XIX.

Colui che doveva consegnarmi il telegramma mi credette presso un malato

mentre io ero da un altro più lontano; ed io tornai a casa a sera ormai

tarda, quando il messo era ancora in cerca di me.

Di chi poteva essere il telegramma? Di Ortensia? di Moser? perchè?

quale disgrazia?

L'ebbi finalmente; diceva:

_Coraggio vieni subito — Claudio._

Come un baleno in una notte buia, nelle tenebre della mia mente corse

l'idea che la vendetta di Roveni era compiuta!

E non c'era più un treno in partenza per Bologna! Trovammo un cavallo

che andasse un po' più forte che quello del Biondo....

.... Di quel viaggio eterno mi restano nella memoria sensazioni

piuttosto che pensieri.

Pareva che il galoppo del cavallo mi si ripercotesse nel cervello e

un'eco continua l'accompagnasse: — Roveni, Roveni, Roveni....

.... Morta? Se Ortensia, al mio arrivo, fosse morta?

A lunghi tratti la povera bestia che mi trasportava, cessava il galoppo

nonostante le frustate, per rifiatare. Io, similmente, interrompevo

l'angoscia per sperare.

Nell'apprensione esagerata del pericolo, quale si fosse, senza dubbio

Claudio non aveva compreso che terribile cosa potrebbe significare

quella sua parola _coraggio!_ Raccomandava coraggio a me lui, _suo_

padre! quasi ci minacciasse una sventura più crudele per me che per

lui, _suo padre!_ Non era possibile!...

Roveni, Roveni, Roveni....

Morta?

Provavo la sensazione d'un sogno in cui, per sfuggire a un pericolo

enorme, si corre, si corre, e un abisso vi si apre improvvisamente

dinanzi, e bisogna precipitarvi.

Ricordo anche l'urlo di un birocciaio che a stento evitò la carrozza; e

ricordo che a una borgata vidi una fiammella dinanzi a una Madonna; in

una osteria altercavano.

Eppoi, quando giunsi alla Ca' Rossa?

Claudio su la porta mi abbracciò singhiozzando, e nella loggia,

illuminata da una candela, due occhi sbarrati, immobili, mi

guardavano....: Mino.

A piè della scala, per informarmi o prepararmi, mi arrestò uno

sconosciuto: il medico. Io sembravo ascoltarlo attento e freddo, ma di

quel che diceva non afferravo che poche parole.

— Trauma.... per spavento.... Sincope con paralisi... minaccia al

cuore.... Vano ogni tentativo di ridestare le facoltà psichiche....

Salimmo. Entrando scorsi nello stesso tempo il volto cereo di lei, in

una apparenza di morte soave, e, accosto al letto, un mucchio di vesti

nere; era Eugenia....

— Ortensia!

Non aveva più udito suo padre, sua madre; udì la mia voce; ma le labbra

livide non ebbero che un tremito.

Io sentivo il polso; guardai le pupille; le posi una mano sul cuore....

Fra poco.... E tutto ciò avvertivo come per una morente estranea al

mio affetto. Ma per una estranea mi sarebbe parso inutile ricorrere a

qualsiasi eccitazione.

Il medico, che assisteva, scosse il capo, per dire anche lui che tutto

era inutile....

— Faccia ancora un'iniezione!

Volevo. Accondiscese; ed io col ribrezzo di una profanazione ritrassi

lo sguardo. La morte era più forte e vinceva: era della morte oramai la

persona che avrebbe dovuto essere del mio amore.

Ma la voce, quella voce ancora una volta sarebbe mia! mie le ultime

parole! mio l'ultimo sospiro!

Ecco.... Le pupille si rianimavano; le labbra livide si muovevano.

— Lasciatemi solo — dissi.

Anche Eugenia s'alzò....

Con viso senza lagrime, con espressione dura, imperiosa, sua madre

venne a me e toccandomi al braccio:

— Una parola.... sia per Dio.

Ah la religione sarebbe più spietata della morte? Per Dio sarebbe

l'ultima, parola d'Ortensia; non per me!

— Carlo....; il tuo Carlo — dicevo, col viso al viso di lei.

A un tratto la morente fu scossa in tutto il corpo: il viso, che

aveva già una dolcezza di mortale riposo, si contrasse; gli occhi, che

parevano già spenti, espressero un terrore, uno spavento di follia.

Sollevò una mano, gridò:

— Roveni là.... Roveni!... Senti, Carlo! Dice: fermati.... se no....

t'ammazzo.... Ah senti? dice: Non devi sposarlo.... l'amante di tua....

Assassino! Menzogna! assassino! Carlo!... Mamma.... aiuto! Carlo!

Ricadde; e Eugenia, rientrando, s'abbattè ancora in ginocchio presso il

letto con le mani giunte, ma gli occhi al Cielo.

Un prete s'avanzava....

Io sentivo il polso sempre più debole e vedevo il volto cereo contratto

dalla convulsione riprendere quell'espressione di dolcezza. Fra poco

sarebbe morta e non sarebbe diversa a vederla. Eppure io.... come se

fossi impietrato, nel cuore. L'insensibilità d'una volta?

Vi ricorsi col pensiero e frenai un grido al ricordo, al riscontro

pauroso, alla fatalità misteriosa che mi travolgeva.... Quel giorno che

avevano portata Eugenia convalescente nel giardino non avevo io pensato

di uccidere Ortensia così.... come Roveni?

Abbandonai il capo su le coltri.... Ma i singhiozzi mi s'annodarono

alla gola; finchè il grido trattenuto proruppe.

— Ortensia! — gridai con tale strazio che Eugenia allora gemette: —

Dio! Dio!

Non poteva sopportare di più. E il prete ristette, in disparte: Dio

gl'impose d'aver pietà di me.

.... Quella voce! quella voce, ancora una volta!

Io la chiamavo per l'ultima volta....

Ella sorrise.... balbettò:

— Sorellina....

In faccia al destino · 第 72 / 75 题