X.

Il tiranno s'era appena seduto a mensa davanti un bel piatto di

maccheroni al sugo, s'era cacciato nella cravatta un lembo del

tovagliuolo per conservare illibato da ogni macchia il panciotto; e

dalla serenità del suo volto traspariva ad evidenza l'uomo doppiamente

soddisfatto del suo onore.... e dei suoi maccheroni.

L'annunzio del mio ritorno gli fece cadere dalle mani la forchetta,

l'annunzio della mia accettazione alla sfida gli strinse la gola come un

capestro. Addio maccheroni! non gli restava che l'onore da salvare, e

poteva costargli la vita. Ecco il mio argomento sulla pazzia convalidato

da un nuovo avvenimento; ove è il matto?... È quello che s'illude sul

piacere di mangiare un piatto di maccheroni, o colui che lo richiama

alle amare realtà della vita?... Lasciate dunque che l'uomo creda nei

maccheroni, e non fatevi un vanto di lacerare le sue belle illusioni per

mostrargli la canna d'una pistola o la punta d'una spada. Questo

avvenimento che condanna la filosofia realista, condanna in pari tempo

il duello. Il duello non prova nulla. Togliete un uomo ai maccheroni per

darlo in preda alla morte; che cosa avete salvato?... l'onore, la

verità, la giustizia?... Credere che un uomo che abbandona un piatto

appetitoso per uccidere o restare ucciso possa salvare qualche cosa è

una vera insania, che ripugna al buon senso. Esso non può salvar nulla,

e può perdere tutto, i maccheroni e la vita. Due buone cose, delle quali

ognuno ha l'obbligo di tener conto, e che pur troppo si giuocano sovente

per una chimera!... Ma fin che dura il pregiudizio sociale del duello,

sarà necessario lasciare i maccheroni per battersi coll'avversario, e

quindi il dottore Canziani dovette alzarsi da sedere e disporsi al

doppio sacrifizio.

Però tale risoluzione gli pesava assai, non si poteva decidere, e

siccome nelle più gravi sventure la speranza è l'ultima che ci

abbandona, così un raggio di speranza illuminò la sua mente scomposta.

Egli esaminò con uno sguardo scrutatore i due testimoni, e sembrandogli

di scorgere sul loro volto la calma dell'uomo senza pensieri, si mise a

ridere cordialmente.... si sedette di nuovo.... aspirò con voluttà

l'esalazione gastronomica che gli saliva dal piatto, e disse:

--Ho indovinato tutto!... è uno scherzo!...

Anche la calma dei testimoni lo aveva illuso; i testimoni sono sempre

sereni, essi non hanno nulla da perdere, nè l'onore, nè la vita, nè i

maccheroni. Ed essi dovettero rispondergli:

--Dottore carissimo, non si tratta di scherzi, ma di pura verità, e pur

troppo d'una verità molto seria;--e Tobia soggiunse:

--Ella ha accusato di viltà il maestro, lo ha reso ridicolo a tutto il

villaggio, lo ha sfidato all'ultimo sangue. Simili provocazioni non si

possono accomodare; favorisca dunque di seguirci in un luogo più

opportuno per convenire sulle condizioni.

Allora il tiranno, assumendo una posa tragica, si alzò, e dimenticando

di togliersi il tovagliuolo, si mise a declamare sulla inopportunità di

tali pretese.

--È troppo tardi!...--egli diceva dimenandosi furiosamente ed agitando

il tovagliolo che gli scendeva sul petto.--È troppo tardi!.. il termine

fissato da ogni convenienza è trascorso, il processo verbale è redatto e

firmato in pieno ordine, l'ho aspettato abbastanza l'avversario, il

tempo utile per ogni reclamo è trascorso, gravi occupazioni umanitarie

reclamano le mie cure, e non posso nè devo trascurare i doveri del mio

stato per secondare un capriccio....--e si agitava furiosamente,

guardando di sbieco i maccheroni, che svaporavano e diventavano freddi.

Tobia alzava le spalle con impazienza, e quando il dottore finì di

parlare, gli rispose:

--Questa volta la prescrizione del medico non ha valore, è affatto

arbitraria, è priva di diritto. Nessuna legge, nessuna abitudine,

nessuna convenzione ha mai limitato il tempo di chiedere riparazione a

chi ha ricevuto un oltraggio. Il maestro ignorava la sfida e le offese

che la accompagnarono: appena di ritorno da una escursione, vedendo che

tutti gli ridono in faccia ne domanda la cagione, e viene a scoprire la

calunnia che lo rese ridicolo. Egli non ha perduto un istante di tempo,

ci ha mandati ad avvertirla che non solo accetta la sfida, ma esige che

il duello abbia luogo in modo tale da risarcire interamente il suo

onore.

Il dottore indispettito, non sapendo come sfuggire alla posizione nella

quale s'era collocato per imprudenza, si strappò con impeto stizzoso il

tovagliolo, ed alzando la destra in tono tragico esclamò:

--Poichè si esige assolutamente del sangue, ebbene sia!... non la

giustizia, ma la sorte deciderà della vita d'un uomo... e forse d'un

innocente assalito sulla pubblica via, colle ingiurie più

scandalose...--e aprendo la porta che metteva al suo studio, accennò ai

testimoni che volessero entrare.

--Oh Dio!... Oh Dio!... vogliono assassinare mio marito!...--si mise a

gridare la signora Pasquetta, che fino a quel momento aveva assistito a

quella scena, muta e sbalordita...--Oh Dio! Gaspare... per amore del

cielo... oh Tobia!.. calmateli, fate la pace....

Tobia la guardava impassibile sulla porta, il medico uscì mettendosi le

mani nei capelli, e la signora Pasquetta si precipitò nelle braccia del

farmacista, che procurava invano di calmarla....

--Gaspare!.. salvatelo... salvate la sua vita!.. è vostro dovere!.. voi

sapete ch'egli è innocente... è una vittima della sua debolezza.., è un

uomo tranquillo... pacifico... che non ha mai preso un'arma in mano...

Gaspare... la vita di mio marito è nelle vostre mani.

Tobia mi ha confessato poi che quella scena di una ribelle, perorante in

favore della legittimità nelle braccia dell'usurpatore, sorpassò la

commedia dei maccheroni.

--Belle scene! comiche tutte due!--egli mi ripeteva; ma la fisonomia del

farmacista superava ogni aspettativa. È vero che il disinganno del

medico davanti i maccheroni fumanti aveva il suo valore, ma il

disinganno dell'innamorato davanti l'affetto coniugale che si risveglia

nel pericolo, destava un grande interesse morale!... Io stava per

iscoppiare dalle risa, quando la cuoca, attirata dal rumore, entrò nel

tinello, proprio in tempo opportuno per ricevere fra le sue braccia la

padrona svenuta. Abbiamo colto il momento favorevole per entrare nello

studio del medico. Egli ci attendeva nell'attitudine d'un uomo deciso...

a risparmiar la pelle. Volle dapprima mostrarsi pronto ad ogni

estremità, dicendo:

--Poichè si esige assolutamente ch'io uccida un uomo... ebbene,

l'ucciderò!...

--Uno più, uno meno, non fa gran caso!...--rispose Tobia....

Il medico, nuovamente colpito da questo dardo fulminava l'organista con

isguardi di fuoco... poi tentando una nuova scappatoia, saltò su a dire:

--E che cosa farebbe quel signorino se io mi rifiutassi di prestarmi ai

suoi capricci... che lo espongono a commettere un delitto... e ad essere

condannato in prigione per omicidio?...

--Che cosa farebbe!--soggiunse Tobia,--le darebbe uno schiaffo in

pubblico!...

Il dottore diede un balzo, poi, gettandosi violentemente sopra Tobia!

voleva metterlo alla porta.

--Insolente!... provocatore!...--egli esclamava,--siete voi colla vostra

lingua di vipera che mettete tutto il paese in iscompiglio... voi colle

vostre punture... colle maldicenze... colle calunnie, che spargete il

veleno nelle famiglie tranquille, che aizzate le collere, che esagerate

le offese... che inventate mille fandonie per suscitare le discordie ed

accendere gli animi alla vendetta. Voi siete la peste del paese!...

A tali parole Tobia, che tremava per la bile concentrata, non potè più

reggere, gettò lungi il lungo cappello a cilindro che faceva girare

nelle mani convulse, si alzò in due tratti le maniche che

gl'ingombravano i polsi, e alzati i pugni in aria si slanciò verso il

medico. Esso erasi rifugiato dietro ad un tavolo; il farmacista fermò

l'assalitore per le spalle, e nell'impeto della lotta caddero per terra

con gran rumore le sedie, i libri, il calamaio, e tutti gli oggetti

circostanti. Fu un tafferuglio del diavolo, che durò alcuni minuti. A

quanto mi si raccontò, Uguccione Della Fagiuola era divenuto una iena,

Lucchino Visconti un serpente a sonagli ed Ugolino Gonzaga si trovava

trasformato in domatore di belve feroci, le quali avevano ridotto lo

studio del dottore in una gabbia; l'organista voleva battere il tempo

sulla testa del medico, e questi voleva cavar sangue per forza

all'avversario. Il farmacista, privo d'ogni mezzo terapeutico per

deprimere quelle convulsioni, non trovava al momento altro rimedio

pratico all'infuori di quello di batterli tutti e due e menava colpi a

dritta ed a sinistra per dividere i contendenti.

Ci volle tempo e fatica per raggiungere lo scopo. La musica

dell'avvenire è meno fragorosa di quella che sonava l'organista, la

medicina antiflogistica è più mite di quella che voleva esercitare il

medico sull'avversario.

--Ammazzatevi in nome di Dio!... ma da galantuomini,--gridava il

farmacista;--non è lecito rompersi la testa a pugni, il decoro esige che

gli uomini onesti si sbudellino colle regole cavalleresche; cessate

dunque dalle ceffate e dai cazzotti e usate le armi più

nobili!...--Tobia abbrancava un dizionario per rompere la testa al

medico....--Alto!... ferma!... gridava il farmacista, arrestando il

braccio furioso dell'assalitore... urlando con quanto fiato aveva in

gola: rispettate la casa, rispettate l'ospitalità, ascoltatemi,

uccidetevi in regola, a tempo e luogo opportuni.... Finalmente con

improba fatica potè calmare quei furibondi e dividerli.

Ridotti in due angoli opposti, si guardavano in cagnesco, quando Gaspare

nel mezzo, alzando le braccia minacciose verso entrambi, pronunciò la

sentenza finale:--Capisco che ogni conciliazione è divenuta

impossibile... ma cessi ogni lotta ignobile, e si porti lealmente sul

terreno ogni questione per finirla con decoro ed onore. Allora di comune

accordo vennero fissate le condizioni del duello, e scelte le armi.

Tobia troverà un altro testimonio pel maestro, Gaspare un secondo

padrino pel medico. Dopo il primo duello si potrà vedere se ci sarà

motivo per un secondo assalto fra il medico e Tobia; per ora non si

parli che del primo scontro. L'ora?... domattina, al levar del sole. Il

luogo?... il prato delle quercie dietro il cimitero. Le pistole di

misura normale, a quindici passi di distanza, col diritto di tirare a

volontà, e di avanzarsi per iscaricare le armi, anche a bruciapelo.

Poichè il dottore ebbe accettate tutte le condizioni, i due padrini

vennero a farmi la relazione dell'affare conchiuso, narrandomi

esattamente i più minuti particolari di quell'episodio tragico-comico,

finito con alcune contusioni da ambe le parti, che precedevano gli

ulteriori ferimenti, come l'antipasto il banchetto!

Ascoltai con amarezza il racconto di quelle scene volgari, che

incominciando la lotta con assalti villani, toglievano al duello il

carattere cavalleresco che solo può renderlo tollerabile. Ma come

fare?... Non toccava a me decidere quanto i costumi grossolani del

villaggio avessero pregiudicata la questione rendendola ridicola. Io

poteva soltanto deplorare la sorte che mi condannava a subire una legge

assurda in sè stessa, resa affatto inconveniente dalle circostanze. Ma

non mi era possibile ritirarmi senza far ricadere sopra di me solo i

torti altrui. Ho dunque accettate tutte le condizioni senza commenti,

approvando l'incarico assunto dai due primi testimoni, da completarsi,

trovando gli altri due che mancavano.

Era già notte avanzata quando fui lasciato solo, e mi restavano poche

ore per giungere al momento fissato di trovarci sul terreno.

Mi gettai vestito sul letto pensando ai casi miei e confesso

ingenuamente d'aver passato una pessima notte. Il matrimonio della

contessa Savina era la causa di tutte le mie disgrazie. Essa aveva

spente le mie illusioni giovanili, aveva acceso il mio furore, m'aveva

tolto il senno, e forse mi toglieva la vita!... Che cosa ero venuto a

fare a questo mondo io?... Ad amare una fanciulla alla distanza di venti

metri, per poi fuggirla senza ragione, e vedermela rapire senza

giustizia... e poi morire per mano d'un medico!... Questa seconda parte

la trovavo abbastanza regolare, e non mi sorprendeva punto.... Ma la

prima parte mi pareva incompleta... evidentemente vi mancava qualche

cosa.... Ah! se almeno avessi ottenuto quel bacio!... quel bacio e

morire... la mia vita non mi sarebbe sembrata incompleta!

Facendo il mio esame di coscienza come un moribondo, trovavo dapprima

che avrei potuto impiegare meglio il tempo, e forse se non avessi

incominciato a vivere con una chimera, ora non arrischierei di morire

per una imprudenza. Poi, scendendo sempre più profondamente nella mia

anima, vi trovava dei misteri... sentivo che la gioventù, l'amore della

vita, malgrado i disinganni e i dolori, mi tenevano ancora avvinghiato

alla terra. La vita mi appariva sotto un nuovo aspetto al momento di

perderla; e mi pareva che non fosse tanto atroce, da lasciarla per

sempre senza rimpianto. Era forse viltà?... era paura?... non lo so; ma

scrutando attentamente nelle più profonde latebre del mio cuore, vi

trovava di peggio, vi trovava del fango!... Sicuro, del fango!.. un

desiderio colpevole che serpeggiava in quegl'imi recessi della

vita!...--La contessa Savina non è morta... io pensava... fin che vive

non ho perduta ogni probabilità di rivederla.... Rivedendola... ed essa

rivedendomi... forse... chi sa!... Chi può prevedere i casi della

vita?... Dunque un atomo di speranza agitava ancora il mio cuore; una

speranza colpevole, la speranza d'un bacio! ecco il fango! era una

speranza quasi impercettibile, come un infusorio... ma era viva!...

La morte vicina mi produceva l'effetto d'una lente, m'ingrandiva gli

oggetti... la speranza si allargava, si moveva, diventava visibile!...

il fango fermentava, come le materie palustri, e mi dava la febbre!...

La natura umana è fatta così; e non sono io che l'ho fatta!...

La morte soltanto distrugge ogni speranza d'amore... e forse nemmeno la

morte la distrugge interamente.

L'amore appartiene alla tribù degli antropofagi... che si mangiano fra

di loro. La morte raffredda, ma non distrugge l'antropofago; la

distruzione ha luogo soltanto quando l'antropofago vivo divora

l'antropofago morto: allora solamente non resta più nulla... tutto è

finito.

Divagavo fra gli antropofagi quando la luce del crepuscolo venne a

richiamarmi alla dura realtà. Apersi la finestra, l'aria imbalsamata del

mattino entrò nella mia stanza, la natura si risvegliava dal suo letargo

e rivolgeva un sorriso al cielo sereno. Il capinero cantava sul

biancospino fiorito, le nuove foglioline degli alberi appena sbocciate

oscillavano alla brezza mattutina e lucevano al sole. La vita mi

sembrava bella... e bisognava apparecchiarsi a lasciarla... nella

primavera della vita e dell'anno.

Rivolsi un pensiero affettuoso a mio zio canonico, e un altro pensiero

non meno tenero a Bitto. Perchè nascondere la verità? Ho avuto delle

stranezze, ma non sono mai stato un ipocrita: dico sempre quello che

sento. Non mi vergogno d'aver amato un canonico... nè un cane. Entrambi

mi diedero prove d'affetto, ed io sento riconoscenza eguale per chiunque

mi fa del bene. Se taluno pretende che si devono distinguere gli uomini

dalle bestie, mi provi che i primi furono sempre superiori alle seconde.

Intanto, io che ho trovato molte volte la bestia superiore all'uomo, li

metto insieme, e credo di non far torto a nessuno.

Deciso di morire onorato, diedi un addio alla vita, e non pensai più che

a finirla con una morte dignitosa. Volli pulirmi e pettinarmi come un

uomo che va ad una festa, e uscito tranquillamente di casa mi recai al

luogo fissato. Poco dopo vidi comparire Tobia accompagnato dal signor

Nicola Bruni, seguiti a piccola distanza dal farmacista e dal suo

praticante. Mi sorprese alquanto la presenza del signor Nicola, che non

mi sembrava uomo adatto a simili affari; ma l'impreveduto non succede

che nel nostro cervello, perchè tutto quello che succede di fatto doveva

naturalmente succedere.

Il signor Nicola mi diede una stretta di mano, annunziandosi con brevi

parole per mio secondo testimonio.

--Vedendo il caso inevitabile,--mi disse,--quantunque con sommo

rammarico, non ho voluto rifiutarvi la mia assistenza in questo

momento....

Lo ringraziai cordialmente della sua bontà, e accennai a Tobia la mia

soddisfazione per la scelta che aveva fatto.

A compiere la tragedia non mancava più che il tiranno.

--È capace di non venire,--disse Uguccione della Fagiuola.

--Sarete sempre una cattiva lingua,--soggiunse il farmacista, indicando

col dito un gruppo d'alberi, dietro ai quali compariva il dottore.

--Domando scusa del ritardo....--disse il tiranno al suo arrivo....--ma

anche gli affetti di famiglia hanno i loro diritti,... e i loro

doveri.... ho dovuto ingannare mia moglie....

Tobia alzò le spalle, un impercettibile sorriso sfiorò le labbra del

farmacista, mentre il dottore continuava:

--Ho dovuto assicurarla che ogni differenza s'era appianata

amichevolmente, e che il signor Daniele non mi aveva rifiutata la sua

mano....--e così dicendo mi stendeva la destra, in atto modesto e quasi

supplichevole.

In quel momento, dimenticando ogni altra cosa, non vidi che il tiranno

della mia tragedia divenuto affatto ridicolo, n'ebbi dispetto, e girando

sui talloni gli voltai la schiena.

--Animo, alla decisione,--disse Uguccione.

Allora i padrini misurarono la distanza, caricarono le pistole, ce le

consegnarono montate, e ci posero in guardia. In quel momento, avendo

paura d'aver paura, io non pensava più a nulla. Guardai in faccia il

dottore, che aveva i capelli irti, ed era pallido come un morto. Pareva

che la sua testa si sostenesse più del solito sui solini, la sua bocca

faceva uno sberleffo. Egli si teneva immobile colla pistola tesa. Io mi

avanzai verso di lui lentamente, e giunto circa alla metà dello spazio

che ci divideva, mi fermai e lo presi di mira. Eravamo a sei passi di

distanza. Allora, sentendo il pericolo imminente, egli si decise a

tirare pel primo, alzò la pistola all'altezza del mio petto, e fece

partire il colpo. Io rimasi incolume, e immobile continuai ad

osservarlo; egli era divenuto verdognolo. M'avanzai lentamente, colla

mano ferma e l'indice sul grilletto; ad ogni passo che io facevo, i suoi

lineamenti si alteravano, la tinta del suo volto si oscurava, ed io

avanti, avanti, avanti. Egli era divenuto livido quando gli posai la

bocca della pistola sul cuore. Chiuse gli occhi, alzò la testa,

abbandonò le braccia come un uomo che sta per cadere. Allora gli dissi

lentamente:

--Signor dottore, se io non fossi matto vi ucciderei, ma io sono matto e

vi dono la vita. Imparate a rispettare i matti, e non occupatevi altro a

guarirli.--E così dicendo gettai la pistola sull'erba e gli stesi la

mano. Egli me la strinse fortemente colla sua che era fredda come quella

d'un cadavere, e stava per profferire qualche parola, quando Uguccione

della Fagiuola, raccolta la pistola carica, mi disse:

--Adesso tocca a me!... io pure sono stato offeso dal dottore, ed esigo

che mi domandi scusa.... o si apparecchi a morire....

Il tiranno aggrottando le ciglia balbettava parole incomprensibili. Le

sue mani avevano contrazioni nervose, e pareva che si sentisse

stuzzicato a gettarsi al collo d'Uguccione.... quando il farmacista

saltò su a dire:

--Finiamola.... basta così.

--No,--rispose l'ostinato,--è troppo orgoglioso, voglio castigarlo.

Dottore, io rappresento in questo momento tutti i cadaveri che avete

mandati al diavolo prima del tempo. Io rappresento la congiura

dell'inferno contro l'omicida, raccomandate al cielo la vostra anima....

e morite.

E così dicendo lo prese di mira a soli quattro passi di distanza, e fece

partire il colpo. Io pensai che l'organista fosse diventato pazzo

improvvisamente; feci un salto per isviare il suo braccio, ma giunsi

troppo tardi, il colpo era partito. Quando il fumo mi permise di vedere

il dottore, esso traballava.... e colle mani strette sul petto, come un

uomo che si sente gravemente ferito, esclamava con voce semispenta e

interrotta:

--Sono as....sas....si....nato!...

Tobia dava in uno scroscio di risa sgangherate.

--È un brutto scherzo,--soggiunse il signor Nicola,--ma non è un

assassinio.

--Ma io sono ferito....--disse il medico con voce lamentevole....

--Dal semplice stoppaccio....--rispose il signor Nicola....--perchè le

pistole non erano caricate che a polvere....

Io alzai la testa sdegnato a tale notizia, e non volevo accettare la

burla, ma il signor Nicola, mettendomi una mano sulla spalla, mi

costrinse a tacere.

--Giovinotto,--mi disse,--basta così. Nessuno di noi sarebbe venuto ad

assistere ad un omicidio. Se voi avete perduta la testa, non l'ho

perduta io. Le ciarle sono ciarle, ma la vita è cosa seria, nè deve

togliersi per così poco. Noi ci dobbiamo tutti alla famiglia ed al

paese. Il diritto di morire da galantuomini si acquista studiando,

lavorando, affaticando pel bene comune; morire da fanfaroni è una

leggerezza colpevole, uccidere il proprio simile è un delitto. In ogni

questione ci sono torti e ragioni, bisogna chiarirli colla giustizia e

ripararli coll'onestà. Nel nostro caso il maestro offese il dottore coi

suoi soliti paradossi, il dottore offese il maestro accusandolo di

vigliaccheria... ebbero torto tutti due.... Il medico fa il suo dovere

curando i malati, il maestro è un giovane incapace d'una viltà. Le

offese si complicarono per imperizia dei testimoni; non era più

possibile calmare i contendenti, bisognava dare qualche soddisfazione da

ambe le parti, e finirla alla meno peggio. Ma non ci potevano essere

scuse per permettere un omicidio. Bisognava salvare l'onore e la vita di

tutti due. Io ho accettato d'essere padrino a tali condizioni, e gli

altri secondarono la proposta con animo lieto. Gaspare per il primo si

prestò con ogni argomento a convincere Tobia della necessità di non

commettere delitti nè imprudenze, a non versar sangue, a risparmiare le

lagrime alle famiglie, e a non dar motivo ai Tribunali di aprire

processi togliendo la pace al nostro tranquillo villaggio.

Tobia è un po' mordace talvolta, è una testa calda, ma ha buon cuore, e

non si fece troppo pregare per deporre i rancori e finirla a modo

nostro. D'altronde, siccome i duellanti ignoravano completamente il

nostro piano, così il duello fu leale e soddisfacente anche per gli

scrupolosi e pei battaglieri. I campioni non hanno certo passato una

buona notte, nè l'uno nè l'altro; dico questo senza offendere il loro

onore, perchè sul terreno si mostrarono coraggiosi e decisi. Per altro è

stata una buona lezione, e vi furono momenti terribili.... Non ne

parliamo più, l'onore è intieramente soddisfatto.... stringetevi tutti

la mano.... e come siete stati avversari leali, siate in seguito amici

costanti, e noi, salvando due vite, egualmente utili alla società,

abbiamo fatto il nostro dovere.

Ci stringemmo tutti la mano, e la pace fu fatta.

Tuttavia mi restava un dubbio nell'animo, cioè se quella mistificazione

fosse lodevole o censurabile, se i più validi argomenti contro il duello

potessero autorizzare una burla. Mi pareva di no. Impedire un duello sta

bene, ma renderlo fittizio mi pareva poco decoroso. Solo le circostanze

eccezionali potevano giustificare la condotta dei nostri padrini. Le

cose erano spinte a tal punto, che una prova di coraggio era divenuta

indispensabile per togliere ogni sospetto che potesse offendere il

nostro onore. Fecero dunque bene mettendoci alla prova, e salvandoci in

pari tempo da ogni pericolo.

Mentre tali pensieri mi giravano pel cervello, udimmo i tocchi della

campana maggiore che annunziavano un funerale. E infatti poco dopo

entrava in cimitero il morto portato dai becchini, seguito dagli amici e

parenti che lo accompagnavano mestamente all'estrema dimora.

Quel nero drappo che copriva la bara, le preci dei sacerdoti, la fossa

aperta che attendeva il cadavere, mi fecero passare un brivido per le

ossa, e furono l'argomento finale che mi persuase dell'infamia del

duello, che non appiana veruna questione, ma uccide spietatamente,

ciecamente, ingiustamente, leggermente, impunemente. Una sola parola, un

malinteso, un atto fortuito basta per condannare un uomo alla morte,

mentre sommi filosofi e giureconsulti accumulano argomenti

incontrastabili a provare la necessità di abolire la pena di morte,

anche per gli assassini!.... Ci arrestammo tutti con tacito consenso

davanti a quella fossa, ed assistemmo col cappello in mano alla mesta

cerimonia, pensando che l'indomani uno di noi avrebbe potuto subire la

stessa sorte, non chiamato dalla natura, ma da un fatale pregiudizio, il

quale continua a mietere le sue vittime alla luce di civili costumi.

Il bacio della contessa Savina · 第 14 / 52 题