VI.

Al raccapriccio seguì tosto in me una commozione paragonabile a quella

che proverebbe un credente nella subitanea rivelazione della divinità.

Prevalse in mie alla visione orribile dell'incendio e della donna

pazza per dolore e angoscia, l'immagine stupenda della madre che nel

raccogliere salvo il suo bambino m'era sembrata impazzire di felicità;

e più che la pietà del miserabile, perito orrendamente, poteva in me

l'ammirazione per la forza arcana e portentosa che aveva costretto il

misero padre ad esentare dalla distruzione la creatura del suo sangue.

Mai, per nessun fatto che esaltasse l'amor di padre o di madre, mai

io ero rimasto commosso in tal modo: una luce che non era di scienza

mi illuminava ora il mistero della vita; e la ragione delle sue leggi

imprescindibili e la ragione della morte mi si manifestava d'un tratto

nella rivelazione del bene sommo conceduto ai viventi. Quanto affetto

aveva condotto quell'uomo spietato verso sè stesso ad aver pietà del

suo nato! Quanto affetto aveva sollevato la misera donna a dimenticar

fino il padre dei suoi figli, che bruciava là sotto, perchè ella

gioisse così, nell'istante che ricuperava il suo figliolo! Quale gaudio

sublime è negato dunque a chi si rifiuta alla procreazione? che è

mai la morte se non il mezzo a trasmettere questo, il maggior gaudio

dell'esistenza?

Invece di dire: «la morte è necessaria a propagare la vita» si dovrebbe

dire (io pensavo): la morte è necessaria a propagare la felicità

dell'esistenza e la felicità si attinge soltanto nella procreazione.

A consolare gli uomini privati d'ogni fede la filosofia moderna ha

detto loro: «La morte non esiste perchè la vita è continuo rinnovamento

e continua trasformazione».

Invece io pensavo: «La morte esiste, ma il più gran dolore che la morte

può dare è nulla in confronto alla più gran gioia che dà la vita, e

la più gran gioia della vita è nell'amore per le creature della nostra

vita».

Ed io a quarant'anni, nella virilità piena, ignoravo quest'amore così

grande che oltrepassa la capacità della vita individua; così grande da

render riguardoso della vita l'uomo che con frenesia feroce la troncava

in se stesso!

Un desiderio nuovo penetrava ora la mia passione, la rischiarava del

tutto; m'infondeva un senso di vitalità potente: proverei le gioie

dell'amore paterno; Ortensia sarebbe la madre della mia prole!

E per un contrasto men strano forse che naturale la memoria di mia

madre, in quei giorni, mi accompagnava nei noti luoghi più viva che

mai.

In faccia al destino · 第 57 / 75 题