La Spina sedette, sulla soglia, puntando i gomiti sulle ginocchia e
le dita medie alle tempie. Daccapo s'udiva un tintinnio che man mano
si andava facendo più distinto. A un tratto una capra bianca sbucò
dal vicolo degl'Incurabili e subito dopo una frotta di capre belanti
le tenne dietro. Il capraio passò davanti alla Spina, la mazza sulla
spalla, zufolando.
— Assù, latte ne volete?
— Dimani, — disse lei, senza muoversi.
Poi guardò nella strada e chiamò:
— Emilia! Emì!....
Una bambina s'era accostata alla fontanella e metteva la bocca al
robinetto. Il vento le rubava l'acqua, allontanandole dalle labbra lo
zampillo che si spandeva e si frangeva per un altro verso. La piccina
s'ostinava e si bagnava tutta.
— Che sete! — mormorò, tornandosene, e ripassando il grembiale sulla
faccia.
Assunta l'aveva afferrata pel braccio e se la trascinava in casa.
— Che t'ha detto Sofia? Da me t'ha mandata, non è vero?
— Sì; la principale m'ha detto: va da donna Assunta, a Caponapoli....
— E che t'ha detto?... Su!
— M'ha dato questo.
Era un pezzettino di carta, il bianco margine d'un giornale, su cui era
scritto con la matita.
— S'è bagnato alla fontanella, — si scusò la piccina.
Al lume della lampada Assunta lesse, balbettando: «Quella persona si
piglia una di Soccavo e hanno fatto tutto».
Diventò pallidissima; la sua mano si stese alla spalliera del letto
maritale e vi si afferrò.
La piccina aspettava.
— Che devo dirle?
La Spina s'era abbandonata su d'una seggiola e chiudeva gli occhi, come
in uno smarrimento di persona ferita la quale si sviene alla vista del
sangue che perde. La bambina ripetette:
— C'è risposta? Che le devo dire?
— Che va bene... — balbettò Assunta. — Che la ringrazio tanto e la
saluto....
L'altra era già sulla soglia. Ma si volse, subitamente, per annunziare:
— Piove.
Si tirò in testa lo sciallettino, raccolse le gonne e scappò, con un
piccolo grido al vento ed all'acqua.
La Spina accostò alla bocca il vigliettino e si mise a lacerarlo in
punta di denti, sputandone intorno, rabbiosamente, i minuti pezzetti.