XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti
che col matrimonio.
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Se ho ammesse qua e colà delle limitazioni ai diritti competenti ad
ogni cittadino, dichiaro esplicitamente, che non è già perchè io li
sconfessi, rispettivamente alla donna.
Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo
genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che
abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente
alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti,
finchè la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due
termini.
Se m'arresto a questo punto, e mi rassegno a queste limitazioni, gli è
perchè, sono queste le riforme, che credo possibili e mature. Cosichè,
pronta a rivendicare domani ogni altro diritto quando vedessi opportuno
di farlo, m'arresto in oggi dove vedo nei pregiudizii generali, e nello
spirito dei tempi ancora bambini all'attuazione delle dottrine del
diritto, segnati i confini della possibile redenzione femminile.
Ma questo pochissimo è necessario ed urgente.
Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è duopo, che non
si trattengano in seno terribile ingombro e potente avversario, un
elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual'è il femminile.
Veda la donna associarsi la sua libertà a tutte l'altre, ed allora ella
profonderà tesori di devozione e d'entusiasmo per la causa generale;
ed è nella speranza e nel desiderio vivissimo, che questa verità sia
compresa dai governanti, ch'io m'accomiato da voi, mie giovani sorelle.
Giovine io pure, sto spiando con ansio interesse l'apparizione d'ogni
idea, che favoreggi in qualche senso la santa causa della libertà; e
spero di tornarvi a stringer la mano, per congratularci mutuamente del
progresso, che la dottrina del diritto avrà fatto fra gli uomini, ed
anzitutto del bene, che voi avrete fatto all'umanità a giusto compenso
dell'averla dessa in voi riconosciuta ed onorata.
Gli è in questa ferma fede che depongo la penna inviando, a nome
di tutto il mio sesso, un saluto di simpatia ed un pubblico tributo
di riconoscenza a tutti gl'ingegni dell'uno e dell'altro sesso, che
propugnarono la causa della redenzione femminile colla parola e col
fatto.
Onore e lode pertanto a voi, Giuseppe Mazzini, Salvatore Morelli,
Ausonio Franchi! Grazie a voi tutti, scrittori della _Ragione_ e della
_Révue Philosophique_! Grazie a voi, Bazard, Enfantin, Léroux, Fourier,
Légouvé, St. Simon, e Fauvety!
Grazie a voi tutti uomini generosi, che propugnate tutte le libertà
e tutte le redenzioni, elevandovi sopra le meschine ispirazioni degli
interessi; e che colla parola, colla penna o coll'opera, affermate i
diritti della donna! Essa farà tesoro dei vostri nomi, e li tramanderà
ai suoi figli e nepoti circondati di gloria e d'onore!
Grazie e grazie vivissime a Madama Sand, a Madama d'Hericourt, a Madama
Deroin! Onore alle ceneri di madama Roland!
Onore a voi tutte, donne del progresso; che, trattando con gloria
le arti e la penna, affermate col fatto l'attitudine e la capacità
femminile!
Possa il vostro nobile esempio scuotere dall'inerzia la massa
neghittosa, e chiamarle sul volto il rossore dell'aver tollerato in
silenzio una sì lunga servitù.