I.

Accanto ai massicci palagi di pietra, sicuri come fortezze, su cui

si levavan fiere le torri merlate; nelle vie strette e tortuose dove

la grand'ombra di quelle moli incombeva triste e paurosa, sorgevano

le casette piccole e basse, con il tetto coperto di paglia, con le

impannate alle finestre, con le grosse imposte di legno, sempre esposte

ai pericoli del fuoco; onde Paolo di Ser Pace da Certaldo consigliava

tener sempre pronte “dodici saccha grandi buone per sgombrare quando

fuoco fosse ne la vicinanza tua o presso a te o a casa tua„ e uno

“canape che sia lungo dal tetto in terra per poterti calare da ogni

finestra„[3]. Le vie, piene di polvere, eran spazzate dall'acqua

che correva come un fiumicello[4] dentro e fuori il rigagnolo, dove

s'ingrufolavano, scrive il Sacchetti, quegli animali che sant'Antonio

avea in i protezione, ed entravan poi nelle case altrui a portarvi

il disordine e lo scompiglio[5]. Nè quelle case erano un modello

di pulizia: si spazzavano una sola volta la settimana, il sabato,

e negli altri giorni le immondezze si cacciavano sotto il letto,

dove era d'ogni cosa un poco: bucce di frutta, torsoli, ossa, pelli

scorticate, polli vivi, oche gracchianti e abbondanza di ragnateli.

Erano modeste dimore di gente che si contentava del poco e più che ai

conforti e godimenti della vita badava ai guadagni: gente antica, se

di buona stirpe, che passava la vita uccellando e cacciando piuttosto

in contado, nelle proprie tenute, che in città; gente nuova che nelle

arti e nella mercatanzia cercava far la roba. L'avolo di Messer Lapo

da Castiglionchio, che avea sua abitazione in sulla porta di Messer

Riccardo da Quona, là dalle Colonnine, usava far serrare la porta della

città a una vecchia serva, buona e lealissima, che glie ne riponeva le

chiavi nella sua camera[6].

Firenze intanto cresceva man mano che aumentava la proprietà de'

cittadini. Le vecchie case di legno o coi tetti di paglia eran spesso

distrutte dal fuoco. Tutta la città si commoveva e tutta la gente, ad

ogni incendio che divampasse, era sotto l'arme e in gran guardia[7].

Anche la Signoria, per abbattere con minor spesa le case dei

condannati, usava darle alle fiamme e poi pagare i danni degl'incendi

che si propagavano[8].

E come incendi avvampavano le passioni: le vendette, le risse, le

turbolenze tingevan di sangue le vie; e le paci tra gli avversi

consorti si celebravano con feste e conviti. Il Comune “fiero e in

caldo e signoria„ raddoppiava le forze; e debellati i nemici esterni,

“i mercanti della città vincitrice guidavano, nuova maniera di trionfo,

i loro muli, carichi de' panni di Calimala e delle seterie di Por Santa

Maria, attraverso a' monti e a' piani poc'anzi battuti dalle cavalcate

e da' soldati de' loro eserciti; portavano l'oro e l'ingegno fiorentino

nelle città, sotto alle cui mura avevano ondeggiato, fra le armi, le

libere insegne di questo popolo grande„[9].

La vita Italiana nel Rinascimento: Conferenze tenute a Firenze nel 1892 · 第 12 / 93 题