Dalle sette e mezzo della mattina fino alle dieci la carneficina
delle vacche, al macello di Poggioreale, si compie tra uno strano
affollamento di bevitrici di sangue, dura tra i desiderii sanguinosi
delle anemiche, delle clorotiche, delle povere fanciulle sbiancate in
faccia come la cera. Esse accostano alle pallide labbra il bicchiere
colmo di quello spumante _vin delle vene_ e bevono d'un fiato,
socchiusi gli occhi, la mano che leggermente trema. Intorno seguita la
strage, tra un continuo romore di battiture, di tonfi sordi, di catene
che si sciolgono, d'argani che rizzano i cadaveri ancor palpitanti
delle povere bestie. Dopo bevuto il caldo sangue spicciato dalle
carotidi incise, si passa in una stanzaccia nuda e sporca, e lì si
sciacquano le coraggiose bocche femminili e le mani insanguinate. A
parte il bene che può fare questo rimedio novello, lo spettacolo è
orribile.
*
Appena entrati nel macello, come il visitatore si va accostando allo
scannatoio, ode un rapido succedersi di colpi sordi, i quali danno
la precisa idea di una gran quantità di tappeti sciorinati e battuti
da servitori invisibili a un invisibile terrazzo. I tappeti sono
cadaveri, ancor palpitanti, di vitelli, di vacche, di bovi smisurati. I
carnefici, appena caduto l'animale sotto il coltello-pugnale di questi
_toreadores_ del macello, cominciano a menar di gran colpi di mazze
sulle reni e sul ventre delle bestie, perchè la pelle se ne stacchi.
E mentre uno compie codesta bisogna, un altro si vale d'un mantice per
gonfiare l'animale, e un altro d'un lungo ferro tondo per frugar nelle
viscere. Il sangue scorre d'ogni parte e inonda il pavimento. I garzoni
s'accovacciano, radunano con le mani il sangue a pezzi già quasi
coagulato, ne colmano scodelle di ferro e quelle vuotano nelle botti
preparate in un angolo. Tutto questo è fatto con grandissima rapidità,
l'ammazzamento durando tutta la giornata e dovendo i beccai sbarazzarsi
in un giorno fin di ottocento animali.
Le vacche entrano malinconicamente nell'ammazzatoio. Piegano fino
a terra la testa. Annusano il sangue e si volgono intorno. Un primo
leggero fremito inconsciente increspa loro la pelle, gli occhi grandi
e dolci s'inumidiscono. Attaccate per le corna ai pali dei cavalletti
enormi, alle forche bruttate di sangue rappreso, continuano a dondolare
la testa inquieta, lasciando mescolare al sangue, per terra, i fili
argentei della bava, ond'hanno tutto umido il muso. Subitamente un
carnefice s'accosta: nascondendo il pugnaletto nella destra, guardingo.
Leva la mano. Il pugnale s'abbassa, colpisce tra le corna, penetra,
rapidissimo, fin nel cervello, e riappare fumante. Il carnefice dà
un balzo, e si scosta. La vacca cade, fulminata. Una sola, breve
convulsione le agita le gambe, ed è tutto; è morta. La sua compagna si
agita, cerca di liberarsi, leva il capo, sbarra gli occhi, spaventata.
Ma cade anch'essa sotto l'orribile forca, accanto alla prima. Lì
per lì comincia la battitura, cominciano ad agire il soffietto, il
ferro tondo, il gran coltello sventratoio. Ma prima, appena l'animale
piega le gambe e si rovescia sul dosso, il fornitore di sangue,
scalzo, sguazzanti i piedi nel sangue, accosta alla viva fontanella
il bicchiere e, correndo, lo porta, colmo, alla fanciulla anemica. E
costei beve d'un subito fino all'ultima goccia, e le labbra e il mento
le si tingono d'un rosso fortissimo, e le dita si sporcano, e gli
anellini luccicano tra il sangue gocciante....
*
La gran parte di queste bevitrici si compone di un elemento assai
borghese. Sono modistine, sartine, fioriste e simili. Escono
dall'ammazzatoio con le punte delle scarpette, coi tomai alti,
macchiati. In Napoli l'anemia serpeggia un po' da per tutto: ora
pensate a queste povere ragazze che fanno una vita sedentanea, in un
laboratorio, coi lumi a gas d'inverno; pensate a queste giovanette
elegantemente vestite che a casa loro dormono in un miserabile
sottoscala, senza luce; pensate alle privazioni, alla mancanza
dell'aria, del sole, alla mancanza del cibo sano, della carne che costa
troppo, e vi spiegherete la mancanza dei globuli rossi.
*
Ma guardatele, quando, nelle prime ore della mattina, queste fanciulle
del popolo attraversano Toledo, in cappellino lucente di conterie,
vestite come tante marchesine, le calze nere, di seta, lo stivalino
verniciato, la punta ricamata d'un moccichino che scappa fuori dalla
saccoccia in petto, la mantiglia sul braccio e l'ombrellino in mano.
Son quelle che ieri hanno bevuto, coraggiosamente, il sangue vivo
vivo. Ora guardatele: hanno due soldi in tasca per la merenda, ma le
labbra carezzano il gambo d'un fiore, o sorridono deliziosamente a un
giovanotto cocchiere padronato, che sorride e le minaccia con la frusta
elegante....