Al raccapriccio seguì tosto in me una commozione paragonabile a quella
che proverebbe un credente nella subitanea rivelazione della divinità.
Prevalse in mie alla visione orribile dell'incendio e della donna
pazza per dolore e angoscia, l'immagine stupenda della madre che nel
raccogliere salvo il suo bambino m'era sembrata impazzire di felicità;
e più che la pietà del miserabile, perito orrendamente, poteva in me
l'ammirazione per la forza arcana e portentosa che aveva costretto il
misero padre ad esentare dalla distruzione la creatura del suo sangue.
Mai, per nessun fatto che esaltasse l'amor di padre o di madre, mai
io ero rimasto commosso in tal modo: una luce che non era di scienza
mi illuminava ora il mistero della vita; e la ragione delle sue leggi
imprescindibili e la ragione della morte mi si manifestava d'un tratto
nella rivelazione del bene sommo conceduto ai viventi. Quanto affetto
aveva condotto quell'uomo spietato verso sè stesso ad aver pietà del
suo nato! Quanto affetto aveva sollevato la misera donna a dimenticar
fino il padre dei suoi figli, che bruciava là sotto, perchè ella
gioisse così, nell'istante che ricuperava il suo figliolo! Quale gaudio
sublime è negato dunque a chi si rifiuta alla procreazione? che è
mai la morte se non il mezzo a trasmettere questo, il maggior gaudio
dell'esistenza?
Invece di dire: «la morte è necessaria a propagare la vita» si dovrebbe
dire (io pensavo): la morte è necessaria a propagare la felicità
dell'esistenza e la felicità si attinge soltanto nella procreazione.
A consolare gli uomini privati d'ogni fede la filosofia moderna ha
detto loro: «La morte non esiste perchè la vita è continuo rinnovamento
e continua trasformazione».
Invece io pensavo: «La morte esiste, ma il più gran dolore che la morte
può dare è nulla in confronto alla più gran gioia che dà la vita, e
la più gran gioia della vita è nell'amore per le creature della nostra
vita».
Ed io a quarant'anni, nella virilità piena, ignoravo quest'amore così
grande che oltrepassa la capacità della vita individua; così grande da
render riguardoso della vita l'uomo che con frenesia feroce la troncava
in se stesso!
Un desiderio nuovo penetrava ora la mia passione, la rischiarava del
tutto; m'infondeva un senso di vitalità potente: proverei le gioie
dell'amore paterno; Ortensia sarebbe la madre della mia prole!
E per un contrasto men strano forse che naturale la memoria di mia
madre, in quei giorni, mi accompagnava nei noti luoghi più viva che
mai.