I.

La leggenda di Dama.

Ci piace riprodurre questa leggenda talmudica la quale giova a mostrare

come i dottori del Talmud riconoscessero che, anche nei pagani, potevano

trovarsi virtù non comuni.

Viveva in Ascalon un pagano per nome Dama, figlio di un certo Nedina, il

quale era tutto in sul traffico di pietre preziose, e ne traeva discreti

guadagni.

Accadde una volta ch'egli trovossi abbondantemente provvisto appunto di

quella qualità di gemme che il rito mosaico prescrive per l'efod (manto)

del sommo sacerdote di Gerusalemme; nè era tanto facile che altra

favorevole occasione gli si presentasse di venderle con profitto.

Un giorno Dama vede entrare nella sua bottega i sapienti venerabili

d'Israello, i quali con una certa inquietudine ed ansia che di leggieri

traspariva dal loro volto, gli chieggono se per avventura tenesse ancora

nel suo negozio di quella sorta di gemme che all'efod abbisognavano.

“Ascolta! soggiungevano i vecchi: appunto per provvedere il sacro manto

di queste gemme che ora gli mancano, ci siamo mossi noi stessi in tutta

fretta, per tema che da altri si frapponesse ritardo a compire questa

pia provvista. Se tu ne sei fornito ben puoi dirti fortunato; però che

poco c'importa del prezzo, purchè abbiamo al più tosto le gemme, e

possiamo ritornare colà ove con tant'ansia siamo aspettati.”

Giubilava il mercante a questa notizia e a questa proposta e tutto nel

pensiero del grasso guadagno che ne avrebbe fatto, diede mano a quelle

poche pietre preziose che gli stavano davanti, e presentatele ai

sapienti d'Israello:

“Signori! disse: osservate se queste si affanno al vostro bisogno, e

tosto che ci saremo accordati nel prezzo, io spero di potere in

sull'istante darvene quel numero che sarà nel desiderio vostro.”

Le osservarono attentamente i saggi, e come le ebbero riscontrate eguali

a quelle che il religioso rito prescrive, “È il caso nostro, risposero;

ora parliamo del prezzo. Purchè non ci sia alcun ritardo nella

rimissione delle pietre.”

Ma quanto al prezzo non ebbero a discorrere nè a discutere lungamente,

poichè dall'un canto eravi facile arrendevolezza a ben pagare,

dall'altro l'offerto guadagno superava di gran lunga le concette

speranze. Onde, conchiuso il contratto, “Aspettate alquanto, o signori;

in sull'istante io sarò qui di ritorno colle gemme.”

Tutto lieto della buona giornata, va per salire in sulle stanze e

prendere dallo scrigno le riposte pietre. Lento lento però egli monta la

scala, perocchè nella stanza appunto ove stava la preziosa arca, giaceva

il vecchio padre infermiccio. Egli entra quasi in punta di piedi, e

adagio adagio si accosta al letto per dargli notizia del buon contratto,

e farsi rimettere la chiave dello scrigno che il vecchio timoroso teneva

sempre presso di sè. Ma, o sorpresa! il vecchio dorme. Da lungo tempo

non aveva più gustato riposo, ed ora era tutto immerso in dolce sopore.

Il figlio contempla un momento con gioia quel riposo del padre; poi

pensa alla chiave, e ricorda che il vecchio soleva tenerla sotto al

capo. Lo guarda ancora amorosamente, lo fissa immobile, poi dice fra sè

stesso: — Pazienza! non si farà il contratto; ma io non disturberò il

dolce riposo del padre mio. —

Ridiscese lento lento la scala, e “Signori; disse ai sapienti, per ora

io non posso rimettervi le gemme.”

“Ma noi non possiamo aspettare, gli risposero tra indispettiti ed

attoniti: o sull'istante, o ci rivolgeremo altrove.”

“Avete ragione: duole assai anche a me; ma io non posso altro.”

I saggi d'Israello se ne andarono; ma quando si venne a sapere la

ragione del fatto, tutti lodarono il figliale rispetto di Dama.

L'anno dopo nacque nella greggia di Dama, caso veramente raro, una

giovenca tutta rossa senza macchia alcuna quale appunto era prescritta

per un sacro rito mosaico (342). Tosto i sapienti d'Israello corsero in

casa sua per farne acquisto.

“Signori, disse egli, io so bene che nessun prezzo mi sarebbe da voi

diniegato; ma a me basta soltanto che mi compensi della perdita che ho

fatta l'anno scorso, per non mancare del debito mio verso il padre.”

I Rabbini meditando su tutto questo fatto, dissero: “Quanti tesori di

ricompensa non debbono aspettarsi i fedeli dalla misericordia di Dio, la

quale dà il premio delle buone opere anche a coloro che non hanno

accettata la santa legge?” (_Talmud Kiduscim_, cap. 1).

(342) Veggasi il Pentateuco. _Numeri_, cap. XIX.

Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti · 第 29 / 85 题