Eccone alcuni

Amore, perché mi svegliasti, ché dolce i’ dormivo?

E mi mettesti pensieri ch’i’ non nutrivo?

Questo non è affanno ch’i’ ho nel cuore,

Ma è amor vero che mangiò le viscere mie.

Come i fiori del mandorlo biancheggia il tuo viso:

Chi ti vede vien meno e languisce dinanzi a te.

Ahi come lo soffersi io tanto? Quando ti veggo, tremo,

Le mani e i piè e la parola che parlo.

Come tremolano le stelle del cielo infin ch’aggiorni,

Trema e a me il cuor mio finché ti rincontri.

Di contro a me venisti e sedesti, come sole, come luna;

E succiasti il sangue mio come l’arida spugna.

Di contro, di fronte a me siede la mia desiderata;

E freddo freddo sudore corre dal corpo mio.

Quand’odo ’l tuo nome, non so perché,

Palpitano le viscere mie, il mio corpo vien meno[223].

Non cito per isfoggio d’erudizione, ma per trasfondere, potendo,

nei lettori la persuasione mia, che gli elementi e le forze della

rinnovazione fatta dal Foscolo nella lirica italiana provengono in gran

parte dal sangue e dal sentimento greco.

Difficile, dopo cotesta ode, far meglio in quel genere. E nei sonetti

a _Zacinto_ e _alla sera_ è raggiunta la suprema perfezione nella

corrispondenza del motivo al metro e alla forma. Meglio smettere. Cosí

pare l’intendesse il Foscolo, forse anche ammonito dalla inferiorità

del sonetto finale, _Pur tu copia versavi alma di canto_. Né piú fece

sonetti, salvo uno che tentò non felicemente pe ’l ritratto dipintogli

dal Fabre nel 1813 e che non pubblicò egli. E si volse agli sciolti.

Quello degli sciolti è il terzo periodo dell’arte foscoliana dove

specialmente per le _Grazie_ la industria critica del Chiarini fu piú

faticosa ed è piú benemerita. Ne discorreremo altra volta.

Pagine di storia letteraria · 第 135 / 157 题