XXXII.

Ora ch'i' penso e dico,

A te mi torno, amico

Rustico di Filippo,

Di cui faccio mio cippo.

Se teco mi ragiono,

Non ti chero perdono:

Che non credo potere

A te mai dispiacere.

Che la gran canoscenza,

Che 'n te fa risidenza

Fermata a lunga usanza,

Mi dona sicuranza;

Com'i' ti possa dire

Per detto proferire:

E ciò che scritto mando

È cagione e dimando

Che ti piaccia dittare,

E me scritto mandare

Del tuo trovato adesso,

Che 'l buon Palamidesso

Dice, ed hol creduto

. . . . . . . . .

* che se in cima

. . . . . . . . .

Ond'io me n'allegrai.

Qui ti saluto omai;

E quel tuo di Latino

Tien per amico fino

A tutte le carate,

Che voi oro pesate.

Fine del Tesoretto.

Pataffio - Tesoretto · 第 58 / 66 题