Avventurosi furono i principj del Governo del _Conte di Pennaranda_,
non solo per la tranquillità restituita nel nostro Regno, ma per la
felicità della pace, che maneggiata lungamente tra le due Corone,
venne ora ne' Pirenei a conchiudersi da' due Favoriti, dal Cardinal
Mazzarini per la Francia, e da D. Luigi di Haro per la Spagna.
Facilitò la conchiusione l'esser nato al Re Filippo IV il secondo
figliuolo, per la natività del quale pareva, che maggiormente si fosse
allontanata la successione della Monarchia nell'Infanta D. Maria Teresa
d'Austria, figliuola del primo letto del Re Filippo. Ambivano questi
due Favoriti di esser creduti autori d'una pace cotanto da' popoli
sospirata, siccome erano stati prima riputati istromenti delle tante
calamità della guerra; e per ciò ricusavano qualsisia mediazione, ed
in particolare quella del Pontefice Alessandro VII, resosi poco grato
ad amendue le Corone. Concertatesi adunque le principali condizioni,
che consistevano nel matrimonio dell'Infanta col Re Luigi XIV, e
nel ritenersi la Francia una parte delle conquiste, rilasciandone
l'altra, convennero questi primi Ministri di trovarsi a' Pirenei per
istipulare e suggellar il trattato. Si mosse pertanto il Mazzarini
da Parigi, il quale per cammino ricevè da Madrid l'approvazione del
concertato; ma giunto a' confini trovò, che gli Spagnuoli, anche nel
discapito della fortuna, vollero sostenere il rigor del posto; poichè
D. Luigi di Haro, ancorchè dovesse cedere alla dignità Cardinalizia,
pretese però, uguagliandosi nel Ministerio, di sostenere la parità col
Mazzarini, e con tratti d'ingegno nel negoziar tal competenza proccurò
di superarlo; poichè fu trovato espediente nell'Isoletta chiamata De'
Fagiani del picciol fiume Vidasso, noto, e non per altro famoso, se
non perchè divide i due Regni, di fabbricarvi una casa di legno, in
cui entrando dalla parte sua per un ponte ogni uno de' Ministri, si
trovassero ambedue in una sala comune. Quivi adunque entrati tennero
moltissime conferenze, e dopo essersi lungamente dibattuto intorno
all'inclusione in questa pace di Portogallo, ed alla restituzione del
Principe di Condè nel Regno di Francia, ne' suoi beni e nelle cariche:
finalmente rimaso escluso il Portogallo, ed accordata la reintegrazione
al Principe, fu il trattato di pace sottoscritto a' 7 di novembre
di quest'anno 1659 dai due Ministri, e solennizzato con reciprochi
amplessi e con giubilo degli astanti, il qual si diffuse con indicibile
allegrezza per tutti i Regni delle due Corone.
I capitoli di questa pace furono in gran numero, ed i primi, con
lunghe ed affettuose espressioni, contenevano in ristretto le
solite condizioni di reciproca reintegrazione de' beni, onori,
dignità e beneficj a tutti i sudditi dell'una e l'altra parte,
così Ecclesiastici come Secolari, che avessero seguitato il partito
contrario, includendovi nominatamente i Napoletani, Catalani ed il
Principe di Monaco; ed altri parimente se ne accordarono intorno al
riaprire il commercio fra le due nazioni. Il più principale fu il
matrimonio stabilito con dote di cinquecentomila ducati tra l'Infanta
D. Maria Teresa col Re Luigi, rinunziando però l'Infanta nella forma
più solenne, anche in considerazion della pace, e perchè queste due
Corone per qualunque avvenimento non potessero unirsi insieme in un sol
capo, alle ragioni di succedere nella monarchia di Spagna. S'accordò,
che delle conquiste restasse alla Francia tutta la provincia d'Artois,
eccetto S. Omer ed Aire con le loro dipendenze. In Fiandra continuasse
quella Corona nel possesso di Gravelines, Borburg, S. Venant, de' Forti
annessi e di tutto ciò che apparteneva a que' luoghi; come nell'Ainaut
di Landrecies e Quesnoy, nel Lucemburg di Tionville, Damvillers, Juoy
ed altri luoghi occupati di minore momento. Restava pure alla Francia
Perpignano con li contadi di Rossiglione e Conflans, quella parte però
che giace di qua da' Pirenei; deputandosi reciprocamente Commessarj per
assegnare i confini.
La Francia restituiva la Bassee e Vinoxberg, in cambio però di
Mariemburg e Filippeville, che la Spagna cedeva; ed in oltre rendeva
Ipri, Oudenarde, Dixmude, Furnes, le terre sopra il Fiume Lis, alcuni
castelli nella contea di Borgogna; Valenza e Mortara in Italia; Roses
e Cadagues in Ispagna, con tutto ciò che si trovava di là de' Pirenei.
La Spagna pure rendeva Linchamp, ed in oltre lo Sciatelet e Rocroy dal
Principe di Condè possedute. Rinunziava le pretensioni sopra l'Alsazia
e sue dipendenze, già dall'Imperadore nel trattato d'Osnabrug a'
Franzesi cedute.
Quanto al Lorena, se egli voleva entrar nella pace, si rimetteva il
Duca nel possesso degli Stati, demolito Nancy, con restar alla Francia
Mortmedy, il Ducato di Bar, Clermont, Stenè, Dun e Jametz, ed il passo
aperto alle truppe per andare in Alsazia.
A Savoja rimetteva la Spagna Vercelli; al Principe di Monaco i suoi
beni; ed il trattato di Chierasco si confermava.
Modena si comprendeva, ritirando gli Spagnuoli da Coreggio il presidio,
e passando tra' predetti Duchi e la Spagna varie pretensioni per
doti, assegnamenti, ed usufrutti, si rimettevano queste ad amicabile
composizione, come pure le differenze, che per la Valtellina potessero
insorgere con li Grigioni.
Il Papa doveva esser sollecitato dai due Re a render ragione alla Casa
d'Este per le Valli di Comacchio, ed assegnar tempo congruo al Duca di
Parma per la ricuperazione di Castro.
Finalmente non furono ommesse tutte le clausole più solenni e
stringenti, per consolidare una pace perpetua, e divertire le discordie
nell'avvenire. Ciò stabilito, partirono i Ministri dalla conferenza,
e la corte di Francia, ch'era in Tolosa, si trattenne in Linguadoca e
Provenza tutto l'inverno, sino che venne non solo la ratificazione di
Spagna, ma che la Sposa col padre arrivasse a' confini.
Fu questa pace pubblicata solennemente da per tutto per consolare i
Popoli; ed in Napoli ne pervenne l'avviso nell'entrar del nuovo anno
1660 avendo poco da poi il Re Filippo con suo dispaccio de' 10 febbrajo
comandato, che quivi si pubblicasse, siccome con solenne cerimonia
fu fatto a' 6 d'aprile avanti il regal Palagio. Comandò ancora il
Re con suo particolar rescritto, che si pubblicasse il perdono di
tutti coloro, che avevano seguito il partito franzese, siccome fu poi
dal Vicerè eseguito a' 11 gennajo del seguente anno 1661, e furono
reintegrati nel possesso de' loro beni il Principe di Monaco, ed il
Duca di Collepietra. Furono ancora celebrate solenni e magnifiche feste
per la pace, e per lo matrimonio dell'Infanta col Re Luigi, seguito
già ne' 29 del mese di giugno di quest'anno 1660, le quali furono
poco da poi replicate per l'altra pace conchiusa tra' Principi del
Settentrione. Solo il Regno di Portogallo rimase escluso ne' trattati
di questa pace; onde gli Spagnuoli rivoltarono i loro pensieri per
riunirlo alla Corona, e s'accinsero ad unire formidabili eserciti per
domare i Portoghesi.