XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi.

XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti

che col matrimonio.

*

Se ho ammesse qua e colà delle limitazioni ai diritti competenti ad

ogni cittadino, dichiaro esplicitamente, che non è già perchè io li

sconfessi, rispettivamente alla donna.

Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo

genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che

abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente

alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti,

finchè la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due

termini.

Se m'arresto a questo punto, e mi rassegno a queste limitazioni, gli è

perchè, sono queste le riforme, che credo possibili e mature. Cosichè,

pronta a rivendicare domani ogni altro diritto quando vedessi opportuno

di farlo, m'arresto in oggi dove vedo nei pregiudizii generali, e nello

spirito dei tempi ancora bambini all'attuazione delle dottrine del

diritto, segnati i confini della possibile redenzione femminile.

Ma questo pochissimo è necessario ed urgente.

Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è duopo, che non

si trattengano in seno terribile ingombro e potente avversario, un

elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual'è il femminile.

Veda la donna associarsi la sua libertà a tutte l'altre, ed allora ella

profonderà tesori di devozione e d'entusiasmo per la causa generale;

ed è nella speranza e nel desiderio vivissimo, che questa verità sia

compresa dai governanti, ch'io m'accomiato da voi, mie giovani sorelle.

Giovine io pure, sto spiando con ansio interesse l'apparizione d'ogni

idea, che favoreggi in qualche senso la santa causa della libertà; e

spero di tornarvi a stringer la mano, per congratularci mutuamente del

progresso, che la dottrina del diritto avrà fatto fra gli uomini, ed

anzitutto del bene, che voi avrete fatto all'umanità a giusto compenso

dell'averla dessa in voi riconosciuta ed onorata.

Gli è in questa ferma fede che depongo la penna inviando, a nome

di tutto il mio sesso, un saluto di simpatia ed un pubblico tributo

di riconoscenza a tutti gl'ingegni dell'uno e dell'altro sesso, che

propugnarono la causa della redenzione femminile colla parola e col

fatto.

Onore e lode pertanto a voi, Giuseppe Mazzini, Salvatore Morelli,

Ausonio Franchi! Grazie a voi tutti, scrittori della _Ragione_ e della

_Révue Philosophique_! Grazie a voi, Bazard, Enfantin, Léroux, Fourier,

Légouvé, St. Simon, e Fauvety!

Grazie a voi tutti uomini generosi, che propugnate tutte le libertà

e tutte le redenzioni, elevandovi sopra le meschine ispirazioni degli

interessi; e che colla parola, colla penna o coll'opera, affermate i

diritti della donna! Essa farà tesoro dei vostri nomi, e li tramanderà

ai suoi figli e nepoti circondati di gloria e d'onore!

Grazie e grazie vivissime a Madama Sand, a Madama d'Hericourt, a Madama

Deroin! Onore alle ceneri di madama Roland!

Onore a voi tutte, donne del progresso; che, trattando con gloria

le arti e la penna, affermate col fatto l'attitudine e la capacità

femminile!

Possa il vostro nobile esempio scuotere dall'inerzia la massa

neghittosa, e chiamarle sul volto il rossore dell'aver tollerato in

silenzio una sì lunga servitù.

La donna e i suoi rapporti sociali · 第 21 / 26 题