che l'ha soffocata:

una bestia, che volete! Più che mai la Regina madre gli rimane il

rammarico, dicendo:—«Io sono stata causa di questo gran male, perchè se

io non diceva quella parola, non aveva un figlio porco e non seguiva

questo!»—Il porco comincia a mugliare, a raspare il muro, peggio di

prima; a fare cenni che voleva un'altra di quelle: s'intendeva bene. La

seconda:—«Va»—dice—«lo prenderò io!»—Che volete? facevano uno sborso

di quattrini ai genitori!—«Almeno starete bene voi.»—E così la sera il

porco, quando entra in camera, viene un bellissimo giovinotto, come

per quell'altra. E dice, assolutamente impone silenzio che la non

dica nulla alla signora madre. Se quell'altra la stiede dieci giorni,

la sarà stata anche venti, questa, zitta. Ma poi un bel giorno la

chiede un abboccamento alla Regina, come quell'altra; e quando l'è

nella stanza, tutta serrata, la gli palesa che suo figlio diviene

un bel giovane, come quell'altra donna.—«Pur troppo lo so, per mia

disgrazia, che lui viene un bel giovane!»—«Ma la prego a non dir

niente.»—«Eh state pure contenta[4] che io non parlo.»—Vanno ognuna

nel suo quartiere. Quando è la sera, il porco entra in camera e fa

l'istesso.—«Ah briccona!»—dice.—«Son queste le promesse, eh?»—Prende

l'istess'ago, cos'era? e l'ammazza. La mattina, la servitù, eran

l'undici, mezzogiorno:—«Ma che fa la Regina?»—Apron la camera e la

trovan morta ancor lei. Vanno dalla Regina madre e dicono:—«Venga a

vedere, Maestà, anche questa l'è morta!»—E il rimorso! potete credere!

Il porco riprincipia a mugliare al muro per aver quell'altra, la terza

sorella. Ma i suoi non gnene volevan dare, lo credo! Ma poi s'ebbe

da accordare e viene sposa del porco; e portano anche i genitori

nel palazzo, in disparte. La sera il Re diviene un bel giovinotto

come nell'altre sere:—«Abbi da sapere che io sono un omo, vedi; ma

per castigo della signora madre, il giorno sono un porco. Ho da

ringraziarne la superbia della signora madre. Ti prego di non dir

nulla alla signora madre.»—«E io ti prometto di non dir nulla.»—La

sarà stata anche un mese senza dir nulla, ma poi la chiede di parlare

alla Regina e gli racconta che il suo figlio diviene un bel giovine;

come le altre, tal quale:—«Ma io la prego di non parlarne neppure

all'aria.»—«Eh state pure contenta, io non lo dico.»—Eccoti la sera il

porco entra in camera e viene un bellissimo giovane:—«Briccona, son

queste le promesse, eh? Te, non ti ammazzo. Ma, prima di ritrovarmi,

tu devi consumare sette mazze di ferro, sette vestiti di ferro, sette

paja di scarpe di ferro ed empire sette fiaschettini di lacrime.»—E va

via, sparisce: non c'è più porco, non c'è più nulla. La mattina, appena

giorno, la sposa s'alza e va dalla Regina Madre, e gli racconta il

caso. Potete credere il rimorso di questa donna!—«Guardate di che sono

stata causa!»—Ordina tutta questa roba la Regina madre, e quando l'è

fatta, la sposa la si veste di questa roba e si mette in viaggio; dice

addio alla socera, la bacia:—«Addio! Addio!»—e si mette in viaggio.

Cammina, cammina, con il baroccio, perchè l'altra roba l'aveva sovra

il baroccio, sennò come si fa portarla! La trova una vecchina.—«Dove

vai, poerina?»—«Oh!»—dice; la gli fa tutto il racconto.—«Tu non sai

ch'egli è stato sposo il tuo sposo? Il tuo sposo gli ha preso moglie,

lassù dove è andato. Tieni questa nocciòla. Quando sarai sulla piazza

del Re, quando avrai ben camminato, non so in che posto, molto

lontano, schiacciala. Verranno di gran galanterie, ma tanto belle. «La

Regina»—dice—«se ne invaghirà; e ti domanderà quanto ne vuoi di queste

belle cose. Tu devi dire: _Una notte a dormire col suo sposo_.»—Gli

dà la nocciòla e va via, sparisce questa vecchia.—«Grazie! addio,

addio!»—Cammina, cammina, cammina e la trova l'istessa vecchina,

l'istessa[5] proprio:—«Poerina dove vai?»—Gli fa tutto il racconto e

questa vecchina gli dice:—«Sai! Tieni questa mandorla, fai lo stesso,

stiacciala. Verranno di gran galanterie, ma tanto belle! La Regina se

ne invaghirà; e ti domanderà quanto ne vuoi di queste belle cose. Tu

non chieder quattrini: chiedi una notte a dormire con lo sposo.»—Quando

l'è quasi per essere alla piazza gli si presenta un vecchino e gli dice

l'istesso:—«Tieni»—dice—«questa noce. Vedi, tu ci hai pochino, vedi:

l'è lì la piazza. Stiacciala questa noce e tu vedrai le galanterie

che gli esce fori. La Regina se ne invaghirà e ti domanderà quanto

ne vuoi di queste belle cose. Tu devi dire: _Una notte a dormire col

suo sposo_.»—L'aveva consumato le sette paja di scarpe dì ferro,

l'aveva consumato le sette mazze di ferro, l'aveva consumato i sette

vestiti di ferro e l'aveva riempite tutte le fiaschettine di lagrime.

Entra nella piazza e vede un palazzo: si mette a sedere in mezzo alla

piazza e schiaccia la nocciòla. E viene le più belle galanterie, ma

una cosa da non poter spiegare, ecco.—«Maestà»—dicono i servitori

alla Regina—«Maestà, s'affacci; venga a vedere le gran galanterie

che ci sono sulla piazza.»—«Dimandate quel che ne vole, che io le

voglio comprare.»—Queste galanterie erano molte cose preziose, tutte

pietre preziose; ci si accecava a guardarle. Gli domandano quanto ne

vole:—«Una notte a dormire col suo sposo.»—I servitori si mettono a

ridere:—«Una donna strana, vuol dormire con lo sposo della Regina,

cah!»—La Regina:—«Bene! gli sia accordato! Prendete queste belle cose

e stasera dite che alle dodici venga qua.»—La ordina al bottigliere

che alloppî tutto tutto il vino; le bottiglie, tutto, sia alloppiato

per il Re. Il Re, che non sapeva nulla, beve, un poco anche più del

solito. Quando gli è un'ora[6], cade addormentato, lo portano a letto

e dorme come un masso. Ecco la donna alle dodici entra nel palazzo e

la portano in camera. Entra nel letto, e dice:—«Son Ginevra bella, che

per ritrovarti ho consumate sette mazze di ferro, sette paja di scarpe

di ferro, sette vestiti di ferro, e ho riempito sette fiaschetti di

lacrime.»—Quello dormiva, lo stesso che dire a questo tavolino. Si

fece giorno, la donna fu mandata via e fu finito. La mattina schiaccia

la mandorla. Figuratevi: tutte figurine che si movevano e saltavano,

di pietre preziose.—«Maestà, c'è l'istessa donnina d'ieri: ma se

la vedesse! che belle galanterie: assai più belle sono!»—La Regina

dice:—«Domandatele icchè ne vole.»—Gli domandano quel che la vole.—«La

notte a dormire col suo sposo.»—Dice la Regina:—«Sì, sì, sì. Prendete

e pure; e stasera fatela venire alla solit'ora.»—Eccoti, dà ordine al

cantiniere, che faccia l'istesso del giorno avanti, che alloppî tutto

il vino: bottiglie, tutto. Il Re va al pranzo e beve più di quell'altro

giorno, ma come! Quando gli è la sera, ecco la donna, gua', entra nel

letto e principia a dire:—«Son Ginevra bella, che per ritrovarti ho

consumato sette mazze di ferro, sette paja di scarpe di ferro, sette

vestiti di ferro e ho riempiti sette fiaschettini di lagrime.»—Ma

qui, dichiamo, questa fosse la camera; e qui, dichiamo, ci fosse le

guardie. Sentono un mugolìo, stanno attenti; ed imparano tutto il

lamento come l'avemmaria. E la mattina, appena giorno, i servitori la

mandorono via questa donna. E queste guardie, quando s'è levato il

Re, gli raccontano tutto:—«La notte ci viene una donna da Lei e Le

dice: _Son Ginevra bella, che per ritrovarti ho consumato sette mazze

di ferro, sette paja di scarpe di ferro, sette vestiti di ferro e ho

riempiti sette fiaschettini di lacrime_.»—Ah, il Re si ricorda della

sposa; chè aveva dimenticata ogni cosa. Andato via da il palazzo della

madre, si scordò di tutto.—«Non sa? Le dànno il vino alloppiato»—dice

questa guardia.—«Bisogna che Lei non lo beva. Ci starò attento

io.[7]»—La mattina, stiaccia la noce quella poera donna. Figuratevi!

che galanterie! più belle dell'altro giorno. La noce gli era più

grossa della nocciola e della mandorla e ne sortì più robba. La Regina

dice:—«Domandatele icchè ne vole.»—Gli domandano quel che la vole e lei

dice:—«Una notte a dormì' con lo sposo.»—«Prendete le ricchezze»—dice

la Regina—«e ditegli che stasera venga all'istess'ora.»—Questa guardia

che aveva fatto la spia al Re, dice al cantiniere:—«Pena la morte,

se tu metti l'oppio nel vino del Re. Figura di metterlo, ma non lo

mettere. Poi, sarai ricompensato. Invece mettilo a quello della Regina,

l'oppio.»—Il giorno a pranzo, com'era solito, il Re beve, mangia. La

Regina con quell'oppio s'addormenta; la mettono a letto; è finita.

Eccoti Maestà che va alla camera, si spoglia e va a letto. Quando

sono le dodici[8], eccoti la donnina. Lui figura di dormire; e lei

principia a dire:—«Son Ginevra bella, che per ritrovarti ho consumato

sette mazze di ferro, sette paja di scarpe di ferro, sette vestiti di

ferro e riempiuti sette fiaschettini di lacrime.»—Lui per tre o quattro

volte glielo lascia dire; allora figura di svegliarsi e l'abbraccia

così, poerina! e la riconosce per isposa, e dice:—«Bisogna partì'

subito! subito! far fagotto e via.»—Prendon tutte quelle belle robe che

l'aveva schiacciate dalla nocciola, dalla mandorla e dalla noce, tutte

quelle ricchezze, fanno fagotto, spogliano il palazzo, ecco! Prende

la guardia che gli aveva fatta la spia con seco, prende il cantiniere

e tutti via; e vanno a il palazzo della madre. Cheh! era quasi sempre

a letto piangendo di dolore per questo figlio, gua'! Urli, strepiti

di contentezza:—«Oh viva! viva!»—Tutta la servitù, dicendo:—«Ecco la

nostra sposa! ecco il nostro padrone!»—perchè raccontano. La Regina

che sente questi urli, va di là e vede la nora. Dice:—«Questo è il suo

figlio, che io sposai che era un porco e adesso è un bel giovane.»—Va

nelle braccia la madre del figlio, chiedendogli perdono di quel ch'ella

era stata causa ch'egli aveva patito. Lui gli perdona e così se ne

vivono in santa pace. Venghiamo alla Regina, quell'altra moglie, che si

desta. Chiama, chiama, nessun risponde, non c'è nessuno. La va per le

stanze: tutte vote; tutto portato via; ogni cosa, tutto sparito. La va

allo scrigno a vedere in dove l'aveva messe tutte quelle belle cose,

tutte quelle gioje: la non trova più nulla. Caccia un grand'urlo e dal

dolore cade e more. E così è finita.

_Stretta la foglia e larga la via,

Dite la vostra che ho detto la mia._

La novellaja fiorentina Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare · 第 68 / 292 题