(_sulla soglia, al fondo, parlando a Filippo che è di dentro_) Nessuno

assolutamente, fuorchè Giovanni. Anzi, chiudi il portone abbasso.

Chiunque venisse, dirai che ài l'ordine di non lasciar entrare nessuno;

senza dar spiegazioni. Ài capito, nessuno, assolutamente, fuorchè

Giovanni. (_Entra, abbattuto, affranto. Vede Flaviano, si sofferma_).

PERTUSANI

(_gli va incontro_) Alessandro?....

ALESSANDRO

(_gli fa cenno di tacere, gli stringe la mano commosso_).

FLAVIANO

(_fa cenno di voler parlare_) Signor Fara....

ALESSANDRO

(_mestamente, con un po' d'ira repressa e di dispetto, a bassa voce_)

So quello che vuol dire.... capisco la ragione di questa sua nuova

visita. Ebbene, non ò nulla da dire a lei.... Nuovi avvenimenti, nuove

circostanze sono venute in luce.... parlerò a Giovanni, non riconosco

dei diritti che in lui. Ò mandato a cercarlo dappertutto, spero lo

troveranno. Anzi, prego lei, che saprà dove si trova, di mandarmelo al

più presto possibile. Non ò altro a dirle....

FLAVIANO

Ma....

ALESSANDRO

(_con ira_) Non le basta? (_Dominandosi_) Non le basta? Oh! non à nulla

a temere lei, da questo mio colloquio con Giovanni. Mi crede un uomo

onesto? Io, almeno, almeno io, qui dentro? Ebbene!

FLAVIANO

Ma il bambino.... Fui alla fabbrica....

ALESSANDRO

Sì, è qui, lo sa? Avevo creduto mio diritto, avevo creduto di far bene,

portandolo qui.... Lo riconsegnerò a suo padre. Le basta?

FLAVIANO

Non insisto. Il tono con cui Ella mi parla, mi fa supporre....

mi lascia supporre.... che più giusti criteri la guidino che non

stamane.... e che si sia reso conto della dura necessità....

ALESSANDRO

Supponga quello che vuole. Ancora una volta: la prego di mandarmi

Giovanni. Parlerò a lui solo. A lei non ò nulla da aggiungere.

FLAVIANO

Sta bene. Tra mezz'ora Giovanni sarà qui. Mi permetto avvertirla

soltanto che sono le due: e alle tre e quarantacinque dobbiamo partire.

ALESSANDRO

Il nostro colloquio non sarà lungo. (_Flaviano esce dal fondo_).

PERTUSANI

Alessandro, cosa è stato?

ALESSANDRO

Ah! Pertusani! Sono il più infelice degli uomini!....

PERTUSANI

Ma che.... dunque.... era....?

ALESSANDRO

No, no, non ora posso dirti. Se mi sei amico fammi ancora un favore.

Corri da quel Marzotti. Impediscigli, come potrai e come vorrai, ma

impediscigli di venire, lui, quegli altri del giurì.... Di', inventa,

fa quello che puoi, ma che nessuno venga, per l'amor di Dio.... Fra

un'ora sarebbero qui tutti, col loro corso mascherato, col loro carro,

colla loro allegria.... No, no, no! Ti scongiuro. Corri.

PERTUSANI

Alessandro.... Cosa è stato? Una parola sola....

ALESSANDRO

Dopo, dopo. Torna, torna qui, dopo, avrò bisogno di te. Ma ora corri.

Ò bisogno di parlare a mia moglie, ad Eva, prima che Giovanni sia qui.

Corri, ti scongiuro.... Non mi resti che tu.... Perdonami....

PERTUSANI

Dio santo! (_Esce dal fondo accompagnato da Alessandro_).

SCENA VI.

Alessandro — Elisa — Eva.

(_Elisa, che pareva spiasse dietro le cortine, si affaccia alla porta

di destra, seguita da Eva che spinge innanzi Sandrino_).

ALESSANDRO

(_al fondo, si volge, le vede, sta per slanciarsi, quando si accorge

del bambino. Allora si domina, viene ad Eva, le prende di mano il

bimbo, e va alla porta di destra. Chiama_) Giuditta, Giuditta?

(_Eva ed Elisa si guardano, stupite, paurose_).

ALESSANDRO

(_sulla soglia di destra, parlando a persona che è di dentro_)

Giuditta, prendi Sandrino, portalo di là, in guardaroba, fallo giocare.

E tieni pronto il suo soprabito. (_Spinge dentro Sandrino. Poi chiude

la porta, e si volge_). (_Un silenzio_) Eva, mi ài mentito.

EVA

(_allibisce un momento, ma si rifà, tenta protestare_) No!....

(_Rincula paurosa_).

ALESSANDRO

(_venendo a lei, fremente, e togliendosi di tasca un pacchetto di

lettere_) Spudorata! (_Le agita dinanzi agli occhi il pacchetto_)

Spudorata!

ELISA

(_accorrendo_) Alessandro!

ALESSANDRO

(_a Elisa_) Sì, tua figlia à mentito dicendosi innocente! Quel ragazzo

era il suo amante!.... (_Un silenzio. Le forze pajono mancargli_) Sono

stato, adesso, in casa Marinelli. Speravo, mettendomi d'accordo colla

madre, scongiurare il pericolo che ci minacciava. E abbiamo frugato

nella stanza di quel mascalzone, obbligato a partire, improvvisamente,

all'alba, dal padre, che sapeva tutto e prevedeva il pericolo.

Improvvisamente. E dove credevo trovare le prove dell'innocenza di

mia figlia, vi ò trovata la sua condanna. (_A Eva, che si accascia sul

divano, coprendosi la faccia colle mani_) Eccole qua, le tue lettere

d'amore!.... Le ò rubate, sì, le ò trafugate alla Contessa, che era

là più morta che viva; e non sapeva, e non sa cosa contengono queste

lettere. Eccole qua....

EVA

(_che alle ultime parole à sollevata la testa, corre ai ginocchi

di Alessandro_) Papà, papà, perdonami, distruggile.... subito, che

Giovanni non sappia....

ALESSANDRO

(_nell'impeto dell'ira, per batterla, frenandosi_) Spudorata!.... Ma di

chi sei figlia, tu?!

ELISA

(_accorre e quasi vuol strappare di mano ad Alessandro le lettere,

mentre Eva è sempre curvata ai suoi piedi_) Alessandro! Per carità,

evitiamo una catastrofe, una sventura terribile...

ALESSANDRO

(_la fissa, terribile. Lunga pausa. Elisa abbassa gli occhi_) Anche

tu! (_Silenzio. Poi, scostandola da sè colla mano e col gesto_)

Vai, vai, ti comprendo, tu.... (_Poi pigliando per un braccio Eva, e

scuotendola, e rialzandola da terra_) E tu, su, su.... e dimmi, dimmi

chi ti à insegnato a mentire così; dimmi che sangue sciagurato ài nelle

vene, tu.... (_Scuotendola sempre la rigetta da sè, ed essa ricade sul

divano_) Ài tradito tuo marito, un giovane buono, onesto, innamorato

di te, che aveva fatto di te la sua vita, il suo unico pensiero, la

sua madonna adorata. L'ài tradito! E non fu una passione, e non fu una

disgrazia il tuo tradimento; fu il vizio, fu l'ambizione, la vanità,

la leggerezza, il capriccio, fu il baco sciagurato che avevi nel

sangue. Ne darai ragione a lui! Egli ti imporrà il suo castigo.... Ma

ài mentito a me. Stamane mi ài giurata la tua innocenza, mi ài fatto

convinto, colle tue lagrime, colle tue parole che dovevo difenderti,

e mi ài imposto di difenderti, facendomi tuo complice nell'inganno

indegno! E ài insultata tua madre (_curvandosi poco a poco su di lei_),

buttandoti tra le sue braccia, e osando di paragonarti a lei. Chi

ti autorizzava a tanta infamia? Io ti avevo insegnato ad amarla e a

rispettarla, tua madre; avevo spesa tutta la vita in questa missione

sacrosanta; avevo speso tutta la vita a infonderti nel sangue e nel

cervello il più profondo rispetto e la più grande venerazione per una

moglie onesta e per una madre illibata, acciocchè tu imparassi a costo

di quale rigido assoluto adempimento dei propri doveri si acquista

il diritto a quel rispetto e a quella venerazione. E gli esempi che

ài avuti, e i sentimenti che ti ò ispirati non ti dànno, non possono

darti oggi nessuna ragione di scusa.... Non potevi dire, non avevi il

diritto di dire: à fatto così anche mia madre. E tu l'ài detto, tu,

colpevole, buttandoti tra le braccia di lei che.... io ti ò insegnato

ad amare e a rispettare come la più santa delle donne. Capisci cosa ài

fatto? Capisci a qual punto di degradazione sei giunta? Di'! di'! parla

sciagurata, difenditi adesso se lo puoi....

EVA

(_con un fil di voce_) Non pensavo che al mio bambino.... Tutto pur di

salvarlo, di non vedermelo portar via!

ALESSANDRO

Ah! il bambino, tuo figlio! al tuo bambino, a tuo figlio dovevi pensare

quando eri sul punto di fallare, di venir meno ai tuoi doveri. Allora!

Ma l'affetto della madre si risvegliò dopo soltanto, nevvero? Allora,

là per là, quando il vizio trascina, il pensiero dei figli non c'è, è

ben lontano; dopo, dopo, ci si pensa.... (_Sollevandosi_) Eccolo qua,

eccolo qua, il frutto dei miei sacrifici, di tutte le mie pene, di

tutto il mio grande amore di padre. E dire che per te, per te sola, nel

pensiero dite, ò fatto.... (_Si arresta spaurito; si tura la bocca coi

pugni; à un impeto di commozione, uno scoppio di pianto e ricade sulla

poltrona, dall'altro lato della scena_).

ELISA

(_facendosi forza, gli vien vicino, gli parla all'orecchio_)

Alessandro.... Giovanni sarà qui a minuti.... bisogna decidere....

ALESSANDRO

(_sollevandosi fiero_) Decidere che cosa?

ELISA

(_tituba un momento poi si avvicina ad Eva, la solleva per un braccio,

le parla piano all'orecchio e la conduce via a destra. Poi rientra e

richiude la porta_).

SCENA VII.

Alessandro — Elisa

ELISA

Alessandro, vorrei essere morta, te lo giuro! Tu mi leggi dentro, da

vent'anni, tu sai il mio supplizio, tu sai che ò espiato.... tu sai

che oggi sento come non ò sentito mai la mia sciagura, le terribili

conseguenze del mio fallo.... Pure, sono qui, a pregarti a scongiurarti

ancora. Non si tratta più di noi, adesso: si tratta di Eva, di nostra

figlia. Bisogna salvarla.

ALESSANDRO

Salvarla?!

ELISA

Sì. Queste lettere le ài tu. Nessuno le à vedute. Sta a te di

distruggerle, di distruggere la prova della sua colpa.

ALESSANDRO

Oggi le ò io, le prove. Ma so io se non ne à anche Giovanni. Se non

potrà acquistarle domani? Se non gliele procurerà suo fratello, o quel

tale che gli scriveva le lettere anonime, per esempio? Credi tu che la

verità non si sappia tosto o tardi? E allora?

ELISA

Ma intanto, per ora....

ALESSANDRO

Per ora?....

ELISA

Bisogna difenderla, in faccia a Giovanni, negare come ài negato

stamattina....

ALESSANDRO

Stamattina la credevo innocente.... Adesso la so colpevole.... Non

saprei più farlo, mi vergognerei di farlo.... E se domani Giovanni

acquistasse la certezza dell'inganno, cosa dirgli? Cosa dirgli allora?

ELISA

Ma intanto, ma intanto, oggi bisogna evitare una catastrofe, bisogna

tentare.... Lo farai.... dimmi!....

ALESSANDRO

(_fissandola, dopo un momento_) No.

ELISA

(_ansiosamente stupita_) No?!

ALESSANDRO

No. Basta! Basta l'inganno, basta la menzogna, basta, basta, basta! Te

l'ò detto stamane? Se mia figlia è colpevole, sarò io, io, suo padre,

che dirà a Giovanni: “Vattene, finiamola.„ L'ò detto, lo faccio!

ELISA

Dio mio, impazzisci!

ALESSANDRO

Impazzisco?! Ah! ah! non sono mai stato così sano di mente come oggi!

ELISA

Tu, tu che ài sempre agito nella vita col sentimento, seguendo gli

impulsi del cuore, oggi faresti questo? Non ài più cuore dunque?

ALESSANDRO

Oh! t'inganni! È il sentimento, è il cuore che m'ispirano, oggi come

sempre. La ragione mi consiglierebbe: “No, bisogna fingere, bisogna

salvare, tentare almeno di salvare la propria creatura. Qualunque

padre nei tuoi panni farebbe come te, qualunque padre: il più buono e

il più onesto. E tu, poi, Alleluja, ah! ah! devi seguitare ad esserlo,

Alleluja; più che mai, anzi!„ No! lo sono stato 20 anni. Non à servito

a nulla. Basta!

ELISA

Alessandro!

ALESSANDRO

Ingannarlo quel poveretto! No! Rimettergli al fianco una donna, che

è mia figlia, ma che è la più corrotta delle creature? Più corrotta

di te. Perchè tu, almeno, non ài negato, allora: essa à negato.

Mettergliela al fianco, perchè, ignaro di tutto, dopo essersi presa,

magari, una sciabolata da costui, ridoni il proprio affetto a sua

moglie, e procrei, ancora. E fra 20 anni, se saremo vivi, fra 25! il

giorno che ci obbligherebbero a festeggiare le nostre nozze d'oro,

vedersi capitare in casa una nipote scacciata dal marito, come

jersera ci ànno rimandata la figlia.... No! no! Basta. Gli innesti non

valgono, non servono a nulla su quest'albero putrefatto: abbattiamolo.

Ingannarlo lui, che è onesto, che è buono? No! Che egli sappia la

verità. E che perdoni, se può, nel modo che ò perdonato io; questo sì,

ma ingannarlo no. Non avrei il coraggio di farlo, non saprei farlo, è

inutile: sento che mi tradirei dopo due parole.

ELISA

Lo farò io.

ALESSANDRO

Tu? Non ti crederà, non ti darà neppure il diritto di parlargli, tu.

ELISA

Perchè? Sono la madre di Eva....

ALESSANDRO

Di nome! E lui lo sa.... (_Movimento di Elisa_) Sì, lo sa. Perchè suo

fratello lo sapeva e glie lo avrebbe detto. Ò dovuto dirglielo io....

Capisci, capisci, adesso che non ò il diritto di ingannarlo? Capisci

che non posso farlo? Che tutto dentro di me protesta e si ribella

contro questa nuova infamia, il passato, e il presente! Capisci che

rovina, che terribile rovina è qui dentro, alla quale non c'è più

finzione, non c'è più amore di padre o di madre, non c'è più voce del

sangue che possa mettere riparo? Capisci?.... Vai vai da tua figlia,

da nostra figlia.... Ci è ritornata, e per sempre.... E con essa il

rimorso in me di aver reso infelice un uomo buono ed onesto. Vai, vai,

è finita, è finita.... Auguriamoci che la morte ci colga il più presto

possibile.... ecco tutto.... (_Ricade spossato, affranto sul divano. Un

silenzio. Elisa si copre la faccia colle mani, e adagio, singhiozzando,

a piccoli passi esce a destra_).

SCENA VIII.

Alessandro, Giovanni, _poi_ Elisa, Eva, Sandrino

GIOVANNI

(_Si presenta al fondo. Si guarda attorno. Vede Alessandro, gli si

avvicina. Questi, accasciato, colla testa tra le mani, non l'ode.

Giovanni lo tocca su una spalla_).

ALESSANDRO

(_à un sussulto. Si alza, esterrefatto, lo fissa, e rincula verso la

destra_).

GIOVANNI

(_lo interroga collo sguardo dolorosamente presago_).

ALESSANDRO

Giovanni.... perdonami....

GIOVANNI

(_fa un passo innanzi, fremente_).

ALESSANDRO

Perdonami; abbia compassione dei miei capelli bianchi, dello strazio

che mi uccide. Ti avevo data la mia figliola, credendo di averne fatta

una figliola onesta e buona.... L'ò difesa stamane.... credendo — te lo

giuro — che avesse diritto alla mia difesa....

GIOVANNI

(_si slancia verso la porta di destra_) Ah! sgualdrina!

ALESSANDRO

(_rincula sino alla porta di destra e la copre colla sua persona

reggendosi a stento per l'emozione e lo strazio. — Giovanni ve lo

raggiunge sempre minaccioso tentando varcare la soglia_) No.... non

ucciderla, è una vendetta che è una liberazione per quegli che à

fallato.... Colpisci e castiga come ò castigato io....

GIOVANNI

(_che si è frenato, sordamente_) No! E se non vuoi farmi assassino, fa

che io non la veda più, mai più. (_Poi, imperioso_) Mio figlio!

ALESSANDRO

(_gli accenna di sì, colla testa. Giovanni ritorna nel mezzo della

scena. Alessandro socchiude la porta e, a bassa voce, angosciosamente,

chiama_) Elisa? Il bambino.

ELISA

(_entra con Sandrino e si ferma sulla soglia_).

ALESSANDRO

(_prende per mano il piccino e lo conduce a Giovanni che lo prende in

collo con effusione e lo bacia e ribacia_).

GIOVANNI

(_dopo un lungo silenzio, volge un poco la testa verso Alessandro che

è rimasto in piedi, colla testa china, accanto a lui, e a voce bassa,

angosciosamente_) Addio.

ALESSANDRO

(_con un fil di voce_) Mi permetterai di vederlo, qualche volta?....

GIOVANNI

(_vinto dall'emozione, accenna di sì, e si dirige al fondo per escire_).

ALESSANDRO

(_guarda Elisa, poi con impeto_) Giovanni! (_Questi si ferma sulla

soglia e si volge. Alessandro gli va vicino, e a bassa voce_) Vuoi

perdonare.... come ò perdonato io?....

GIOVANNI

(_sordamente_) Per averne un ugual frutto?....

ALESSANDRO

(_vinto, abbassa la testa, reggendosi appena_).

EVA

(_di dentro, straziata_) Sandrino! Il mio Sandrino! (_Entra_) Giovanni!

(_Cade in ginocchio_).

GIOVANNI

(_con impeto, con furore, sta per slanciarsi verso di essa_).

ALESSANDRO

(_sollevando appena il braccio, con uno sforzo supremo, lo arresta, e

implora collo sguardo_).

GIOVANNI

(_lancia ancora uno sguardo d'odio ad Eva, ed esce con Sandrino_).

(_Dopo un momento si ode dalla via un susurro che si avvicina ed

ingrossa. Poi voci, clamori, evviva ad Alleluja, e i coriandoli che

giungono sul balcone e sbattono contro i vetri. Alessandro, reggendosi

appena, curvo, accasciato, ridiscende la scena, e viene a cadere sopra

una sedia, come corpo morto. Cala la tela_).

FINE.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Alleluja: dramma in tre atti · 第 4 / 4 段