DEL PATAFFIO.

_Molti han parlato del Latiniano Pataffio, come d'un articolo di

recondita erudizione. Nascosto fin qui tra' manoscritti più rari, a

pochi si dette a vedere, poteron pochissimi impegnarsi ad intenderlo.

Molto perciò non ci volle a stabilirsi, che fosse un'informe radunanza

d'antichi proverbj senz'ordine e connessione. Il sentimento d'un solo

potè facilmente servir di canone a' giudizj degli altri. Io non potea

persuadermi che potesse un Latini scriver parole senza vincolo di

sentimento. Non però si giunge sì tosto al compiuto trionfo d'una fatal

prevenzione. Ho io motivo di dolermene nel comento de' primi capitoli.

Piacque a Brunetto di morder con satirici sali le persone o i costumi

de tempi suoi. Piace alla satira l'oscurità de' gerghi de' motti

e degli equivoci. Si scelse quindi per questo scritto il titolo di

_Pataffio_: come se qual epitaffio antico non dovesse essere a portata

dell'intendimento di tutti. Il saper _lejere li antichi pataffj_

contavasi fralle doti più singolari del famoso Cola di Rienzo. Che sian

però nel Pataffio _migliaja di Vocaboli motti proverbi riboboli: e oggi

di cento non se ne intenda pur uno_; sarà certamente un'esagerazione

del Varchi._

_Francesco Ridolfi ad istanza d'Alessandro VII. s'accinse il primo a

comentare quest'arduo componimento. Cotesto esemplare si serba inedito

in Roma nella Ghisiana cod. 2050. Ne trasse di sua mano una copia

Gianantonio Papini illustrator del Burchiello. Questo è il codice[1]

a cui mi sono appellato. Un siffatto lavoro non dovea lasciarsi

intentato dall'Abb. Salvini. Era esso per verità assai analogo al di

lui genio. Il suo originale divenne ornamento della Severoliniana.

Che l'annotazioni del secondo sieno e più copiose e più pellegrine

di quelle del primo, è una dell'autorevoli decisioni de' giornalisti

d'Italia. L'osservazioni del Salvini non sogliono passar più in là d'un

vocabolo. Mira il Ridolfi ad internarsi nello spirito del Poeta; e si

mostra persuaso, che non fosse il Pataffio un disordinato accozzamento

di sole parole._

_Servan due lettere a terminare queste notizie. La prima, sarà un

attestato della mia diligenza. La seconda concilierà all'edizione il

ben dovuto rispetto. In questa mi son presa la libertà di troncare

ciocchè sarebbe ripetizione riguardo a Brunetto._

_Illustriss. e Reverendiss. Signore_

Mi trovo nell'impegno d'assistere a una ristampa del Parnaso Italiano,

corredandolo di notarelle, ove lo richieda il bisogno; e rifondendone

le vite degli Autori. Ho già compito il Petrarca. Adesso questo Sig.

March. Tontoli ha somministrato un moderno manoscritto del Pataffio di

M. Brunetto Latini illustrato con note del Salvini. Esse non bastan

però all'intelligenza del testo. Questo Libraro che fa la spesa

dell'edizione, ha sparsa la voce della produzione di questo opuscolo

inedito, e n'ha eccitata non poca fame. Vorrei io corrispondere al

pubblico desiderio. Ma mi sgomenta la poca autenticità dello scritto

e la mia inabilità d'attingerne il senso. Temo il giusto rimprovero

di produrlo adulterato. Prevedo un'inevitabile disuguaglianza nello

spiegare alcuni passi, e lasciarne altri nascosti al mio medesimo

intendimento. Ecco ciocchè mi fa ardito ad incomodarla; presentando

intanto al suo esame uno squarcio del primo capitolo per riportarne il

suo giudizio e pregarla de' lumi suoi; giacchè so certamente che non

potrei a miglior oggetto rivolgermi. Sopra un tale riflesso scuserà la

mia animosità. Mi sarebbero poi preziose le sue cognizioni relative

alla storia dello Scrittore. Ed oh potessi essere nella comodità

di consultarla sulla dilucidazione di tanti continui passaggi d'una

poesia, ch'appunto avrebbe bisogno d'una man sì maestra! Io intanto

rinnovando le più umili scuse, ho il vantaggio di ripetermi a tutte

prove

Di V. S. Illustriss. Reverendiss.

Napoli S. Maria in Portico 5. Maggio 1789.

_Umiliss. Ossequiosiss. Servidore_

Luigi Franceschini

Della Congreg. della Madre di Dio.

_Molto Reverendo Padre_

Le moltissime occupazioni che presentemente m'opprimono, fanno sì che

io debba tumultuariamente rispondere all'umanissima sua de' 5. stante,

in cui mi ricerca di qualche schiarimento sopra il Pataffio di Brunetto

Latini.....

È da vedersi Gianantonio Papini nelle lezioni sopra il Burchielli

stampate in Firenze per Bernardo Paperini nel 1733., ove nella

prefazione a pag. 27. parlando della poesia detta alla burchiellesca,

e d'un Sonetto di Franco Sacchetti su questo gusto, soggiunge;

„Questa sorta di componimento maneggiata e condotta viene per mezzo

di antichi proverbi, e strani vocaboli, di molti de' quali perduta è

la significazione, chente e quale è il celebre Pataffio di M. Brunetto

Latini.“ ec.....

Vengo ora all'illustratore del suddetto Pataffio, che fu Francesco

Ridolfi gentiluomo Fiorentino, benemerito della celebre Accademia

della Crusca col nome di _Rifiorito_. Trovandosi in Ferrara Maestro di

Camera del Cardinale Sigismondo Ghigi Legato, fecesi ammirare in quelle

Accademie con i suoi poetici componimenti. Servì anche in Napoli il

di lei Eminentiss. Arcivescovo Cardinale Pignatelli, da lui lasciato

pochi giorni prima che assunto fosse al sommo Pontificato sotto il

nome d'Innocenzo XII. sotto il di cui governo morì, essendo stato pure

Canonico di S. Maria in via Lata in Roma.

Corresse gli Ammaestramenti degli Antichi raccolti e volgarizzati

da Fra Bartolomeo da S. Concordio Pisano dell'ordine de' Frati

Predicatori; ridotti alla vera lezione, col riscontro di più testi a

penna, dal Rifiorito Accademico della Crusca, al Sereniss. Cosimo Duca

di Toscana. I compositori del Vocabolario della Crusca si sono serviti

degli Ammaestramenti, nell'ultima edizione di detto Vocabolario.

Comentò l'anno 1666. il Pataffio di Ser Brunetto Latini, che

manoscritto trovasi nella Libreria Ghisiana cod. 2050. come rapporta il

Giornale de' Letterati d'Italia art. 3. del Tom. 24.

A dì 16. Maggio 1657. furono fatte nella Basilica Laurenziana di

Firenze solenni esequie a Ferdinando III. Imperatore, ove fece

l'Orazione il nostro Francesco Ridolfi, come si ricava da alcuni

ricordi di Michele Ermini, Mss. nella Strozziana, ed ora nella

Magliabechiana.

Ne parla Anton Magliabechi nelle sue schede Mss. nella pubblica

Libreria Magliabechiana. Salvino Salvini Canonico Fiorentino ne tratta

ne' Fasti Consolari dell'Accademia Fiorentina, essendo il nostro

Francesco riseduto Console dell'Accademia suddetta.

In questa selva di notizie che ho l'onore di parteciparle potrà

rilevare ciocchè fa al suo bisogno; e farà un bel dono alla Repubblica

Letteraria dandoci il Pataffio coll'illustrazioni del mentovato

Ridolfi, che giungeranno affatto nuove. Godo di questo felice riscontro

per rinnovarle la mia servitù: mentre ansioso de' suoi ulteriori

comandi col più distinto ossequio mi protesto

Di V. P. R.

Firenze 19. Maggio 1789.

_Devotiss. Obbligatiss. Servitore_

Angelo Maria Bandini.

Pataffio - Tesoretto · 第 12 / 66 题