Ieri un acquafrescaio del vico Marconiglio è stato spedito all'ospedale
dei matti. Era un giovane pallido, un po' grasso, muto e pensoso. Altri
dà di volta per mancanza di denaro, per fede politica, per ambizione;
costui è impazzito per l'acqua di Serino. Così dicono quelli della sua
famiglia, in cui la professione di venditori d'acqua è atavica. Ma il
vicinato dice di no: dice che Peppino Battimelli è ammattito perchè non
s'è sposato.
Peppino Battimelli aveva la sua _banca_ in un cantuccio in penombra,
nel vico Marconiglio, sotto un balconcello dalla balaustra di colonnine
di legno, una balaustra a petto di colombo, come se ne vedono spesso
nei quartieri bassi di Napoli. Tra le colonnine barocche, in maggio,
le rose d'una _capèra_ fanno capolino qua e là e l'edera selvaggia
s'attorciglia al legno antico. Un merlo impertinente ripete, senza
mai stancarsi, il suo ritornello, chiaro e vivace, da una gabbia che
rimane, anche la notte, attaccata a un chiodo, fuori al balconcello.
Disotto c'era la _banca_ Battimelli. Niente di più primitivo della
pittorica decorazione di questa _banca_. Sulla faccia di mezzo una
larga via, una signora ed un signore a braccetto, con alle calcagne
un cagnolino. Alberelli in fila a destra e a manca. Cielo di verderame
carico. Sulla faccia a sinistra una fontana publica tra cespi di fiori
strani, un ragazzetto che si manda innanzi il cerchio e, in fondo, un
palazzo rosso con le finestre verdi. Sulla faccia a destra il mare:
un pescatore accoccolato sopra uno scoglio ha preso all'amo un pesce
più grande di lui e lo tira su con la lenza. In fondo il Vesuvio in
eruzione. È giorno, ma il pittore se n'è scordato e ha fatto scendere
per le falde del monte la lava rossa. Alcune bianche vele s'allontanano
pel mare.
Tutto ciò pei monellucci del vico Marconiglio era stupendo. Nella
_controra_ afosa tre o quattro di loro, non avendo da fare altro, si
mettevano, in contemplazione dei dipinti della _banca_, inginocchiati
come innanzi ad una immagine di Santa Lucia benedetta. Peppino
Battimelli, in camicia azzurra, rimboccate le maniche fino ai gomiti,
sognava, da un gran seggiolone che lo faceva troneggiare sulla _banca_,
sui limoni in fila, sulla fila riverberante delle _giarre_ di vetro
sottile, capacissime. Un alito di fuoco passava nel vicoletto, al
tramonto: le pietre sconnesse del selciato ardevano. Ma la luce, in
questo vico Marconiglio stretto e scuro, anche nell'estate, è mite;
sul cadere del sole, mentre la gente si sveglia dal torpore della
giornata, il vico si rianima di moto e di voci; la _capèra_ s'affaccia,
sbadigliando, al suo balconcello e incorona per poco la balaustra con
le bianche sue braccia nude, tornite e lisce. Rimane un poco a guardare
nella viuzza, chiacchiera con una sua comare, e torna in camera per
riuscirne dopo un pezzetto, con un secchio in mano. Inaffia le rose
e si china ad aspirarne il profumo. Quando c'era di sotto Peppino
Battimelli la _capèra_ lo salutava, picchiando col secchio di latta
sulla balaustra.
— _Peppì, bonasera!_
Egli rispondeva, con gli occhi levati:
— _Bonasera._
— _Sentite che caldo?_
— _Sì._
— _Peppì, io sto adacquanno 'e teste: si cade l'acqua dicitemmello, ca
me dispiace._
— _Nonzignore, l'acqua nun cade._
— _Pecchè me dispiaciarria, Peppì...._
— _Nonzignore._
La _capèra_ sospirava e rientrava, lentamente. Impossibile commovere
quest'_acquaiuolo_ malinconico. Nella stanzetta, che già andava
accogliendo dolci penombre, lo specchio luceva in un cantuccio. La
_capèra_ ha dovuto spesso mirarvisi. Ancora i capelli neri erano
copiosi e belli, ancora, tra la lor frangia diffusa, gli occhi neri
splendevano, ancora la bella bocca era rosea. Che importava la sua
vedovanza? A volte meglio una vedova che una zitella. Ma Peppino non ne
voleva sapere. Che peccato!
Verso le cinque o le sei della sera le comari del vico spazzavano le
case. Qualcuna si pigliava briga di rinfrescare il selciato arso,
buttando acqua qua e là. Il selciato si macchiava di tante chiazze
nere, da cui saliva un tanfo di polvere cacciata via dall'acqua. La
viuzza faceva toletta. Ma, dopo, aspettando che vi arrivassero da tutte
le altre vie del quartiere gli operai dal lavoro, le femmine dalla
fabbrica dei tabacchi, le _rivettatrici_ dalle botteghe dei calzolai,
i cenciaiuoli ambulanti con la gerla piena di stracci e di cappelli
vecchi, la viuzza taceva, presa da quella malinconica pace delle
stradicciuole napoletane ove ogni casa nasconde e cova un dolore.
Peppino Battimelli continuava a meditare.
*
Tempo fa capitò nel vico la mamma, una vecchia. Chiese conto a tutto
il vicinato di quello che il figlio di lei, Peppino, usasse di fare,
stando a vendere acqua. Risposero tutti: Che volete che faccia? Vende
l'acqua.
— _Diciteme 'a verità!_ — insisteva la vecchia.
— _Ma ch'è stato?_
Allora quella raccontò che il figlio aveva dato di volta. Non si sapeva
perchè. Non aveva voluto mangiare, non bere; s'era spogliato nudo e
voleva precipitarsi dal balcone. Un balcone al quinto piano, al vico
Fico. Nemmeno l'ossa si sarebbero trovate!
— _Ma avite appurato pecche è mpazzuto?_
— _Gioia mia, pe l'acqua d'o Serino. L'acqua nosta nun se veve cchiù. A
che simmo arrivate! Come fosse veleno!_
— A casa — seguitò la vecchia — Peppino parlava sempre dell'acqua
di Serino. Un'ingiunzione municipale che ordina agli acquafrescai
di non vendere acqua che non sia di Serino aveva colpito pur lui,
giorni addietro. Il giovanotto _se c'era fissato_. Domenica scorsa,
bestemmiando, — Gesù, lui che non ha mai bestemmiato! — in un impeto
frenetico ha afferrato un coltello e si voleva ammazzare. Poi ha
strappato la chiave all'uscio di casa e se l'ha data in capo e s'è
ferito. Il medico ha detto che è pazzo....
La vecchia piangeva. Tutte le comari si sono intenerite e anche la
_capèra_, dal suo balconcello pieno di rose. Intorno alla vecchia
s'era radunata gran gente. Quando la madre di Peppino se n'è andata i
commenti duravano ancora.
— _Vuie vedite 'a fantasia 'e ll'ommo addò va a sbattere!_ — ha
esclamato una rossa, in camicetta bianca.
E ho visto la _capèra_ che rispondeva dal balconcello, col secchietto
in mano:
— _Quanno uno sta sulo sbarea. Quann'è nzurato penza 'a mugliera. Chi
tene belli denare sempe conta, e chi tene bella mugliera sempe canta!_
— _È overo_, — ha detto la rossa. — _Ma Peppino 'o teneva o nun 'o
teneva 'o core mpietto?_
— _Io che saccio?_ — ha esclamato la _capèra_, ridendo.
La rossa, che ha intorno una nidiata di marmocchi, ha levato le
braccia, gridando a tutti i maschi del vico:
— _Uommene! Uommene! Nzurateve!_
Il mistico matto era dimenticato. Le femmine gridavano con la rossa, le
braccia levate:
— _Nzurateve! Nzurateve!_
E sulle soglie dei _bassi_, nelle botteghe, nella via, gli uomini
ridevano, contentissimi, e ridevano pur le femmine che li incitavano
ad ammogliarsi, e negli sguardi accesi degli uni e delle altre il
desiderio luceva. Era, in quest'ora, ancor tutto caldo di sole il
vicoletto. E il diavolo del terzo peccato alitava su tutte quelle
facce sudate, passando improvvisamente tra quello scoppio d'urlante
sensualità plebea....