Non lo è? E come lo affermi?

ELISA

(_affettuosa_) Alessandro, ti scongiuro, un po' di calma. Lasciami

parlare. Se l'ira ti trascina, è finita.... sarà la rovina di tutti

noi. È giusta, è giusta la tua ira, lo so! è il passato che ritorna....

ài ragione.... Ma a che avranno servito vent'anni di sofferenze....

ALESSANDRO

(_interr._) Io solo ò sofferto!

ELISA

Sì, sì, parlo di te, delle tue sofferenze, dei tuoi sacrifici....

Ebbene, a che avranno servito, se oggi, che è il giorno della gran

prova, ti dimentichi, distruggi tutto?

ALESSANDRO

Ma cosa temi? Che vada a dire a mia figlia: “sei come tua madre!„ Ma

se ò aspettato a parlarle appunto per paura di dirglielo, iersera,

nell'impeto dell'ira, sotto l'impressione del colpo ricevuto!

ELISA

Oh! ti giuro che se la mia vergogna rivelata a mia figlia, potesse

essere utile ad evitare una disgrazia, sarei pronta anche a questo!

Mi ammazzerei, forse, dopo; troverei questo coraggio che non ò trovato

finora! Non importa, pur di salvarla, pur di farne una donna onesta per

tutta la vita, se ora fosse sul punto di fallare. Sarei pronta a dirle:

non essere quella che sono stata io, per non divenire una infelice per

tutta la vita, come me. Dio! dopo questa prova terribile, credo che

morrei perdonata!

ALESSANDRO

Frasi! frasi! Basta colle chiacchiere! Voglio saper tutto. Chiama Eva.

ELISA

Aspetta, ti dirò tutto io!

ALESSANDRO

Ma cosa? Eri a parte della tresca, tu?

ELISA

Oh! ti scongiuro, non usar più di queste parole. Si tratta di tua

figlia, della tua Eva, per la quale ài sofferto tanto!

ALESSANDRO

Parla!

ELISA

Stanotte ò vegliato con lei....

ALESSANDRO

Dovevo immaginarlo.

ELISA

Sì, dovevi immaginarlo. Sono la sua mamma, è il mio sangue che adoro;

ed essa mi ama.

ALESSANDRO

(_con amara ironia_) Già!....

ELISA

Glielo ài permesso tu di amarmi.

ALESSANDRO

Avanti!

ELISA

E non potevo, lo capisci bene, non potevo dominarmi come te, e aver

il coraggio e la forza di aspettar delle ore a sapere quello che era

avvenuto.

ALESSANDRO

Ebbene? Chi è.... costui?.... Chi è?....

ELISA

(_titubante_) Se te lo dico....

ALESSANDRO

C'è proprio, dunque, un uomo di mezzo! (_Con amarezza_) Stanotte,

stanco di martoriarmi, ci fu un momento, perfino, in cui ebbi un lampo

di speranza.... Un equivoco.... che so?.... Ma dovevo bene immaginare

che non era possibile. Giovanni è troppo buono, è troppo serio, per un

sospetto soltanto non avrebbe fatto quello che à fatto, e proprio jeri,

un giorno.... che egli credeva sacro per me. Oh! non dovevo lusingarmi,

neppure per un attimo. Suvvia, parla! Chi è costui?

ELISA

(_titubante_) Marinelli.

ALESSANDRO

Il ragazzo?! Quel bellimbusto di vent'anni? Sempre così! L'amante non

vale un dito del marito!

ELISA

(_sdegnata_) L'amante!.... Non lo è.

ALESSANDRO

Te l'à detto lei? Ah! è qualcosa. C'è da credere a tua figlia....

ELISA

A nostra figlia!.... Oh! si direbbe, ad udirti, che non si tratta di

lei!

ALESSANDRO

Avanti!

ELISA

È un cattivo soggetto, quel ragazzo, lo sai. Tant'è vero che suo padre

lo manda in marina....

ALESSANDRO

Sì, ò parlato ieri col Conte.... Ah! il contino!... è il titolo che à

ferito il cuore e la fantasia di tua figlia!....

ELISA

Tu sai.... cioè no, non sai, non te ne ò parlato mai per non

inquietarti.... Quando era ragazza, Eva ebbe un momento di

debolezza.... no.... una simpatia, insomma, da bambina, per lui.... La

seguiva in istrada.... Appena ò scoperta la cosa, ò parlato seriamente

all'Eva, le ò fatto capire che era assurdo.... un ragazzo più giovane

di lei, un fannullone, un poco di buono.... Eva capì la ragione....

ALESSANDRO

Perchè non me ne parlasti?

ELISA

Te l'ò detto: per non inquietarti inutilmente. Avrei ricorso a te

se Eva avesse persistito. Poco dopo si concluse il matrimonio con

Giovanni. Eva, interrogata da me, si dichiarò contenta: la sua prima

passioncella era guarita perfettamente. Ma l'altro tornò alla carica,

dopo, si capisce, con più entusiasmo di prima. Cavalcava sotto le

finestre, le mandò dei fiori che essa nascondeva senza dir nulla a

Giovanni....

ALESSANDRO

E perchè?

ELISA

Non voleva mettergli una pulce nell'orecchio.... sperava che

quell'altro si sarebbe stancato....

ALESSANDRO

La finzione, sempre, vojaltre!

ELISA

Infine egli osò di scriverle. E qui fu l'errore di Eva. Dopo la seconda

o terza lettera in cui minacciava romanticamente di uccidersi, essa si

spaventò, si lasciò impressionare, e non osò parlarne a Giovanni. Una

di quelle lettere diceva: non avete respinto i miei fiori, dunque posso

sperare.... Ebbe paura di mostrarla. E allora fece la sciocchezza di

rispondere, pregandolo di lasciarla tranquilla, di non pensare più a

lei....

ALESSANDRO

Doveva parlarne a me, almeno.... o.... a te.... Avresti avuto, spero,

l'onestà di informarmi.... Non sapevi nulla tu?

ELISA

Nulla, ti giuro.

ALESSANDRO

E poi? E jersera? Presto!

ELISA

Jeri l'altro le aveva scritto annunciandole la sua partenza, voluta dal

padre. Implorava un abboccamento, il primo e l'ultimo, un addio....

ALESSANDRO

E glie l'à accordato!

ELISA

A fin di bene!.... È una bambina, senza esperienza, ancora! Voleva

ridargli le sue lettere, incoraggiarlo a partire, a dimenticarla....

Egli la minacciava, se non le accordava questo colloquio, di ribellarsi

a suo padre, di non partire.... Essa, spaurita, gli rispose di trovarsi

là, dietro l'orto, di sera, appena fuori della porticina. E finse di

non voler venir qui per la malattia del bambino. Là si credeva quasi

sicura, sulla porta di casa, pronta a rientrare, a chiamare ajuto, alla

minima minaccia o violenza. Insomma un'imprudenza da bambina paurosa e

inesperta delle nequizie del mondo....

ALESSANDRO

(_dopo un silenzio_) Il piano di difesa è concertato bene.... L'avete

ideato assieme?....

ELISA

Oh! Alessandro! un po' di pietà.... Pensa, è tua figlia!.... Quello che

ti ò detto è la verità.

ALESSANDRO

(_con uno scoppio di commozione_) Oh! se vorrei credere: ò bisogno

di credere! Perchè è mia figlia, la mia figliola! C'è anche il mio

sangue nelle sue vene; ed io sono onesto, e un po' della mia onestà

deve averla nel sangue!.... La mia figliola! La mia figliola! Dio! Dio!

fammi morire se tutto questo che ò udito non è la verità! Fammi morire

piuttosto, perchè ò sofferto abbastanza....

ELISA

È la verità, te lo giuro!

ALESSANDRO

Oh! i tuoi giuramenti!.... Voglio udirla, lei. L'ò fatta chiamare:

perchè non viene? Non osa, eh?

ELISA

No, non osa. Volle che ti parlassi prima io.

ALESSANDRO

À più confidenza in te!... Chiamala! Chiamala! Che venga adesso.

ELISA

Sì, la chiamerò.... ma....

ALESSANDRO

Chiamala!!

ELISA

(_implora col gesto, collo sguardo, ed esce a destra_).

SCENA III.

Alessandro, Filippo, _poi_ Marzotti

FILIPPO

(_dal fondo, col servizio da caffè_) Ecco il caffè. Ne ò fatte 3 tazze.

Va bene? C'è di là il signor Marzotti.

ALESSANDRO

Marzotti?

FILIPPO

Sì, tutto scalmanato.... à urgente bisogno di parlarle. Mi à chiesto se

era già levato.

ALESSANDRO

E gli ài detto di sì?

FILIPPO

Naturalmente.

ALESSANDRO

Non ò voglia, non ò tempo. Digli che....

FILIPPO

Ma dev'essere per la faccenda della mascherata.

MARZOTTI

(_entrando_) Gloria ad Alleluja! Perdoni se entro senza permesso. Ma la

cosa è così importante e così urgente che ogni indugio sarebbe fatale.

Una disgrazia enorme. Se non ci ajuta lei siamo fritti. Ecco qua. Il

carro è pronto. Si è lavorato tutta notte. Una meraviglia! Il Bacco

fa ridere solo a vederlo. Ma.... c'è da sudare a pensarci. Si sono

sbagliate le misure, di pochi centimetri, e il carro non passa dalla

porta.

ALESSANDRO

Senta....

MARZOTTI

Un momento. Per l'altezza, presto fatto: si leva il Bacco e lo

s'inchioda dopo, quando il carro è fuori: questo era già calcolato.

Ma la larghezza? Ma la larghezza? Per 5 centimetri non si passa. Il

carro è nel cortile e non si può farlo uscire. (_Disperato_) Invece di

condurlo attorno per la città, bisognerà invitar la gente a girargli

attorno!

ALESSANDRO

Ecco! giustissimo.

MARZOTTI

Lei scherza! C'è da far ridere i polli.

ALESSANDRO

Ma cosa vuole da me? L'ò fatto io il carro?

MARZOTTI

No, il carro l'ò fatto io sui suoi disegni. Ò sbagliate le misure di 5

centimetri, deve essere la mia morte? Devo impiccarmi?

ALESSANDRO

Senta, signor Marzotti, sono dolente, ma non ò proprio nè tempo nè

voglia....

MARZOTTI

Come?!!

ALESSANDRO

Ò mio nipotino molto malato....

MARZOTTI

Oh! davvero? Quanto mi dispiace!

ALESSANDRO

Capirà....

MARZOTTI

Senta, io non le chiedo che un quarto d'ora...

ALESSANDRO

Impossibile!

MARZOTTI

Venga con me dal Galli, l'oste.

ALESSANDRO

A far che cosa?

MARZOTTI

Ecco: l'unico rimedio — e non faccio per vantarmi, l'ò trovato io — è

di pigliare un piccone e buttar giù 3 centimetri di porta per lato, un

po' d'intonaco e un mattone.

ALESSANDRO

Benissimo. Arrivederla.

MARZOTTI

Ma l'oste non ne vuol sapere. “È già anche troppo che vi ho prestato il

cortile — dice — e me l'avete ridotto un arsenale. Ora volete buttarmi

giù la casa. Neanche venisse Domeneddio a pregarmi in ginocchio.„

ALESSANDRO

Allora!....

MARZOTTI

Un momento. Neanche Domeneddio, lo credo! Ma se ci viene lei, il nostro

presidente, a pregarlo! Perchè, poi, che danno gli si arreca? Domani un

muratore in mezzora gli rimette la porta in ordine...

ALESSANDRO

Senza contare che se il carro non esce, la folla gli invaderà il

cortile, la casa, l'osteria, per vederlo; nascerà un putiferio, e

l'oste avrà maggior danno.

MARZOTTI

Bravo! Non c'è che lei per trovare le ragioni convincenti. Se lo dicevo

io! — Venga, venga con me.

ALESSANDRO

Senta, vada lei, e lo preghi a mio nome.

MARZOTTI

Non vuol udir ragioni, da me. Venga lei.

ALESSANDRO

Debbo recarmi subito alla fabbrica....

MARZOTTI

Bravo! A meraviglia! Montiamo in vettura, passiamo dal Galli....

ALESSANDRO

Verrò nel ritorno. Intanto cerchi lei....

MARZOTTI

(_disperato_) Ò capito! Lei ci abbandona! Oh! che figura ci facciamo!

C'è da prendere il treno e scappare. La cittadinanza ci piglierà a

torsi di cavolo....

ALESSANDRO

(_seccato, avviandosi_) Infine! come vuole! Io non ò tempo! Non ò

voglia! Non so che dirle. Arrivederla.

MARZOTTI

Mi permetta di dirle, signor Fara, che questo non è il modo di agire.

Chi organizza, chi briga, chi fa tutto? Lei! Poi quando c'è un intoppo,

un guajo, si ritira! Bella figura ci fa fare! Quando si à una carica,

quando si prende un'iniziativa, bisogna sopportarne il peso, e andare

fino in fondo!.... Suo nipote.... va bene! ma non è lei che lo guarirà,

e non morrà se tarderà cinque minuti a vederlo. Tanto tempo che si

discute: fosse venuto subito, a quest'ora era un affare finito. E poi,

si ànno dei doveri anche verso i propri concittadini, e non si assumono

quando non si può adempirli!

ALESSANDRO

Senta, signor Marzotti....

MARZOTTI

Senza contare poi che nella Società, e lei lo sa meglio di me,

abbiamo un partito che ci è avverso, che trova tutto mal fatto quello

che facciamo noi, che vuol buttarci giù per andar esso al potere.

Sono pochi, d'accordo, ma diverranno maggioranza oggi, e domani il

Tiraboschi sarà presidente, il Tomarelli vice-presidente, e io e

lei potremo andarci a nascondere. E la _Squilla_ poi, quel giornale

libello....

ALESSANDRO

(_interr._) Senta, glie lo chiedo in grazia, mi lasci tranquillo,

adesso. Non ò testa.... Vada dal Galli, tenti ancora. Se non riuscirà,

verrò io, parola d'onore.

MARZOTTI

Quello che posso accordarle è questo: mi scriva due righe pel Galli:

glie le porterò.... ma se neppur....

ALESSANDRO

Sì, sì, va bene. Glie le scrivo subito. (_Siede al tavolo e scrive_).

SCENA IV.

Alessandro, Marzotti, Elisa, Eva

MARZOTTI

Oh! signora, buon giorno! Come? Anche lei, signora Eva? Il signor Fara

mi à detto adesso della malattia del suo piccino. Speriamo che sia

cosa passeggiera. Già i bambini fanno tanto presto ad aggravarsi e a

migliorare.... E come mai lo à lasciato?

ALESSANDRO

Ma.... si deve fargli una piccola operazione.... alla gola.... Non ò

voluto io che assistesse. L'ò condotta qui e la ricondurrò tra poco....

MARZOTTI

(_a Eva_) Via, non si rattristi così, signora Eva. La scienza à fatti

tali progressi!.... Bisogna darsi coraggio, e sperar bene. Nevvero,

signora Elisa?... Proprio oggi! Peccato! Oggi che doveva essere giorno

di festa, il trionfo di papà....

ALESSANDRO

(_venendo colla lettera_) Ecco.

MARZOTTI

A meraviglia! Speriamo di riuscire. Dunque, arrivederci, e tanti

augurii. A proposito! Perdoni, caro signor Fara, capisco che lei à

altro per la testa, ma sono benedette combinazioni! Senta: il giurì,

come sa, aveva scelto il suo balcone, che è nella migliore posizione

del corso. Vuole che si cambi?

ALESSANDRO

Sì, mi fa un vero favore.

MARZOTTI

Potrebbe andare all'Aquila d'oro, se il balcone non è già affittato.

ALESSANDRO

Ecco: ora che ò questa disgrazia in casa.... Sa, non si saprebbe far

gli onori....

MARZOTTI

Vuol dire che abbiamo 4 o 5 ore dinanzi a noi. Se il bambino

migliorerà, come non dubito, ella ci avvertirà. Che vuole? Siamo

al servizio della patria, bisogna sacrificarsi, vittime del proprio

dovere! Di nuovo.... Allora passerò più tardi a prendere notizie, e a

dire l'esito del tentativo col Galli.... Arrivederci. (_Esce_).

SCENA V.

Alessandro, Elisa, Eva

ALESSANDRO

(_lo accompagna. Sulla soglia_) Filippo? Filippo?

FILIPPO

(_di dentro_) Comanda?

ALESSANDRO

Non ci sono per nessuno. Ài capito? Nessuno, assolutamente, finchè ti

avvertirò io. (_Chiude la porta. Un silenzio. Poi, fissando Eva_) Eva,

giurami che quello che ài detto a tua madre, e che essa mi à riferito,

è la verità.

EVA

(_corre a lui e s'inginocchia_) Sì, papà, te lo giuro.

ALESSANDRO

(_rialzandola_) Su, su, niente lagrime, niente sentimentalismi, adesso.

Non c'è da implorare, non c'è da impietosirmi. Quello che ài fatto è

male, molto male. Ma può essere un errore senza gravi conseguenze, non

un fallo irreparabile. Se è un errore, non sono io che devo perdonarlo.

È tuo marito. Io, il perdono, non potrò che implorarlo per te. Ma

perchè possa implorarlo bisogna che sia convinto, io, che lo meriti.

Guardami in faccia. Capiscimi bene. Se ài fallato, se sei venuta meno

ai tuoi doveri, se non ài il diritto di fissare in viso tuo padre, tuo

padre.... se senti e capisci che non avresti il diritto di abbracciare

tuo figlio, ora, se fosse qui.... vattene! non avremmo più altro da

dirci. Oh! non avresti da temere che la tua vergogna. Un padre non

impreca e non alza la mano sulla propria creatura. Se invece il tuo

errore è quale l'ài confessato a tua madre....

ELISA

Te l'à giurato, dobbiamo crederle, Alessandro....

ALESSANDRO

(_à un impeto, subito trattenuto. Lancia uno sguardo severo a Elisa,

e, dominandosi_) Ti prego di lasciar parlare me. (_Un silenzio_) Bada,

Eva, non cerco di meglio che di poterti credere. Sei mia figlia!... Ma

guai se m'inganni per salvarti. Già, l'inganno durerebbe assai poco! E

quando lo scoprissi, non avresti a sperare misericordia da me. Saresti

morta per tuo padre. Non mi vedresti più. Ti.... affiderei.... a tua

madre, perchè.... perchè le madri ànno tutti i doveri.... e la tua

saprebbe imporsi anche questo. (_Un silenzio_) Ora io andrò in cerca

di tuo marito, gli parlerò, gli ripeterò quello che tu ài confessato.

Come provarglielo? Non so!.... Ma ò fede che ti perdonerà.... Io....

perdonerei! Ma bada! non ò mentito mai in vita mia, e non voglio

mentire neppure per amor tuo. E non sarebbe neppure amor di padre.

Sarebbe vigliaccheria.... in me, sarebbe l'eternare un inganno atroce,

sarebbe rendermene complice, in odio di un uomo onesto — e gli onesti

non devono essere ingannati. Debbono perdonare, se possono perdonare,

sapendo quello che perdonano.... Ò dunque bisogno di essere convinto

che la causa da difendere è buona, e che ò il diritto e il dovere di

difenderla. Ò bisogno di esserne convinto, anzitutto per rispetto di

me stesso.... Capiscimi bene! apprezza che alto sentimento inspira tuo

padre in questo momento, e siane degna; ne ò bisogno poi, perchè la

causa è difficile a vincersi, perchè lo scandalo ci fu, quasi pubblico,

giacchè siamo nelle mani di un farabutto che può farci del male molto

più di quello che ci à fatto finora; perchè dovrò vincere delle giuste,

assai giuste incredulità, (le apparenze sono contro di te), e dovrò

guarire una terribile ferita nel cuore di Giovanni. Dovrò evitare, se è

possibile, o dovremo sopportare le conseguenze, forse, di un duello....

EVA

Un duello?!!

ALESSANDRO

Sì, tutto quello di meglio che la società à saputo inventare per

restaurare l'onore di un uomo quando sua moglie glie lo à compromesso.

Oh! non è il duello in sè stesso che spaventa, nelle sue conseguenze

materiali.... Sono le ferite dell'anima che un simile duello produce,

inevitabilmente, e che non si cicatrizzano più. Tu capisci dunque che

parte dolorosa mi è riserbata, oggi. (_Eva si è accasciata sul divano.

Va a lei, le prende le mani, la rialza_) Eva: guardami: posso e debbo

farlo?

EVA

(_con slancio_) Io, io stessa implorerò....

ALESSANDRO

No, tocca a me, prima! Tocca a me perchè.... ò cinquant'anni, ò

l'esperienza dolorosa della vita, e nessuno, oggi, potrebbe farlo

come io lo farò. Nessuno! neppure.... tua madre.... tua madre che

piange e che sei stata tu a far piangere colla tua leggerezza, colla

tua mancanza di sincerità. Guardala! vedi il male che ài fatto, e poi

scruta in fondo alla coscienza. E, per l'ultima volta: Siami sincera,

leale, quale io ò creduto di allevarti, con tutto il mio grande amore

di padre. Posso e devo difenderti?

EVA

Sì, lo devi!... Mi ài chiesto se potrei abbracciare mio figlio. Sì;

oh! fosse qui, il mio bambino, mi vedresti abbracciarlo con tanta

tenerezza.

ALESSANDRO

Coll'affetto, soltanto, della mamma, che sopravvive a tutti i

traviamenti, o colla dignità della madre?

EVA

(_gettandosi tra le braccia di Elisa_) Come la mia mamma può

abbracciarmi e mi abbraccia in questo momento.

(_Elisa à uno scoppio di pianto, e sotto lo sguardo di Alessandro,

quasi non osa abbracciare Eva. Alessandro si copre la faccia colle

mani._)

ALESSANDRO

(_dopo una pausa_) Sta bene. Ora ritorna nella tua stanza e non

muoverti di là. Tua madre rimarrà con te. Io escirò tra poco. Durante

la mia assenza non dovrete ricevere nè vedere nessuno. Darò gli ordini

a Filippo. Andate.

EVA

(_si scioglie dall'abbraccio di Elisa, tituba un momento, poi corre ad

Alessandro e gli butta le braccia al collo_).

ALESSANDRO

(_la prende alle braccia e arresta il movimento di lei. Poi le prende

la testa tra le mani, la fissa e avvicina la sua faccia a quella di

Eva, interrogando_) Sì?....

(_Ad Eva si riempiono gli occhi di lagrime, e l'emozione le toglie la

parola_).

ALESSANDRO

(_convinto_) Sì! (_e le stampa un bacio in fronte_) Vai.

(_Eva esce a destra accompagnata da Elisa_).

SCENA VI.

Alessandro, _poi_ Filippo

(_Alessandro sta un momento a guardare pensieroso la porta dalla quale

uscirono Elisa ed Eva, Entra Filippo_).

FILIPPO

Signore, viene il signor Giovanni.

ALESSANDRO

(_vivamente_) Giovanni?

FILIPPO

L'ò visto attraversare la corte. Siccome mi à detto che non voleva

nessuno....

ALESSANDRO

Ah! ma Giovanni sì....

FILIPPO

È col signor Flaviano.

ALESSANDRO

(_colpito_) Con Flaviano! (_A sè_) (Dovevo immaginarlo! me n'ero

dimenticato di quello là!) (_a Filippo_) Se vengono qui tutti due,

falli entrare.

FILIPPO

Sissignore. (_Esce dal fondo_).

SCENA VII.

Giovanni, Flaviano, Alessandro

FLAVIANO

(_entrando pel primo, e parlando sottovoce a Giovanni._) La situazione

te l'ò già posta nettamente dinanzi agli occhi. Sai quello che ài da

dire, da fare, da pretendere. (_Vede Alessandro, si ferma, saluta con

un cenno del capo_).

GIOVANNI

(_dopo aver esitato un poco, come dominato da Flaviano, si dirige

ad Alessandro e gli stende la mano. Poi, commosso, a bassa voce_)

Perdonami.... Ti ò dato un gran dolore, jersera.... Non dovevo, jeri,

un giorno di tanta letizia per te....

FLAVIANO

(_a sè_) (È meraviglioso! Gli è ancora debitore lui!)

GIOVANNI

(_c. s._) Che vuoi, ò perduta la testa.... Il dolore e l'ira mi ànno

accecato.... Ma il colpo fu troppo forte.... Non me lo meritavo....

Le ò voluto tanto bene, ò fatto per lei tutto quanto ò potuto.... le ò

dedicato tutto me stesso.... Non me lo meritavo, non ce la meritavamo,

io e tu, tale ricompensa.... (_Piange_).

FLAVIANO

(_seccato, per intervenire_) Ora....

ALESSANDRO

Figliuolo mio, ebbene: poichè la paura fu più che il danno....

(_Flaviano straluna gli occhi, stupito_) ed ora tutto deve

dimenticarsi, mettiamo d'aver fatto un brutto sogno...

FLAVIANO

Un momento, signor Fara. (_Allontana Giovanni da Alessandro e si mette

in mezzo_).

ALESSANDRO

Ma mi lasci parlare. Ò delle cose importanti da dire, delle

spiegazioni....

FLAVIANO

Delle spiegazioni, naturalmente; siamo qui per questo. Soltanto, il

nostro colloquio deve essere avviato su un tono diverso da quello

che avea preso causa la delicatezza — che io apprezzo — di mio

fratello. E non vorrei che il giusto e retto criterio, indispensabile

nell'esaminare dolorose circostanze come questa, venisse smarrito per

dar luogo al sentimento, anzi al sentimentalismo. Dunque....

ALESSANDRO

(_che si è seccato da un pezzo_) Dunque, io avrei una preghiera da

farle, e che credo aver il diritto di farle. Quella cioè di lasciarci

sbrigar la faccenda tra me e Giovanni. Noi soli vi siamo interessati.

FLAVIANO

Le perdono queste parole, caro signore, in considerazione dello stato

d'animo in cui deve naturalmente trovarsi. È l'onore di mio fratello

che è in gioco; ed ò il diritto e il dovere di essergli vicino e di

assisterlo in questo momento gravissimo della sua esistenza....

ALESSANDRO

Adesso soltanto, se ne ricorda che à un fratello!

FLAVIANO

Adesso sì, che à bisogno di me, sono al suo fianco. Senza nascondere

poi che la sua proverbiale debolezza à bisogno dell'ajuto della mia

esperienza e del mio retto criterio.

ALESSANDRO

(_che l'à seguito attento, pauroso, scrutandolo_) Ma.... a cosa vuol

venirne lei? Si spieghi, lo dica presto, per carità....

FLAVIANO

Se me ne lascia il tempo.

ALESSANDRO

Perchè temo di capire....

FLAVIANO

Se non mi lascia parlare....

ALESSANDRO

Temo di capire.... (_commosso, spaventato_) che ella pensa tutto

debba essere finito tra Giovanni ed Eva.... È questo a cui vuol

venire? Questo à.... deciso lei, e à fatto decidere a Giovanni?!....

(_Volgendosi a Giovanni_) Di', di' tu, parla, figliuolo mio.... Non è

possibile, di'?....

GIOVANNI

Non so, non so.... non interrogarmi. La mia mente si perde.... Io non

le conoscevo le nequizie del mondo.... Non supponevo neppure che simili

infamie fossero possibili!.... Il mio lavoro, la mia casa, il mio

bambino.... ecco tutta la mia vita.... Ed ora.... a un tratto.... Dio!

Dio! Ah! ma, te lo giuro, se Eva mi à tradito, questo lo so, questo lo

sento, l'ammazzerò come un cane!

ALESSANDRO

No, no, Giovanni! Tu non conosci ancora la verità.... Quando saprai,

quando ti avrò detto.... (_A Flaviano_) Per fortuna, signor mio, i

fatti sono fatti, ed ò delle ragioni tali....

FLAVIANO

Ne ò anch'io.... più che ella non creda. Vedremo quali saranno le

migliori. Del resto, ella disse benissimo: i fatti son fatti, ed i

fatti sono questi. Da vario tempo mio fratello riceveva delle lettere

anonime....

ALESSANDRO

Anonime!

FLAVIANO

Anonime, sì, vale a dire senza valore sinchè i fatti non vi

corrispondono, ma che ne acquistano uno grandissimo quando i fatti le

confermano.

ALESSANDRO

Ma che fatti?!

FLAVIANO

(_calmo_) O mi lascia dire, o non mi lascia dire. (_Alessandro siede,

quasi volgendogli le spalle_).

FLAVIANO

A quelle lettere, mio fratello non diede alcuna importanza. Gli

si diceva: guardatevi da vostra moglie, curatela, c'è il tale che

passeggia sotto le sue finestre ed essa sta dietro i vetri a spiarne

l'arrivo....

ALESSANDRO

Be', è inutile tirar le cose tanto per le lunghe. La verità è

questa.... (_moto di Flaviano_) mi lasci dire per Iddio, ò il diritto

di difendere la mia figliola....

FLAVIANO

Dopo aver udita l'accusa.

ALESSANDRO

Alleluja: dramma in tre atti · 第 2 / 4 段