L'EDITORE.

_Che dirà il Sig. Tiraboschi al comparire in istampa il Pataffio di

Brunetto Latini? Egli per una certa sua antipatia compiaceasi che

da alcuni pochissimi manoscritti se ne serbasse la sola esistenza,

celata da folto stuolo di anni alla comune notizia. Ma il vostro

genio, cortesissimi Cittadini, fu assai diverso. Voi ambiste di veder

tratto dalla polvere dell'antichità il monumento più venerabile della

lingua toscana, il codice autentico della legislazion della Crusca,

il primo modello delle Terze Rime, l'esemplare originario della

scherzosa e satirica poesia dell'Italia. Infatti se tanto si pregiano

i consumati avanzi della greca e della latina antichità, era ben da

volersi mirare un pezzo sì interessante per la storia poetica. Egli è

da appressarsi, dicea l'Abbate Genovesi, alle stesse ferree porte dei

Peripato, almen per iscorgere nel natio loro aspetto le varie vicende

dell'uman pensamento. Or eccolo, Cittadini cortesi, il fin qui inedito

lavoro del rispettabilissimo maestro di Dante. Io ve lo do assistito

da due esemplari; uno favoritoci dall'eruditissimo Sig. Marchese

Andrea Tontoli, l'altro fatto ritrarre dalla Corsiniana di Roma. La

lezion del secondo è stata quasi sempre la preferita, perchè sostenuta

dall'autorità d'un Ridolfi. Non così posso io autorizzarvi la prefissa

punteggiatura. Negli scritti degli antichi è vano sperarne la ben

minima traccia. Quanto perciò compatirete la tormentosa incertezza di

fissarne la legge, analoga al più vero significato; altrettanto cambiar

la potrete, quando ne scopriate l'errore. Temea il Sig. Tiraboschi un

operoso comento che caricasse il Latiniano Pataffio. Le mie annotazioni

dovrebber per questo capo renderne ad esso men antipatica l'edizione.

Quelle del Salvini ho io avute davanti. Sarei più pedante, se a lui mi

fossi attaccato; e voi men capireste la Poesia di Brunetto. Ne' molti

passi più oscuri e più dubbj ho fatto consultare il Ridolfi sul codice

Corsiniano. Vi prego del vostro favore._

Pataffio - Tesoretto · 第 8 / 66 题