Chi nega l'influenza della primavera sull'amore non ha mai studiato la
natura, e vivendo in un mondo artificiale non ha mai sentito il profumo
delle prime mammole rifiorire nel suo cuore le aspirazioni alla suprema
felicità. Colui che schiude il suo cuore nella stagione del gelo, ha
vissuto certamente nell'atmosfera artificiale delle conversazioni, dei
balli e dei teatri, e come una pianta esotica in serra calda ha fiorito
precocemente per effetto dei caloriferi. Ma nel libero regno delle
montagne, dei campi e dei mari, gli animali e i vegetali sono soggetti
agli stessi fenomeni, dipendono dagli stessi agenti, subiscono la stessa
influenza delle evoluzioni del globo. E quando nelle belle sere
d'inverno si passeggia solitari al chiaro di luna per le strade deserte,
mentre la brezza notturna forma delle stalattiti di ghiaccio sulle
grondaie con l'acqua sgocciolata dalle nevi del tetto, quando la brina
gelata sugli alberi li fa sembrare coperti di candida ciniglia, quando
spira dalle gole dei monti quel zeffiretto del polo a dieci gradi sotto
lo zero, che solidifica le cascate, io sfido qualunque innamorato
lontano dalla sua bella, a non sentirsi il cuore indurito e la punta del
naso rossa.
Invece quando il nostro pianeta si avvicina all'equinozio di primavera,
e le nevi si sciolgono sui monti gonfiando i torrenti, e la terra e gli
alberi si vestono di fiori come per celebrare il risveglio della natura,
si sente il sangue scorrere più rapido per le arterie, il cuore battere
più forte, il cervello espandersi in soavi pensieri. In tale epoca io
pure sentii farsi maggiore l'attrazione della lontana finestra del
palazzo Brisnago.
Era magnetismo?... non saprei dirlo, ma era un fatto in armonia col
resto della natura: il risveglio del mio cuore si trovava all'unisono
con quello delle piante; e alla sera, scartabellando l'_Ortolano
dirozzato_, mi son trovato d'accordo colla fioritura delle carote.
Mio zio canonico mi scriveva regolarmente ai quindici d'ogni mese, senza
mai alterare d'un giorno l'epoca precisa della sua corrispondenza
periodica. Le sue lettere occupavano una pagina e un quarto di foglio, e
credo anche che avessero lo stesso numero di linee. Il giorno 13 aprile
ho ricevuto una sua lettera. Giorno nefasto! Al solo vederla mi si
drizzarono i capelli sulla fronte. Era impossibile che mio zio avesse
anticipato due giorni la sua corrispondenza mensile, senza un grave
motivo. Apersi la lettera con mano tremante, essa portava un poscritto;
un'altra novità minacciosa!... Nel poscritto l'occhio mi corse subito
sulla parola «Savina». Mi appoggiai al muro per non cadere, e lessi:
«Questa mattina, nella chiesa di S. Babila, venne celebrato solennemente
il matrimonio della signora contessa Savina di Brisnago col signor conte
Azzone di Montegaldo».
Il foglio mi sfuggì dalla mano, dovetti sedermi, appoggiai la testa
sullo scrittoio, e rimasi lungamente sbalordito, come allo scoppio d'un
fulmine!... Addio bei sogni della primavera che sorridevano ai miei
pensieri, che illuminavano la mia mente come il sole che sorge i fiori
sul prato! Addio speranze di supreme gioie!... addio fede nell'amore
della donna! addio vane illusioni giovanili!... Ecco il primo
disinganno... e il più amaro!... Ah! mio zio aveva ben ragione di ridere
delle mie stolte pretese!... o vanità delle vanità!... Io aveva creduto
agli sguardi d'una fanciulla, come si crede alla santità d'un
giuramento... ma quegli sguardi non erano che un inganno!... il profumo
d'un fiore che esala i suoi aromi, che imbalsama l'aria, che inebbria e
svapora!... Io avevo creduto sentire una voce arcana che mi parlasse
d'amore... e non era altro che l'eco del mio cuore!... Io aveva sognata
una vita di paradiso, ove l'amore era melodia di due anime, che come due
arpe unissone mandano lo stesso suono!... Ahimè! vane illusioni dello
spirito umano, che confonde i desiderii colla amara realtà!... le due
arpe dopo un soave preludio ruppero l'incanto--una ha stonato!... Rotta
l'armonia succedeva nel mio cervello un caos di suoni discordi, rauchi,
reboanti, che mi davano il capogiro.
Per raccapezzarmi ripresi la lettera di mio zio, e rilessi quelle parole
fatali, come l'annunzio funebre del mio cuore.... esso era morto!...
morto.... ucciso a tradimento!... da chi?... da chi?... chi ha ucciso
crudelmente il mio cuore?... chi l'ha ucciso? io chiedeva--come un
giudice inquisitore che cerca un assassino--chi ha ucciso il mio
cuore?...
Una voce misteriosa mi rispondeva:--la contessa Savina!... La contessa
Savina?... impossibile! quell'angelo di bontà!... il sorriso della mia
vita!... il raggio della mia aurora!... l'immagine soave della
dolcezza... l'espressione sincera e profonda del primo affetto!...
impossibile, quella divina creatura non è capace d'uccidere un cuore....
un cuore che l'adora.... che confida nel suo amore!... essa non è capace
d'un tal delitto contro natura!... essa mi ama.... io lo sento.... sì,
quella voce arcana che parlava al mio cuore era la sua.... no, non era
un'eco del mio cuore, era l'espressione della sua anima ingenua.... che
si sentiva spinta da un impulso ineffabile ad incontrarsi coll'anima
mia!
Chi ci ha divisi?... Essa non è colpevole... essa è una vittima al pari
di me!... Chi ha dunque ucciso i nostri cuori innocenti? Chi ha imposto
l'atroce sacrifizio?.. ove sono dunque gli assassini?...
Io mi scontorceva nelle convulsioni, mi strappavo i capelli come un
disperato! Ho passato ore spaventose chiedendo conto alla società della
sua fellonia, poichè essa mi rapiva ciò che la natura mi aveva dato.
Ah, nell'abbattimento della stanchezza, quando la calma della
prostrazione succedette alla lotta del cuore, meditando sulle umane
sorti... ho trovato gli assassini!... sì, li ho trovati.--Sono i
milioni... quei maledetti milioni... quei miserabili milioni che,
affluendo nelle casse forti dei Brisnago, incatenano quella fanciulla
alla schiavitù, la sottomettono al loro dominio dispotico, la obbligano
a rinunziare agli impulsi della natura, alle aspirazioni del cuore, ai
desiderii dell'anima, per trascinarla alle gemonie dei ricchi, sulla
strada fatale prescritta dalla sorte, condotti alla perdizione a quattro
cavalli, lacerando i loro cuori, e gettandone i frammenti ad altri
milionari, al pari di loro costretti dalla necessità a seguire le stesse
vie, a formare delle famiglie senza inclinazioni naturali, senz'anima,
senza amore... maledetti, miserabili, vili milioni!...
Gli abbaiamenti persistenti e reiterati di Bitto arrestarono il delirio
del mio cervello esaltato, e la Rosa entrando nella stanza mi annunziò
la visita del mugnaio Zaccheo, che voleva assolutamente parlarmi.
--Non sono in caso di parlare con nessuno!... dite al mugnaio....
Ma il mugnaio, che l'aveva seguita con insistenza, forzava la consegna,
e mi si presentava mio malgrado sulla porta, col suo cappello a larghe
falde, le vesti e il volto infarinati come un pagliaccio.
Era impossibile evitarlo; dovetti subirlo.
--Venite avanti,--gli dissi.
--Signor maestro, scusi il disturbo, ma in due parole mi sbrigo....
Siamo al quarto sacco di farina.... e avrei assoluto bisogno che me ne
pagasse l'importo.
--Capisco, avete ragione, ma oggi mi è impossibile soddisfarvi....
Aspetto del denaro da Milano; quando mi sarà giunto vi pagherò....
--Mi dispiace, ci avevo contato sopra... l'ultima volta che sono venuto
a trovarla mi aveva promesso il pagamento pei primi del mese... siamo
alla metà... ho anch'io le mie spese....
--Avete ragioni da vendere... ma un povero maestro non ha il diritto di
battere moneta.... Se non ne ho, non ne ho... non c'è rimedio....
--Pazienza... pazienza...--ripeteva il mugnaio con impazienza,--ma siamo
povera gente, l'aspettare ci molesta... tuttavia se oggi non può
pagarmi, ritornerò domani....
--Domani!.. domani! potrebbe darsi che domani fossi nel caso d'oggi, in
ventiquattr'ore non si fanno miracoli... diamine! per quattro sacchi di
farina... non avete dunque fiducia nella mia onestà?...
--Ma che cosa dice? s'immagini!.. le domando scusa... se non si fosse
povera gente... se non ne avessi proprio bisogno, non sarei venuto a
disturbarla....
--Abbiate un po' di tolleranza per alcuni giorni... verrò io stesso al
molino a soddisfare il mio debito....
--Non s'incomodi per questo... io passo due volte al dì, e non mi
disturba fermarmi....
--Verrò io stesso, vi ripeto... fra pochi giorni... ve lo prometto....
--Come crede... dunque mi raccomando....
--Siamo intesi... che Dio vi benedica... e che il diavolo vi porti,
mormorai fra i denti, quando quell'importuno se ne andava, e mi lasciava
finalmente tranquillo.
E ritornato solo ripeteva fra me:
--Quattro sacchi di farina di debito, e non ho un soldo in saccoccia!...
io mangio il pane a credito, molestato dal mugnaio... e chi sa quanto
denaro si sarà sprecato nei fiori e nei bomboni... per celebrare le
nozze... senza amore... della contessa Savina!...
Maledetti milioni!... sono la rovina del genere umano... la rovina di
chi li ha... e di chi non li ha!...
E ripensavo al mugnaio che, gettandomi in faccia i suoi quattro sacchi
di farina, mi faceva vedere più chiaramente la mia posizione!... Io era
un uomo assurdo!... un uomo che nell'amore non vedeva che la donna,
senza guardarsi in saccoccia!... un uomo che si permetteva un affetto...
senza farina!... con una donna milionaria!... un cieco che aspirava alla
luce... senza chiederne il prezzo alla direzione del gas!... Un
aspirante a diventar milionario, senza saperlo... che adora un angelo, e
si trova davanti una barricata di milioni!...--Miserabile!.. la società
si burla di tali insanie, essa mi avrebbe chiamato ambizioso, avido,
ingannatore, astuto... ed io non sono che un imbecille!... che credeva
all'amore ideale, segreto, ignoto, misterioso, imprevidente, senza altre
aspirazioni che d'uno sguardo... senza altro desiderio che d'un bacio...
l'amore per l'amore... imbecille!...
Forse, nell'assurda ingenuità del mio spirito, avrei trovato naturale
che una moglie milionaria pagasse un po' di farina al marito povero!...
quale aberrazione! il superfluo che provvede il necessario!... La
società condanna severamente tali aspirazioni!... Meno male ch'io non ci
aveva pensato, e davanti la mia coscienza era innocente. Ma il mondo non
lo avrebbe creduto. Il mondo avrebbe creduto il mio amore un pretesto, e
vero scopo i milioni; e la società crede che lo sposo ricco domandi la
mano della fanciulla pei suoi begli occhi? È tutto il contrario che è
vero... ma andate mo' a dire alla gente che un povero diavolo può
innamorarsi d'una ricca signora senza ambizione. Nessuno gli presterebbe
fede. Così vuole il mondo che l'oro vada sopra l'oro, e i cenci e la
miseria si mettano insieme. Questi sono i matrimoni bene assortiti. Il
mio amore mi conduceva direttamente all'infamia!.. la società non mi
avrebbe mai perdonato di diventar milionario senza averci pensato; mio
zio mi aveva mostrato il precipizio, ma io camminava cogli sguardi
rivolti al cielo, io non vedeva che in alto, la mia stella, e la terra
col suo fango sfuggivano alla mia vista!
Quel mio primo amore, ingenuo, fervente, celeste, non è stato che un
viaggio aereo. La punta d'uno spillo aveva forato il globo che mi
trasportava in aria, il gas era uscito dal forellino, io era precipitato
al suolo, restando morto sul colpo!.. morto!
--Meglio così!--esclamai,--tutto è perduto, meno l'onore.
Ma se l'anima è volata all'empireo, la materia rimane. Eccomi ancora al
mondo senz'anima. Eccomi solo davanti la nuda realtà, solo!... in un
mondo scellerato... in mezzo a quattro sacchi di farina da pagarsi... e
colla borsa vuota.--Senz'anima e senza denaro!.. solo!.. quale parola
spaventosa!...