Ora ch'i' penso e dico,
A te mi torno, amico
Rustico di Filippo,
Di cui faccio mio cippo.
Se teco mi ragiono,
Non ti chero perdono:
Che non credo potere
A te mai dispiacere.
Che la gran canoscenza,
Che 'n te fa risidenza
Fermata a lunga usanza,
Mi dona sicuranza;
Com'i' ti possa dire
Per detto proferire:
E ciò che scritto mando
È cagione e dimando
Che ti piaccia dittare,
E me scritto mandare
Del tuo trovato adesso,
Che 'l buon Palamidesso
Dice, ed hol creduto
. . . . . . . . .
* che se in cima
. . . . . . . . .
Ond'io me n'allegrai.
Qui ti saluto omai;
E quel tuo di Latino
Tien per amico fino
A tutte le carate,
Che voi oro pesate.
Fine del Tesoretto.