ELEZIONE SESSUALE.

Caratteri sessuali secondari dei mammiferi. — Id. degli uccelli.

— Id. dei rettili e degli anfibi. — Id. dei pesci. — Id. degli

insetti e dei miriapodi. — Id. degli aracnidi. — Id. dei crostacei.

— Considerazioni generali. — Discussione delle obbiezioni del

Mantegazza all’elezione sessuale. — Supposti apparati di violenza.

— Colori brillanti.

Caratteri sessuali secondari dei mammiferi.

Oltre la elezione naturale, i darwinisti ammettono anche una

elezione sessuale che ora impareremo a conoscere. Il Darwin ne parlò

diffusamente nella sua opera: _L’origine dell’Uomo e la scelta in

rapporto col sesso_[146].

È noto da lungo tempo, che in molte specie animali il maschio

differisce dalla femmina non solo nei caratteri essenziali del sesso,

ma anche in altri caratteri che si chiamano _sessuali secondari_.

Citerò ora degli esempi, tra cui parecchi sono tratti dai miei studi

speciali.

Nella specie umana il maschio è più grande di statura, ha le spalle

più larghe, ed è più muscoloso. Quest’ultimo carattere si mostra

nello scheletro, dove le rugosità e le sporgenze, cui si inseriscono

i muscoli, sono più pronunciate. Il bacino dell’uomo è più stretto,

quello della donna più largo, e l’arcata delle ossa pubiche forma in

questa un angolo assai maggiore che nell’uomo. La voce del maschio

è più forte e più bassa che quella della femmina, essendo in quello

la laringe più ampiamente sviluppata. In molte razze il maschio è

fornito di barba che manca nella femmina. La capacità craniana, in

ogni razza, è maggiore nel maschio; il suo cervello è quindi più ampio

e più pesante che quello della femmina. Le gobbe frontali e parietali

sono più spiccate nella donna che nell’uomo. La capacità orbitale è

minore nelle donne, ed il lembo superiore delle orbite è in queste più

affilato e più sottile che nell’uomo. Il prognatismo sottonasale della

donna supera quello dell’uomo. Il gran foro occipitale della donna è

più piccolo, ed i processi mastoidei sono meno sviluppati. I processi

stiloidei della donna sono più piccoli che quelli dell’uomo. Il cranio

della donna è, in media, meno alto che nell’uomo. I caratteri più

importanti del cranio stanno nelle arcate sopracigliari e nel tubercolo

occipitale esterno; quelle e questo sono nel maschio di sviluppo molto

maggiore che nella femmina, anzi nel maschio esiste spesso una cresta

occipitale che generalmente manca nel cranio femminile. L’uomo è più

intelligente, più coraggioso e più intraprendente della donna, la quale

invece è di indole più tenera e di minore egoismo.

Nelle scimie, il maschio differisce generalmente dalla femmina in

quegli stessi caratteri che distinguono i due sessi nella specie umana.

La barba però è più comunemente di eguale sviluppo nei due sessi, e

solo in alcune specie il maschio l’ha, mentre la femmina ne è priva,

od è in quello più lunga che in questa. Nell’orango, ad esempio, la

barba è propria soltanto del maschio; e nel _Mycetes caraya_ e nella

_Pithecia satanas_ è molto più grande nel maschio che nella femmina.

Il parallelismo sopra menzionato va tant’oltre che si estende perfino

al colore dei capelli e della barba; se cioè la barba ha un colore

diverso dai capelli, o peli del capo, il colore della barba è tanto

nell’uomo che nelle scimie più chiaro che quello dei capelli o peli.

Nelle scimie però v’hanno dei caratteri sessuali secondari che non

si riscontrano nell’uomo; così il colore dei peli e della pelle nuda

può essere diverso nei due sessi. Ad esempio, il maschio del _Lemur

macaco_ è nero, mentre la femmina è giallo-rossiccia, ed il maschio

del _Cynocephalus hamadryas_ differisce dalla femmina, quantunque

lievemente, nel colore del pelo e delle callosità nude[147].

Nei cheirotteri si riscontrano pochissime differenze sessuali

secondarie. Consta però che in alcuni pipistrelli la pelliccia del

maschio è più chiara e più brillante che quella della femmina.

Altrettanto dicasi degli insettivori, i quali possiedono spesso (ad

esempio, il genere _Sorex_) delle ghiandole addominali odorose che

divengono più grosse nei maschi durante la stagione delle nozze. Ed

altrettanto ancora può dirsi dei roditori, dove è assai difficile

distinguere il maschio dalla femmina, se non si ricorre ad una minuta

ispezione dell’individuo o ad una sezione anatomica. Nel genere _Mus_,

per esempio, come io dimostrai in uno dei miei primi lavori[148], gli

organi genitali della femmina hanno grandissima somiglianza con quelli

del maschio; la clitoride è sì grande che raggiunge in lunghezza la

metà della verga, rapporto che raramente si osserva, in altri animali.

Oltre ciò la clitoride è perforata, e durante la gravidanza si ottura

l’orifizio vaginale, per cui l’orina deve attraversare la clitoride.

Nel lepre è così difficile di distinguere il maschio dalla femmina,

che i vecchi cacciatori ritengono questo roditore come un ermafrodito,

e così è nel coniglio; una minuta ispezione fa tuttavia riconoscere

il sesso. In altre specie di roditori furono però scoperte delle

differenze sessuali secondarie. V’hanno delle differenze di colore

negli scoiattoli d’Africa; la femmina del _Mus minutus_ di Russia è

di una tinta più pallida e più sbiadita del maschio; e le ghiandole

del castoro, che secernono il noto castoreo, sono nella femmina meno

sviluppate che nel maschio.

Molti e bene spiegati sono i caratteri sessuali secondari dei

carnivori. Il leone porta una fitta criniera che manca alla femmina,

ed il primo fa sentire un ruggito che incute terrore. Il largo collare

che contorna la gola ed il mento della lince del Canadà (_Felis

canadensis_) è molto più lungo nel maschio che non nella femmina. I

maschi sono di statura maggiore, ed i loro denti canini più potenti.

Nelle viverre i maschi forniscono minore quantità, ma migliore qualità

di zibetto delle femmine. Negli affini pinnipedi i maschi, ad esempio

della _Otaria jubata_, hanno talvolta grandi criniere, mentre le

femmine le hanno piccole o non ne hanno affatto. Anche il colore e la

statura presentano talvolta delle differenze nei due sessi; così nella

_Phoca groënlandica_.

Differenze anco maggiori si trovano nei ruminanti. I due sessi

differiscono talvolta nel colore[149]. Interessante è l’osservazione

del Blyth sul nilghau: il maschio cioè, senza perdere il pelo, diviene

più oscuro durante la stagione degli amori; ma se viene castrato, tale

mutamento non succede. Nella famiglia dei cervi, i maschi sono muniti

di corna, mentre le femmine ne sono prive. Eccezione fa la renna, in

cui ambedue i sessi portano corna, le quali però nella femmina sono

un tantino più piccole, più sottili e meno ramose che nel maschio.

Le corna dei cervi vengono cambiate ogni anno, e stanno in stretto

rapporto colle funzioni sessuali; ne vanno privi i maschi giovanissimi

e le femmine (coll’eccezione sopra citata), solo in età molto avanzata

appariscono talvolta in queste ultime. Ne’ maschi castrati le corna

non si sviluppano, e se la castrazione ebbe luogo dopo l’apparsa

delle corna, non avviene il cambiamento annuo. Nei cavicorni sono

generalmente ambedue i sessi forniti di corna, ma v’hanno delle specie

in cui le corna mancano nelle femmine o sono rudimentali (_Antilocapra

bezoartica, A. americana_); se le corna esistono in ambedue i sessi,

esse sono quasi sempre nei maschi meglio sviluppate che nelle femmine.

In molti ruminanti si sono osservate delle differenze sessuali

secondarie nello sviluppo della giogaia, e dei peli: così i maschi di

vari buoi e di certe antilopi sono forniti di una giogaia, o grande

ripiegatura della pelle sul collo, che nella femmina è molto più

debole; ed il maschio del bisonte ha la criniera più lunga che non la

femmina. Recentemente il Monticelli[150] ha studiato il seno cutaneo

interdigitale della pecora, ed ha trovato che è più sviluppato nel

maschio che nella femmina, e che nel castrato tende ad atrofizzarsi.

Differenze notevoli presentano i canini; così nei muschi (_Moschidae_)

la femmina è sprovvista di canini, mentre il maschio ne ha due

prominenti a guisa di zanne. I maschi hanno spesso una voce più forte

delle femmine. In alcune specie il solo maschio secerne una sostanza

odorosa (_Capra hircus, Cervus campestris, Moschus moschiferus_).

Nei solipedi, lo stallone ha una criniera più fitta e più copiosa della

cavalla. I denti canini esistono nei soli maschi, raramente ed in ogni

caso rudimentali nella femmina. Tra i pachidermi, nell’elefante e nel

cignale le difese costituiscono delle armi potenti, mentre sono poco

sviluppate o mancano nelle femmine. Nei rinoceronti le corna sono

nelle femmine più deboli, e talvolta anche più corte, che nei maschi.

Passando ai cetacei, noi vediamo che nel narvalo maschio la mascella

superiore porta due denti canini, tra cui il sinistro si prolunga

orizzontalmente in avanti, raggiungendo una lunghezza di tre metri, ed

è rigato a spira; mentre nella femmina i due canini sono rudimentali.

Il capidoglio maschio ha un capo più largo che non la femmina. Nei

marsupiali i due sessi differiscono talvolta fra di loro nella statura

e nel colore. Tra i monotremi, i maschi dell’_Ornithorynchus paradoxus_

sono muniti in ciascuno degli arti posteriori di un piccolo osso che

si unisce coll’astragalo e porta uno sprone perforato da un canale, il

quale comunica con una ghiandola.

Caratteri sessuali secondari degli uccelli.

Nella classe degli uccelli troviamo molti ed evidentissimi caratteri

sessuali secondari; per accertarsene basta consultare il libro di Brehm

_Illustrirtes Thierleben_, cui il Darwin ha ampiamente attinto gli

esempi riportati nell’opera: _Origine dell’Uomo e la scelta in rapporto

col sesso_. Riferiremo qui alcuni fatti, in via di esempio, e senza

pretendere di esaurire l’argomento.

Nell’ordine dei pappagalli e dei rapaci le differenze sessuali

secondarie sono insignificanti, e possiamo quindi passarle sotto

silenzio. Esse sono invece frequenti e marcate nell’ordine dei

coracirostri (_Coracirostres_), e sopratutto negli uccelli del paradiso

(_Paradiseidae_) e nei corvi (_Corvidae_). I maschi, negli uccelli del

paradiso, sono ornati di penne allungate ai lati del corpo, al capo,

al collo, al petto. Nel genere _Paradisea_, proprio della Nuova Guinea

e delle isole vicine, le penne dei fianchi sono nei maschi allungate

in pennacchi più o meno lunghi ed eleganti. Le timoniere di mezzo sono

spesso straordinariamente lunghe e portano barbe rudimentali; così

nella P. apoda, P. rubra, P. regia, ecc. I maschi, nell’epoca della

riproduzione, mettono in mostra le loro bellezze davanti alla femmina,

allo scopo evidente di piacerle. Gli uccelli del paradiso offrono delle

differenze sessuali secondarie anche nella trachea; così il Pavesi

ha dimostrato che, ad esempio, nella _Manucodia chalybea_ il maschio

adulto ha una semplice ansa tracheale esterna, mentre la femmina ed

il maschio giovane ne mancano; in altre specie (_M. Keraudrenii_)

la trachea esterna è più complicata nel maschio che nella femmina,

ed in altre ancora (_M. atra_) ambedue i sessi ne sono privi. Il

_Cephalopterus ornatus_, uccello somigliante ad un corvo dell’America

meridionale, ha un grande ciuffo sulla testa, ed un’appendice lunga

al collo, rivestita di piume, e tanto il ciuffo come l’appendice

sono rudimentali nella femmina. La voce del corvo nero comune cambia

durante la stagione degli amori, ed è quindi in certo modo sessuale.

Dello storno roseo (_Pastor roseus_) ha parlato recentemente il

nostro De Betta, che ebbe occasione di osservarlo a Villafranca, e

dice: «I maschi, quasi sempre in lotta, vedonsi inseguirsi fra loro

e contraccambiarsi colpi di becco accompagnati da curiosissime pose

del corpo e stranamente rialzando ed allargando il lungo ciuffo nero

che portano sul capo»[151]. In questa stessa stagione i maschi di

certe succiacapre (_Caprimulgus_) fanno colle ali uno stranissimo

suono. Nell’ordine dei passeri (ad esempio nel genere _Fringilla_) noi

vediamo, che la livrea del maschio differisce sovente assai da quella

della femmina, ed inoltre il maschio dimostra col suo canto un talento

musicale che la femmina non ha, o l’ha in grado inferiore.

Nel vasto ordine dei cantatori (Oscines) le differenze sono

notevolissime. Nella _Rupicola crocea_ il maschio è giallo ranciato,

con alta cresta frontale, formata di penne; mentre la femmina è bruna,

con cresta frontale bassa. I maschi di questa specie corteggiano la

femmina, facendo capriuole, spiegando le ali ed aprendo la coda.

Maggiori differenze ancora riscontransi nel _Chasmorhynchus niveus_

dell’America meridionale. Nell’uccello lira (_Menura_) il maschio

possiede nella coda sedici penne, che assumono la forma di lira,

mentre la femmina non ne ha che dodici. In quest’ordine noi conosciamo

molte specie, in cui i maschi hanno un canto ben diverso da quello

delle femmine, un canto generalmente più forte, più variato e più

soave; basta citare il merlo e l’usignuolo. Talvolta v’ha tra maschio

e femmina una notevole differenza di statura, così il maschio del

_Cincloramphus cruralis_ è grosso fino a due volte quanto la sua

femmina.

Delle differenze interessanti troviamo negli uccelli mosca

(_Trochilini_), dove i maschi portano degli ornamenti, spesso strani

e maravigliosi, al capo, alla coda ed ai piedi. Perfino il becco può

differire nei due sessi, come ce lo provano i generi _Eustephanus_ e

_Grypus_.

Molte differenze sessuali secondarie presentano inoltre i razzolanti

(_Rasores_). I maschi di questo gruppo, anche quelli che non hanno

sproni, impegnano tra loro delle serie lotte pel possesso della

femmina. «Il gallo cedrone ed il fagiano di monte (_Tetrao urogallus_ e

_T. tetrix_), entrambi poligami, hanno luoghi particolari di convegno,

dove durante molte settimane si raccolgono numerosi per combattere

assieme e far bella mostra della loro avvenenza in faccia alle femmine.

Il signor W. Kowalevsky m’informa che in Russia egli ha veduto la

neve tutta cospersa di sangue sulle arene ove il gallo cedrone aveva

combattuto; ed i fagiani di monte fanno volar via per ogni verso le

loro piume, quando in parecchi impegnano un grande combattimento»[152].

Chi osservasse il maschio e la femmina del gallo cedrone, potrebbe

facilmente essere indotto a classificarli in due specie diverse; tanta

è la differenza nella statura, nel colore, nello sviluppo della coda,

ecc. Analoghe differenze, ed anco più marcate, noi troviamo in altri

uccelli dello stesso ordine. Ognuno conosce il pavone, e sa come la sua

coda sia lunghissima e gemmata, ossia fornita di macchie ad occhio,

mentre la pavonessa non ha questi caratteri. Quando il pavone fa bella

mostra di sè, allarga in forma di ampio ventaglio e dirizza la coda

trasversalmente al corpo, perchè sta in faccia alla femmina, e deve

mostrarle, nello stesso tempo, la gola ed il petto riccamente coloriti

di turchino. Sono note le differenze che passano tra il gallo e la

gallina. In alcune specie i maschi portano degli sproni alla faccia

posteriore dei tarsi, mentre le femmine sono inermi. Così il gallo

ha degli sproni, mentre la gallina non li ha, o li riceve solamente

rudimentali in età avanzata. Di questi sproni ve ne hanno generalmente

due, uno cioè per tarso; ma talvolta ne esistono parecchi, così il

_Polyplectron_ ne ha due od anche più in ogni zampa, ed uno dei fagiani

sanguigni (_Ithaginis cruentus_) è stato veduto perfino con cinque

sproni. In alcune specie peraltro possiedono sproni anche le femmine

(_Pavo muticus, Euplocomus erythrophthalmus_).

In alcune gralle, ad esempio nella pavoncella (_Vanellus cristatus_),

esistono dei tubercoli alle ali, i quali nel maschio, durante

l’epoca degli amori, si fanno più sporgenti. I maschi di alcune

starne corteggiano le femmine in modo singolare. Nei lamellirostri

(_Lamellirostres_) esistono molte differenze sessuali secondarie.

Il maschio dell’anitra selvatica (_Biziura_) è grosso il doppio

della sua femmina. Il maschio della _Biziura lobata_ emette nei mesi

estivi, qualche volta anche durante tutto l’anno, un odore di muschio.

Parecchie specie (_Palamedea cornuta, Plectropterus gambensis_, ecc.)

hanno degli sproni alle ali, i quali però nei maschi non sono sempre

più grossi che nelle femmine.

Caratteri sessuali secondari dei rettili e degli anfibi.

_Rettili_. — Nei cheloni non si osservano delle differenze sessuali

spiccate, e nemmeno nei coccodrilli. Negli ofidi, i maschi sono più

piccoli delle femmine, ed in generale hanno la coda più lunga e più

sottile. V’hanno anche delle differenze di colore, ma in generale non

considerevoli. Nelle specie italiane il De Betta[153] trattò delle

varietà e delle differenze che passano tra gli individui adulti ed i

giovani; ma non fece menzione di alcuna differenza sessuale. Il prof.

Schreiber[154] dice: «I maschi differiscono generalmente dalle femmine

per minore statura e talvolta anche per un colore più vivo; più spesso

succede che il disegno caratteristico dei giovani si mantenga nel

sesso femminile lungamente, od anco durante tutta la vita, mentre nei

maschi scomparisce quasi sempre assai presto». I maschi delle lucertole

combattono fra loro per rivalità, come asserisce il Darwin[155]; ed il

prof. Eg. Schreiber[156] scrive: «L’istinto sessuale è molto intenso

nei maschi dei Sauri, così che nell’epoca della riproduzione lottano

pel possesso della femmina, si assalgono a vicenda furibondi ed in

tale lotta non raramente perdono la coda». Nei maschi esistono spesso

degli organi che mancano nelle femmine. L’_Anolis cristatellus_ maschio

ha una cresta lungo il dorso, di cui la femmina non presenta neanche

traccia. I maschi soli del genere _Sitana_ portano alla gola un sacco

variopinto. Il maschio della _Ceratophora aspera_ porta all’apice del

muso una lunga appendice che nella femmina è rudimentale; e quello

della _C. Stoddartii_ ha nello stesso punto un corno robusto che è

appena accennato nella femmina. Notevolissime differenze sessuali

presenta il genere _Chamaeleon_[157]. I Sauri differiscono spesso

anche nel colore, che nel maschio è più vivo che nella femmina; esempi

forniscono le seguenti specie europee: _Lacerta oxycephala, L. muralis,

L. taurica, L. agilis, L. viridis._

_Anfibi_. — I maschi degli anuri si distinguono dalle femmine, oltre

che per una statura minore, anche perchè, durante l’epoca della

riproduzione, portano in certe parti del corpo degli ingrossamenti

cutanei, ad esempio nei pollici delle estremità anteriori, al petto,

ecc. Anche il colore può variare, ed è allora nel maschio generalmente

più vivo che nella femmina. Durante l’epoca degli amori i maschi di

molti anuri emettono dei suoni particolari, ed hanno all’uopo dei

sacchi vocali, posti nella gola od agli angoli della testa. Questi

sacchi possono peraltro trovarsi anche nelle femmine, nelle quali

raggiungono uno sviluppo minore che nei rispettivi maschi. Nella rana

(_Rana esculenta_) i sacchi sono particolari ai maschi, «i quali

gracidano in modo forte, aspro e continuato, tanto di notte che di

giorno»[158]. Non in tutte le specie però i maschi possiedono sacchi

vocali, i quali, mentre esistono in una specie, possono mancare

in un’altra affine. Così i maschi della _Rana agilis_ e della _R.

latastii_ ne difettano, mentre li possiedono quelli della _R. muta_. La

presenza o mancanza dei detti sacchi ha quindi un valore sistematico,

come è risultato da un vivo scambio di idee recentemente avvenuto

fra il De Betta da un lato, ed il Ninni, il Lessona ed il Camerano

dall’altro. Nel maschio della _Megalophrys montana_ «la punta del naso

e le palpebre sono prodotte entro ripiegature triangolari della pelle,

e v’ha un piccolo tubercolo nero dietro, caratteri che mancano o sono

appena sviluppati nelle femmine»[159].

Negli urodeli si hanno delle differenze sessuali secondarie riposte

nelle creste dorsali. Il maschio del tritone crestato (_Triton

cristatus_) ha, sopratutto nell’epoca degli amori, tutta la parte

superiore del corpo ornata di una cresta membranacea addentellata o

frangiata, che comincia sulla nuca e che aumentando progressivamente

in altezza fino alla metà del dorso, si restringe poi verso l’origine

della coda, dove termina. La femmina manca della cresta ed ha invece

un solco dorsale, che dalla nuca va pure sino all’origine della coda.

Nel tritone alpestre (_Triton alpestris_) il maschio ha lungo il

dorso un cordoncino o rialzo dello stesso colore del corpo, talvolta

con piccole interruzioni di color biancastro, ma il più spesso

alternativamente macchiato di bianco o giallognolo e di nero. Questo

rialzo è nell’epoca delle nozze alquanto più elevato e spiegato quasi

in un lembo membranaceo, non più alto di un millimetro e mezzo, tutto

continuo e non addentellato come negli altri tritoni. Nella femmina il

dorso è invece fortemente incavato dalla nuca fino all’origine della

coda. Nel tritone punteggiato (_Triton taeniatus_) il maschio possiede

una cresta dorsale integra, alta circa un millimetro, che si alza poco

dopo la nuca e continua fin sulla coda. Nell’epoca delle nozze questa

cresta è assai più elevata, ed ha il margine leggermente ondulato o

addentellato, talvolta anche seghettato[160]. I maschi di questa stessa

specie hanno, all’epoca medesima, le dita posteriori lobate. Ossia

circondate da una membrana natatoria; passata l’epoca delle nozze,

la cresta si restringe e le membrane delle dita scompariscono. Negli

urodeli furono riscontrate anche delle differenze di colore tra il

maschio e la femmina.

Caratteri sessuali secondari dei pesci.

Entrerò qui in alcuni maggiori dettagli, tanto più che questo soggetto

fu trattato dal Darwin[161] in modo incompleto.

Nell’ordine dei _Dipnoi_, per quanto so, non furono riscontrate

notevoli differenze sessuali secondarie; ed altrettanto dicasi dei

_Ganoidei_. Nei _Plagiostomi_, il maschio pone durante l’accoppiamento

la faccia inferiore del proprio corpo a contatto con quello della

femmina, la preme per un tempo più o meno lungo, e non l’abbandona se

non dopo avere iniettato nella cloaca di questa l’umore spermatico.

Per tenerla ferma durante tale accoppiamento si giova di due corpi

fusiformi, mobili, di cui è munito, che sono inserti accanto alla base

delle pinne ventrali dai lati dell’ano, e che negli individui pronti

alla generazione prendono un incremento straordinario. Nelle razze

(_Raja_ e generi affini), più particolarmente, il maschio durante

l’accoppiamento, stringe la sua compagna colle suddette appendici

fusiformi, e l’uno e l’altra s’avvinghiano a vicenda con la coda.

Nella razza bramante (_Laeviraja bramante_) il maschio presenta delle

differenze che potrebbero indurre a crederlo di specie diversa. La

parte superiore del rostro ha una forma differente, i lobi posteriori

delle ventrali sono molto più allungati, le pettorali portano sulla

faccia superiore tre serie di forti aculei rivolti in dentro, e gli

aculei della coda sono rivolti in avanti[162]. Anche in altre specie

v’hanno differenze sessuali, riposte negli aculei delle pettorali, o

delle orbite. Perfino la dentiera può essere diversa; così nell’argilla

chiodata (_Dasybatis clavata_) il maschio adulto ha denti aguzzi,

diretti all’indentro, mentre quelli della femmina sono larghi e piatti,

e formano un pavimento[163].

Negli _Holocephali_ (_Chimaera monstruosa_) i maschi sono distinti,

perchè portano sulla fronte un fiocchetto carnoso, terminato da piccoli

pungiglioni, e perchè, oltre le appendici ossee delle ventrali, portano

innanzi alla base di queste pinne due altre piccole appendici in forma

di lamine spinose, colle quali, durante la copula, tengono ferma la

femmina.

Veniamo agli _Acanthopteri_. Secondo l’Agassiz, in molti _Chromides_,

per esempio nei generi _Geophagus_ e _Cichla_, i maschi hanno sulla

fronte una protuberanza vistosa, che s’ingrossa nell’epoca della frega,

e che manca affatto nelle femmine. Nei labroidi i colori variano spesso

a seconda del sesso. Così nel _Labrus mixtus_ i maschi portano delle

striscie azzurre sul capo o sul tronco, oppure una fascia longitudinale

nera, talvolta sono di colore quasi uniforme; le femmine invece vanno

munite di una sino a tre macchie nere nella metà posteriore del dorso.

Vi si possono distinguere, come fece il Günther, quattro varietà di

maschi e due di femmine, che tra loro differiscono pel colore del corpo

e delle pinne[164]. Nella _Chrysophrys gibbiceps_ il maschio ha la

testa gibbosa, mentre la femmina, come io ho ragione di credere[165],

manca di gobba.

Nei _Dendropteri_ ci si presenta il _Plecostomus barbatus_,

illustrato dal Darwin[166]. Il maschio di questa specie ha la bocca

e l’interopercolo guarnito di una barba di peli duri, dei quali non

si rinviene nella femmina se non una lieve traccia. Nella specie

_Lebias calaritana_ il maschio ha il corpo superiormente colorato di

verde oscuro, inferiormente di bianco argentino; i fianchi portano

8-13 fascie trasversali brune. La femmina invece è di colore giallo

pallido, con sottoposto splendore argentino, e dieci fascie trasversali

larghe e brune. Nello _Xiphophorus Helleri_ della stessa famiglia dei

Ciprinodonti il maschio adulto ha il margine inferiore della pinna

codale allungato in un filamento lungo e brillantemente colorato che è

normalmente sviluppato nella femmina e nei giovani maschi.

Interessanti sono le differenze sessuali della tinca (_Tinca

vulgaris_). Sono le seguenti.

I. Le pinne ventrali del maschio hanno il secondo raggio, nell’epoca

della frega, enormemente sviluppato, non tanto in lunghezza, quanto in

larghezza e grossezza. Esaminando due scheletri, l’uno di maschio e

l’altro di femmina, appartenenti a due individui di statura esattamente

eguale, si trovano le seguenti misure:

nel maschio nella femmina

mill. mill.

Lunghezza del secondo raggio

ventrale 45,0 37,0

Larghezza massima del secondo

raggio ventrale 6,0 2,0

Grossezza, alla metà della

lunghezza, del secondo raggio

ventrale 3,0 1,5

II. Le pinne pettorali sono alquanto più lunghe nel maschio che

nella femmina, in guisa che la distanza tra la base del primo raggio

pettorale, e l’apice della pinna, giunge nel maschio dall’apice del

muso al centro dell’opercolo; mentre nella femmina dallo stesso punto

non arriva al margine anteriore dell’opercolo.

III. Sopra le pinne ventrali osservasi nel maschio una sporgenza

carnosa, la quale manca nella femmina. La predetta sporgenza è tuttavia

compatta, quasi quanto la cartilagine, ed è dovuta unicamente ad

uno sviluppo straordinario in quella regione del muscolo laterale

inferiore. Essa è marcatissima, segnatamente negli individui vecchi, ed

è quindi un criterio tanto evidente quanto sicuro, per distinguere il

maschio dalla femmina nell’epoca della frega.

IV. La pinna ventrale del maschio ha una forte tendenza ed attitudine a

curvarsi in alto e dentro. Se col dito si preme sulla base del secondo

raggio ventrale, vediamo questo raggio, e con esso tutta la pinna,

curvarsi nel modo indicato, accostarsi al tronco, ed esercitare una

pressione sensibile dall’esterno all’interno sul dito medesimo.

V. Grandissime differenze troviamo nelle ossa del bacino. Nella pelvi

della tinca possiamo distinguere due ossa (ileo-pubiche), su cui

s’inseriscono i raggi ventrali, e due ossa posteriori (ischiatiche),

più piccole, conformate a guisa di orecchiette. Le ossa posteriori sono

negli esemplari adulti saldate insieme colle anteriori.

Le ossa anteriori del maschio sono lunghe, larghe, robuste, a margini

laterali rilevati, e munite, nella linea mediana, di una cresta

salientissima; nella femmina invece le ossa medesime sono corte,

strette, deboli, colla predetta cresta poco rilevata.

Le ossa posteriori della pelvi sono nel maschio non solo più

sviluppate, ma portano anche un’apofisi, sporgente in alto ed in

avanti, la quale nella femmina è appena accennata. Per cui le predette

ossa nel maschio appariscono distintamente bicorni, e quasi semplici

nella femmina.

Ecco ora alcune misure, in millimetri:

nel maschio nella femmina

Lunghezza delle ossa pelviche

anteriori 35,0 28,0

Larghezza massima delle ossa

pelviche anteriori 10,0 7,0

Lunghezza delle ossa pelviche

posteriori 17,0 14,5

In stretto nesso coll’ampiezza delle ossa pelviche sta la potenza dei

muscoli adduttori delle pinne ventrali. Essendo questi muscoli assai

sviluppati nel maschio, questo può con grande forza avvicinare le

ventrali al tronco, ciò che non è concesso di fare alla femmina.

È assai difficile il dire, quale sia il significato di tutto l’apparato

ora descritto. M’era sorta l’idea che il maschio potesse, stringendo

le pinne ventrali contro la su descritta prominenza muscolare, ed

esercitando così una pressione sui propri fianchi, spremere dal

suo corpo lo sperma nell’atto di fecondare le uova entro l’acqua.

Quantunque tale ipotesi abbia l’appoggio dei fatti anatomici sopra

accennati, e possa essere resa plausibile anche dalla circostanza che

le tinche vivono in acque a fondo melmoso, dove lo sfregamento del

ventre contro il fondo stesso non può essere efficace; tuttavia essa

sarà sostenibile solamente, quando un osservatore sarà riescito a

vedere il maschio nell’atto in cui feconda le uova[167].

In altri Ciprini, secondo le osservazioni del Victor Fatio[168], sono

le pinne pettorali che raggiungono nel maschio uno sviluppo maggiore

che nella femmina; i sei od otto raggi principali si gonfiano nel

maschio, gli altri raggi sono spesso in parte soppressi, e quei raggi

principali appariscono meglio distesi, sopratutto nell’epoca della

frega. Ciò osservasi nel _Phoxinus laevis_, e in molte altre specie

della stessa famiglia.

I maschi di molti Ciprinoidi _fioriscono_ durante l’epoca della frega,

ossia le loro squame si coprono di bottoncini bianchi, rotondi, sparsi

su tutto l’animale; ciò osservasi, ad esempio, nel pigo (_Leuciscus

pigus_).

Un fatto notevole fu da me osservato nella _Cobilis taenia_ nel 1871.

Nel 1865 il De Filippi, nella riunione straordinaria dei naturalisti

italiani alla Spezia, aveva fatto osservare, come non conoscesse

ancora il maschio dell’Anguilla, e come l’illustre Steenstrup avesse

osservato che tutti gli individui fino a quell’epoca raccolti di

_Myxine glutinosa_, fossero femmine. Lungi dalla pretesa di voler

spiegare questo mistero, il prof. De Filippi si era dichiarato

astretto a complicarlo coll’aggiunta di un terzo caso. Da vari anni

egli faceva raccogliere in primavera un grande numero di individui

della volgarissima _Acanthopsis_ (_Cobilis_) _taenia_, allo scopo di

studiarne lo sviluppo, ma le molte migliaia di individui che passarono

così fra le sue mani, erano tutte di sesso femmineo, _non un solo

maschio_ (_Atti della Società italiana di scienze naturali_, vol. VIII,

fasc. IV, p. 265, 1866). Appena conobbi questa notizia, consultai il

mio _Prospetto critico dei pesci d’acqua dolce d’Italia_ (_Archivio per

la Zoologia_, ecc., ser. I, vol. IV, fasc. 1º. pag. 147), e vidi, tra

i diversi individui da me misurati, citato un maschio della lunghezza

totale di 83 millimetri. Però non mi arrestai contento su tale

citazione, ben sapendo, quanto sia facile il confondere una femmina

giovane con un maschio, quando l’esame non sia fatto coll’aiuto del

microscopio. E tenni quindi, da quell’epoca in poi, sempre in vista

la cobite fluviale, colla speranza di scoprirne gli individui che

potessero indubbiamente considerarsi come maschi di quella specie. Tale

scoperta feci nella primavera del 1871, esaminando una serie di pesci

di acqua dolce, provenienti dal Piemonte, che mi furono comunicati dal

marchese Giacomo Doria.

Tra i predetti pesci trovai due esemplari, le cui glandole sessuali,

esaminate al microscopio, si presentarono coi caratteri dei testicoli.

L’uno tra i menzionati esemplari d’una cobite fluviale tipica, l’altro

appartiene alla mia varietà _bilineata_. Ma ciò che più di ogni altra

cosa mi ha colpito, si è una differenza sessuale esterna, riposta

nelle pinne pettorali. Nella femmina il secondo raggio pettorale

è normalmente sviluppato, appena più grosso dei raggi successivi,

articolato e bifido; inoltre i due rami, ne’ quali il raggio si

scinde, divergono tra loro, e lo spazio che tra essi s’interpone, è

occupato dalla _membrana propria radiorum_. Ben diversa è la struttura

della pinna pettorale del maschio. Il secondo raggio cioè presentasi

straordinariamente grosso, essendo il suo diametro verso la base

pressochè il quadruplo del diametro del terzo raggio; inoltre il

medesimo è bifido, ma i due suoi rami convergono verso l’apice e qui si

uniscono per formare la punta del raggio medesimo. Oltre ciò esiste nel

maschio un processo osseo bene sviluppato, il quale nasce alla faccia

interna del secondo raggio delle pinne pettorali in prossimità alla

base, e somiglia per la sua forma ad una squama. Quest’apofisi manca

interamente alla femmina, od è rudimentale[169].

Delle differenze sessuali si riscontrano anche nei lofobranchi; e

sebbene non tutte sieno rigorosamente secondarie, le descriverò,

citando alcuni passi di una mia Nota pubblicata nel 1871[170].

Tutti i maschi, appartenenti ai generi mediterranei di lofobranchi,

portano con sè le uova e gli embrioni fino ad uno stadio inoltrato di

sviluppo. Nel genere _Hippocampus_ esiste per tale scopo un apposito

sacco; nei generi _Siphonostomus_ e _Syngnathus_ il ventre è munito di

una doccia particolare, la quale viene coperta dal disotto col mezzo

di due appendici cutanee; nel genere _Nerophis_ il ventre, nei maschi,

è piatto e presenta parecchie serie di nicchie, in cui talvolta si

trovano delle uova. Possiamo quindi asserire che in tutti i lofobranchi

mediterranei le femmine generano le uova, ma i maschi le covano e

portano seco loro i neonati fino ad una certa età.

Si è domandato, come le uova arrivino nei suddetti sacchi, doccie o

nicchie dei maschi, ed a questa domanda, per quanto io sappia, non fu

mai data una soddisfacente risposta. Nemmeno io posso rispondervi con

piena sicurezza, non avendo mai sorpreso le uova nell’atto del loro

ingresso in quei ricettacoli; tuttavia appoggiandomi sopra alcune

particolarità degli organi sessuali di questi ricettacoli, cercherò di

sciogliere questa oscura questione.

Io sono del parere che negli ippocampi avvenga una specie di

accoppiamento, il quale però avrebbe il solo ed unico scopo di far

passare le uova dall’ovario della femmina nel sacco ovigero del

maschio. Sarebbe un accoppiamento _sui generis_, e ben diverso da

quell’atto che gli zoologi sogliono chiamare collo stesso nome, in

quanto che negli accoppiamenti ordinari il prodotto dei testicoli passa

nel corpo della femmina, mentre qui sarebbe il prodotto degli ovari che

viene portato in appositi serbatoi del maschio. Se non si ammettesse

quest’atto, non saprei come sì numerose uova potessero entrare per

la piccolissima apertura del sacco ovigero, e distribuirsi in questo

regolarmente sopra tutta la superficie.

In questa idea mi conferma la posizione dell’orifizio sessuale

femminile, e dell’apertura del sacco ovigero. L’orifizio sessuale

femminile cioè guarda in basso, mentre il foro del sacco ovigero guarda

in alto; per cui, mettendo due individui di sesso diverso in posizione

verticale ed in contatto immediato tra loro, l’orifizio sessuale della

femmina si trova sovrapposto naturalmente al foro del sacco ovigero e

può in questo vuotare le uova.

Probabilmente la coda prensile di questi animali agevola tale funzione,

potendo con essa i due individui tenersi strettamente congiunti insieme

durante il predetto atto, il quale, per essere perfettamente compiuto,

o richiede un tempo piuttosto lungo, o viene più volte ripreso.

Resta ora a sapersi, quando queste uova vengano fecondate. Siccome la

fecondazione non può avvenire durante il sopra descritto accoppiamento,

io credo che, dopo il medesimo, ciascun maschio fecondi le uova che

porta nel suo proprio sacco, e fui condotto a tale opinione dal vedere

come l’apertura sessuale maschile guardi verso il sacco ovigero, e come

tra quest’apertura ed il sacco esista una doccia formata dalle pareti

tumide della porzione anteriore del sacco medesimo.

Una importanza speciale in questi animali ha la pinna anale, la

quale nei maschi è nascosta nella predetta doccia, per cui la di lei

esistenza fu per lungo tempo negata, anche da esatti osservatori, come

per esempio il Van der Hoeven. Le funzioni ch’essa compie, in grazia

del posto che occupa e non ostante il leggiero suo sviluppo, sono

principalmente due. Suppongo cioè ch’essa, durante l’accoppiamento,

coi suoi movimenti, produca nella femmina quell’irritazione che è

necessaria per l’uscita delle uova; è poi cosa certa che la stessa,

trovandosi innanzi all’apertura del sacco ovigero e muovendosi

continuamente, agisce da ventilatore, determinando cioè il movimento

dell’acqua entro il sacco, cosicchè dapprima le uova, e più tardi gli

embrioni ricevono dell’acqua sempre nuova ed aerata.

Che l’opinione sopra esposta di un accoppiamento _sui generis_ meriti

qualche fiducia, ce lo prova anche il genere _Nerophis_, in cui non

esistono nè borsa, nè doccia per accogliere le uova. Invece, come fu

già detto, la faccia ventrale presenta alcune serie di nicchie, le

quali, oltrechè essere aperte inferiormente, sono sì poco profonde,

che nessun uovo potrebbe giungervi e restarvi sospeso, se non fosse

singolarmente deposto nelle medesime, ed appiccicato alle pareti con

una specie di glutine.

Recentemente quest’opinione di un accoppiamento _sui generis_ fu

confermata dalle osservazioni del dott. Filippo Fanzago. Egli mi

scrive: «Il maschio stavasene passivo, almeno apparentemente, ed

aspettava, inerte, che la sua compagna compiesse l’ufficio. Questa,

ad intervalli più o meno lunghi, posava il suo orifizio sessuale

sull’apertura del sacco ovifero del maschio, ed era un contatto

di brevissima durata. Io crederei, che ben poche uova, forse uno

solo, venga trasmesso per volta, e che la femmina debba ritornare

al contatto del maschio, allorquando l’uovo, o le poche uova che

sieno, sono giunte sul limitare dell’apertura sessuale. Cinque volte

vidi rinnovarsi questo accoppiamento in breve spazio di tempo e non

so poi dirle, quante altre avesse avuto luogo prima d’allora, e se

la femmina prediligesse un solo maschio o se incaricasse più d’uno

dell’incubazione degli ovicini»[171].

Il fenomeno qui sopra esposto, di maschi cioè che portano seco

loro le uova e gli embrioni in apposite cavità, potrebbe credersi

affatto isolato nel regno animale. Ma ciò non è, quantunque io non

possa approvare i paragoni portati in proposito dai diversi autori.

Evidentemente ciò che avviene nei marsupiali e crostacei sono fenomeni

alquanto diversi, perchè nei primi sono le femmine che portano i

neonati immaturi attaccati alle mammelle entro speciali cavità; e

nei secondi sono pure le femmine che portano con loro le uove e gli

embrioni, sia sui piedi del postaddome, sia entro tasche apposite, sia

entro sacchi appesi in prossimità dell’apertura sessuale.

Maggiore somiglianza corre tra il fenomeno di cui ci occupiamo e quello

che fu osservato in un batraciano, nell’alite ostetrico (_Alytes

obstetricans_), in cui il maschio nell’epoca della riproduzione si fa

portare sul dorso dalla femmina, estrae da questa cogli arti posteriori

le uova, legate le une alle altre a modo di rosario se le avvolge poi

destramente intorno alle coscie, se le porta per qualche tempo sotto

terra, ed infine, dopo undici giorni, le trasporta nell’acqua, affinchè

i girini possano sbucciare e trovarsi in adatto elemento. Qui, come

nei lofobranchi, sono i maschi che prendono in consegna le uova e le

pongono in condizioni favorevoli di sviluppo.

Ma meglio ancora, a mio giudizio, l’istinto dei lofobranchi può

considerarsi come una modificazione dell’istinto nidificatore dei

pesci. La somiglianza apparisce manifesta, quando si consideri che lo

spinarello maschio costruisce un nido, lo fa empiere di uova dalle

femmine, feconda queste uova e le difende dai nemici, ed in seguito

prodiga le sue cure ai pesciolini usciti dalle uova. Tra i due istinti

non passa se non che questa differenza, che cioè lo spinarello

deve costruirsi il suo nido sul fondo delle acque dolci, mentre i

lofobranchi fanno servire da nido le su descritte cavità del loro corpo.

Delle differenze sessuali secondarie nel genere _Monacanthus_ ha già

trattato il Darwin[172].

Passiamo agli _Haplopteri_[173]. Nello spinarello (_Gasterosteus

aculeatus_) i due sessi differiscono tra loro notevolmente nel colore.

È anche noto che il maschio costruisce un nido che fa empire di uova

dalle femmine; esso poi custodisce le uova, e più tardi i pesciolini

che ne sbucciano[174].

Tra i _Gobioidei_ si hanno delle spiccate differenze di colore nel

_Gobius punctatissimus_. Nella femmina adulta, cioè, il ventre è

giallo, le ventrali e l’anale sono grigie, e la pinna dorsale anteriore

non porta alcuna macchia sugli ultimi raggi. Nei maschi invece il

ventre è grigio, le pinne ventrali e l’anale sono in gran parte nere,

inoltre la dorsale anteriore porta sugli ultimi raggi una o due macchie

celesti oscure[175]. Nel _Gobius albus_ sussistono delle differenze

sessuali nella dentiera. Nella femmina i denti sono piccolissimi,

numerosi, appena visibili ad occhio nudo; nel maschio all’incontro non

vedonsi che 8-10 denti in ciascuna mascella, relativamente grandi e più

o meno mobili[176].

Nel _Blennius gattorugine_ i maschi portano innanzi al primo raggio

anale due pezzi cartilaginosi, sostenuti di un fulcro, che sono

ricoperti di piccole papille. Nel _Blennius pavo_ maschio, il capo

porta una cresta pinguedinosa. Anche il maschio del _Bl. vulgaris_

ha una cresta pinguedinosa; i tentacoli sopraorbitali mancano nella

femmina, e sono poco sviluppati nel maschio. Nel _Tripterygion nasus_

i maschi hanno la seconda pinna dorsale assai più alta della femmina;

inoltre i due sessi differiscono molto nel colore[177]. Nel maschio

del _Callionymus maculatus_ il primo raggio dorsale è prolungato in

un lungo filo, in modo da essere qualche volta eguale alla metà della

lunghezza totale del pesce; nella femmina le pinne dorsali e l’anale

sono meno elevate che nel maschio, ed oltre ciò la femmina è di

statura più piccola e di colori meno belli. I maschi più grandi da me

osservati sono lunghi un decimetro, le femmine più grandi 6 centimetri.

Un’analoga differenza di statura presenta il _Callionymus belenus_,

dove il maschio raggiunge una lunghezza di 84 millimetri, e la femmina

di soli mill. 40. Ritengo che nel genere _Trachypterus_ lo sviluppo del

pennacchio sia in relazione col sesso.

Caratteri sessuali secondari degli insetti e dei miriapodi.

_Insetti_. — Le differenze sessuali degli insetti sono assai

marcate e numerose; noi non daremo qui che alcuni pochi esempi; chi

volesse maggiori dettagli, consulti il Darwin[178], che ha trattato

quest’argomento diffusamente.

Nei coleotteri i maschi hanno talvolta i tarsi delle zampe anteriori

dilatati, e sono muniti di grossi cuscinetti di peli. Le mandibole sono

spesso nei maschi assai più robuste che nelle femmine (_Chiasognathus

Grantii, Lucanus cervus_). Molti maschi portano sul capo delle corna

più o meno numerose e forti, che mancano alle rispettive femmine;

degli esempi forniscono la specie _Chalcosoma atlas, Copris isidis,

Onthophagus rangifer_, ed altre. Nelle lucciole noi troviamo che

lo splendore è esclusivo o prevalentissimo nelle femmine attere di

alcune specie, ma in altre specie riscontrasi in ambo i sessi perfetti

e perfino nelle larve. Gli organi stridulanti sono quasi sempre

egualmente sviluppati nei due sessi; ma si osservarono delle eccezioni

a questa regola, possedendo ora il maschio solo quegli organi, od

avendoli esso almeno più sviluppati che non la femmina. Anche la

statura ed il colore possono differire nei due sessi tra i coleotteri.

Nelle farfalle sono i colori che assai di frequente differiscono nei

due sessi; il maschio è allora più brillantemente colorato della

femmina. I maschi hanno anche il volo più rapido, e, come in generale

negli insetti, sono di statura minore delle femmine.

Negli imenotteri noi vediamo il maschio del _Crabro cribrarius_ avere

la tibia delle zampe del primo paio dilatata in una larga piastra

cornea, mentre la femmina l’ha di normale conformazione. Abbiamo già

esposte le differenze che passano nelle api tra la regina, il fuco e

l’operaia. V’hanno anche delle differenze, sebbene lievi e piuttosto

rare, di colore, ed ora si è la femmina (_Tremex columbae_), ora il

maschio (_Xylocopa_ sp. pl.) che ha colori più brillanti.

Nei ditteri non troviamo che poche differenze sessuali secondarie.

Talvolta è diverso il colore, ma solo leggermente. Il genere

_Elaphomyia_ della Nuova Guinea è notevolissimo, perchè i maschi

sono muniti di corna, di cui le femmine sono al tutto mancanti.

Nelle zanzare (_Nemocera_) i soli maschi hanno le antenne foggiate a

pennacchio.

Fra i neurotteri noi osserviamo che nella famiglia degli strepsitteri

(Strepsiptera) i maschi sono alati, mentre le femmine sono attere ed

apode.

Negli ortotteri i colori diversificano di raro notevolmente nei due

sessi. Tuttavia nello _Spectrum femoratum_ il maschio adulto è di un

colore bruno giallo splendido, mentre la femmina adulta è di un bruno

cinerino opaco e sbiadito; i giovani dei due sessi sono verdi. Nei

maschi del sottordine dei saltatori (_Salientia_) esiste un apparato

stridulante, che nella femmina generalmente manca o è assai poco

sviluppato. Nei grilli l’organo vocale trovasi nelle elitre, e si è

osservato «che il maschio si colloca a sera sul margine del suo buco

e stride finchè s’avvicina una femmina: allora alle note più forti

succedono altre in tuono più basso, mentre il fortunato musicante

accarezza colle sue antenne il premio che ha guadagnato»[179]. Il suono

è prodotto collo sfregare le elitre l’una contro l’altra, mentre sono

tenute alquanto sollevate. Anche nelle locuste l’apparato stridulante

sta nelle elitre, e l’elitra sinistra fa da arco del violino, e la

destra fa da violino. Una delle nervature sulla superficie inferiore

della prima è finamente seghettata, ed è sfregata attraverso alle

nervature sporgenti della superficie superiore dell’ala opposta o

destra. Gli acridi producono dei suoni particolari sfregando i femori

contro le elitre.

Tra i rincoti si hanno delle differenze sessuali di colore negli

emitteri; inoltre i maschi di alcune specie sono forniti di ali,

mentre le femmine ne mancano. Negli omotteri, i maschi delle cicale

possiedono un apparato musicale bene sviluppato, mentre le femmine

l’hanno rudimentale e non se ne servono per la produzione di suoni.

Quest’apparato vocale è posto all’addome. Sulla faccia inferiore

di questo addome vedesi anteriormente in ciascun lato una grande

squama, fissa col suo margine anteriore, libera coi margini laterali

e posteriore. Sotto a questa squama rinviensi una grande cavità,

il tamburo, in fondo a cui si osservano due membrane separate tra

loro per mezzo di un pezzo chitinoso e triangolare. La posteriore di

queste membrane è sottilissima, trasparente, più o meno iridescente

(specchio); l’anteriore è pergamenacea, bianca, piegata nel senso del

maggiore suo diametro. Quest’ultima è la membrana timpanica, la quale

viene distesa e rilassata da un potente muscolo che ad essa s’inserisce

e parte dal setto del segmento addominale. Il suono così prodotto viene

rafforzato dall’aria contenuta nel tamburo e da una vicina ed ampia

vescica tracheale. Notevoli differenze si osservano nel sottordine dei

_Phytophthires_. Così nelle cocciniglie le femmine sono generalmente

attere, si attaccano col rostro alle piante e coprono col loro corpo

le uova; i maschi portano due grandi ali anteriori e spesso anche due

piccole posteriori, e sono assai più piccoli delle femmine.

_Miriapodi_. — Poche sono le differenze sessuali secondarie di questi

animali, come rilevo dalle notizie che mi diedero su questo soggetto

i dottori Filippo Fanzago e Giacinto Fedrizzi. Nel genere _Glomeris_

il maschio porta ai lati dell’apertura anale un paio di appendici

copulatrici a modo di uncini che mancano nella femmina. Questa è di

statura costantemente maggiore. Nei generi _Polydesmus, Dolistenus,

Atractosoma_ ed affini, le femmine hanno un paio di piedi di più che il

maschio, nel quale invece si contano due appendici copulatrici, ed è

precisamente il primo paio del settimo segmento quello che presenta le

citate differenze. Nel genere _Polydesmus_ i due sessi furono talvolta

considerati come due specie distinte; così il dott. Fedrizzi ritiene

che il _P. glaucescens_ sia il maschio, ed il _P. complanatus_ la

femmina d’una medesima specie[180]. Nel _P. complanatus_ si riscontrano

differenze di colore, essendo la femmina alla faccia ventrale colorita

di verde, il maschio invece di bianco o di rossastro. Nei generi

_Julus, Lysiopetalum_ ed altri esistono due appendici copulatrici

nell’ottavo segmento del maschio, di forma diversa, assai complicate,

differenti da quelle dei polidesmidi. Nelle _Scutigere_ il maschio

differisce dalla femmina per avere due paia di piccole appendici presso

l’ano ed un’appendice mediana biforcata. La femmina del _Lithobius_

ha due appendici uncinate, forti, talvolta bifide o trifide, ai lati

della vulva[181]. Nel genere _Geophilus_ le appendici anali del maschio

sono più robuste che quelle della femmina; ed erroneamente se ne

fecero delle specie diverse, così il _G. hortensis_ e _G. longicornis_

non sono che la femmina ed il maschio del _G. flavus_ del De Géer.

Recentemente i _Chilognati_ sono stati studiati di proposito dal dott.

Antonio Berlese[182], il quale ha trovato che negli _Iulidi_ il maschio

differisce sovente dalla femmina, oltre che pel possesso del pene

diversamente costruito nelle varie specie, nella statura, nella forma

del corpo, nella forma delle zampe del primo paio e nella forma delle

antenne e del labbro inferiore.

Caratteri sessuali secondari degli aracnidi, esclusi gli acari.

Io ho pubblicato nel 1873[183] un sunto delle mie osservazioni su

questo soggetto, che qui riproduco in parte, con poche modificazioni.

I caratteri, di cui ci occupiamo, possono essere riposti in vari organi

e condizioni degli aracnidi.

1º _Nella statura_. — La femmina ha una statura maggiore del maschio;

questo è più piccolo, più smilzo e più agile. La maggiore statura della

femmina risiede non solamente nell’addome, il quale è turgido per la

presenza delle uova, ma anche nel capotorace. A questa regola sono

soggetti tutti gli ordini della classe.

2º _Nel colore_. — Le differenze di colore sono raramente grandi;

l’insieme della livrea è generalmente simile nell’uno e nell’altro

sesso, ma nel maschio i colori sono più carichi, le tinte più oscure

e più marcate. Solamente le zampe offrono talvolta nel maschio colori

affatto diversi da quelli che si osservano negli organi corrispondenti

delle femmine; vedesi ciò, per es., negli attidi, e particolarmente nel

genere _Heliophanus_.

Anche a questa regola vanno soggetti tutti gli aracnidi. Tuttavia

negli opilionidi si osserva qualche eccezione, e ciò non tanto perchè

la macchia filloide nel maschio è meno distinta che nella femmina,

quanto perchè i due sessi possono essere affatto diversamente colorati.

Un esempio ci offre il _Leiobunum hemisphaericum Herbst_, in cui il

maschio è rosso di mattone, mentre il corpo della femmina è bianco

giallastro, ornato di macchia filloide e di fascie trasversali nere.

Ho però osservato che nella citata specie il colore rosso di mattone

apparisce qualche volta anche nella femmina in forma di fascie

trasversali.

3º _Nei palpi_. — Questi organi hanno subìto negli araneidi una

meravigliosa trasformazione, giacchè nei maschi non servono solamente

come organi sensitivi e di locomozione, ma sono convertiti in organi

di accoppiamento. Perciò li vediamo rigonfiare all’apice in guisa di

clava, e muniti di organi svariatissimi, atti ad accogliere lo sperma

(spermatoforo), ed a portarlo attraverso l’epiginio nell’interno della

femmina (embolo).

Negli opilionidi i palpi maschili sono spesso assai più lunghi dei

femminili, come si può osservare nel genere _Cerastoma_. Nel genere

_Opilio_ il maschio porta spesso sull’ultimo articolo dei palpi una

raspa, ossia una fascia di granetti minuti e fitti, la quale nella

femmina o manca od è poco sviluppata; ciò si vede per esempio nelle

specie _Opilio glacialis, O. luridus, O. graniferus_. Nei nemastomi i

palpi maschili sono talvolta armati di spine, mentre i femminili sono

lisci; così nel _Nemastoma dentipalpe_ il quarto articolo dei palpi

porta nei maschi un dente acuto, falciforme, curvato indietro, il quale

nella femmina manca.

Anche negli scorpioni presentano i palpi delle differenze sessuali

secondarie; le chele sono cioè in regola nel maschio più lunghe e

più grosse che non nella femmina; si può convincersene esaminando lo

_Scorpius germanus_.

4º _Nelle mandibole_. — Negli araneidi le vediamo qualche volta lunghe,

robuste e perfino dentellate nei maschi; ed invece brevi, deboli ed

inermi nelle femmine. Cito in proposito i generi _Cheiracanthium,

Dictyna, Pyrophorus, Calliethera, Linyphia_.

Negli opilionidi le mandibole maschili possono differire dalle

femminili per essere riccamente granulose, o fornite di appendici

più o meno lunghe. In molte specie del genere _Opilio_ le mandibole

del maschio sono coperte appunto di numerosi granetti, i quali nelle

mandibole della femmina sono scarsi o mancano. Nell’_Opilio Targionii_

il maschio porta in ciascuna mandibola una prominenza assai distinta,

e nel genere _Cerastoma_ il ginocchio della mandibola si allunga in un

corno che nella femmina non esiste. Nel _Nemastoma_ dentipalpe il primo

articolo mandibolare del maschio si allunga in una prominenza larga e

fortemente pelosa che non vedesi nella femmina.

5º _Nella forma del capotorace_. — Interessanti per tale riguardo sono

alcuni araneidi, e precisamente quelli che il Blackwall ha raccolto nel

suo genere _Walkenaera_. In essi il capotorace del maschio porta una

o più gobbe, le quali dànno all’animale un aspetto molto singolare,

e mancano affatto nelle femmine. Le dette gobbe portano generalmente

gli occhi, e contribuiscono senza dubbio a rendere possibile una larga

vista.

6º _Nelle zampe_. — I maschi di molti araneidi ed opilionidi hanno le

zampe, in proporzione alla lunghezza del corpo, più lunghe che non le

femmine; specialmente evidente è questo carattere nel secondo dei due

citati ordini. Talvolta le zampe del 1º e 2º paio sono nel maschio

ingrossate (_Dendryphantes_); altre volte sono quelle del 3º paio, così

nell’_Attus barbipes_, dove presentano una struttura molto strana.

Negli stessi ordini il maschio ha le zampe generalmente meglio armate

della femmina, ossia meglio provviste di spine o setole o granulazioni.

7º _Nell’addome_. — Esso è nelle femmine più voluminoso che nei maschi,

perchè deve racchiudere le uova talvolta numerose.

Negli scorpioni l’addome porta i così detti pettini, le lamelle dei

quali variano di numero a seconda del sesso, come risulta dalla

seguente tabella.

SPECIE Numero delle

lamelle nei pettini

M. F.

_Scorpius italicus_ Herbst 10 8

_Scorpius Canestrinii_ Fanz. 10 8

_Scorpius provincialis_ C. Koch 8 7

_Scorpius sicanus_ G. Koch 8 8

_Scorpius tergestinus_ G. Koch ? 8

_Scorpius aquilejensis_ C. Koch 8 ?

_Scorpius massiliensis_ C. Koch 10 8

_Scorpius germanus_ Schaeff 7 6

_Scorpius aquilejensis_ C. Koch 8 ?

_Scorpius massiliensis_ C. Koch 10 8

_Scorpius germanus_ Schaeff 7 6

Come si vede da questa tabella, il maschio porta nei suoi pettini un

numero maggiore di lamelle che non la femmina. Carlo Koch, Fanzago, ed

io abbiamo anche osservato che l’ultimo articolo codale, insieme col

pungiglione, è meglio sviluppato nei maschi che nelle femmine.

8º _Negli apparati musicali_. — Secondo il Westring, i maschi di alcune

specie di _Asagena_ e di _Theridium_ emettono dei suoni, mentre le

femmine sono mute.

Da questi fatti possiamo dedurre quanto segue:

I. I maschi sono atti alla ricerca della femmina, sia perchè sono

più smilzi e più agili, sia ancora perchè hanno una vista più

felice. L’osservazione diretta viene a confermare questa deduzione,

insegnandoci che in molte specie di aracnidi il maschio conduce vita

girovaga, la femmina invece vita sedentaria; ed insegnandoci inoltre

che negli araneidi si è generalmente il maschio, il quale, nell’epoca

della riproduzione, si reca sopra la ragnatela della femmina, e non

questa su quella del maschio.

La stessa agilità torna utile al maschio per sottrarsi, dopo la copula,

alla voracità della femmina, la quale altrimenti lo divorerebbe. Non

ostante però il predetto carattere, il maschio finisce qualche volta la

sua vita tra le mandibole della femmina.

II. I maschi hanno mezzi potenti per tenere la femmina durante

l’accoppiamento, e per eseguire quest’atto. Per fissare la femmina

servono le mandibole, le zampe, la raspa, gli uncini dei palpi,

i pettini, ecc. La struttura complicata dei palpi negli araneidi

favorisce l’introduzione dello sperma nel corpo femminile.

Per convincerci del predetto scopo delle mandibole in quelle specie

in cui sono sviluppatissime, basta osservare l’accoppiamento della

_Tetragnatha extensa_ e della _Pachygnatha Listeri_, in cui il maschio,

durante la copula, abbraccia colle sue potenti mandibole quelle della

femmina, e la tiene così soggetta alla sua volontà.

III. Le armi, di cui sono muniti i maschi, possono essere utili anche

nella lotta tra maschio e maschio pel possesso della femmina. Tale

lotta fu diffatti osservata più volte tanto negli araneidi, come negli

opilionidi, e già il Menge nel 1843 espose alcune sue osservazioni

in proposito. La _Linyphia triangularis_ Walck., ed il _Cerastoma

cornutum_ Linn. forniscono esempi delle lotte anzidette; e non è al

certo accidentale la presenza di robuste mandibole nel maschio della

prima, e delle corna mandibolari nel maschio della seconda specie.

IV. Anche negli aracnidi i due sessi differiscono pel colore, come

l’abbiamo constatato in quasi tutti i gruppi di animali, dei quali

abbiamo parlato; ed il maschio è il più brillantemente colorato.

Illustrerò con alcuni esempi le osservazioni sopra esposte, e dò la

descrizione di ambedue i sessi di tre specie.

La teoria dell'evoluzione · 第 13 / 52 题