Mi do io a credere Eccellentissimo Signore, che la bizzarra Poesia
di Brunetto Latini non tanto compiacciasi di sortir finalmente
dall'oscurità di più secoli, che la nascosero alla pubblica luce;
quanto sollecita sia d'abbattersi in un personaggio, che ricco di
meriti e splendido per natali l'introduca sotto l'ombra della sua
protezione nel gran teatro del mondo. E per verità presentandosi al
pubblico in veste ruvida e in chioma canuta, come chi dagli ultimi
confini ne viene di stupenda antichità; non potrebbe ella non paventare
di veder rivolti contra di se cento e cento sguardi accigliati e
severi. Ma quale sarà mai il suo conforto, Eccellentissimo Signore,
qualor veda che voi vi degniate di porgerle cortesemente la mano;
e coll'autorità del vostro nome l'assicuriate da' pungenti motteggi
di certi spiriti, come poco filosofici, così altrettanto ambiziosi
di schernir tuttociò, che non ridonda de' lezzi e delle galanterie
della moda! Darà ella un'occhiata alla vostra nobilissima origine,
e la vedrà derivare da' più rimoti fonti, e dalle regie cune della
Borgogna. Scorrerà col guardo i magnanimi vostri Antenati, e ne
mirerà un numero prodigioso che riempion la terra colla celebrità
del lor nome: gareggiando insieme scambievolmente ad accrescer di
sempre nuovi ornamenti la splendidissima Famiglia; altri col rendersi
alla Religione non men utili che gloriosi, sostenendone col maggior
decoro le dignità più cospicue; altri alla civil società, promovendone
colla maggior saviezza i vantaggi; ed altri allo stato, dilatandone
colla gloria dell'armi la maestà ed i confini. Si fermerà poi in voi,
Eccellentissimo Signore; e in voi scorgerà un ornatissimo Cavaliere
pieno di magnanimità e di grandezza; fornito di spiriti generosi, che
vi sollevano all'ammirazione de' vostri pari; provveduto di lumi, che
vi rendon sì ragguardevole alla più scelta porzione de' cittadini; e
fregiato insieme di tante e sì amabili qualità, che forman la preziosa
corona di tanti impareggiabili vostri ornamenti. Piacciavi dunque, o
Signore, d'accoglierla quest'Operetta; giacchè non sa trovar fuor di
voi sì copiosi argomenti di fiducia e di conforto: e accordate a me
il vantaggio pregevolissimo di potervela presentare. Spero che per un
tratto del vostro bel cuore, non la sdegnerete nella sua tipografica
povertà; e sol vi compiacerete di riguardare in me la rispettosa
ambizione di professarmi al cospetto del pubblico, col più alto
profondissimo ossequio