Egli nasce da Tommaso del Ghirlandaio della famiglia dei Bigordi
nel 1449, ed arriva a tempo per riassumere i portati della scienza
pittorica che si era precedentemente sviluppata. Egli entra nell'arte
come c'è entrato il Verrocchio, come c'è entrato il Pollaiuolo, per
la via dell'oreficeria. Domenico Ghirlandaio è molteplice, splendido
fra tutti i pittori dell'epoca sua; finissimo anch'egli per la potenza
del chiaroscuro, finissimo anch'egli per la delicatezza della sua
intonazione.
La tavola della Galleria delle Belle Arti nella quale si rappresenta
l'adorazione dei pastori, e dove egli stesso ha ritratto la propria
effigie, ha un indietro lontano, con una cavalcata di signori, forse
i re Magi che vengono all'adorazione dell'infante Gesù, stupendo per
prospettiva aerea, per delicatezza di sfondo, per serenità di ambiente.
Il coro di Santa Maria Novella è là che parla; esso è un'opera
smisurata, colossale. La cappella di Santa Fina a San Gemignano è un
gioiello. Il Cenacolo che abbiamo qui in San Marco, è un'altra cosa
stupenda come colore perchè il Ghirlandaio è potentissimo nel mettere
bene le cose del primo piano, su dei fondi chiari ed ariosi. Nella
cappella di Santa Fina in San Gemignano che è di un tono delicato ed
argentino, nell'affresco del miracolo della Santa da una finestrella
si vede la campagna lontana, a perdita d'occhio, luminosissimo è
l'ambiente della stanza interna senza essere sfacciatamente colorito,
più che luminoso, scintillante è il paese traveduto dalla finestrella.
Tutte le tenuità, tutte le delicatezze, tutte le finezze di un
grande artista il Ghirlandaio tiene con sè. Egli ha lavorato alla
cappella Sassetti in Santa Trinità, cappella che veramente, sia per la
disposizione della luce, o pel modo con cui è fatta, è molto oscura e
poco decifrabile.
Ho però il piacere di potervi dare una bella notizia. Nei restauri che
si sono fatti adesso in Santa Trinità s'è scoperto l'affresco della
parete esterna della cappella, una grande pittura di dieci figure
rappresentante la Sibilla tiburtina che indica il monogramma e predice
la venuta di Cristo all'Imperatore. La Sibilla colle sue ancelle da
un lato accenna il monogramma; l'imperatore dall'altro lo guarda quasi
abbacinato. Questa scoperta si deve alla pazienza di Cosimo Conti, il
quale si offrì gratuitamente di cercare codesto affresco, e ora dopo
avere saputo che l'affresco c'era, ed aver visto che era scoperto,
finalmente, _magna degnatione_, il Ministero della Pubblica Istruzione
s'è deciso a farlo restaurare e rimettere.
Se avessi voluto parlare di tutti i pittori fiorentini del 400, non
solamente avrei seccato moltissimo, ma vi avrei fatto assolutamente
addormentare; sono troppi, e troppo grandi, e troppo insufficiente io
sono per il cómpito che mi ero proposto. Vi ho accennato dei principali
o almeno di quelli che a me sembrano, fra i pari i più eminenti, quelli
che maggiormente corrispondono al sentimento che dell'arte ognuno tiene
in sè, e quindi al sentimento mio proprio.
Dopo il Ghirlandaio sorge una grande, una splendida figura, che
riassume in sè tutte le glorie artistiche del 1400. Questa figura è
quella di Leonardo da Vinci, ed io grazie a Dio, non devo occuparmi di
lui, perchè nella prossima conferenza sentirete parlare degnamente di
Leonardo da Vinci dall'amico Enrico Panzacchi.