XXXII.

La questione semitica in Russia

esposta dal principe Demidoff di San Donato.

Crediamo non inopportuno dar luogo, fra' documenti, alla seguente

memoria del principe Demidoff, sulla questione semitica in Russia.

“Il movimento popolare antisemitico verificatosi in questi ultimi tempi,

sotto diverse forme e con notevole insistenza, ha di nuovo messo sul

tappeto la così detta questione semitica.

“La nomina di un presidente della Commissione incaricata dell'esame di

un così grave argomento, fa sperare che la questione sia per avviarsi

verso una soluzione regolare, soluzione che dovrà essere tradotta in

atto con lo allontanamento di tutte le condizioni anormali in cui si

aggira l'esistenza degli Israeliti, sia sotto il punto di vista

politico, sia sotto l'aspetto sociale. Il che costituisce appunto il

nodo della questione medesima.

“Uno dei caratteri essenziali e distintivi della situazione fatta in

Russia alla popolazione israelitica è l'impossibilità in cui si trovano

i sudditi appartenenti alla religione ebraica di trasportare liberamente

il proprio domicilio al di là dei confini assegnati per la loro dimora.

In virtù di questa legge restrittiva, la quasi totalità del contingente

israelitico, che ascende a circa tre milioni di abitanti, si concentra

nei Governi del Nord e del Sud-Ovest. E la forzata agglomerazione sopra

un territorio relativamente ristretto, nonchè la concorrenza per

procacciarsi i mezzi di esistenza, derivata da questa agglomerazione

medesima, mettono gli abitanti israeliti in critica quanto penosa

condizione, obbligandoli in certo modo a transigere sulla scelta dei

mezzi che possono assicurare la loro sussistenza.

“Ognuno conosce la miseria, talvolta straziante, che stringe la

grandissima maggioranza degli Ebrei russi; ed è appunto da questa

miseria che provengono, come conseguenza naturale, quei fenomeni

economici mostruosi, che indignano il mondo civile, quali lo sfruttare

con ogni mezzo la popolazione indigena, l'usura e molti altri frutti

riprovevoli ed odiosi dei costumi israelitici.

“Qualunque provvedimento repressivo riescirà sempre inefficace a

sradicare questi mali, i quali non possono essere soppressi che col

mezzo di una non interrotta e coordinata sequela di riforme sostanziali

nella esistenza degli sfruttatori, non che in quella degli sfruttati. La

diffusione della istruzione, l'impianto del credito rurale, la

diminuzione delle imposte e dei balzelli di ogni specie, e nello stesso

tempo l'abolizione di quelle leggi antiquate, restrittive e

convenzionali, che vietano agli Ebrei la libertà di azione per

procacciarsi i mezzi di esistenza, ecco dove bisogna cercare il rimedio

ai mali deplorati, con fondata speranza di guarigione.

“Il solo fatto di permettere agli Israeliti, di eleggere il loro

domicilio dove meglio loro talenta, basterebbe a rendere più regolari i

rapporti anormali fra Ebrei e Cristiani, nei Governi del nord e

sud-ovest, inquantochè ciò sarebbe come il lasciare libera l'azione a

quella fondamentale legge economica, conosciuta sotto il nome di legge

della domanda e della offerta. Tanto più che questa specie di domicilio

coatto imposto agli Israeliti non vieta che, in tutto il rimanente del

territorio russo, l'usuraio indigeno e nazionale, conosciuto sotto il

nome di _Kulak_, cioè _pugno_, e che non ha nulla da invidiare

all'usuraio ebreo, non compia liberamente le sue alte gesta, quando gli

se ne presenta l'occasione.

“I provvedimenti che saranno messi in opera onde garantire il contadino

da tutte le forme che riveste l'usura, devono essere di tal genere da

condurre seco l'abolizione di questo flagello.

“Ma la questione che esaminiamo ha un altro lato non meno grave e

deplorevole.

“Quell'indeterminato sentimento di odio e di disprezzo contro

gl'Israeliti che si osserva nel popolo russo, è senza dubbio motivato da

quel pregiudizio, tramandato di generazione in generazione, e di secolo

in secolo, che si basa sulla differenza della religione, e che al giorno

d'oggi, più che mai, ha perduto qualunque ragione di essere.

“E se devesi rimpiangere che nessuno cerchi di sradicare questi

pregiudizi, diffondendo nel popolo una razionale spiegazione delle

leggende e dei fatti storici, molto più è da deplorarsi che si voglia

mantenere questo stato di latente ostilità per mezzo della ineguaglianza

civile, che mette gli israeliti in una condizione inferiore a quella di

tutti gli altri cittadini dello Stato. Da ogni parte si innalzano

mormorii contro lo spirito di corpo e la solidarietà degli Israeliti,

contro il loro isolamento dal resto della nazione, contro il loro

cocciuto dogmatismo religioso, che li allontana dal consorzio umano,

ecc. Ma non è egli anche da chiedersi se possa essere altrimenti, dal

momento che si mantengono tutte le condizioni anormali che accompagnano

la loro esistenza?

“E questo isolamento degli Ebrei non potrà cessare che se la nostra

legislazione si occuperà seriamente di metterli in posizione meno

umiliante di fronte a noi, sopprimendo qualunque restrizione ai loro

diritti di cittadini; altrimenti non solo l'odio contro gl'Israeliti non

verrà sopito, ma dovrà forzatamente scoppiare sempre con crescente

violenza.

“L'unificazione reale di tanti e così variati elementi che compongono la

popolazione russa, non è possibile se non a patto di vedere istaurato un

sistema di grande libertà civile e di assoluta eguaglianza nei diritti e

nei doveri di ogni cittadino. È soltanto per mezzo di questi due potenti

motivi e livellatori della vita pubblica, che si potranno cancellare le

differenze di razza e di religione, differenze che non hanno nessuna

significazione per lo Stato; è soltanto con tali fattori che si potrà

creare la solidarietà dei pubblici interessi, nonchè l'unione effettiva

di tutta una vasta contrada.

“E siccome in questo processo di assimilazione di popoli diversi, la

nazionalità che avrà la supremazia sarà sempre quella che si troverà

essere la più forte e per il numero e per il grado del suo sviluppo

morale, così è da ritenersi per certo che la russificazione effettiva,

non quella apparente, di tutti gli abitanti dell'Impero, non potrà aver

luogo che quando la Russia saprà atteggiarsi di fronte agl'Israeliti

come messaggera di principii nuovi, differenti da quelli che furon loro

creati dalla loro esistenza antecedente all'epoca in cui essi furono

totalmente allontanati dalla vita pubblica del paese.

“Ecco cosa osserva Macaulay, a proposito della elargizione dei diritti

politici e civili agli Israeliti in Inghilterra:

“— Quando la società gode del benessere nella vita, un contratto

naturale ed inevitabile fa nascere spontaneo il sentimento del

patriottismo nella mente dei cittadini, i quali sanno com'essi devono e

il benessere e i piaceri dell'esistenza al luogo che li unisce in un

compatto sodalizio. Ma sotto un Governo dispotico e partigiano questa

fusione di idee non può avere il significato che avrebbe avuto con un

miglior ordine di cose. Gli uomini sono costretti a cercare nel seno del

loro partito quella protezione ch'essi avrebbero dovuto trovare nelle

leggi del paese loro; questo ha per conseguenza logica e necessaria di

far rivolgere verso il partito quei sentimenti che dovrebbero essere

dedicati alla patria.”

“Noi, in Russia, abbiamo cura di sequestrare gl'israeliti dal rimanente

della popolazione, e poi ci meravigliamo se scorgiamo nei primi una

riluttanza spiccata contro ogni tentativo di assimilazione o di unione.

La causa della scissura e dell'odio è dunque in noi medesimi, ed è dal

nostro seno che bisogna estirparla.

“Se il Governo non vuole riconoscere gli Israeliti quali cittadini

proprii ad esercitare tutti i diritti accordati agli altri, e se egli li

subisce solamente come un male inevitabile non vi è da aspettarsi, da

parte di questi paria, sentimenti diversi da quelli ch'essi nutrono per

noi.

“In un caso analogo al nostro possiamo prendere esempio dalla Francia,

la quale ci prova come in certe date condizioni gli Ebrei possono

divenire, quanto altri mai, membri utilissimi della nazione e del

Governo. Essi stanno alla popolazione totale di Parigi nella proporzione

di 3 per 100; eppure la questione israelitica è totalmente sconosciuta

colà.

“Ci rimarrebbe adesso da trattare un altro punto di vista

dell'argomento, quello cioè delle stolide accuse lanciate agli

Israeliti, cominciando dalle false interpretazioni con cui si snaturano

i libri del loro culto, e terminando coll'addebito che vien loro fatto

di servirsi del sangue cristiano per compiere alcuni loro riti

religiosi; ma nessuna di queste insulsaggini merita di essere presa in

esame e sottoposta alla critica, perciò noi le mettiamo senz'altro da

parte prendendo piuttosto in considerazione altre accuse, le quali

sembrano a prima vista, non prive di qualche fondamento.

“Si dice per esempio che gl'Israeliti sono incapaci di sopportare

qualunque lavoro fisico in generale, ed in ispecial modo quello della

coltivazione delle terre; che in qualunque località essi si trovino i

loro cespiti di guadagno saranno sempre ricavati dal mestiere di

rivenditore, di usuraio, di mezzano, e che per conseguenza, accordando

loro il diritto di muoversi liberamente, si mettono a portata della loro

capacità, quei distretti ove essi potranno andare a stabilirsi. In

queste accuse un solo punto è vero, ed è quello che afferma l'attitudine

speciale degli israeliti alla mercatura di ogni genere; e

quest'attitudine ch'è infatti una particolarità tipica della razza

israelitica, la si deve a circostanze che esistono da migliaia di anni.

Ma però non bisogna neppure dimenticare che una parte assai

considerevole della popolazione israelitica si occupa di ogni specie di

mestieri, senza eccettuare i più faticosi ed i più penosi, come a mo' di

esempio, quelli del maniscalco, del fabbro ed altri simili. Ed è altresì

accertato che in diverse località gl'Israeliti si dedicano anche alla

agricoltura; così nel Governo di Kiew, oltre 10,000 Ebrei di ambo i

sessi sono impiegati nella coltura della terra. Secondo i calcoli della

decima revisione fatta nel governo di Vilna, apparisce che sopra 61,645

israeliti, 2966 erano agricoltori; nel Caucaso una buona parte di operai

agricoli è di razza israelitica; anche nel Libano vi sono più di 100

famiglie delle quali nove decimi lavorano la terra.

“In molte altre località si riscontrano agricoltori israeliti, ma noi

reputiamo che gli esempi fino a qui addotti bastino a provare che la

razza israelitica non è poi tanto refrattaria al lavoro della terra,

quanto comunemente si sostiene.

“E questo fatto è tanto più degno di nota, inquantochè, eccezione fatta

dalle colonie sperimentali fondate da Araktcheff, le quali ebbero ad

abortire, nessuno incoraggiamento ed appoggio è mai stato accordato a

questi tentativi, non solo, ma è provato che ogni sforzo di questo

genere ha sempre incontrato difficoltà insuperabili nei regolamenti

legislativi. Basterà citare a conferma dell'asserzione il testo della

ben conosciuta legge del 1864, con cui _viene proibito agli Ebrei di

comperar terre dai privati nei governi di Vilna e di Kovno, mentre

s'inibiva ai proprietari russi di vendere, affittare od ipotecare agli

Ebrei le loro terre_.

“Nell'anno 1881 questa legge fu estesa con un articolo addizionale a

tutta la popolazione israelitica a cui si vietava la compra e l'affitto

di terre in tutto il territorio dell'Ovest. Ciò non di meno, com'è stato

detto sopra, la parte predominante della popolazione israelitica

costituisce la classe dei mezzani e rivenditori di prodotti delle

industrie locali. E se la mediazione rappresenta una delle funzioni

vitali nella esistenza economica delle nazioni finchè si mantiene nei

limiti necessari, essa diventa una calamità quando nella quantità vi è

eccedenza a questi limiti.

“In ultima analisi è appunto sopra questa circostanza che noi dobbiamo

rivolgere la nostra attenzione. Ognuno deve sapere che in ogni località,

ove siano praticati l'industria ed il commercio rurali, esiste _una

proporzione matematica fra il numero dei produttori ed il numero dei

distributori_.

“Eccezione fatta dalle condizioni della produzione locale, vi sono altre

cause da cui dipendono le proporzioni sopra indicate. Tali sono il grado

di densità della popolazione, i mezzi di trasporto, ed infine tutta una

serie di altri fattori, i quali si trovano in rapporto col mercato

locale; ma nei governi del nord e del sud-ovest della Russia, le regole

di detta proporzione sono assolutamente infrante. Ed è in conseguenza di

questa sproporzione che si verifica un eccedente considerevole di forze

improduttrici, che escono dai limiti menzionati, ed il cui mantenimento

è un penoso aggravio pei produttori. È in queste circostanze che devonsi

cercare le cause dei tumulti avvenuti in questi ultimi tempi.

“Accordando agl'Israeliti un'assoluta eguaglianza nei diritti civili ed

il concorso di stabilire le loro dimore nei _governi della grande

Russia_, si otterrebbe senza dubbio alcuno per i nostri confini il

voluto equilibrio fra i due motori fondamentali della nostra economia

locale. In pari tempo, fissandosi colà ove è maggiormente sentita la

mancanza dei mediatori per lo scambio dei prodotti, è evidente che una

parte della popolazione israelitica riempirebbe in breve tempo questa

grande lacuna.

“In questa guisa, sopprimendo le condizioni dannose che obbligano

gl'Israeliti ad abitare certe date località, si trasformerebbe un

elemento nocivo in un fattore utile alla nostra esistenza politica.

“Nominato membro della Commissione instituita onde esaminare la

questione israelitica, ho creduto mio dovere di fare immantinente noto

alla Commissione stessa il mio modo di vedere a questo proposito.”

Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti · 第 82 / 85 题