Colui che doveva consegnarmi il telegramma mi credette presso un malato
mentre io ero da un altro più lontano; ed io tornai a casa a sera ormai
tarda, quando il messo era ancora in cerca di me.
Di chi poteva essere il telegramma? Di Ortensia? di Moser? perchè?
quale disgrazia?
L'ebbi finalmente; diceva:
_Coraggio vieni subito — Claudio._
Come un baleno in una notte buia, nelle tenebre della mia mente corse
l'idea che la vendetta di Roveni era compiuta!
E non c'era più un treno in partenza per Bologna! Trovammo un cavallo
che andasse un po' più forte che quello del Biondo....
.... Di quel viaggio eterno mi restano nella memoria sensazioni
piuttosto che pensieri.
Pareva che il galoppo del cavallo mi si ripercotesse nel cervello e
un'eco continua l'accompagnasse: — Roveni, Roveni, Roveni....
.... Morta? Se Ortensia, al mio arrivo, fosse morta?
A lunghi tratti la povera bestia che mi trasportava, cessava il galoppo
nonostante le frustate, per rifiatare. Io, similmente, interrompevo
l'angoscia per sperare.
Nell'apprensione esagerata del pericolo, quale si fosse, senza dubbio
Claudio non aveva compreso che terribile cosa potrebbe significare
quella sua parola _coraggio!_ Raccomandava coraggio a me lui, _suo_
padre! quasi ci minacciasse una sventura più crudele per me che per
lui, _suo padre!_ Non era possibile!...
Roveni, Roveni, Roveni....
Morta?
Provavo la sensazione d'un sogno in cui, per sfuggire a un pericolo
enorme, si corre, si corre, e un abisso vi si apre improvvisamente
dinanzi, e bisogna precipitarvi.
Ricordo anche l'urlo di un birocciaio che a stento evitò la carrozza; e
ricordo che a una borgata vidi una fiammella dinanzi a una Madonna; in
una osteria altercavano.
Eppoi, quando giunsi alla Ca' Rossa?
Claudio su la porta mi abbracciò singhiozzando, e nella loggia,
illuminata da una candela, due occhi sbarrati, immobili, mi
guardavano....: Mino.
A piè della scala, per informarmi o prepararmi, mi arrestò uno
sconosciuto: il medico. Io sembravo ascoltarlo attento e freddo, ma di
quel che diceva non afferravo che poche parole.
— Trauma.... per spavento.... Sincope con paralisi... minaccia al
cuore.... Vano ogni tentativo di ridestare le facoltà psichiche....
Salimmo. Entrando scorsi nello stesso tempo il volto cereo di lei, in
una apparenza di morte soave, e, accosto al letto, un mucchio di vesti
nere; era Eugenia....
— Ortensia!
Non aveva più udito suo padre, sua madre; udì la mia voce; ma le labbra
livide non ebbero che un tremito.
Io sentivo il polso; guardai le pupille; le posi una mano sul cuore....
Fra poco.... E tutto ciò avvertivo come per una morente estranea al
mio affetto. Ma per una estranea mi sarebbe parso inutile ricorrere a
qualsiasi eccitazione.
Il medico, che assisteva, scosse il capo, per dire anche lui che tutto
era inutile....
— Faccia ancora un'iniezione!
Volevo. Accondiscese; ed io col ribrezzo di una profanazione ritrassi
lo sguardo. La morte era più forte e vinceva: era della morte oramai la
persona che avrebbe dovuto essere del mio amore.
Ma la voce, quella voce ancora una volta sarebbe mia! mie le ultime
parole! mio l'ultimo sospiro!
Ecco.... Le pupille si rianimavano; le labbra livide si muovevano.
— Lasciatemi solo — dissi.
Anche Eugenia s'alzò....
Con viso senza lagrime, con espressione dura, imperiosa, sua madre
venne a me e toccandomi al braccio:
— Una parola.... sia per Dio.
Ah la religione sarebbe più spietata della morte? Per Dio sarebbe
l'ultima, parola d'Ortensia; non per me!
— Carlo....; il tuo Carlo — dicevo, col viso al viso di lei.
A un tratto la morente fu scossa in tutto il corpo: il viso, che
aveva già una dolcezza di mortale riposo, si contrasse; gli occhi, che
parevano già spenti, espressero un terrore, uno spavento di follia.
Sollevò una mano, gridò:
— Roveni là.... Roveni!... Senti, Carlo! Dice: fermati.... se no....
t'ammazzo.... Ah senti? dice: Non devi sposarlo.... l'amante di tua....
Assassino! Menzogna! assassino! Carlo!... Mamma.... aiuto! Carlo!
Ricadde; e Eugenia, rientrando, s'abbattè ancora in ginocchio presso il
letto con le mani giunte, ma gli occhi al Cielo.
Un prete s'avanzava....
Io sentivo il polso sempre più debole e vedevo il volto cereo contratto
dalla convulsione riprendere quell'espressione di dolcezza. Fra poco
sarebbe morta e non sarebbe diversa a vederla. Eppure io.... come se
fossi impietrato, nel cuore. L'insensibilità d'una volta?
Vi ricorsi col pensiero e frenai un grido al ricordo, al riscontro
pauroso, alla fatalità misteriosa che mi travolgeva.... Quel giorno che
avevano portata Eugenia convalescente nel giardino non avevo io pensato
di uccidere Ortensia così.... come Roveni?
Abbandonai il capo su le coltri.... Ma i singhiozzi mi s'annodarono
alla gola; finchè il grido trattenuto proruppe.
— Ortensia! — gridai con tale strazio che Eugenia allora gemette: —
Dio! Dio!
Non poteva sopportare di più. E il prete ristette, in disparte: Dio
gl'impose d'aver pietà di me.
.... Quella voce! quella voce, ancora una volta!
Io la chiamavo per l'ultima volta....
Ella sorrise.... balbettò:
— Sorellina....