La questione semitica in Russia
esposta dal principe Demidoff di San Donato.
Crediamo non inopportuno dar luogo, fra' documenti, alla seguente
memoria del principe Demidoff, sulla questione semitica in Russia.
“Il movimento popolare antisemitico verificatosi in questi ultimi tempi,
sotto diverse forme e con notevole insistenza, ha di nuovo messo sul
tappeto la così detta questione semitica.
“La nomina di un presidente della Commissione incaricata dell'esame di
un così grave argomento, fa sperare che la questione sia per avviarsi
verso una soluzione regolare, soluzione che dovrà essere tradotta in
atto con lo allontanamento di tutte le condizioni anormali in cui si
aggira l'esistenza degli Israeliti, sia sotto il punto di vista
politico, sia sotto l'aspetto sociale. Il che costituisce appunto il
nodo della questione medesima.
“Uno dei caratteri essenziali e distintivi della situazione fatta in
Russia alla popolazione israelitica è l'impossibilità in cui si trovano
i sudditi appartenenti alla religione ebraica di trasportare liberamente
il proprio domicilio al di là dei confini assegnati per la loro dimora.
In virtù di questa legge restrittiva, la quasi totalità del contingente
israelitico, che ascende a circa tre milioni di abitanti, si concentra
nei Governi del Nord e del Sud-Ovest. E la forzata agglomerazione sopra
un territorio relativamente ristretto, nonchè la concorrenza per
procacciarsi i mezzi di esistenza, derivata da questa agglomerazione
medesima, mettono gli abitanti israeliti in critica quanto penosa
condizione, obbligandoli in certo modo a transigere sulla scelta dei
mezzi che possono assicurare la loro sussistenza.
“Ognuno conosce la miseria, talvolta straziante, che stringe la
grandissima maggioranza degli Ebrei russi; ed è appunto da questa
miseria che provengono, come conseguenza naturale, quei fenomeni
economici mostruosi, che indignano il mondo civile, quali lo sfruttare
con ogni mezzo la popolazione indigena, l'usura e molti altri frutti
riprovevoli ed odiosi dei costumi israelitici.
“Qualunque provvedimento repressivo riescirà sempre inefficace a
sradicare questi mali, i quali non possono essere soppressi che col
mezzo di una non interrotta e coordinata sequela di riforme sostanziali
nella esistenza degli sfruttatori, non che in quella degli sfruttati. La
diffusione della istruzione, l'impianto del credito rurale, la
diminuzione delle imposte e dei balzelli di ogni specie, e nello stesso
tempo l'abolizione di quelle leggi antiquate, restrittive e
convenzionali, che vietano agli Ebrei la libertà di azione per
procacciarsi i mezzi di esistenza, ecco dove bisogna cercare il rimedio
ai mali deplorati, con fondata speranza di guarigione.
“Il solo fatto di permettere agli Israeliti, di eleggere il loro
domicilio dove meglio loro talenta, basterebbe a rendere più regolari i
rapporti anormali fra Ebrei e Cristiani, nei Governi del nord e
sud-ovest, inquantochè ciò sarebbe come il lasciare libera l'azione a
quella fondamentale legge economica, conosciuta sotto il nome di legge
della domanda e della offerta. Tanto più che questa specie di domicilio
coatto imposto agli Israeliti non vieta che, in tutto il rimanente del
territorio russo, l'usuraio indigeno e nazionale, conosciuto sotto il
nome di _Kulak_, cioè _pugno_, e che non ha nulla da invidiare
all'usuraio ebreo, non compia liberamente le sue alte gesta, quando gli
se ne presenta l'occasione.
“I provvedimenti che saranno messi in opera onde garantire il contadino
da tutte le forme che riveste l'usura, devono essere di tal genere da
condurre seco l'abolizione di questo flagello.
“Ma la questione che esaminiamo ha un altro lato non meno grave e
deplorevole.
“Quell'indeterminato sentimento di odio e di disprezzo contro
gl'Israeliti che si osserva nel popolo russo, è senza dubbio motivato da
quel pregiudizio, tramandato di generazione in generazione, e di secolo
in secolo, che si basa sulla differenza della religione, e che al giorno
d'oggi, più che mai, ha perduto qualunque ragione di essere.
“E se devesi rimpiangere che nessuno cerchi di sradicare questi
pregiudizi, diffondendo nel popolo una razionale spiegazione delle
leggende e dei fatti storici, molto più è da deplorarsi che si voglia
mantenere questo stato di latente ostilità per mezzo della ineguaglianza
civile, che mette gli israeliti in una condizione inferiore a quella di
tutti gli altri cittadini dello Stato. Da ogni parte si innalzano
mormorii contro lo spirito di corpo e la solidarietà degli Israeliti,
contro il loro isolamento dal resto della nazione, contro il loro
cocciuto dogmatismo religioso, che li allontana dal consorzio umano,
ecc. Ma non è egli anche da chiedersi se possa essere altrimenti, dal
momento che si mantengono tutte le condizioni anormali che accompagnano
la loro esistenza?
“E questo isolamento degli Ebrei non potrà cessare che se la nostra
legislazione si occuperà seriamente di metterli in posizione meno
umiliante di fronte a noi, sopprimendo qualunque restrizione ai loro
diritti di cittadini; altrimenti non solo l'odio contro gl'Israeliti non
verrà sopito, ma dovrà forzatamente scoppiare sempre con crescente
violenza.
“L'unificazione reale di tanti e così variati elementi che compongono la
popolazione russa, non è possibile se non a patto di vedere istaurato un
sistema di grande libertà civile e di assoluta eguaglianza nei diritti e
nei doveri di ogni cittadino. È soltanto per mezzo di questi due potenti
motivi e livellatori della vita pubblica, che si potranno cancellare le
differenze di razza e di religione, differenze che non hanno nessuna
significazione per lo Stato; è soltanto con tali fattori che si potrà
creare la solidarietà dei pubblici interessi, nonchè l'unione effettiva
di tutta una vasta contrada.
“E siccome in questo processo di assimilazione di popoli diversi, la
nazionalità che avrà la supremazia sarà sempre quella che si troverà
essere la più forte e per il numero e per il grado del suo sviluppo
morale, così è da ritenersi per certo che la russificazione effettiva,
non quella apparente, di tutti gli abitanti dell'Impero, non potrà aver
luogo che quando la Russia saprà atteggiarsi di fronte agl'Israeliti
come messaggera di principii nuovi, differenti da quelli che furon loro
creati dalla loro esistenza antecedente all'epoca in cui essi furono
totalmente allontanati dalla vita pubblica del paese.
“Ecco cosa osserva Macaulay, a proposito della elargizione dei diritti
politici e civili agli Israeliti in Inghilterra:
“— Quando la società gode del benessere nella vita, un contratto
naturale ed inevitabile fa nascere spontaneo il sentimento del
patriottismo nella mente dei cittadini, i quali sanno com'essi devono e
il benessere e i piaceri dell'esistenza al luogo che li unisce in un
compatto sodalizio. Ma sotto un Governo dispotico e partigiano questa
fusione di idee non può avere il significato che avrebbe avuto con un
miglior ordine di cose. Gli uomini sono costretti a cercare nel seno del
loro partito quella protezione ch'essi avrebbero dovuto trovare nelle
leggi del paese loro; questo ha per conseguenza logica e necessaria di
far rivolgere verso il partito quei sentimenti che dovrebbero essere
dedicati alla patria.”
“Noi, in Russia, abbiamo cura di sequestrare gl'israeliti dal rimanente
della popolazione, e poi ci meravigliamo se scorgiamo nei primi una
riluttanza spiccata contro ogni tentativo di assimilazione o di unione.
La causa della scissura e dell'odio è dunque in noi medesimi, ed è dal
nostro seno che bisogna estirparla.
“Se il Governo non vuole riconoscere gli Israeliti quali cittadini
proprii ad esercitare tutti i diritti accordati agli altri, e se egli li
subisce solamente come un male inevitabile non vi è da aspettarsi, da
parte di questi paria, sentimenti diversi da quelli ch'essi nutrono per
noi.
“In un caso analogo al nostro possiamo prendere esempio dalla Francia,
la quale ci prova come in certe date condizioni gli Ebrei possono
divenire, quanto altri mai, membri utilissimi della nazione e del
Governo. Essi stanno alla popolazione totale di Parigi nella proporzione
di 3 per 100; eppure la questione israelitica è totalmente sconosciuta
colà.
“Ci rimarrebbe adesso da trattare un altro punto di vista
dell'argomento, quello cioè delle stolide accuse lanciate agli
Israeliti, cominciando dalle false interpretazioni con cui si snaturano
i libri del loro culto, e terminando coll'addebito che vien loro fatto
di servirsi del sangue cristiano per compiere alcuni loro riti
religiosi; ma nessuna di queste insulsaggini merita di essere presa in
esame e sottoposta alla critica, perciò noi le mettiamo senz'altro da
parte prendendo piuttosto in considerazione altre accuse, le quali
sembrano a prima vista, non prive di qualche fondamento.
“Si dice per esempio che gl'Israeliti sono incapaci di sopportare
qualunque lavoro fisico in generale, ed in ispecial modo quello della
coltivazione delle terre; che in qualunque località essi si trovino i
loro cespiti di guadagno saranno sempre ricavati dal mestiere di
rivenditore, di usuraio, di mezzano, e che per conseguenza, accordando
loro il diritto di muoversi liberamente, si mettono a portata della loro
capacità, quei distretti ove essi potranno andare a stabilirsi. In
queste accuse un solo punto è vero, ed è quello che afferma l'attitudine
speciale degli israeliti alla mercatura di ogni genere; e
quest'attitudine ch'è infatti una particolarità tipica della razza
israelitica, la si deve a circostanze che esistono da migliaia di anni.
Ma però non bisogna neppure dimenticare che una parte assai
considerevole della popolazione israelitica si occupa di ogni specie di
mestieri, senza eccettuare i più faticosi ed i più penosi, come a mo' di
esempio, quelli del maniscalco, del fabbro ed altri simili. Ed è altresì
accertato che in diverse località gl'Israeliti si dedicano anche alla
agricoltura; così nel Governo di Kiew, oltre 10,000 Ebrei di ambo i
sessi sono impiegati nella coltura della terra. Secondo i calcoli della
decima revisione fatta nel governo di Vilna, apparisce che sopra 61,645
israeliti, 2966 erano agricoltori; nel Caucaso una buona parte di operai
agricoli è di razza israelitica; anche nel Libano vi sono più di 100
famiglie delle quali nove decimi lavorano la terra.
“In molte altre località si riscontrano agricoltori israeliti, ma noi
reputiamo che gli esempi fino a qui addotti bastino a provare che la
razza israelitica non è poi tanto refrattaria al lavoro della terra,
quanto comunemente si sostiene.
“E questo fatto è tanto più degno di nota, inquantochè, eccezione fatta
dalle colonie sperimentali fondate da Araktcheff, le quali ebbero ad
abortire, nessuno incoraggiamento ed appoggio è mai stato accordato a
questi tentativi, non solo, ma è provato che ogni sforzo di questo
genere ha sempre incontrato difficoltà insuperabili nei regolamenti
legislativi. Basterà citare a conferma dell'asserzione il testo della
ben conosciuta legge del 1864, con cui _viene proibito agli Ebrei di
comperar terre dai privati nei governi di Vilna e di Kovno, mentre
s'inibiva ai proprietari russi di vendere, affittare od ipotecare agli
Ebrei le loro terre_.
“Nell'anno 1881 questa legge fu estesa con un articolo addizionale a
tutta la popolazione israelitica a cui si vietava la compra e l'affitto
di terre in tutto il territorio dell'Ovest. Ciò non di meno, com'è stato
detto sopra, la parte predominante della popolazione israelitica
costituisce la classe dei mezzani e rivenditori di prodotti delle
industrie locali. E se la mediazione rappresenta una delle funzioni
vitali nella esistenza economica delle nazioni finchè si mantiene nei
limiti necessari, essa diventa una calamità quando nella quantità vi è
eccedenza a questi limiti.
“In ultima analisi è appunto sopra questa circostanza che noi dobbiamo
rivolgere la nostra attenzione. Ognuno deve sapere che in ogni località,
ove siano praticati l'industria ed il commercio rurali, esiste _una
proporzione matematica fra il numero dei produttori ed il numero dei
distributori_.
“Eccezione fatta dalle condizioni della produzione locale, vi sono altre
cause da cui dipendono le proporzioni sopra indicate. Tali sono il grado
di densità della popolazione, i mezzi di trasporto, ed infine tutta una
serie di altri fattori, i quali si trovano in rapporto col mercato
locale; ma nei governi del nord e del sud-ovest della Russia, le regole
di detta proporzione sono assolutamente infrante. Ed è in conseguenza di
questa sproporzione che si verifica un eccedente considerevole di forze
improduttrici, che escono dai limiti menzionati, ed il cui mantenimento
è un penoso aggravio pei produttori. È in queste circostanze che devonsi
cercare le cause dei tumulti avvenuti in questi ultimi tempi.
“Accordando agl'Israeliti un'assoluta eguaglianza nei diritti civili ed
il concorso di stabilire le loro dimore nei _governi della grande
Russia_, si otterrebbe senza dubbio alcuno per i nostri confini il
voluto equilibrio fra i due motori fondamentali della nostra economia
locale. In pari tempo, fissandosi colà ove è maggiormente sentita la
mancanza dei mediatori per lo scambio dei prodotti, è evidente che una
parte della popolazione israelitica riempirebbe in breve tempo questa
grande lacuna.
“In questa guisa, sopprimendo le condizioni dannose che obbligano
gl'Israeliti ad abitare certe date località, si trasformerebbe un
elemento nocivo in un fattore utile alla nostra esistenza politica.
“Nominato membro della Commissione instituita onde esaminare la
questione israelitica, ho creduto mio dovere di fare immantinente noto
alla Commissione stessa il mio modo di vedere a questo proposito.”