CAPITOLO IV.

_Architettura. — Moschea. — Musica. — Divertimenti. — Grida

delle donne. — Scienze. — Santi._

L'attuale architettura araba mogrebina, o occidentale, non ha veruna

rassomiglianza coll'architettura antica o moderna. Lungi dal trovare

nell'attuale architettura mogrebina l'eleganza e l'ardire dell'antica

architettura araba, si riconosce in tutte le sue opere il carattere

della più grossolana ignoranza. Gli edifici sono fabbricati senza alcun

piano preventivo, e quasi all'azzardo, con tanta ignoranza delle regole

elementari dell'arte, che in alcune ragguardevoli case ho trovato la

scala senza lume affatto; per cui dovevano tenersi sempre accesi alcuni

fanali. Generalmente i vestiboli, gli atrj, le scale, sono meschinissimi

anche nelle case della più grande estensione.

Ogni casa ha sempre la medesima forma, una corte quadrata con un

andatojo da due, tre, ed anche da quattro lati. Avvi una camera assai

stretta paralella all'andatojo, e lunga ugualmente; le camere non hanno

d'ordinario alcuna apertura o fenestra, fuorchè la porta di mezzo che

comunica coll'andatojo; e da ciò procede che le abitazioni sono poco

ariose. I tetti sono piani, e coperti di uno strato d'argilla, come il

suolo delle camere.

I muri sono fatti di sassi con cemento di calce, o di argilla, ma il più

delle volte non sono che di terra grassa battuta e bagnata. Per

fabbricare in questa maniera alzano delle tavole perpendicolari da ogni

lato per contenere le due superficie del muro, e gettano nel centro

delle medesime terra impastata coll'acqua, cui vien data la consistenza

della pasta; e due uomini la battono colla _mazza_. Mentre lavorano

cantano ordinariamente accompagnando il fracasso del loro stromento. E

perchè riesce difficile il trovare grandi travi, sono costretti di far

le camere ristrette onde poter costruire il tetto col piccolo legname

del paese. Su questa cavriata piana si pone da prima uno strato di

canna, indi un piede di terra coperta di argilla; pesante coperto che

schiaccia la fabbrica, e dura pochissimo.

Le porte sono fatte assai goffamente. La maggior parte delle serrature

di Tanger sono di legno; ed io le descriverò minutamente in una memoria

che pubblicherò su quest'argomento.

L'uso delle latrine è quasi sconosciuto, e vi si supplisce con un

recipiente posto nel cortile rustico.

Nè l'architettura delle moschee è più elegante di quella delle case. La

principale è composta d'un cortile circondato da archi, di cui la sola

linea paralella trovasi in faccia alla porta. La facciata è interamente

unita, e la torre è posta in un angolo a sinistra. Bassissimi sono gli

archi ed il tetto, e tutto il lavoro di legname assai mal fatto resta

allo scoperto. Nel totale la costruzione di quest'edificio è

meschinissima. Avendo osservato che nella moschea non eravi acqua, feci

costruire a lato alla porta una gran vasca solidamente attaccata, ed un

vaso per bere; e lasciai allo stabilimento una dotazione pel

mantenimento della fontana.

In una camera posta sopra la moschea alloggia un figliuolo del Kadi

incaricato della custodia di un gran pendolo, e di un altro assai più

piccolo, che servono ad indicare le ore della preghiera; ma perchè a

regolare la loro marcia col sole quest'uomo non aveva che un quadrante

inesatto, così non poteva saper l'ora che per approssimazione, quindi

finchè io rimasi a Tanger gli davo l'ora per i penduli, e per

conseguenza l'istante delle preghiere, e le chiamate dalla torre

venivano regolate dal mio orologio.

La moschea chiamasi in arabico _El-jamaa_, ossia luogo dell'assemblea.

In fondo alla moschea vedesi una nicchia quasi nella direzione della

linea che guarda la Mecca, entro la quale si pone l'_imam_, cioè il

direttore della pubblica preghiera. Dalla banda sinistra avvi una specie

di tribuna formata da una scala di legno su cui sale l'imam ogni venerdì

avanti la preghiera del mezzogiorno per fare la predica al popolo. Nella

grande moschea trovasi un cassone chiuso a chiave, entro al quale si

custodiscono il Corano, e gli altri libri religiosi. Sonovi ancora due

scranne di legno ove sedevano i fakihs quando facevano la lettura al

popolo. Alla sommità di molti archi stanno sospese alcune lumiere, ed

alcune lampade di cattivo vetro verde, disposte senz'ordine e senza

simmetria. La maggior parte del suolo è coperto di stuoje, ed in un

cortile dietro la moschea vedesi un pozzo d'acqua assai cattiva, che

serve alle abluzioni. Ma io ritornerò più opportunamente a parlare della

religione o del culto quando descriverò la città di Fez.

La musica di Tanger ha ben poche cose soffribili anche dalle meno

delicate orecchie: due suonatori con una piva ancora più discorde delle

loro orecchie, che volendo suonare all'unissono con istrumenti che non

s'accordano, non hanno nè tempo nè movimento uguale, nè nota scritta che

li contenga, e che tutto hanno imparato a memoria; sono il vero ritratto

dei musici di Tanger.

Accade spesse volte che uno dei musici strascini l'altro a suo

capriccio, obbligandolo di tenergli dietro alla meglio; lo che produce

un effetto precisamente somigliante a quello d'un cattivo organo che si

sta accordando. Malgrado così spaventosa melodia, tale è la forza

dell'abitudine, che poc'a poco quasi m'avvezzai a questo _carivari_, e

feci anzi sì fatti progressi in questa musica, che giunsi a scifrare

alcune delle arie più accreditate, ed a poterle notare coi segui della

musica europea. Queste arie, cui difficilmente può aggiungersi un basso,

sono quasi sempre in tuono di _re_.

Sembra impossibile che questi suonatori di pira possano vivere

lungamente a fronte dello sforzo continuo ch'essi fanno suonando il loro

istromento; le loro guancie vedonsi estremamente enfiate, e malgrado un

cerchio di cuojo che le ricopre due o tre pollici intorno alla bocca,

gettano molta saliva, ed il loro ventre irrigidito per la violenta

espansione del fiato che devono aspirare e respirare, dimostra quanta

fatica essi sostengano.

Ho già fatto osservare che questi stromenti sono sempre accompagnati da

un grosso tamburro, il di cui rauco suono si fa sentire ad intervalli di

quattro o cinque minuti, ed anche più spesso, tranne in una specie

d'aria nella quale marca colpi regolari assai più vicini.

I musici accompagnano d'ordinario i matrimonj, le circoncisioni, i

complimenti di felicitazione, e le feste di Pasqua; ma non sono ricevuti

nelle moschee, e l'arte loro è straniera ad ogni atto del culto. Essi

temono, come facetamente osservò un viaggiatore, di risvegliare

l'Eterno.....

A Tanger non vi sono nè divertimenti pubblici nè private società. Il

Moro ozioso esce la mattina di casa, si pone a sedere in terra sulla

piazza e in altro luogo pubblico, ove altri abitanti sopraggiungono per

azzardo e fanno lo stesso, e per tal modo formano alle volte dei circoli

ove stanno parlando tutto il giorno.

Finchè io rimasi in quella città, la mia casa fu ogni sera l'unico luogo

di riunione dei fakihs, i quali venivano a prendere il te. I consoli e

gli altri Europei unisconsi tra di loro, formando una specie di

repubblica affatto segregata dai musulmani, dividendo fra di loro le

notti per le adunanze e le conversazioni.

Alle donne, assolutamente separate dalla società degli uomini, non altro

rimane a farsi ne' giorni di festa, che mandare a prova, di sotto alle

molte vesti onde sono coperte, acute e penetranti voci. Quando un

fanciullo ha terminati i suoi studj di leggere e scrivere, nel che

consiste tutta la scienza d'un moro, viene condotto per le strade a

cavallo colla medesima solennità delle circoncisioni, e le feste, che dà

in tale occasione la sua famiglia, sono sempre accompagnate dai

penetranti gridi delle femmine. Esse gridano per la presenza del re, e

gridavano per me poich'ebbi acquistata molta riputazione. Essendosi

ridotto ad arte, e risguardandosi come prova di talento il saper fare

spaventose grida, le donne approfittano d'ogni occasione per mostrare la

loro abilità, sforzandosi di sorpassar l'une l'altre non solo coi tuoni

più acuti, ma col saper più lungo tempo sostenerli. Talora io le udiva

due o tre ore dopo mezza notte gettare acutissime voci mentre passavano

in truppa innanzi alla mia casa.

La lettura è difficilissima, sia per la forma arbitraria dei caratteri

scritti, quanto per la mancanza di vocali e di segni ortografici;

difetti sempre crescenti, finchè non s'introduca una stamperia. Per ciò

gli abitanti di Tanger trovansi immersi nella più stupida ignoranza. Una

sola persona io trovai in questo paese, la quale aveva udito parlare del

movimento della terra. Riferiscono mille stranezze intorno ai pianeti,

alle stelle, al movimento dei cieli, senza che abbiano la più leggiere

conoscenza della fisica. Uno di coloro, che chiamansi dotti, vedendomi

un giorno tra le mani un orizzonte artificiale pieno di mercurio

nell'atto di fare un'osservazione astronomica, m'avvisò, come di cosa

importantissima, essere questo un eccellente rimedio per far morire i

schifosi animali e gl'insetti; m'insegnò la maniera d'applicarlo alle

pieghe ed ai contorni degli abiti; facendomi sentire essere questo l'uso

più utile che potesse farsi del mercurio.

I mori confondono l'astronomia coll'astrologia, e quest'ultima ha non

pochi coltivatori. Non sospettavan pure che siavi la chimica; ma

trovansi tra di loro alcuni pretesi alchimisti: la medicina è affatto

sconosciuta. Limitatissime sono le loro cognizioni aritmetiche, e

geometriche. Si può dire che non abbiano quasi poeti, e meno storici; e

quindi ignorano la storia del proprio paese, e le belle arti loro sono

affatto straniere.

Il Corano ed i suoi commenti formano l'unica lettura degli abitanti di

Tanger. Questo quadro è sgraziatamente rassomigliantissimo; e questi

paesi possono in tutta l'estensione del termine chiamarsi barbari.

Quella d'essere _Santo_ è tra i Musulmani una professione, o piuttosto

un mestiere, che si esercita, e si abbandona ad arbitrio, e talvolta

ancora diventa ereditario. _Sidi Mohamed el Hadji_ fu a Tanger un

riputatissimo Santo. Dopo la di lui morte viene riverito il suo sepolcro

posto nella cappella sopra descritta; suo fratello, che fu l'erede della

sua santità viene parimenti venerato. È questi un accortissimo furbo che

di quando in quando veniva a visitarmi; cosa risguardata dagli abitanti

come un singolar favore. La sua cappella ed il suo giardino sono un

sicuro asilo per i delinquenti perseguitati dalla giustizia; e non si

troverebbe verun musulmano tanto audace che esasse entrarvi senz'essersi

prima assoggettato alla legale abluzione dell'acqua del pozzo posto in

vicinanza della sua porta; ma io che per favore speciale della mia

origine ero risguardato come superiore agli altri, v'entravo talvolta a

cavallo col mio domestico per trovare il santo senza alcuna preventiva

ceremonia.

Tanger possiede pure un altro veneratissimo santo, che divenne anch'esso

mio amico; il quale, dopo avergli infinite volte detto ch'era un furbo

che ingannava i suoi concittadini coll'impostura, si ridusse a

confessarmi finalmente la verità, ed a ridersi meco in segreto

dell'altrui credulità; ripetendo spesse volte che su questa terra i

sciocchi servono ad alimentare i minuti piaceri degli uomini di spirito.

Un altro santo scorreva le strade come un insensato, seguito da molto

popolo: aveva la testa scoperta, una lunga capigliatura arricciata, e

portava in mano una specie di _spartum_ che abbonda nel paese.

Distribuiva come reliquie alcuni pezzetti di questa pianta a coloro che

glie ne chiedevano; de' quali, allorchè l'incontraj per istrada, me ne

diede un pugno come dimostrazione di particolar favore, che io mi posi

sul petto colla più grande venerazione.

Passeggiando una volta per la città mi s'avvicinò un moro, dicendomi,

_datemi una piastra e mezza per comperarmi un bournous; io sono santo, e

se non volete credermi, o se diffidate della mia parola, chiedetene ai

vostri domestici, ai vostri amici, e troverete che non v'inganno_.

Mostrando di credere a quanto mi diceva venni a patti, e gli diedi mezza

piastra.

Ricorderò pure un altro santo di Tanger, che è, o finge d'essere

imbecille: egli sta sempre sulla gran piazza imitando il grido dell'oca

o dell'anitra: estrema è la sua sudiceria, e sarebbe indecenza il

descriverla. Mi fu detto che questo santo aveva talvolta fatte

pubblicamente cose affatto contrarie al buon costume. Lo stupido

fanatismo degli abitanti su quest'oggetto non par credibile. I fakihs ed

i talbas lasciano il popolo nell'errore quantunque siano abbastanza

istruiti, e mi abbiano più volte parlato di queste aberrazioni dello

spirito umano.

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1 · 第 13 / 48 题