La torture interroge et la douleur répond

a processi che giustificherebbero quasi il detto di Voltaire: “Giudizio

tanto più cristiano, quanto più sprovvisto di prove”.

Giunti a questo punto potremmo credere di averla finita coll'increscioso

argomento, se non ci rimanesse ad indagare quali sieno le origini di

questa abbominevole calunnia, quali le ragioni per le quali potè

diffondersi ed acquistar credenza, a carico specialmente di un popolo

che avrebbe dovuto esser l'ultimo a venir fatto segno a così stolida

accusa.

L'ingegno umano non è tanto ferace in maligne invenzioni quanto

comunemente si crede, e questa, del servirsi del sangue umano per riti

tenebrosi, non è stata rivolta contro gli Ebrei soltanto, ma contro

molte altre sette, molte altre persone.

Ed è naturale; perocchè l'identità del sangue e della vita fu per tutta

l'antichità assioma quasi indiscusso; da cui derivò per processo

naturale l'idea che il cielo irritato contro gli uomini non potesse

placarsi che col sangue. L'ostia sanguinosa domina la religione, come la

storia, della antichità. Nella storia di Roma il sangue di Lucrezia

caccia i Tarquinii e quello di Virginia i decemviri (288).

Siffatte idee che dominarono intiera l'antichità non poterono non

lasciar traccia nello spirito dei popoli, sicchè la superstizione che il

sangue giovi a forzare la volontà divina fu attribuita ora a questi ed

ora a quelli.

I primi Cristiani, per non risalire ad epoche più remote, erano già

stati, con egual verità, accusati della orribile pratica. Ecco cosa dice

a questo proposito il Fleury (289); di cui ci piace riferire un lungo

brano, perchè si veda, colla scorta di un autore non sospetto, come

tutte le accuse che oggi si muovono contro gli Ebrei erano pure rivolte

contro i primi Cristiani.

“Questo segreto dei misteri non cessava di essere un grande argomento di

calunnie contro i Cristiani (290), perchè si suole più sovente

nascondersi per fare il male che per fare il bene..... I cattolici poi

avevano degli schiavi pagani, ai quali la paura dei tormenti faceva dire

contro i loro padroni tutto ciò che volevano i loro nemici. (_Oh! Cosa

diventano dopo ciò i processi coi quali l'articolaio voleva_ ampiamente,

chiaramente, indubbiamente _dimostrare ciò che non ha mai esistito?_)

Così si diffuse la favola che i Cristiani nelle loro assemblee notturne

uccidessero un fanciullo per mangiarlo, dopo di averlo fatto arrostire,

copertolo di farina, ed aver immerso il loro pane nel suo sangue; ciò

che manifestamente traeva origine da una mala interpretazione del

mistero dell'Eucaristia. Si diceva anche che dopo il loro pasto in

comune, in cui mangiavano e bevevano con eccesso, gittavano un'offa ad

un cane che era legato al candeliere, in guisa che il cane saltellando

rovesciava il solo lume che li rischiarava, sicchè dopo col favore delle

tenebre quanti erano uomini e donne si mescolavano assieme

indifferentemente come sogliono le bestie.

Gli Ebrei furono i principali autori di queste calunnie (291), e per

quanto assurde esse fossero, il popolo vi credeva, sicchè si era pur

costretti a giustificarsene seriamente (292).

“Si accusavano ancora i Cristiani di esser nemici del genere umano

.  .  .  . La carità che avevano gli uni per gli altri era una congiura

odiosa . . . Le persecuzioni stesse di cui erano vittime erano un

argomento di odio contro i Cristiani, venivano ritenuti colpevoli perchè

dovunque erano come tali trattati e dal tremendo rigore dei supplizi si

argomentava della enormità dei loro delitti; erano considerati come

gente destinata alla morte, al rogo, alle forche, e se ne componevano

loro sopranomi ingiuriosi (293). Ecco ciò che rendeva i Cristiani così

odiosi al popolo ed agli ignoranti, ecco il fondamento di quanto,

seguendo l'opinione comune, ne dicono Svetonio e Tacito. Svetonio dice

che Claudio imperatore “_cacciò da Roma gli Ebrei che istigati da

Cristo_ (294) _intrigavano senza posa_”, quasi che Gesù Cristo fosse

ancor vivo e fosse divenuto capo di parte fra gli Ebrei. Annovera fra le

buone azioni di Nerone l'aver fatto soffrire supplizi ai cristiani,

_genti_, soggiunge, _di una superstizione nuova e malefica_ (295).

Tacito (296) parlando del fuoco che Nerone fece appiccare a Roma per

divertirsi, dice che egli ne accusò _genti odiose pei loro delitti che

il popolo chiamava cristiani_ (297); poi aggiunge: _Questo nome veniva

da Cristo che Ponzio Pilato aveva fatto giustiziare, imperatore

Tiberio_. E questa perniciosa superstizione allora formatasi (298) si

rialzava di nuovo non soltanto in Giudea sorgente del male, ma anche a

Roma dove tutto quanto vi ha di nero e di infame nel mondo si riunisce e

si pratica (299). Si presero dapprima coloro che confessavano, poi

dietro le loro deposizioni una gran moltitudine fu convinta non tanto

dell'incendio quanto dell'odio verso l'uman genere. Più innanzi li

tratta da _colpevoli_, e da gente che meritavano gli ultimi esempi.”

I pochi ed oppressi seguaci della vera Fede essendo, col progresso dei

tempi divenuti possenti e numerosi, la calunnia cessò di esercitarsi

contro di loro, ma non scomparve per questo, rimase anzi intatta e solo

mutarono le vittime, probabilmente altrettanto innocenti.

I Luciferiani ed altri eretici ebbero a subire le conseguenze della

stessa calunnia.

Ad essi si addebitavano tenebrose conventicole nelle quali si

calpestavano le leggi della morale e del più elementare pudore. I

bambini, nati in seguito a queste tenebrose orgie, erano solennemente

immolati pochi giorni dopo la loro nascita, il loro sangue raccolto con

cura, il loro corpo bruciato, e le ceneri mescolate col sangue

s'adoperavano a formare un pane che serviva all'eucarestia dei

settarii (300). Questa accusa fu applicata anche ai Bogomili della

Tracia ed agli Euchiti, di cui uno dei rami sembra essersi fuso coi

Templari. Essa fu egualmente posta a carico dei Templari, con una

variante però, che era per ottenere l'olio che doveva servire a

consacrare l'idolo (_Bafometto_) che avrebbero avuto luogo i sacrifizi

di bambini rimproverati ai Templarii: “Un enfant nouvel engendré d'un

Templier et d'une pucelle estoit cuit et rosti au feu et toute la

graisse ostée, et d'icelle estoit sacrée et oint leur idole (301)”. E

sempre, nell'età dimezzo sopratutto, la fantasia popolare farneticava

ora di bambini immolati, ora di bagni di sangue umano, adoperati come

rimedio d'incurabili malattie cutanee. E di questo farnetico, se ne

trovan tuttora le traccie nelle fiabe e ne' racconti tradizionali; onde

sbuca fuori di quando in quando: ed il sospetto o l'odio del volgo

attribuisce l'atto nefando, ora al tiranno esoso, ora a questo, ora a

quello. Veggasi fra le _Ducento Novelle_, di Celio Maleyuni (Venezia

1609), quella intitolata _Matrimonio di Filenia, figliuola del Re

d'Egitto_.

E nel _Cunto de li Cunte_, il trattenimento della Giornata III, ROSELLA,

di cui ecco l'argomento: “Lo Gran turco, pe' farese no vagno de sango de

signore, fa pigliare 'no prencepe. La figlia se ne 'nnamora; e se ne

fujeno. La mamma l'arriva e le so tagliate le mano da lo Prencepe. Lo

Gran Turco ne more de crepantiglia. Ma jastemmata la figliola da la

mamma, lo Prencepe se ne scorda, ma, dopo varie astuzie, fatte da essa,

torna a memmoria de lo marito e se gaudeno contente.”

Nè mancano monumenti che ci abbiano portato le prove di siffatta

credenza. Il sacrificio di un bambino è rappresentato infatti su certi

monumenti del medio evo, ma queste scolture portano dei segni evidenti

della dottrina gnostica delle emanazioni, che non ha nulla a che fare

cogli Ebrei (302).

In uno dei lati d'un cofanetto trovato presso Volterra, e che fece poi

parte della collezione del duca di Blacas a Parigi, si vede raffigurato

un fanciullo colla testa e le braccia pendenti nell'abbandono della

morte: due uomini sono occupati a lavare il cadavere immerso per metà in

una vasca. L'altro lato rappresenta questo cadavere posato su di un rogo

le cui fiamme l'inviluppano. Uno degli assistenti volge la testa e se la

nasconde fra le mani con un gesto di pietà e di orrore. Su un lato

opposto del cofanetto è rappresentata la purificazione del cadavere.

Indubbiamente queste scolture rappresentano un rito religioso nel quale

viene sacrificato un fanciullo.

Ma a chi apparteneva quel cofanetto? Ad Ebrei certamente no. Ed a noi

basta quindi averne accennato l'esistenza per dimostrare come, questi

riti sanguinosi sian forse stati, per lo passato, praticati da sêtte che

cogli Ebrei non ebbero nulla di comune, e lasciamo ad altri il decidere

se il cofanetto di Volterra appartenesse ai Templari, ai Gnostici od a

qualsivoglia altra setta.

Anche un papa, Innocenzo VIII, fu accusato di aver fatto rapire de'

fanciulli per sgozzarli e bagnarsi nel loro sangue (303), e la stessa

accusa fu ripetuta quasi un secolo dopo contro un re di Francia,

Francesco II, il marito della bella ed infelice Maria Stuarda, come ne

fa fede il seguente brano della _Histoire Nationale de Paris et des

Parisiens, par H. Gourdon de Genouillac_ (tom. II, 1882, pag. 3–4):

“Il y eut un certain nombre de gens pendus, vers la fin du 1559, pour

avoir répandu une calomnie contre Catherine de Médicis et son fils;

voici le fait: Le jeune roi s'étant trouvé malade à Fontainebleau, les

médecins l'envoyèrent a Blois pour y respirer l'air natal, mais les gens

du pays, prétendirent que ce n'etait pas de la fièvre quarte, comme le

prétendaient les médecins, dont souffrait François, mais bien de la

lèpre, et on raconta que plusieurs enfants avaient disparu depuis

l'arrivée du roi, que ces enfants avaient été mis à mort pour que le roi

pût prendre des bains de sang, remède qui convenait d'autant mieux au

royal malade, que sa mère ne l'avait conçu que lorsque, d'après

l'ordonnance du premier médecin Fernel, elle s'était décidée, après dix

ans de stérilité, à ne remplir ses devoirs d'épouse que pendant

certaines époques, où d'ordinaire les femmes s'en abstiennent. Ce bruit,

habilement semé par les calvinistes, trouva vite de l'écho; des bords de

la Loire il arriva à Paris, où il fut colporté partout, et le parlement

dut sévir contre ces propagateurs; ce fut un prétexte tout trouvé pour

arrêter et envoyer à la potence le gens suspects. On ne négligea pas de

s'en servir, et plus d'un Parisien bavard alla réfléchir au Châtelet au

danger qu'on court lorsqu'on a la langue trop longue.”

Malgrado la severa lezione, qualche secolo dopo la calunnia ricomparve

in Francia, non più contro un re, ma vaga ed indeterminata; si

accusarono delle sparizioni, pur troppo reali, di vari giovani, ora una

principessa che si dilettava di bagni di sangue, ora, naturalmente, gli

Ebrei; chi fossero i colpevoli ce lo dica il seguente brano delle

_Mémoires tirés des Archives de la Police de Paris, pour servir a

l'histoire de la morale et de la police depuis Louis XIV jusqu'à nos

jours, par I. Peuchet_ (Paris, Levavasseur, 1868, 6 vol. in-8. Tom. I,

pag. 144 e segg.):

“Eran già varî anni, dacchè il signor de la Reynie copriva, con

soddisfazione generale, l'ufficio di luogotenente generale di polizia,

allorquando nei principali quartieri di Parigi si diffuse repentinamente

un grave panico occasionato da straordinarie sparizioni di persone.

“Nello spazio di circa quattro mesi, ventisei giovani, il più giovane

dei quali aveva raggiunto il diciasettesimo anno, ed il più vecchio non

toccava il venticinquesimo, sparirono, lasciando le rispettive famiglie

inconsolabili per la loro perdita. Voci misteriose e contraddittorie

circolavano a questo proposito nel sobborgo Sant'Antonio, che aveva in

questa guisa perduto quattro o cinque bei giovani, figli di ebanisti e

di mercanti di vecchi mobili. Le donnicciuole pretendevano che una

principessa, la cui vita era posta in pericolo da una malattia di

fegato, lottasse contro il male tuffandosi tutti i giorni in un bagno di

sangue umano. Altri affermavano che gli Ebrei, per odio al Dio

crocefisso, crocefiggessero di quando in quando dei Cristiani. Questa

pazza opinione fortunatamente non prevalse. Ad ogni modo però Parigi era

in preda al terrore ed alla desolazione. Il duca di Gêvre ne parlò al

Re, e questi, quando il luogotenente di polizia si recò da lui, per

l'ordinaria relazione, si lagnò vivamente che si tollerasse un simile

succedersi di rapimenti che, senza dubbio, erano seguiti da morte

violenta, perchè nessuno degli scomparsi aveva mai fatto ritorno.

“La Reynie, disperato pel malcontento espressogli dal Sovrano, se ne

fece ritorno a Parigi; appena giuntovi chiamò a sé un agente abilissimo

della sua amministrazione, certo Lecoq, di cui fino a quel giorno egli

si era non inutilmente servito in tutte le occasioni difficili. Lecoq

comparve ed il luogotenente di polizia gli manifestò il suo imbarazzo,

parlò del malcontento del Re e fece tali promesse di ricompense che

Lecoq, cedendo ad un sentimento di avidità, esclamò:

“— Andiamo! monsignore, vedo bene che per togliervi dall'imbarazzo dovrò

rinnovare il sacrificio d'Abramo.

“Lecoq non si spiegò maggiormente ed il signor de la Reynie, che lo

considerava come il suo migliore agente, lo congedò con un gesto col

quale gli trasmetteva i poteri più estesi. A quei tempi negli uffici di

polizia era in uso un linguaggio di cenni muti, specie di telegrafia la

cui chiave non era nota che ad un piccolo numero di iniziati.

“Ecco il complemento indispensabile di questo singolare aneddoto.

“Una accolta di gente, predestinata al patibolo ed alle galere, si era

costituita in associazione di malfattori. Il capo della banda procedeva

in questa guisa. Una ricca inglese, moderna Messalina, che egli aveva

reclutata nei suoi viaggi, serviva di richiamo ai giovani. Questi

infelici, dopo aver appagato le voglie di quella femmina impudica, erano

dati in preda agli assassini. Venivano uccisi e la testa separata dal

busto. Questo era venduto agli studenti di chirurgia e la testa,

probabilmente disseccata ed imbalsamata, serviva allora in Germania agli

studi di una scienza, che ebbe di poi uno strano sviluppo. Intendiamo

parlare della scienza di cui Gall e Spurzheim furono fra noi i

propagatori.

“Il governo temette il divulgarsi di una tal serie di misfatti; furono

presi provvedimenti per la punizione pronta, severa ed occulta dei

colpevoli. Tutti furono impiccati. Anche la donna doveva essere dannata

nel capo . . . . . ma il destino dispose altrimenti” (304).

Un altro fatto simile ebbe luogo anche a Parigi quasi nello stesso

tempo; precisamente nel maggio 1750.

Ecco come viene narrato dal QUILLET, _Chronique de Passy_ (Tomo II, pag.

114). Anche questa volta traduciamo testualmente.

“Un agente di polizia, nella speranza di estorcere del denaro ad una

sventurata madre gli rapì il figliuolo. Questa ne divenne furiosa; i

suoi lagni furono così amari, i suoi gemiti così strazianti che tutto il

quartiere ne fu commosso.

“Altre madri si unirono a lei; la voce corse che quel fanciullo non era

il solo ad esser stato rapito ma che migliaia d'altri lo erano stati al

pari di lui, e che il Re, novello Erode, stava per ricominciare la

strage degli innocenti. Si giunse persino a dire che quei rapimenti

avevano per oggetto l'esecuzione di prescrizioni mediche che ordinavano

bagni di sangue umano, e del più puro, per guarire taluni gran signori

sfiniti dalla lussuria e dai disordini.

“Queste voci sinistre, aggiunte ai gridi strazianti delle desolate

madri, infiammarono gli spiriti. Parecchi uomini si aggiunsero loro e

divennero furiosi. La sommossa ebbe principio nel sobborgo Sant'Antonio,

ma ben presto i disordini si estesero in tutti i quartieri di Parigi.

Ogni agente di polizia che cadeva in potere dei tumultuanti era messo a

brani. Il popolaccio si dirigeva al palazzo del luogotenente di polizia,

e non avrebbe tardato ad investirlo. Il luogotenente di allora, Berrier,

che si era reso odioso per la sua aria dura e il suo procedere

tirannico, fuggì. Qualcheduno dei suoi dipendenti, meno timido, fece

aprire le porte. Questo colpo ardito intimidì i più furiosi; credettero

si volesse loro tendere un agguato, e che una voragine stesse per

aprirsi sotto i loro piedi e restarono immobili. Intanto le guardie

francesi e le guardie svizzere si radunarono. Si aggiunsero loro due

compagnie di moschettieri della guardia e diversi corpi della Casa del

Re. Le orde indisciplinate dei tumultuanti furono circondate. Si mise la

mano sui più accaniti dei quali la forca fece giustizia, gli altri

fecero giudizio.

“Qualche mese dopo venne l'epoca del viaggio che il Re faceva

annualmente a Compiègne. Per recarvisi si passava abitualmente da

Parigi. Luigi XV non volle onorare colla sua presenza una città che

aveva osato rivoltarsi, qualunque ne fosse stata la causa, e fece

costruire in tutta fretta una strada fra Versailles e Saint Denis in

modo da potersi recare al suo destino senza dover attraversare Parigi. È

questa la strada che dicesi _le chemin de la Révolte_.”

Come si vede dalle, forse troppo numerose, citazioni che siamo venuti

facendo, basta che un bambino sparisca, perchè subito il popolo

farnetichi di bagni di sangue umano, di atroci riti religiosi, e si

ricusi, sino a che l'evidenza non venga a convincerlo, a cercarne la

spiegazione in qualche volgare delitto. Ci si consenta un'ultima

citazione per provare la strana vitalità di tale superstizione che il

volgo degli indotti e dei semi dotti, accoglie e ripete, per poco che

gli accusati, o si elevino come i Papi ed i Re che abbiamo citato, al

dissopra del comune per la loro posizione, o si circondino come i primi

Cristiani, i Luciferiani, i Templarii di quel mistero che colpisce

sempre le immaginazioni popolari.

Una rivista mensile che si pubblica a Mosca, il _Messager russe_, in un

articolo riprodotto in giugno 1819 da diversi giornali francesi (305) ci

ha fatto conoscere gli usi di due sêtte ancora esistenti in Russia, i

_Khlysty_ e gli _Skoptsi_ (306) (_mutilati_).

Riti sanguinari, o pretesi tali, furono denunziati allo imperatore

Alessandro in una memoria del metropolitano di Mosca. Secondo questa

memoria, di cui un giornale di Pietroburgo pubblicò dei frammenti,

quando una ragazza incompletamente mutilata concepisce, per opera di un

uomo estraneo alla setta, e mette al mondo un ragazzo di sesso

mascolino, gli _Skoptsi_, considerando questa nascita come un

avvenimento miracoloso e come una benedizione del cielo, immolano il

neonato alla mezzanotte del settimo giorno dopo la sua nascita; lo

lavano in seguito nell'acqua tiepida, avendo cura di spremere dalla sua

ferita la maggior quantità di sangue possibile. L'acqua in cui il

fanciullo è stato immerso si conserva come cosa sacra. Quanto al corpo è

deposto in un vaso pieno di zucchero polverizzato dove si giunge a

disseccarlo. È in seguito ridotto in polvere, e questa polvere entra

nella confezione dei pani consacrati che i settari tagliano a pezzi e

distribuiscono agli assistenti alla fine delle loro riunioni. È questo

ciò che essi nominano la grande comunione della carne dell'agnello, in

opposizione a quella di sangue che si fa con quella con cui la vittima

venne purificata. I giornali russi assicurano che questi fatti,

denunciati dal metropolitano di Mosca, Mgr. Platone, vennero constatati

da una inchiesta ufficiale.

Potremmo citare altri fatti a dozzine per provare che questa accusa di

giovarsi del sangue umano pei riti tenebrosi è vecchia quanto il mondo,

ma ogni cosa ha un limite e temiamo ne abbia uno anche la pazienza dei

lettori che consentirono a seguirci sin qui, sicchè ci limiteremo a

citare un ultimo fatto quasi incredibile. Chi vorrebbe credere infatti

che un dotto letterato francese, e cattolico di nascita, se non di

convinzione, Arsène Houssaye potè, non sono ancora cinque anni,

calunniare i cattolici, di epoche a noi vicine, asserendo che sino al XV

ed al XVI secolo si massacravano dai cattolici dei bambini per

convertire in reliquie i loro ossami?

Traduco letteralmente un brano di un articolo dell'Houssaye, sul museo

Basilewski, pubblicato nel _Gaulois_ del 24 dicembre 1879:

“Ecco per esempio uno smalto che rappresenta il Massacro degli

Innocenti. Cosa pensereste se io vi dicessi che più di una chiesa in

Francia contiene ancora delle cripte in cui si trova il pozzo dei

sacrifizi? Si conosce così male la storia che non mi si crederà quando

affermerò che, sino al quindicesimo secolo, e fors'anche fino al

sedicesimo, vi furono il venerdì santo dei fanciulli immolati. A Caen e

a Tournus si trovarono degli ossami che fanno fede ancora di questi

sacrifizi umani — perdonatemi il sacrilegio — volevo dire inumani”.

Provata dunque la facilità con cui simili accuse calunniose si

riprodussero sempre, e trovarono sempre credenza, qual meraviglia se

bastò qualche assassinio isolato e non ispirato certamente a scopo

religioso, perchè se ne accusassero gli Ebrei, quegli Ebrei che a

Strasburgo, nel Delfinato ed altrove, si erano, ben inteso sotto la

tortura, confessati autori della peste, sicchè fu necessaria una bolla

del papa che li scagionasse dalla strana accusa (307), quegli Ebrei che

dovevano ritenersi capaci di ogni scelleraggine (308) dacchè San

Giovanni Grisostomo (309) aveva potuto dire che “le sinagoghe erano case

di prostituzione, covili di bestie feroci, domicilio dei Demoni e che

non vi si adorava Dio, perchè non vi si adorava il figlio, e che colui

che conosce il padre conosce il figlio e che il culto che vi si rende si

termina al Demonio perchè Dio l'ha abbandonato.”

Quando personaggi, come San Giovanni Grisostomo, coi loro scritti,

rendono siffattamente odiosa una parte della popolazione, non deve recar

meraviglia che ogni più strana accusa contro di questa trovi credenza.

Data la facilità con cui il volgo crede sempre ad accuse di questa

natura, data l'ignoranza dei tempi, dato il fanatismo contro gli Ebrei,

eccitato dal Grisostomo, e dai troppo numerosi suoi seguaci, dobbiamo

anzi meravigliarci assaissimo se tutte le volte che furono accusati di

aver assassinato un cristiano non furono condannati, ed invece abbiamo

già veduto come, in tutti i tempi, uomini imparziali ed onesti, di tutte

le credenze, abbiano protestato contro la calunnia di cui eran vittima

gli Ebrei.

Ma se è agevol cosa il dimostrare l'assoluta falsità della accusa mossa

agli Ebrei di giovarsi di sangue umano per scopi rituali, o

magici (310), sarebbe impossibile il dimostrare che qualche bambino

cristiano non sia caduto talvolta vittima di un assassino ebreo.

Gli Ebrei erano nei secoli passati universalmente odiati. Quando la

Chiesa Cristiana aveva raggiunto nel mondo civile il suo ideale, l'unità

della Fede, gli Ebrei soli, razza maledetta e dispersa, restarono a

guastare la simmetria ammirabile di questa unità.

In mezzo a popoli che, concordi, piegavano le ginocchia dinanzi al

Redentore del Mondo, restavano soli a negarlo i pochi ed avviliti

discendenti di coloro che lo avevano trascinato al disonor del Golgota.

Qual meraviglia che perciò soltanto essi fossero oggetto della

universale esecrazione? (311) Oppressi, umiliati, fatti segno ad ogni

più orrenda persecuzione, gli Ebrei reagivano colle armi dei deboli, e

le armi dei deboli non furono mai generose.

Da qui recrudescenza d'odio nei persecutori, e l'odio non partorì mai

amore, che si sappia.

Chi potrebbe negare che qualche Ebreo, cacciato dalla patria, insidiato

nella sua fede, nei suoi averi, diseredato persino del culto dei propri

morti, come troppo spesso avveniva nei tempi più caliginosi del medio

evo, imbattendosi un giorno nel figlio di uno dei suoi oppressori, lo

abbia sgozzato?

Chi rivangasse gli annali del delitto, in tutti i paesi, vi troverebbe

registrate a centinaia storie di innocenti fanciulli uccisi da

vigliacchi assassini per vendicarsi dei loro parenti.

E quantunque le statistiche criminali di tutti i tempi e di tutti i

paesi ci provino come l'Ebreo rifugga dal sangue, vorremmo, potremmo noi

negare, che mai uno di questi assassini sia stato ebreo, una di queste

vittime cristiana?

Certamente no; ma la stessa franchezza con cui noi, senza averne le

prove — perchè, ripetiamolo, non son prove per noi quelle estorte dalla

tortura — pure riconosciamo non impossibile che qualche fatto di questo

genere abbia potuto accadere per opera di un individuo ebreo, spinto da

un sentimento di vendetta, questa stessa nostra franchezza ci dà diritto

ad esser pienamente creduti allorquando recisamente neghiamo che gli

Ebrei abbiano per precetto religioso di valersi in certe cerimonie del

sangue di un fanciullo cristiano.

Ammettiamo pure una di queste isolate vendette. Nessun processo ne fa

fede, perocchè agli occhi dell'odierna critica non hanno valore i

processi istituiti sotto il regime della tortura; ammettiamo pure questo

caso isolato, che ci gioverà a comprendere, a spiegarci come l'orribile

calunnia abbia potuto esser messa in giro la prima volta, ma

respingiamo, fino a che non saranno addotte prove categoriche in

argomento — e sarà impossibile addurle, perchè non esiste il

fatto — ogni accusa generica che si volesse formulare contro gli Ebrei a

tale proposito.

Tanto varrebbe, perchè un Umiliato attentò alla vita di San Carlo

Borromeo, perchè un prete assassinò un Arcivescovo di Parigi, dire che i

frati e i preti cattolici hanno per dovere religioso di ammazzare Santi

ed Arcivescovi!

È certo che dacchè esistono Cristiani ed Ebrei qualche ebreo avrà

ammazzato un cristiano; è probabile, probabilissimo anzi, che qualche

fanciullo cristiano sia caduto vittima di un assassino ebreo, ma non è

nè certo, nè probabile, nè possibile che l'assassino sia stato mosso da

scopo religioso a compiere il suo misfatto.

Ciò invece che, se non è certo, è però assai possibile ed assai

probabile è che, accaduto, per chi sa qual motivo, l'eccidio di un

fanciullo cristiano ad opera di un ebreo, i nemici degli Ebrei — quelli

stessi che andavano diffondendo contro di loro le più strane ed

inverosimili accuse — si siano fatta un'arma di questo fatto isolato per

coinvolgere tutti gli Ebrei nella stessa accusa, accusa che, già lo

vedemmo, deve essere facilmente accolta dai volghi come quella che fu

spesso lanciata or contro l'uno or contro l'altro.

Abbiamo detto però e ripetiamo che se vi era un popolo che dovesse andar

immune da questa orribile accusa era certamente il popolo ebreo.

Abbiam veduto come la Bibbia e il Talmud in più luoghi vietino agli

Ebrei l'uso del sangue. Ma non basta, chè lo stesso Maimonide ci dice il

perchè gli Ebrei abborriscano l'uso del sangue; apriamo il suo libro

_Morè Nebuchim_, parte III al capo 46 e troveremo: “Sappi che quantunque

non vi fosse nel concetto degli idolatri cosa più immonda ed impura del

sangue, nientedimeno essi lo mangiavano, perchè stimavano che fosse il

cibo de' demoni, e che colui, che di esso sangue si alimentasse,

acquisterebbe una qualche famigliarità e stretta comunicazione con essi

demoni, sicchè questi dovessero rivelar loro il futuro, secondo crede il

volgo che essi demoni sogliono fare. Ad alcuni però tra questi idolatri,

tornava difficile mangiare il sangue, cibo per sè stesso all'umana

natura ripugnante. Questi, quando scannavano qualche animale, ne

prendevano il sangue, lo raccoglievano in qualche vaso e, sedendo

attorno a questo vaso, mangiavano la carne di esso animale. Si

persuadevano, così, che mentre essi mangiavano la carne, i demoni

mangiassero il sangue, loro prediletto cibo, e che in questo modo

potessero contrarre secoloro amicizia, famigliarità e fratellanza,

perchè tutti mangiavano ad un desco e insieme banchettavano. Credevano

inoltre che i demoni dovessero apparir loro in sogno; avvisar loro quel

tanto che dovea succedere ed esser loro di grandissimo giovamento.” Fin

qui il Maimonide.

Anche lo Zohar, libro a cui taluni ebrei vogliono annettere molta

importanza, commentando il capo 17 del Levitico, dice queste parole,

parlando degli incantesimi e dell'arte magica esercitata dagli Egiziani:

“Quando gli Egiziani si ragunavano per fare i loro incantesimi, andavano

al campo in un monte alto assai, facevano una fossa in terra e

spargevano sangue intorno ad essa, ragunavano il rimanente del sangue in

essa fossa, offrivano i loro sacrifici agli spiriti maligni, e

contraevano famigliarmente tra loro in esso monte. Gli Ebrei i quali

erano schiavi in Egitto si accostavano a quelli, e preparavano quel

sangue e offerivano il sacrifizio, si radunavano questi spiriti maligni,

e apparivano loro in figura d'Irchi irsuti e dicevano loro quel tanto

che essi addomandavano.”

O ammettere dunque, con San Giovanni Grisostomo, che gli Ebrei adorino

il Demonio, o riconoscere che essi non possono aver mai fatto uso di

sangue, e tanto meno di sangue umano.

E davvero è strana la persistenza di una simile calunnia contro una

religione i cui maestri, i cui dottori predicarono dottrine

diametralmente opposte. Mosè Nachmanide che fiorì nel XII secolo in

Ispagna e che era considerato come il supremo maestro fra i Rabbini, e

chiamato per antonomasia il dottore (312), lasciò scritto nel suo libro

dei _Precetti_: “Ci è ordinato di curare la vita dei Cristiani, salvarla

con tutte le nostre forze da pericolo di morte, p. e. quando sono caduti

in acqua o sepolti sotto le macerie”. Giuda il Pio, vivente a Ratisbona

nel sec. XII nel suo _libro dei Pii_ dice: “Nel trattare coi non

Israeliti, studiati di usare la stessa onestà come cogli Ebrei: se un

Ebreo vuol uccidere un cristiano dobbiamo assister quest'ultimo; se a te

si rifugia un omicida, non gli accordare protezione, anche se fosse un

ebreo”.

Come dunque malgrado tutto ciò l'accusa potè diffondersi ed acquistar

credenza? Ecco la domanda che molti mossero ed a cui nessuno potè dar

risposta soddisfacente.

Chi ne cercò la causa nel racconto dell'Esodo dove è spesso menzione di

sangue (313); chi in una leggenda rabbinica notissima, secondo la quale,

Faraone Re d'Egitto trovandosi colpito dalla lebbra, si impadronì di un

gran numero di fanciulli ebrei, affine di bagnarsi nel loro sangue e di

guarire. La leggenda aggiunge che in memoria di questo sangue innocente

versato, gli Ebrei bevono vino rosso nelle cerimonie della sera di

Pasqua (314). L'illustre prof. Oort da Leida, in un discorso tenuto in

quella città in occasione del VI Congresso degli Orientalisti, vuol

trovare la causa della calunnia nella venerazione che negli antichi

tempi i primi Cristiani conservavano pel pane azzimo degli Ebrei, ed

intesse su questa ipotesi un lungo ragionamento che non arriva però a

convincerne del tutto.

Affaccieremo noi pure una supposizione senza pretendere di aver sciolto

il problema.

Nei primi tempi del Cristianesimo, non soltanto gli Ebrei erano in odio

ai Cristiani ortodossi, ma molte sette eterodosse professavano un odio

speciale non soltanto verso gli Ebrei, ma verso l'Antico Testamento.

La storia delle religioni ci apprende che il principio di un Dio del

male, nemico del Dio del bene, quel principio che gli antichi Persiani

incarnavano in Ormus e in Arimane, era comune anche a molte sêtte dei

primi tempi del Cristianesimo. I Catari, i Bogomili, i Luciferiani

professavano siffatte dottrine. Per essi il Dio maligno si rivelava

nell'Antico Testamento, mentre nel Nuovo era il Dio buono che si

manifestava.

Ecco, dicevano, perchè è scritto nel Nuovo Testamento: “Che Iddio è

luce, e che non vi sono in lui tenebre alcune” (315). Il Dio della

Genesi crea il cielo e la terra, ma “la terra era una cosa deserta e

vacua e tenebre erano sopra la faccia dell'abisso” (316), il cielo e la

terra, al paro delle tenebre, sono l'opera di Lucifero. Ecco perchè

ancora, secondo l'Antico Testamento, i figli di Dio peccano (317),

mentre nel Nuovo è detto: “Chiunque è nato da Dio non ha peccato” (318).

“Non è il Dio buono che ha parlato a Mosè, non è il Dio buono che ha

guidato il patriarca. Mosè ha ricevuto la legge da un ingannatore, egli

stesso era un mago, un ladrone” (319).

Congiungendo questa opinione che taluni eretici avevano del Mosaismo,

coll'altra, universalmente diffusa, che il demonio gradisca i sagrifizi

umani (320), non sarà fuor di luogo il supporre che da quegli eretici

abbia potuto avere origine la prima calunnia.

Un'altra fra le possibili origini di quest'accusa, o meglio fra le cause

che poterono contribuire a mantenerla in vigore, ed a confermarla nelle

menti volgari, ci è suggerita dall'attento esame, che abbiamo fatto,

degli atti del processo che si è svolto non ha guari a Nyiregyhaza. Fra

le infantili prescrizioni rituali degli Ebrei ve ne ha una che vieta ad

essi di toccare nella sera del venerdì e nel giorno del sabato fuoco e

lume. Siffatta prescrizione è, dai veri credenti, osservata così

strettamente che essi si fanno scrupolo di portare una lampada da un

luogo all'altro, o di rimuovere dal fuoco una pentola che bolla. Siccome

però le necessità della vita si impongono agli Ebrei come ai Cristiani,

gli agiati fra essi provveggono ai lor bisogni mercè l'opera di

domestici di altri culti; i più poveri invece vi provvedono come

possono, invocando l'aiuto di un vicino o di un passante. Servigi di

siffatta natura si richieggono più facilmente, anche per evitare il

ridicolo, a ragazzi che non a persone mature. Qual meraviglia dunque, se

come nei tempi di pestilenza basta che un individuo si accosti ad una

fontana pubblica, per essere accusato di avvelenarla, od in tempi di

assedio basta che uno si aggiri nelle camere del suo appartamento con un

lume in mano, perchè venga accusato di far segnali all'inimico (321);

qual meraviglia diciamo se sarà bastato il fatto di un ebreo che abbia

chiamato a sè un fanciullo cristiano per richiederlo d'uno dei servigi

sopra accennati, perchè l'accesa immaginazione del volgo vi ricamasse

sopra un preteso tentativo di rapimento, preludio di futuri

eccidi (322)?

Ma senza perderci più oltre nella ricerca delle cause che potevano

concorrere a far nascere l'orrenda accusa, verremo a dire delle vere,

delle sole ragioni per cui essa persistette attraverso i secoli.

Un illustre letterato francese, Dureau de la Malle, nella introduzione

alla sua eccellente traduzione di Tacito, ricerca le cause dei delitti

inconcepibili commessi dagli imperatori romani; e ne reca una

spiegazione che sembra assai plausibile; e cioè che quei sovrani non

avendo nè lista civile, nè demanio pubblico e dovendo pur sostenere

enormi spese, erano obbligati ad assassinare per procurarsi il denaro di

cui avevano d'uopo. E come i malfattori volgari _uccidevano per rubare_.

Questo precetto di governo informa diverse fasi della storia, e dalle

proscrizioni di Augusto, venendo giù sino agli eccidi del 1793, ne

troveremmo esempi non pochi.

Nel medio evo i ghetti degli Ebrei avevano il non desiderato privilegio

di essere la zecca per eccellenza; quando s'aveva bisogno di denaro si

accusavano gli Ebrei di avvelenare i pozzi, le sorgenti, le

fontane — quasi che gli Ebrei non facessero uso dell'acqua, — di

oltraggiare in mille guise il Santissimo Sacramento — che non hanno

nessuna ragione di oltraggiare, non riconoscendovi essi nessun carattere

sacro — od infine di ammazzare bambini — quasi la religione professata

dalla Beata Vergine e da Nostro Signor Gesù Cristo fosse una religione

di antropofaghi.

In quei tempi le accuse, assurde o meno, erano sempre egualmente buone.

Bastava che un facinoroso qualunque le ponesse in giro, perchè si desse

di piglio alle armi, si corresse al ghetto, e si punissero gli Ebrei col

saccheggiarne i beni. L'intiero popolo ebreo potè per secoli far sua

l'amara esclamazione del romano proscritto. “La mia villa di Alba mi ha

perduto.”

Col progresso dei tempi si capì che era assurdo parlare di fontane

avvelenate, o di oltraggi al Santissimo Sacramento; ma l'accusa di

antropofagia rimase, come quella che oltre a colpire più facilmente le

immaginazioni della plebe, sempre avida di racconti di misteriosi

delitti, era sorretta da un altro importante fattore.

Per ogni fanciullo che gli Ebrei erano accusati di aver ucciso, la

Chiesa cattolica acquistava un martire di più.

E ciò che importa, e che spiega assai cose, un martire che faceva

miracoli.

La narrazione di questi miracoli, quali ce li dà un autorevole e moderno

scrittore cattolico, Rohrbacher, è troppo interessante, perchè noi, a

costo di ripeterci, resistiamo al desiderio di metterla sotto gli occhi

dei nostri lettori.

“L'anno 1250 gli Ebrei di Saragozza attaccarono con chiodi contro la

parete un fanciullo cristiano di sette anni, gli squarciarono, in odio

di Cristo, il costato con una lancia e lo seppellirono di notte sulla

riva. _Ma in mezzo alle tenebre il luogo era irradiato d'una splendida

luce._ Accorsivi i Cristiani, trasportarono le reliquie con gran pompa

alla chiesa principale, dove accadde un gran numero di miracoli. A

quella vista l'ebreo Mosè Albayhuzet, che aveva rapita la vittima

innocente, abbracciò il Cristianesimo. Ecco quanto riferisce lo storico

aragonese Girolamo Blanca, giusta gli Archivi della chiesa di Saragozza.

“Nel 1255 i principali ebrei di tutta Inghilterra sì adunarono a Lincoln

per rinnovare la passion di Cristo su d'un fanciullo di otto anni per

nome Ugo. Uno faceva da preside Pilato, altri l'officio di carnefice.

Fecero soffrire al giovinetto tutti gli oltraggi che il Vangelo

riferisce aver i loro antenati fatto patire al Salvatore del mondo. Lo

batterono crudelmente colle verghe, gli conficcarono in capo una corona

di spine, lo affissero ad una croce, gli diedero a bere del fiele e

finalmente gli trafissero il costato con una lancia.

“Tale fu il loro pasquale sacrificio che solevano immolar ogni anno, se

l'occasione lo permetteva, come confessarono dappoi. Per colmo di

scelleratezza gli strapparono le viscere per servirsene a magiche

operazioni. Nascosero profondamente sotto terra il corpo, per tema che i

Cristiani ne venissero in cognizione; ma la giustizia di Dio non lasciò

impunito questo misfatto. _La terra ogni notte rigettava il corpo della

vittima._ Gli Ebrei, avendolo così più volte sepolto, finirono col

gettarlo in un pozzo.

“Intanto la madre del fanciullo cercava dappertutto il suo figliuolo.

Avendo saputo che era entrato nella casa d'un ebreo, vi penetra, fruga

per tutto, guarda entro il pozzo e vi scorge il corpo del figlio. Senza

dir nulla avverte il giudice; il padrone della casa viene arrestato,

confessa tutta la serie delle cose (_anche il miracolo dunque?_) e viene

attaccato alla coda di cavalli per essere squartato. Novanta ebrei sono

condotti nelle prigioni di Londra per subirvi il supplizio che meritano.

Il corpo del fanciullo cavato dal pozzo è solennemente trasportato, come

il corpo di un martire, nella Chiesa cattedrale. Il re Enrico III fa

procedere giuridicamente contro tutti gli Ebrei d'Inghilterra, affine di

distoglierli col terrore dei castighi dal commettere ancora simili

misfatti. Ecco quanto riferisce tra gli altri Matteo Paris, autore del

Paese e del Tempo.

“Un ebreo di Germania aveva una nutrice cristiana, chiamata Agnese, la

quale insegnava alla moglie di lui le preghiere de' Cristiani. L'ebreo,

accortosene, entra in furore, va a trovar la nutrice addormentata,

l'uccide con tre colpi di pugnale nel cuore, sotto gli occhi di sua

moglie, poscia se ne va alla sinagoga. La moglie, presa da spavento, si

chiude nella propria camera. L'ebreo di ritorno non trova più il

cadavere della nutrice, e s'immagina che l'abbia trasportato la moglie;

questa non trovandolo più, pensa che l'abbia levato il marito. Nè l'uno

nè l'altra cerca più oltre. Quaranta giorni dopo passa una donna

forestiera che li saluta _affettuosamente_ (_splendido,

quell'avverbio!!_) da parte della nutrice Agnese. L'ebreo allora domanda

alla moglie: “Come avviene ch'ella viva? Non l'ho io ammazzata?” La

moglie risponde: “Egli è che il Cristo suo Signore è abbastanza possente

per risuscitare una defunta. — Ed ecco, ripigliò l'ebreo, quel ch'io ho

sempre temuto, che ella non ti faccia apostatare. — ” E tosto legolla e

la rinchiuse per due anni in una stanza. Essendo l'ebreo andato lontano,

la donna fuggì con due figlioletti ed un terzo ond'era incinta e si

rifuggì nella chiesa dove ricevette il battesimo col nome di Geltrude,

con grande allegrezza de' fedeli, che sapevano esser lei RICCHISSIMA

(_qui sta il busillis_) ed onestissima donna. Ella dimorò nella diocesi

di Colonia, dove incontrò la nutrice Agnese che portava tuttora le

cicatrici dei tre colpi di pugnale. _Essa disse ch'era stata guarita

all'istante medesimo_, e che erasi sottratta clandestinamente per non

accendere di più il furore dell'ebreo. Tutti questi fatti vennero a

cognizione di Corrado Arcivescovo di Colonia. Agnese mori l'anno 1265:

Geltrude viveva ancora quando Tommaso Cantipratese ne scrisse la storia.

“L'anno 1271, nel borgo o villaggio di Pfortzheim, una vecchia, divenuta

famigliare cogli Ebrei, vendette loro, per esser uccisa, una figlioletta

di sette anni, che aveva perduti il padre e la madre. La distesero su

molti drappi, le posero alla bocca una sbarra, le fecero delle incisioni

a quasi tutte le giunture delle membra, ne spremettero a viva forza il

sangue ed accuratamente lo raccolsero entro pannilini. Quando dopo

questi tormenti, fu estinta, la gettarono nel vicin fiume, e vi

ammassarono sopra un mucchio di pietre. Il terzo e quarto giorno la

trovarono alcuni pescatori per un braccio levato verso il cielo. Fu

riportata nel borgo: il popolo gridava con orrore non altri, che gli

Ebrei avere commesso quel misfatto. Il margravio di Baden, che trovavasi

nelle vicinanze, vi accorse. _Tosto il corpo, levatosi a sedere, stese

le mani verso il principe_, quasi per chieder vendetta o misericordia, e

dopo mezz'ora si ricoricò cadavere. Essendo stati condotti gli Ebrei a

questo spettacolo, tutte le ferite _cominciarono a bollire ed a sparger

sangue in copia_. Il grido del popolo levavasi sino al cielo domandando

vendetta. Dietro alcuni indizi la vecchia viene arrestata e convinta,

principalmente dalla confessione della giovinetta (!!!), che rivelò

tutto. Gli Ebrei che avevano messo mano sulla giovane vittima furono

presi, arruotati ed appiccati colla vecchia: due di essi si scannarono a

vicenda fra loro. Ecco quanto riferisce Tommaso sopracitato, sulla

testimonianza di due frati predicatori, Rainieri ed Egidio, che furono a

Pfortzheim tre giorni dopo l'avvenimento.”

Chiediamo ancora venia al lettore se lo abbiamo tediato con la

riproduzione di queste insensate leggende, ma abbiamo voluto farlo,

perchè, dalle pagine del Rohrbacher scaturisce un argomento

irresistibile a favore della assurdità dell'accusa mossa agli Ebrei.

Fatti di questo genere non si possono scindere; non si può accettare ciò

che conviene e respingere il resto. O bisogna riconoscere che tutti i

fatti narrati dal Rohrbacher sono parto, nella migliore ipotesi, di una

malata fantasia, o bisogna credere ai cadaveri irradiati da luce

celeste, ai morti respinti dalle tombe, alle nutrici risuscitate ed a

tutte le assurdità che il buon professore della Università di Lovanio è

venuto accumulando.

Già questi miracoli parevano sospetti fin dai secoli scorsi ad uno

scrittore protestante, il Basnage, che scriveva:

“Nè si può tacere a discarico degli Ebrei che oltre queste ragioni se ne

hanno altre che aumentano il sospetto. Sono i miracoli che accompagnano

quasi sempre la morte del crocefisso. Non è meraviglioso che la terra

abbia tremato allorquando morì G. C., era il Signore di gloria che

veniva crocifisso. Ma le si prestano emozioni più frequenti per uomini

volgari che per Gesù Cristo. Essa respinge i cadaveri e lo fa parecchie

volte, e non può soffrire che si rinchiudano nel suo seno; ne abbiamo

visto un esempio nel fanciullo cui si erano strappate le viscere per

servirsene in operazioni magiche, cosa non meno sospetta del resto.

“Ma ce n'è un altro più famoso in Turingia, perchè gli Ebrei, cui si fa

scegliere la vigilia di Pasqua per simili delitti, avendo ucciso un

fanciullo a nome Corrado, portano il corpo morto in diversi luoghi della

Turingia senza poterlo seppellire.

“Sortiva sempre dalla tomba, perlocchè furono costretti di appiccarlo ad

un albero. Il delitto fu perciò rivelato, ed allora non vi fu piccolo o

grande che non si gittasse sugli Ebrei e non si insozzasse le mani nel

loro sangue. Si vide una luce sul corpo di un fanciullo a Vesel 37 anni

dopo, e di più il cadavere esalava un odore così buono che lo si

trasportò in un tempio dove operò sorprendenti prodigi, ma gli Ebrei se

la cavarono con denaro. Questa specie di racconti pieni di miracoli e

riferiti dai Leggendari avvezzi a correr dietro a simili finzioni, sono

assai sospetti” (323).

E davvero non può non sembrar strano, che mentre Santi poterono essere

martoriati e straziati in mille guise senza che Dio, ne' suoi

imperscrutabili fini, manifestasse il suo corruccio con segni visibili

agli umani, mentre pii e dotti Presuli sopportarono atroci martirii

senza che la natura si commovesse, mentre Pier Luigi Farnese potè

infliggere l'ultimo degli oltraggi al vescovo di Fano e Sciarra Colonna

percuotere Bonifazio VIII, senza che nessun prodigio rivelasse l'ira

celeste, bastava che un ebreo fosse accusato di aver ucciso un poppante

cristiano perchè quel poppante divenisse d'un tratto un taumaturgo!

E, cosa più strana ancora, le uniche fra le pretese vittime degli Ebrei,

che non abbiano fatto miracoli, sono quelle il cui eccidio si sarebbe

compiuto in epoche a noi vicine, benchè tra queste vi fosse il davvero

venerando padre Tommaso da Calergiano assassinato a Damasco nel

1840 (324).

Ora, noi abbiamo tutto il rispetto per la Religione, ma crediamo che

questo rispetto non ci obblighi a confondere, cogli eterni dogmi della

Religione di Cristo, le invenzioni di pochi fanatici, che mostrano col

loro esempio quanto giustamente il Voltaire asserisca che il fanatismo

sta alla superstizione come la rabbia alla collera.

Non vi è, e non vi può essere, nella Religione cattolica nulla che ci

costringa a riconoscere per veri, o per attendibili, i pretesi miracoli

del Beato Simoncino da Trento e di tutte le altre pretese vittime degli

Ebrei.

Negando fede a quei miracoli, come negando fede a quelli della Salette,

di Lourdes, ed alle stimmate della Lateau, noi sappiamo di non vulnerare

nessuno dei principii fondamentali del Cattolicismo, e da questa nostra

convinzione tragghiamo argomento per affermare che, come oggi per

assicurare la prosperità di un paese attirandovi a migliaia i pellegrini

e gli illusi, si ricorre alle innocue apparizioni di Lourdes e della

Salette, si potè in altri tempi aver ricorso ai miracoli delle pretese

vittime degli Ebrei.

Errerebbero però di gran lunga gli avversari della Chiesa se volessero,

appoggiandosi su queste nostre parole, trarne argomento per affermare

che noi accusiamo la Chiesa di calunnia.

Spesse volte i Papi ebbero a riconoscere che ciurmerie impudenti si eran

volute gabellare per miracoli e non li riconobbero, ma li biasimarono e

ne riprovarono il culto.

È irriverenza, è eresia l'affermare che talvolta la buona fede dei Papi

possa esser sorpresa?

Nol crediamo, perocchè non crediamo che la Religione imponga l'obbligo

assoluto di aggiustar fede ad altri miracoli da quelli in fuori che sono

registrati nelle Sacre Carte.

Riassumendo:

L'accusa mossa agli Ebrei di far uso di sangue cristiano nei loro riti:

1º Si rivela calunniosa e falsa, perchè già rivelatasi tale, quando

venne mossa ad altre religioni, ad altre credenze;

2º È smentita dai libri sacri degli Ebrei e non ha prove in nessun libro

ebraico anche di nessun conto;

3º È smentita da Papi, da Sovrani, da dotti di ogni tempo e di ogni

paese;

4º È sorretta dalle risultanze processuali quando le confessioni sono

estorte colla tortura, smentita in tutti gli altri casi:

5º È frutto della cupidigia che spingeva nel medio evo ad accusare gli

Ebrei di ogni reato per ispogliarli, e della impudenza di taluni

fabbricatori di martiri a buon mercato ed il suo rinnovarsi ai giorni

nostri altro non prova che la mancanza assoluta di scrupoli nei moderni

antisemiti.

E crediamo che basti; fino al giorno almeno in cui il dotto articolaio

della _Civiltà Cattolica_ non avrà scoperto il famoso passo del Talmud,

che prescrive l'assassinio rituale.

(247) Naturalmente i calunniatori non vanno tra loro d'accordo nello

spiegare l'uso che gli Ebrei farebbero di questo sangue procacciatosi a

prezzo di tanti delitti.

L'opinione più diffusa è che se ne giovino per mescolarlo al pane azzimo

od al vino di Pasqua; ma non manca chi asserisce invece che con questo

sangue si scrivano tre bollettini magici che poi si pongono sul capo,

sulla bocca e nella mano destra delle donne prossime al parto per

agevolare l'opera della natura; altri pretende che a questo stesso scopo

le puerpere ebree tracannino addirittura sangue cristiano in quanta

maggior copia possono procurarselo; altri ancora che col sangue dei

fanciulli cristiani si componga un farmaco destinato a cicatrizzare la

ferita che si fa, circoncidendoli, ai neonati ebrei; nè mancano coloro i

quali pretendono che questo sangue si impieghi nei riti nuziali, o che

con esso si aspergano i moribondi ebrei (una sanguinosa parodia

dell'Estrema Unzione!) pronunziando queste parole: _“Se Gesù Cristo fu

il vero Messia, che questo sangue di un Cristiano, reso prezioso per

virtù del suo Salvatore, giovi ad espiazione dei tuoi peccati”_. Nella

quale ultima supposizione sono tali e tante le stranezze che non

possiamo altrimenti spiegarnela se non attribuendola ad un pazzo.

Nell'inverno dell'anno 1756 a Jampol (Podolia — Russia Europea),

essendosi trovato il cadavere di un uomo nel fiume, gli Ebrei vennero

accusati di averlo assassinato per scopo rituale. Due Padri Gesuiti che

colà trovavansi affermarono che, nascendo gli Ebrei ciechi, per

acquistare la vista, dovevano ungere i propri occhi col sangue de'

cristiani!!

Fu in seguito a questo fatto che l'em. A. cardinale Corsini, scriveva,

il 9 febbraio 1780, al Nunzio apostolico di Polonia la lettera, che

riferiamo fra documenti, dove, fra altre cose, è detto: “_la mal fondata

persuasione del volgo ch'ella_ (la nazione ebrea) _mischii sangue umano

e specialmente cristiano nell'impasto delle azimi_.”

(248) L'autore di questa strana ipotesi è, sventuratamente, un italiano,

e, più sventuratamente ancora, un italiano nel quale il molto,

moltissimo ingegno non andò mai del paro con l'elevatezza del carattere,

F. D. Guerrazzi.

Lo scrittore livornese, nella prima edizione dell'_Asino_ (Torino,

Franco, 1857, in 8º — Cap. IX, pag. 200), aveva scritto queste testuali

parole: “Questo vediamo praticato in diverse guise o cibando le vittime

umane già offerte a Dio ed accettate da lui, come, fino a tutto il 1820,

costumarono i Benderusi, o gli azzimi intinti col sangue umano, come

fecero gli Ebrei, finchè lo poterono fare”.

Ed in nota aggiunge il Guerrazzi le seguenti parole:

“Che questo nei tempi barbari costumassero gli Ebrei non sembra potersi

revocare in dubbio; fra i moderni scrittori ne parlano A. Mackiewitz

(_sic_) e Jacob il bibliofilo”.

Il prof. Levi di Vercelli si prese la scesa di capo di provare

all'illustre ex-triumviro, che egli si era fatto organo di una volgare

calunnia; ciò non pertanto il Guerrazzi non si ritratta, ma, nella terza

edizione (Torino, Seb. Franco e Figli, 1859, in-16º — Cap. IX, pag. 173

e 174), ripete tutto quanto aveva detto nella prima, compresa la

storpiatura in Mackiewitz del nome del grande poeta polacco e, quasi per

grazia, aggiunge alla nota succitata questa nuova insinuazione:

“Diligenti ricerche ci hanno chiarito come questa inumanità non pure

consentano, ma vietino le leggi ebraiche: se qualche setta iniqua

l'abbia praticata non è sicuro (_no, on. Guerrazzi, è sicuro che_

NESSUNA _setta del giudaismo la praticò mai_) e in ogni caso sarebbe

fantasia e ferocia di qualche uomo-belva, non punto rito di popolo”.

(249) Se crediamo ad una corrispondenza che il _Figaro_ di Parigi

riceveva da Vienna in occasione del processo di Nyèregyhaza, questa

credenza è ancora abbastanza diffusa, persino a Vienna. Citiamo

testualmente:

“Anche a Vienna incontrerete facilmente persone che vi dicono coll'aria

la più ingenua: Come, non lo sapete? tutti gli anni a Pasqua allorquando

gli Ebrei si accingono ad impastare i loro pani rituali detti azimi,

essi hanno l'abitudine di aromatizzare uno di questi pani col sangue di

una vergine cristiana. Questo pane, sacro fra tutti gli altri, serve a

tutto il giudaismo, e se ne distribuiscono dei pezzetti in tutta la

superficie del mondo.

“Altri aggiungono che ogni anno la vergine viene fornita da una comunità

diversa. Si estrae a sorte, fra le varie comunità, a chi spetti il

dovere di rubare il fanciullo, di proceder alla panificazione religiosa

e di far pervenire agli ortodossi del mondo intiero una briciola della

sacrosanta focaccia, profumata secondo le regole del Pentateuco e dotata

di quel sapore particolare che si vuole prescritto dal Talmud; sicchè

ora l'incarico spetta alla comunione di Francoforte, ora a quella di

Gerusalemme, di Parigi, di Salonicco e via dicendo.”

Se così si pensa a Vienna, qual meraviglia che in Romania, in Moldavia,

in Russia, in Polonia, la stessa credenza persista con tanta intensità

che, dice uno scrittore russo, “allo avvicinarsi della Pasqua il terrore

dei contadini non è punto simulato”?

(250) È a notare, come bene osserva il Rohrbacher (_Storia della

Chiesa_, Torino, Marietti. Vol. I, pag. 374 e segg.), che prima del

trionfo del Cristianesimo i sacrifizi di umane vittime erano comuni a

quasi tutti i popoli barbari. Rimandando, chi fosse vago di maggiori

notizie, all'autore da noi citato, ricorderemo soltanto che, al dire di

Dione Cassio, nell'anno 708 a. u. c., l'ultimo della vita di Giulio

Cesare, e men di cinquanta anni prima della nascita di N. S., i

pontefici ed i sacerdoti di Marte sacrificarono ancora due uomini sul

Campo Marzio. Si era quindi lungi dal risentire in quei tempi l'orrore

che oggi tutti proviamo pei sacrifizi umani. Non vi era quindi nessuna

ragione al mondo perchè Giuseppe negasse recisamente l'addebito, mosso

agli Ebrei da Appione, se fosse stato vero.

Quanto ai Cristiani essi non possono in alcun modo farsi forti contro

gli Ebrei delle parole di Appione e devono anzi negarvi ogni fede,

perocchè è evidente che, se gli Ebrei di Palestina avessero praticato

l'infame rito di cui parla Appione, N. S. G. C. avrebbe primo levata la

voce per stigmatizzare l'orrenda pratica. Il silenzio del Divin

Redentore su tale accusa è, parci, la prova più evidente della menzogna

di Appione.

(251) Questo fatto è narrato da SCHWAB, _Storia degli Ebrei_ recata in

italiano dal Pugliese (Venezia 1870, pag. 69). Nè il Basnage, nè il

Graetz, nè altri storici da noi consultati ne fanno menzione.

(252) BASNAGE, _Hist. des Juifs_, VII, 15, vol. 5, pag. 1771–2 Cfr.

SALOMON BEN VIRGA, _Historia Judaica_, pag. 78–92.

(253) Questo fatto è narrato nella _Historia major_ di Matthieu Paris

(m. nel 1259) che, come recenti studi hanno provato, non fece, per tutto

quanto è anteriore al 1235, che copiare la _Cronaca_ o _Fiori di Storia_

di Ruggiero di Wendoser, monaco benedettino al pari di Matthieu. Il

Matthieu narra che il bambino prima di essere crocifisso fu circonciso,

e questo basta a provare l'assurdità di tutto il racconto. Di fatti, una

volta circonciso, il bambino diventava ebreo, ed una volta ebreo, perchè

mai i suoi correligionari l'avrebbero immolato?

(254) Gli Ebrei, cacciati nel 1290, da Edoardo I, dall'Inghilterra, non

vi rientrarono che sotto il protettorato di Cromwell. In questa

occasione varii libelli contro gli Ebrei vennero pubblicati allo scopo

di indurre il Lord protettore a recedere dalle benevoli disposizioni che

aveva mostrato verso di loro. Un dottissimo ebreo portoghese, Menassè

ben Israel — autore di opere lodatissime (per una delle quali _Piedra

Gloriosa o de la estatua de Nebuchadnesar_, Paolo Rembrandt non disdegnò

di eseguire quattro incisioni) che fu amico intimo dei Vossii, del

Barleo, dell'Episcopio, del Grozio, di quanti, insomma, uomini eminenti

gli furono contemporanei — mandò alla stampa un opuscolo: _Vindiciae

Judaeorum or a Letter in answer to certain questions on the nation of

the Jews_, Londra, 1756. In questo opuscolo, inteso a scagionare gli

Ebrei da varie accuse che contro loro si movevano, dimostra, con forti

argomenti, come sia calunniosa l'imputazione di cui ci occupiamo. Fa

rilevare che gli Ebrei, assai peggio trattati in Oriente che in

Occidente, dovrebbero, se avessero tale orribile rito, giovarsi del

sangue dei Mussulmani, più atroci loro nemici che non fossero i

Cristiani, mentre nessuna accusa di questo genere venne mai loro

rivolta. Infine il dottissimo uomo aggiunge: “Se quanto ho detto non

basta ancora a _scolparci_, giacchè tutto si riduce soltanto a negare,

senza produrre testimoni, mi vedo, nell'obbligo di ricorrere ad altro

mezzo di giustificazione che il Signore, benedetto eternamente, ci ha

prescritto in simili casi (_Esodo_, XXII): intendo parlare del

_Giuramento_. Io giuro dunque con tutta la sincerità del mio cuore per

il _Dio Altissimo_ che ha creato il Cielo e la Terra e che ha dato la

_Legge_ al _Popolo d'Israele_ sul monte _Sinai_, che fino ad oggi non ho

veduto infamie consimili fra il popolo d'Israele, e che essi non vi sono

obbligati a farlo nè per legge divina, nè per comando degli avi, e che

mai le hanno commesse, nè tentato commetterle, e ciò dico perchè mai ne

fui informato da chicchessia, nè lessi coteste cose in alcun rituale

ebraico. Se io mentisco in ciò, possano cadere su di me tutte le

maledizioni delle quali si parla nel _Levitico_ e nel _Deuteronomio_, e

possa io non vedere mai le benedizioni e consolazioni di Sion e non

raggiungere il Risorgimento dei Morti”.

Per non dover ritornare su questo argomento aggiungeremo che il celebre

filosofo Mendelsohn (1729–1786), pubblicando la traduzione dell'opuscolo

di Menassè ben Israel, rinnovò per suo conto tale giuramento.

(255) WADDING, _Annales Minorum_, XIV, pag. 132 e segg.

A proposito di questo fatto, il più clamoroso, forse, fra quanti ne

vennero addebitati agli Ebrei, ci piace riportare quanto scriveva il

dottissimo Francerco Gar, negli Annali del Principato Ecclesiastico di

Trento, da lui annotati dall'anno 1022 al 1540, compilati sui documenti

da Francesco Felice degli Alberti, vescovo e principe, Trento 1860.

“Noi abbiamo creduto debito nostro di riferire fedelmente ciò che

l'Annalista Alberti, canonico e poi vescovo di Trento, registrava,

intorno questa orribile tragedia, della quale dai fanatici si sarebbe

tentata la ripetizione anche ai dì nostri (_alludesi al processo di

Badia di cui parleremo più sotto_), se a tali feroci delirii non

avessero posto freno la voce della ragione e il sentimento

dell'umanità.”

A mostrare come tutto quel processo non meriti fede, diremo soltanto

come fra le pretese confessioni estorte agli Ebrei dalla tortura siavi

anche questa, che essi nell'uccidere il fanciullo pronunziassero queste

parole: _Tolle Jesse misrà elle parichief elle passussen pegnalem_ che

avrebbero dovuto significare: “Noi facciamo morire questi della morte di

Gesù Dio dei Nazareni, che è nullità; così si perdano i nostri nemici

per sempre.” Ora, malgrado l'istituzione ordinata da Clemente V di

cattedre di lingua ebraica, questa lingua nel 1475, era ancora assai

poco conosciuta dai Cristiani, sicchè quelle parole dovettero essere

inventate a capriccio mentre è certo che non appartengono nè alla lingua

ebraica nè a nessuna delle lingue parlate nel Trentino.

Del resto questo processo sembrò dubbio anche ai contemporanei. Quando

col pretesto del fatto di Trento alcuni predicatori vollero suscitare la

plebe a fare man bassa sugli Ebrei, anche nel territorio della

Repubblica veneta, il Doge e il Senato per reprimere lo scandalo

ordinarono ai magistrati di Padova _di trattare gli Ebrei come gli altri

sudditi, e impedire ogni violenza, perchè quell'accusa sembrava loro una

calunnia inventata ad arte per certi fini, che il Senato non voleva

indagare_. (Ordinanza del Doge Pietro Mocenigo in data 22 aprile 1475).

(256) Già stampato per cura dei signori comm. Barozzi, comm. Berchet,

cav. prof. ab. Fulin e cav. Stefani.

(257) _San Sten._ Ora San Stin, cioè S. Stefano confessore, detto

volgarmente S. Stefanino, per distinguerlo da S. Stefano protomartire

(V. TASSINI, _Curiosità veneziane_).

(258) Cioè 1480.

(259) DAMAS, _Paroles de défense par M. le D._ ZUNZ in _Archives Isr._

Paris, vol. I, pag. 429.

(260) Notiamo di sfuggita che il popolo ebreo fu forse l'unico

dell'antichità, cui fosse ignota la tortura che doveva poi straziare le

membra di tanti infelici israeliti, e notiamo ancora, che i signori

Montefiori e Cremieux, recatisi al Cairo nel 1840, per ottenere, da

Mohamed Alì, giustizia a favore dei loro correligionari di Damasco, dopo

averla ottenuta, non seppero far miglior uso della influenza guadagnata

sull'animo del Vicerè che di chiedergli abolisse per sempre la tortura

nei suoi Stati. (V. _Archives Isr._ Paris, vol. I, pag. 612).

(261) Pei dilettanti di riscontri storici segnaliamo qui un altro caso

in cui gli Ebrei ebbero a soffrire per le calunnie di un figlio contro

il proprio padre. Già nell'anno 66 dopo G. C., ad Antiochia, un ebreo

snaturato avendo accusato il proprio padre e parecchi suoi

correligionari d'aver volato appiccare il fuoco alla città durante la

notte, si credette necessario alla pubblica sicurezza di uccidere gli

autori di così scellerato progetto. (BASNAGE, _Op. cit._, cap. VIII,

vol. I, pag. 229).

(262) Anche di questo giudice istruttore, Bary, la succitata

corrispondenza del _Figaro_ ci fa un singolare ritratto. Eccolo: “Questo

signore si siede durante il pubblico dibattimento in un punto della sala

dal quale tutti i testimoni sono obbligati a passare, li intimida col

gesto, collo sguardo, e siccome gode le simpatie del Presidente, gli

avvocati non giunsero ancora a farlo espellere dalla sala.” Si noti che

la corrispondenza da cui abbiamo tolto queste notizie è, per la sua

intonazione generale, tutt'altro che favorevole agli Ebrei, che essa

accusa, fra le altre cose, di possedere _certaines capacités

d'accaparer, contre lesquelles les paysans sont presque sans défense_.

(263) In una epoca come la nostra, nella quale si è sempre tanto

proclivi ad accusare di ogni nefanda impresa il clero cattolico, ci

piace riprodurre, e far nostre, le seguenti parole con cui si chiude un

opuscolo che abbiamo sott'occhi _Les Juifs et la Hongrie devant

l'Europe, par_ M. M. MOREL. (Paris, s. a.): “La nostra ultima

osservazione sarà per scagionare il partito cattolico ungherese da ogni

partecipazione nella persecuzione contro gli Ebrei. Questa venne

organizzata dai corifei di quel partito protestante che spinse

l'Ungheria a diventare l'avanguardia della gran Germania sul Basso

Danubio e in Oriente.”

(264) È bensì vero che a Prato venne pubblicato mesi addietro un libello

nel quale, collo appoggio delle pretese rivelazioni di un Rabbino

moldavo, convertito all'ortodossia greca, si ribadisce contro gli Ebrei

la sconcia accusa. Dimostreremo a suo luogo la nessuna serietà di

quell'immondo libello.

(265) L'opuscolo cui accenniamo ha tanto maggior importanza in quanto

che l'autore vi si chiarisce tutt'altro che amico dei suoi antichi

correligionari. Aloisio di Sonnenfels era figlio del primo Rabbino di

Berlino e di tutto l'Elettorato di Brandeburgo ed, indirizzato dal padre

al Rabbinato, avrebbe avuto agio di apprendere ogni segreto della

religione ebraica, se questa avesse segreti, invece nell'opuscolo

succitato egli scrive queste precise parole: “Chiamo Iddio in

testimonio, in coscienza dell'anima mia, che non vi è al mondo, nè vi è

stata, calunnia più nera di questa”. Il Sonnenfels adduce in questo suo

opuscolo un argomento che ci piace far nostro. Egli dice: “Se gli Ebrei

avessero d'uopo di sangue cristiano pei loro riti, perchè, anzichè

arrischiare la vita per procurarselo, non lo comprerebbero con un po' di

denaro dai flebotomi, negli ospitali, ecc.? Eppure non si è mai visto un

Ebreo fare di siffatti acquisti!”

(266) Il Rev. Alessandro Mac Caul (1799–1866) non nacque ebreo, ma

protestante. Fu dottissimo ebraizzante e professore di ebraico nel R.

Collegio di Londra. Dimorò molti anni in Varsavia come capo della

missione protestante per la conversione degli Ebrei. Lo comprendiamo fra

i neofiti perchè nell'opuscolo _Reasons for believing that the Charge

lately revived against the Jewish People is a Baseless Falsehood_,

scritto da lui, in occasione del fatto di Damasco, per difendere gli

Ebrei, reca una dichiarazione di molti Ebrei convertiti a sua cura.

(267) NEANDER (Giovanni Augusto Guglielmo), uno fra' più eminenti

scrittori di Storia Ecclesiastica di questi ultimi tempi, nacque addì 16

genn. 1789 a Gottinga da genitori ebrei; si chiamava propriamente Davide

Mendel, ricevette dalla madre un'educazione devota, frequentò il

ginnasio ed il _Johanneum_ d'Amburgo, si fece battezzare nel 1806, nella

qual occasione cambiò nome, e studiò poi teologia ad Halle e Gottinga.

Nel 1811 diede gli esami ad Eidelberga e vi fu nominato professore di

teologia, si trasferì tuttavia quello stesso anno a Berlino, dietro

invito di quella Università; ed ivi Neander, efficacissimo propugnatore

della cosidetta “teologia pettorale”, rivestì le cariche di professore

ordinario di teologia, consigliere dell'Alto Concistoro, membro del

Concistoro della provincia di Brandeburgo e membro della R. Accademia

delle Scienze. Morì a Berlino il 14 luglio 1850.

Fra le sue numerose opere sono da notarsi:

_Ueber den Kaiser Julianus und sein Zeitalter_ (Lipsia, 1812; 2ª ed.

Gotha, 1867); _Der heil. Bernhard und sein Zeitalter_ (Berlino, 1813, 3ª

ed. 1865); _Genetische Entwickelung der vornehmsten gnostischen Systeme_

(ivi, 1818); _Der heil. Johannes Chrysostomus und die Kirche in dessen

Zeitalter_ (ivi, 1821–22, 2 vol.; 3ª ed. 1849); _Denkwürdigkeiten aus

der Geschichte des Christenthums und des christlichen Lebens_ (ivi,

1822–24, 3 vol.; 4ª ed. 1866); _Antignosticus, Geist des Tertullian_

(ivi, 1826, 2ª ed. 1849); _Allgemeine Geschichte der christlichen

Religion und Kirche_ (Amburgo 1825–52, 6 vol. in 11 sezioni; 4ª ed.

Gotha, 1863–65, 9 vol.); _Kleine Gelegenheitsschriften_ (Berlino, 1824,

3ª ed. 1829); _Geschichte der Pflanzung und Leitung der christlichen

Kirche durch die Apostel_ (ivi, 1832–33, 2 vol.; 5ª ed. 1862); _Das

Leben Jesu in seinem geschichtlichen Zusammenhang_ (ivi, 1837, 7ª ed.

1873).

Jacobi pubblicò le sue _Wissenschaftlichen Abhandlungen_ (Berlino, 1851)

come pure la sua _Christliche Dogmengeschichte_ (ivi, 1857, 2 vol.),

Beyschlag il suo _Kommentar zu den Briefen an die Korinther_ (ivi,

1859), Messner le sue _Vorlesungen über Katholicismus und

Protestantismus_ (ivi, 1863) ed anche la sua _Geschichte der

christlichen Ethik_ (ivi, 1864).

Una raccolta delle sue opere si è pubblicata a Gotha. Krabbe (Amburgo,

1852) e Rauh (Elberfeld, 1865) scrissero la sua vita.

(268) BIESENTHAL Giovanni Enrico, dotto ebraizzante, nacque nel 1804,

nel ducato di Posen, da una famiglia ebrea, fece studi profondi sul

Talmud e si convertì al cristianesimo. Si stabilì a Berlino come agente

della società di Londra per la conversione fra gli Ebrei. Fra le sue

opere citeremo: _Dizionario ebraico-latino_, 1840; _Storia della chiesa

cristiana nei primi tre secoli desunta dalle fonti talmudiche_, 1851;

_Commentario su San Luca_, in ebraico talmudico, 1851; _Epistola di San

Paolo ai Romani ed agli Ebrei_, con commentario rabbinico (1853–57).

Rivide inoltre con J. C. Reichardt la versione ebraica del nuovo

testamento.

(269) JAC. TUGENDHOLD fu censore in Varsavia e pubblicò, in ebraico ed

in polacco, un'opera (Varsavia, 1844, in-8º), che contiene una raccolta

di passi, ricavati da recenti ed antiche opere, circa il modo di

regolarsi con persone di altra credenza. Si ha pure di lui un opuscolo

(Berlino, 1858, in-8º di pag. 90) _Der alte Wahn vom Blutgebrauch der

Israeliten am Osterfest_ (che tratta appunto del preteso uso del sangue

cristiano nei riti ebraici). Giova però avvertire che questo opuscolo fu

tradotto in tedesco da uno che si dichiara amico della verità (_von

einem Freunde der Wahrheit_) ed è un estratto dell'opera in polacco di

detto Tugendhold, appellata _Obrone Israelitow_, ecc., Varsavia, 1831.

Anche il Tugendhold nacque israelita.

(270) Veggasi per tutto quanto è detto sopra delle negazioni opposte

alla accusa da Ebrei convertiti la _Real Enciclopedia per Bibbia e

Talmud_ del D. J. HAMBURGHER, Strelitz, 1883; parte II, a. v.

_Zurückweisung der Blutbeschuldigung_, pagina 1318–1319.

(271) Un brano, ancor più concludente, del Wagenseil, riferiamo tra i

documenti.

(272) _Civiltà Cattolica_. Vol. V, pag. 229.

(273) FACTUM SERVANT DE RÉPONSE AU LIVRE INTITULÉ: _Abrégé du procès

fait aux Juifs de Metz_ (pag. 11).

Riccardo Simon (1638–1712) fu celebre critico e scrittore di cose

religiose; la sua maggior celebrità è dovuta alla sua _Storia critica

del vecchio e del nuovo testamento_, per la quale ebbe a sostenere una

guerra atroce da parte del Bossuet.

La difesa, che il padre Simon scrisse a favore di Raffaele Levi, fu la

prima sua pubblicazione che levasse qualche rumore. Sarebbe però

assolutamente erroneo il giudicare il Simon un giudeofilo; combattendo

la stolta accusa egli non obbediva che a quei sentimenti d'onestà

ch'eran in lui connaturali. Le seguenti parole lo provino: “Io so, egli

scriveva in tale proposito, che tale nazione ci odia mortalmente, ma noi

dobbiamo mostrarle come pratichiamo verso di lei la massima del Vangelo

che ci comanda di amare i nemici nostri”.

(274) _Civiltà Cattolica_, XI serie, vol. 7, pag. 474.

(275) RAYNALD, _Ann. Eccl._, tomo XIII, a. 1235, n. 20; e 1236, n. 48.

(276) RAYNALD, _op, cit._, n. 84.

(277) Anche il popolo talvolta rese giustizia agli Ebrei. VICTOR TISSOT

nel suo libro _Les Prussiens en Allemagne_ (Paris, Dentu) ci narra a

pag. 56: “Due lampade d'oro, sospese alla volta della Sinagoga di Worms,

ardono da sette secoli in memoria di due cristiani che si fecero

ammazzare per salvare dal furor popolare alcuni ebrei accusati di aver

mangiato dei bambini. Ancora attualmente si celebra un servizio funebre

nel giorno anniversario della loro morte.” Forse da questo tributo di

gratitudine ha origine il proverbio popolare tedesco che suona: _Ebrei

di Vorms, buona gente_.

(278) Nella stessa seduta, l'illustre statista inglese proclamava che

gli Ebrei in tutti i paesi in cui vissero si sono sempre conciliati la

stima generale e la benevolenza dei loro simili mercè la loro condotta

ed il loro tenor di vita.

(279) Le personalità ci ripugnano; ma vi sono casi nei quali lo

smascherare disonesti avversari diviene un dovere. E, che l'articolaio

della _Civiltà Cattolica_ sia, letterariamente almeno, disonesto, lo

prova a luce meridiana il seguente fatto. Nel quaderno del 3 marzo 1883

l'articolaio si è messo in testa di provare (_risum teneatis_), colla

scorta delle profezie, che gli Ebrei abbiano una malattia speciale. La

sua corta intelligenza non gli ha permesso di comprendere che _le

malattie_, _le piaghe_ che Mosè minaccia agli Ebrei (_Deut._ XXVIII, 61.

Cfr. _Salmo_ XLIV, e LXXIV) sono appunto le calunnie orribili che

scrittori senza fede e senza coscienza scagliano contro di loro e le

persecuzioni atroci che ne sono conseguenza, _malattie e piaghe_ di cui

però Ezechiele (XXVI, 13–15) ha anche predetto la fine. Ciò non

comprendendo l'articolaio e volendo dimostrare che una malattia speciale

affligge gli Ebrei, è andato a scavar fuori una dotta memoria di un

medico francese, il dott. Fernando Castelain, _La circoncision est-elle

utile?_ e siccome intendeva giovarsi di questa memoria contro gli Ebrei,

impudentemente e scientemente mentendo, comincia dall'affermare che il

Castelain sia ebreo. Dopo di che, con quella buona fede che gli è

speciale, l'autore fa dire al dott. Castelain, che vi è _une maladie

très repandue chez les Juifs_, sciocchezza che l'autore, non ebreo ma

cattolico apostolico romano, non si è mai sognato di dire, avendo egli

soltanto affermato che gli Ebrei _allorchè vivevano nei loro paesi_

(cioè venti e più secoli addietro) andavano soggetti ad una speciale

malattia, prodotta dal clima, per antivenire la quale venne loro

ordinata la circoncisione.

Ribadiamo quindi sul viso all'articolaio l'accusa di disonestà

letteraria, e siccome egli veste un abito che non gli consente di

chiedere una di quelle riparazioni che s'usano fra gentiluomini, glie ne

offriamo una di altro genere, e lo preghiamo di dichiarare nella

_Civiltà Cattolica_ se la accetta, o meno. Depositi egli nelle mani

dell'Eminentissimo Alimonda mille lire, diecimila ne depositeremo noi.

Se il dott. Castelain è ebreo, le nostre diecimila lire andranno a

beneficio di quell'Opera pia che l'articolaio designerà, se è cristiano

designeremo noi l'Opera pia cui andranno le mille del reverendo

articolaio. Ben inteso che nel primo caso faremo ammenda onorevole e gli

chiederemo scusa di ogni nostra parola men che cortese, nel secondo ci

riserbiamo il diritto di proclamarlo, sempre e dovunque, mentitore e

calunniatore. Egli non accetterà però la scommessa perchè sa che provare

la menzogna ci sarebbe facile, ma si trincererà dietro la pretesa sua

buona fede, perchè crederà più difficile possiamo riunir prove contro di

questa. Vogliamo dargli, perciò, qui, un buon consiglio. Non invochi per

carità l'attenuante della buona fede; potrebbe pentirsene ed amaramente

pentirsene. O taccia, o dica: ho calunniato; sarà meglio per lui.

(280) _Op. cit._, vol. III, pag. 62, col. 1.

(281) GEN., IX, 4 e segg. — LEV., III, 17; VII, 26 e 27; XVII, 12, 14;

XIX, 26. — DEUT., XII, 16, 23–25; XV, 23. Cfr. I. SAMUELE, XIV, 32, 33 e

34. — EZECCHIELE, XXXIII, 25. — Che questi precetti biblici fossero

rigorosamente osservati dagli Ebrei ci è poi provato dagli _Atti degli

Apostoli_, XV, 28 e 29, nè poteva essere altrimenti se ricordiamo

Maimonide aver lasciato scritto non esservi vera interpretazione della

Bibbia se non quella che non si allontana dal senso naturale. Anche il

Medici, acerbo nemico del nome giudaico, conferma in due luoghi questa

ripugnanza degli Ebrei pel sangue. A pag. 72 della più volte citata sua

opera scrive: “Si astengono parimenti dal sevo di Bue, di Capra e di

Agnello e da qualsivoglia sorta di sangue, e di animale. Per non

mangiare il detto sangue, scannan la bestia con molte loro superstizioni

.  .  .  .  . Avanti di cuocere la carne la tengono per lo spazio di

un'ora nel sale acciocchè esca tutto il sangue e poscia la lavano con

diligenza.” E più innanzi a pag. 82: “Circa la proibizione del sangue è

necessario sapere che in molti luoghi della Scrittura Iddio l'ha

proibito.”

(282) LEVI, _op. cit._, pag. 431. Cfr. TALMUD PESACHIN, fol. 35.

(283) RABOT, fol. 290, 2.

(284) Luisa Lateau, la famigerata stigmatizzata di Bois d'Haine nel

Belgio, la quale ogni venerdì pretendeva soffrire i dolori della

Passione di N. S. e sudava sangue dalle stimmate!!

(285) ROHRBACHER, _Storia universale della Chiesa Cattolica_. Torino,

Marietti, 1869, vol. VI, pag. 558.

(286) Anche nell'epidemia colerica di questo anno fatti simili si ebbero

a deplorare, non soltanto in Marsiglia, ma anche nel nostro Piemonte.

(Cfr. un carteggio da Cuneo, 31 luglio 1884, nella _Gazzetta

Piemontese_).

(287) Lo scopo per cui si ordiscono simili infami calunnie contro gli

Ebrei è sempre un solo: il saccheggio. Chi avesse d'uopo di nuove prove

per esserne convinto legga quanto scrivevasi da Pietroburgo, 30 giugno

1884, alla _Gazzetta Piemontese_:

“Eccovi ulteriori ragguagli sulla sommossa antisemitica che ebbe luogo

il diciannove del corrente mese nella popolosa Nijni-Novgorod.

“Verso le otto di sera di quel giorno si sparse la voce, nel sobborgo di

Konovino, posto sulla riva sinistra dell'Oka, che gli Ebrei si erano

impossessati d'un ragazzo e lo avevano nascosto nella sinagoga. Una

folla immensa si raccolse tosto nei pressi dell'oratorio israelitico e

cominciò a gridare: _Morte agli ebrei!_

“La polizia del sobborgo essendo insufficiente per numero a calmare e

disperdere la folla, mandò per soccorsi in città. Questi soccorsi però,

mancando un ponte permanente sull'Oka, ritardarono ad arrivare, e la

folla, spinta da alcuni facinorosi, ebbe campo a sfogare l'ingiusta ira

contro gli Ebrei e le loro sostanze.

“Afferrato un giovane israelita, che in quel punto passava per la via,

la plebaglia lo bastonò a sangue. La folla corse quindi alla sinagoga,

ne ruppe i vetri e le porte e la invase. Gl'israeliti addetti al

servizio del tempio, che si erano rifugiati nelle soffitte, vennero

tratti dal loro nascondiglio e battuti ancor essi.

“Mentre tali valentie si compivano nella sinagoga, un altro centinaio di

quei furibondi invase la casa d'un israelita impresario di costruzioni.

La casa venne saccheggiata e gli abitanti assaliti a colpi di bastone e

di pietre. Sei altre case furono demolite ed alcune altre saccheggiate.

“Nove israeliti caddero vittime di quei forsennati. Questi disgraziati

non poterono opporre alcuna resistenza, poichè a Konovino le famiglie

israelite non oltrepassano la dozzina, mentre il numero dei loro

assalitori saliva a parecchie centinaia.

“La folla abbandonò l'inonorato campo delle sue prodezze all'arrivo

della truppa, che operò centocinquanta arresti.

“Il procuratore generale Murawief è partito da Pietroburgo per

Nijni-Novgorod per istruire il processo.

“Questa volta pare sul serio che il Governo intenda dare agli antisemiti

un esempio salutare. Sarebbe ora!”

La _Wiener Abend Zeitung_ ha da Pietroburgo 2 agosto, che, chiusa

l'inchiesta preliminare per questi fatti, vennero chiamati a risponderne

109 persone, divise in 46 gruppi. Il processo avrà luogo in settembre

davanti all'autorità militare.

(288) Anche Mosè cedette alle idee dei tempi, non senza però aver contro

di esse reagito quanto più poteva; restrinse però di assai i sacrifizi,

proibì gli umani ed ordinò che gli altri non si facessero se non nel

tempio, presago quasi che un giorno la distruzione del tempio,

trascinerebbe seco la fine di ogni effusione di sangue.

(289) _Mœurs des Chrétiens_, cap. XIII. Lo stesso Fleury, nella sua

_Histoire Ecclésiastique_, dà prova, in questa questione, di una grande

e rara imparzialità.

Nel libro LXXIII, cap. 40 (ed. Avignone 1777, vol. X, pag. 555) dopo

aver riferito vari fatti di questo genere, addebitati agli Ebrei nel XII

secolo, scrive: “Je ne vois point que jusque-là on ait formé contro les

Juifs de telles accusations, qui devinrent très frequentes depuis. Les

Juifs prétendent que ce sont des calomnies: mais pourquoi les chrétiens

les auroient ils avancées en ce temps plutôt qu'en un autre, s'il n'y

avoit eu quelque fondement?” Evidentemente il sostituto del buon Fénélon

scrivendo queste parole era convinto che qualche cosa di vero ci fosse

nell'accusa mossa agli Ebrei; ma egli progredisce nella sua opera e

giunto al secolo XIII si imbatte in nuovi fatti congeneri addebitati

agli Ebrei, non manca, è vero, di riferirli nel libro LXXXVIII, cap. 40

(vol. XII, pag. 177 e segg. dell'ed. succitata) ma evidentemente pentito

di quanto aveva scritto nel volume precedente, fa seguire la narrazione

di tali fatti da questa dichiarazione:

“Quelques auteurs disent que les Juifs commettoient ces cruautés pour

avoir du sang des chrétiens, et l'employer à des remèdes ou des

opérations magiques; mais les raisons qu'ils en rendent sont si

honteuses et si frivoles, que je ne daigne les rapporter. Au reste je ne

trouve aucun de ces faits appuyé des preuves incontestables: et il

importe peu de les verifier, si ce n'est à cause de ces prétendus

martyrs. Car l'église n'a intérêt que de convertir les Juifs et non pas

de les détruire ou les rendre odieux.”

(290) ORIGENES _in Celsum_.

Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti · 第 18 / 85 题