_Architettura. — Moschea. — Musica. — Divertimenti. — Grida
delle donne. — Scienze. — Santi._
L'attuale architettura araba mogrebina, o occidentale, non ha veruna
rassomiglianza coll'architettura antica o moderna. Lungi dal trovare
nell'attuale architettura mogrebina l'eleganza e l'ardire dell'antica
architettura araba, si riconosce in tutte le sue opere il carattere
della più grossolana ignoranza. Gli edifici sono fabbricati senza alcun
piano preventivo, e quasi all'azzardo, con tanta ignoranza delle regole
elementari dell'arte, che in alcune ragguardevoli case ho trovato la
scala senza lume affatto; per cui dovevano tenersi sempre accesi alcuni
fanali. Generalmente i vestiboli, gli atrj, le scale, sono meschinissimi
anche nelle case della più grande estensione.
Ogni casa ha sempre la medesima forma, una corte quadrata con un
andatojo da due, tre, ed anche da quattro lati. Avvi una camera assai
stretta paralella all'andatojo, e lunga ugualmente; le camere non hanno
d'ordinario alcuna apertura o fenestra, fuorchè la porta di mezzo che
comunica coll'andatojo; e da ciò procede che le abitazioni sono poco
ariose. I tetti sono piani, e coperti di uno strato d'argilla, come il
suolo delle camere.
I muri sono fatti di sassi con cemento di calce, o di argilla, ma il più
delle volte non sono che di terra grassa battuta e bagnata. Per
fabbricare in questa maniera alzano delle tavole perpendicolari da ogni
lato per contenere le due superficie del muro, e gettano nel centro
delle medesime terra impastata coll'acqua, cui vien data la consistenza
della pasta; e due uomini la battono colla _mazza_. Mentre lavorano
cantano ordinariamente accompagnando il fracasso del loro stromento. E
perchè riesce difficile il trovare grandi travi, sono costretti di far
le camere ristrette onde poter costruire il tetto col piccolo legname
del paese. Su questa cavriata piana si pone da prima uno strato di
canna, indi un piede di terra coperta di argilla; pesante coperto che
schiaccia la fabbrica, e dura pochissimo.
Le porte sono fatte assai goffamente. La maggior parte delle serrature
di Tanger sono di legno; ed io le descriverò minutamente in una memoria
che pubblicherò su quest'argomento.
L'uso delle latrine è quasi sconosciuto, e vi si supplisce con un
recipiente posto nel cortile rustico.
Nè l'architettura delle moschee è più elegante di quella delle case. La
principale è composta d'un cortile circondato da archi, di cui la sola
linea paralella trovasi in faccia alla porta. La facciata è interamente
unita, e la torre è posta in un angolo a sinistra. Bassissimi sono gli
archi ed il tetto, e tutto il lavoro di legname assai mal fatto resta
allo scoperto. Nel totale la costruzione di quest'edificio è
meschinissima. Avendo osservato che nella moschea non eravi acqua, feci
costruire a lato alla porta una gran vasca solidamente attaccata, ed un
vaso per bere; e lasciai allo stabilimento una dotazione pel
mantenimento della fontana.
In una camera posta sopra la moschea alloggia un figliuolo del Kadi
incaricato della custodia di un gran pendolo, e di un altro assai più
piccolo, che servono ad indicare le ore della preghiera; ma perchè a
regolare la loro marcia col sole quest'uomo non aveva che un quadrante
inesatto, così non poteva saper l'ora che per approssimazione, quindi
finchè io rimasi a Tanger gli davo l'ora per i penduli, e per
conseguenza l'istante delle preghiere, e le chiamate dalla torre
venivano regolate dal mio orologio.
La moschea chiamasi in arabico _El-jamaa_, ossia luogo dell'assemblea.
In fondo alla moschea vedesi una nicchia quasi nella direzione della
linea che guarda la Mecca, entro la quale si pone l'_imam_, cioè il
direttore della pubblica preghiera. Dalla banda sinistra avvi una specie
di tribuna formata da una scala di legno su cui sale l'imam ogni venerdì
avanti la preghiera del mezzogiorno per fare la predica al popolo. Nella
grande moschea trovasi un cassone chiuso a chiave, entro al quale si
custodiscono il Corano, e gli altri libri religiosi. Sonovi ancora due
scranne di legno ove sedevano i fakihs quando facevano la lettura al
popolo. Alla sommità di molti archi stanno sospese alcune lumiere, ed
alcune lampade di cattivo vetro verde, disposte senz'ordine e senza
simmetria. La maggior parte del suolo è coperto di stuoje, ed in un
cortile dietro la moschea vedesi un pozzo d'acqua assai cattiva, che
serve alle abluzioni. Ma io ritornerò più opportunamente a parlare della
religione o del culto quando descriverò la città di Fez.
La musica di Tanger ha ben poche cose soffribili anche dalle meno
delicate orecchie: due suonatori con una piva ancora più discorde delle
loro orecchie, che volendo suonare all'unissono con istrumenti che non
s'accordano, non hanno nè tempo nè movimento uguale, nè nota scritta che
li contenga, e che tutto hanno imparato a memoria; sono il vero ritratto
dei musici di Tanger.
Accade spesse volte che uno dei musici strascini l'altro a suo
capriccio, obbligandolo di tenergli dietro alla meglio; lo che produce
un effetto precisamente somigliante a quello d'un cattivo organo che si
sta accordando. Malgrado così spaventosa melodia, tale è la forza
dell'abitudine, che poc'a poco quasi m'avvezzai a questo _carivari_, e
feci anzi sì fatti progressi in questa musica, che giunsi a scifrare
alcune delle arie più accreditate, ed a poterle notare coi segui della
musica europea. Queste arie, cui difficilmente può aggiungersi un basso,
sono quasi sempre in tuono di _re_.
Sembra impossibile che questi suonatori di pira possano vivere
lungamente a fronte dello sforzo continuo ch'essi fanno suonando il loro
istromento; le loro guancie vedonsi estremamente enfiate, e malgrado un
cerchio di cuojo che le ricopre due o tre pollici intorno alla bocca,
gettano molta saliva, ed il loro ventre irrigidito per la violenta
espansione del fiato che devono aspirare e respirare, dimostra quanta
fatica essi sostengano.
Ho già fatto osservare che questi stromenti sono sempre accompagnati da
un grosso tamburro, il di cui rauco suono si fa sentire ad intervalli di
quattro o cinque minuti, ed anche più spesso, tranne in una specie
d'aria nella quale marca colpi regolari assai più vicini.
I musici accompagnano d'ordinario i matrimonj, le circoncisioni, i
complimenti di felicitazione, e le feste di Pasqua; ma non sono ricevuti
nelle moschee, e l'arte loro è straniera ad ogni atto del culto. Essi
temono, come facetamente osservò un viaggiatore, di risvegliare
l'Eterno.....
A Tanger non vi sono nè divertimenti pubblici nè private società. Il
Moro ozioso esce la mattina di casa, si pone a sedere in terra sulla
piazza e in altro luogo pubblico, ove altri abitanti sopraggiungono per
azzardo e fanno lo stesso, e per tal modo formano alle volte dei circoli
ove stanno parlando tutto il giorno.
Finchè io rimasi in quella città, la mia casa fu ogni sera l'unico luogo
di riunione dei fakihs, i quali venivano a prendere il te. I consoli e
gli altri Europei unisconsi tra di loro, formando una specie di
repubblica affatto segregata dai musulmani, dividendo fra di loro le
notti per le adunanze e le conversazioni.
Alle donne, assolutamente separate dalla società degli uomini, non altro
rimane a farsi ne' giorni di festa, che mandare a prova, di sotto alle
molte vesti onde sono coperte, acute e penetranti voci. Quando un
fanciullo ha terminati i suoi studj di leggere e scrivere, nel che
consiste tutta la scienza d'un moro, viene condotto per le strade a
cavallo colla medesima solennità delle circoncisioni, e le feste, che dà
in tale occasione la sua famiglia, sono sempre accompagnate dai
penetranti gridi delle femmine. Esse gridano per la presenza del re, e
gridavano per me poich'ebbi acquistata molta riputazione. Essendosi
ridotto ad arte, e risguardandosi come prova di talento il saper fare
spaventose grida, le donne approfittano d'ogni occasione per mostrare la
loro abilità, sforzandosi di sorpassar l'une l'altre non solo coi tuoni
più acuti, ma col saper più lungo tempo sostenerli. Talora io le udiva
due o tre ore dopo mezza notte gettare acutissime voci mentre passavano
in truppa innanzi alla mia casa.
La lettura è difficilissima, sia per la forma arbitraria dei caratteri
scritti, quanto per la mancanza di vocali e di segni ortografici;
difetti sempre crescenti, finchè non s'introduca una stamperia. Per ciò
gli abitanti di Tanger trovansi immersi nella più stupida ignoranza. Una
sola persona io trovai in questo paese, la quale aveva udito parlare del
movimento della terra. Riferiscono mille stranezze intorno ai pianeti,
alle stelle, al movimento dei cieli, senza che abbiano la più leggiere
conoscenza della fisica. Uno di coloro, che chiamansi dotti, vedendomi
un giorno tra le mani un orizzonte artificiale pieno di mercurio
nell'atto di fare un'osservazione astronomica, m'avvisò, come di cosa
importantissima, essere questo un eccellente rimedio per far morire i
schifosi animali e gl'insetti; m'insegnò la maniera d'applicarlo alle
pieghe ed ai contorni degli abiti; facendomi sentire essere questo l'uso
più utile che potesse farsi del mercurio.
I mori confondono l'astronomia coll'astrologia, e quest'ultima ha non
pochi coltivatori. Non sospettavan pure che siavi la chimica; ma
trovansi tra di loro alcuni pretesi alchimisti: la medicina è affatto
sconosciuta. Limitatissime sono le loro cognizioni aritmetiche, e
geometriche. Si può dire che non abbiano quasi poeti, e meno storici; e
quindi ignorano la storia del proprio paese, e le belle arti loro sono
affatto straniere.
Il Corano ed i suoi commenti formano l'unica lettura degli abitanti di
Tanger. Questo quadro è sgraziatamente rassomigliantissimo; e questi
paesi possono in tutta l'estensione del termine chiamarsi barbari.
Quella d'essere _Santo_ è tra i Musulmani una professione, o piuttosto
un mestiere, che si esercita, e si abbandona ad arbitrio, e talvolta
ancora diventa ereditario. _Sidi Mohamed el Hadji_ fu a Tanger un
riputatissimo Santo. Dopo la di lui morte viene riverito il suo sepolcro
posto nella cappella sopra descritta; suo fratello, che fu l'erede della
sua santità viene parimenti venerato. È questi un accortissimo furbo che
di quando in quando veniva a visitarmi; cosa risguardata dagli abitanti
come un singolar favore. La sua cappella ed il suo giardino sono un
sicuro asilo per i delinquenti perseguitati dalla giustizia; e non si
troverebbe verun musulmano tanto audace che esasse entrarvi senz'essersi
prima assoggettato alla legale abluzione dell'acqua del pozzo posto in
vicinanza della sua porta; ma io che per favore speciale della mia
origine ero risguardato come superiore agli altri, v'entravo talvolta a
cavallo col mio domestico per trovare il santo senza alcuna preventiva
ceremonia.
Tanger possiede pure un altro veneratissimo santo, che divenne anch'esso
mio amico; il quale, dopo avergli infinite volte detto ch'era un furbo
che ingannava i suoi concittadini coll'impostura, si ridusse a
confessarmi finalmente la verità, ed a ridersi meco in segreto
dell'altrui credulità; ripetendo spesse volte che su questa terra i
sciocchi servono ad alimentare i minuti piaceri degli uomini di spirito.
Un altro santo scorreva le strade come un insensato, seguito da molto
popolo: aveva la testa scoperta, una lunga capigliatura arricciata, e
portava in mano una specie di _spartum_ che abbonda nel paese.
Distribuiva come reliquie alcuni pezzetti di questa pianta a coloro che
glie ne chiedevano; de' quali, allorchè l'incontraj per istrada, me ne
diede un pugno come dimostrazione di particolar favore, che io mi posi
sul petto colla più grande venerazione.
Passeggiando una volta per la città mi s'avvicinò un moro, dicendomi,
_datemi una piastra e mezza per comperarmi un bournous; io sono santo, e
se non volete credermi, o se diffidate della mia parola, chiedetene ai
vostri domestici, ai vostri amici, e troverete che non v'inganno_.
Mostrando di credere a quanto mi diceva venni a patti, e gli diedi mezza
piastra.
Ricorderò pure un altro santo di Tanger, che è, o finge d'essere
imbecille: egli sta sempre sulla gran piazza imitando il grido dell'oca
o dell'anitra: estrema è la sua sudiceria, e sarebbe indecenza il
descriverla. Mi fu detto che questo santo aveva talvolta fatte
pubblicamente cose affatto contrarie al buon costume. Lo stupido
fanatismo degli abitanti su quest'oggetto non par credibile. I fakihs ed
i talbas lasciano il popolo nell'errore quantunque siano abbastanza
istruiti, e mi abbiano più volte parlato di queste aberrazioni dello
spirito umano.